Non è comunismo, ma il piú elementare buonsenso. Una piccola patrimoniale sullo 0,1% dei piú fortunati cambierebbe sanità, istruzione, la società intera. Mentre nel mondo ne parlano tutti, da noi è ancora un tabú. Perché? Mistero.
Diffidate di chi propone soluzioni facili. Per i problemi seri ne esistono poche e la disuguaglianza economica alle stelle è senz'altro un problema serissimo. Eppure, se non soluzioni, almeno strade giuste da percorrere se ne intravedono rispetto a quelle sbagliate imboccate sin qui. Tra le piú ovvie ci sarebbe quella di ripensare il sistema fiscale in modo che torni, come prevede la nostra Costituzione, a chiedere di piú a chi ha di piú per alleggerire il carico di chi ha di meno. Oggi le cose stanno all'opposto. Il 7 per cento piú ricco degli italiani paga meno tasse di quanto faccia un onesto rappresentante del ceto medio. Per correggere la rotta si potrebbe iniziare da una misura semplice, dagli effetti rapidi e - guardando ai sondaggi - anche estremamente una patrimoniale sui multimilionari. Una tassa sin qui considerata radioattiva solo perché spiegata malissimo. Questo libro prova a raccontarla meglio per far capire che sarebbe nell'interesse di tutti, ricchi compresi.
Riccardo Staglianò (Viareggio, 1968) è uno scrittore e giornalista italiano, corrispondente per il quotidiano La Repubblica. Dalla seconda metà degli anni 2000, ha tenuto la docenza dei corsi di Nuovi media e Giornalismo online all'Università di Roma Tre. Nell’ottobre 2011 ha portato in Italia le Ted Conference.
Ormai, da qualche libro in qua, il percorso di Staglianò è chiaro. Smascherare le ipocrisie della sinistra (quella italiana in particolare) e la malafede della destra (compresa quella italiana) sul tema delle diseguaglianze. Dopo aver descritto chi sono oggi i veri titolari della ricchezza mondiale e aver chiarito che gli italiani sono sempre più a rischio povertà, avendo perso potere d’acquisto vertiginosamente, ecco il nostro alle prese con un tabù da tempo intoccabile. La proposta di introdurre una patrimoniale per i super-miliardari è cosa buona e giusta, ma incontra ostacoli di varia natura, quasi tutti privi di logica e di sostenibilità economica. Gli stessi economisti interpellati dall’autore mettono subito in chiaro che una tassa di questa natura deve essere presentata come un aggravio fiscale per una piccola minoranza, quella rappresentata da qualche migliaia di ricchissimi che si vedrebbero solo scalfire il loro enorme forziere. Perché allora la sinistra non si fa promotrice di questa iniziativa che fornirebbe risorse sufficienti per finanziare molteplici iniziative nei settori più bisognosi di fondi freschi (sanità, istruzione, edilizia pubblica, ecc.)? La risposta è tutta psicologica, legata com’è alla percezione comune che vede la patrimoniale come un provvedimento che prima o poi colpirà anche coloro che oggi i milardi non li hanno. Un riflesso condizionato che ne produce il rifiuto a priori, in un atto ai limiti dell’autolesionismo e del quale beneficerebbero pure gli stessi miliardari, in termini di maggiore sicurezza, migliori servizi, migliore qualità della vita, insomma. Pare non avrebbe esito migliore la proposta di rendere più incisiva la tassa di successione, ancor più invisa alla classe media che pretende di poter lasciare ai figli una bella sommetta a titolo completamente gratuito, com’è in fondo già ora. Il quadro complessivo piuttosto cupo è appena rischiarato da un incremento non indifferente di coloro che accettano l’idea della patrimoniale, forse perché la percezione delle diseguaglianze oggi è più viva, più scandalosa e dunque più suscettibile di essere combattuta con armi ritenute finora improprie o, addirittura, inique.