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Successo: come participio passato
Zeta è la vittima di questa storia. Le restano pochi minuti di vita, una delle tante voci interne ha suggerito la morte come unica cura possibile. Lo squillo inatteso del telefono la trattiene sul ciglio del baratro nel tentativo di rispondere a una sola domanda: salvarsi significa tornare indietro oppure abbandonarsi alla caduta nel vuoto?
128 pages, Paperback
First published September 15, 2025
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
May 19, 2026
uno dei libri miglioro che io abbia mai letto
June 10, 2026
Oggi ho letto "Successo come participio passato" di Elena Morelli.
Già dal titolo si evince una grande consapevolezza: non sempre si vince, non sempre possiamo intervenire.
Queste pagine raccontano la telefonata tra Ti e Zeta, due perfetti sconosciuti che si aprono e si confidano con un'autenticità disarmante. La loro conversazione diventa l'incontro tra due fragilità diverse, due persone ferite che, per qualche ora, riescono a vedersi davvero senza maschere.
Riesci a entrare in perfetta sintonia con entrambi, riesci a immedesimarti e ti sembra di essere parte attiva della storia.
Zeta è bipolare e l'Autrice narra la malattia mentale con grande maestria. Non addolcisce né edulcora nulla, ma restituisce in modo estremamente credibile ciò che può provare una persona che convive con questo disturbo.
La protagonista si definisce un ossimoro vivente e credo che questa sia una delle definizioni più efficaci dell'intero romanzo. L'essenza stessa del bipolarismo. Il nero e il bianco, la forza e la fragilità, il desiderio di essere compresa e la necessità di allontanare chiunque si avvicini troppo. ✨Come la pianta dell'oleandro.✨
Ho particolarmente apprezzato l'autenticità dei due personaggi. Non sono perfetti, tutt'altro, sono veri! Reali con tutte le loro contraddizioni, le ferite e gli errori che si portano dietro.
La scrittura di Elena è intensa, diretta e spesso tagliente. L' ho apprezzata molto per questo tipo di racconto.
Purtroppo il finale era inevitabile, brutale e mi ha fatta sentire impotente. Ma non è la parte su cui mi soffermerei maggiormente. Darei più importanza ai fatti narrati, a come Zeta, ma anche lo stesso Ti, hanno vissuto le loro vite.
I pensieri e le confessioni tra loro sono il vero nodo centrale del romanzo, ciò che scopriamo e comprendiamo attraverso le loro parole. È lì che il libro trova la sua forza più grande.
Complimenti, Elena. Hai saputo dare voce egregiamente a come può sentirsi chi soffre di una malattia mentale, senza romanzare il dolore e senza trasformare Zeta in una vittima. Hai creato un personaggio complesso, umano e difficile da dimenticare.
Mi hai trasmesso tanto e custodirò questa storia con cura ✨
Già dal titolo si evince una grande consapevolezza: non sempre si vince, non sempre possiamo intervenire.
Queste pagine raccontano la telefonata tra Ti e Zeta, due perfetti sconosciuti che si aprono e si confidano con un'autenticità disarmante. La loro conversazione diventa l'incontro tra due fragilità diverse, due persone ferite che, per qualche ora, riescono a vedersi davvero senza maschere.
Riesci a entrare in perfetta sintonia con entrambi, riesci a immedesimarti e ti sembra di essere parte attiva della storia.
Zeta è bipolare e l'Autrice narra la malattia mentale con grande maestria. Non addolcisce né edulcora nulla, ma restituisce in modo estremamente credibile ciò che può provare una persona che convive con questo disturbo.
La protagonista si definisce un ossimoro vivente e credo che questa sia una delle definizioni più efficaci dell'intero romanzo. L'essenza stessa del bipolarismo. Il nero e il bianco, la forza e la fragilità, il desiderio di essere compresa e la necessità di allontanare chiunque si avvicini troppo. ✨Come la pianta dell'oleandro.✨
Ho particolarmente apprezzato l'autenticità dei due personaggi. Non sono perfetti, tutt'altro, sono veri! Reali con tutte le loro contraddizioni, le ferite e gli errori che si portano dietro.
La scrittura di Elena è intensa, diretta e spesso tagliente. L' ho apprezzata molto per questo tipo di racconto.
Purtroppo il finale era inevitabile, brutale e mi ha fatta sentire impotente. Ma non è la parte su cui mi soffermerei maggiormente. Darei più importanza ai fatti narrati, a come Zeta, ma anche lo stesso Ti, hanno vissuto le loro vite.
I pensieri e le confessioni tra loro sono il vero nodo centrale del romanzo, ciò che scopriamo e comprendiamo attraverso le loro parole. È lì che il libro trova la sua forza più grande.
Complimenti, Elena. Hai saputo dare voce egregiamente a come può sentirsi chi soffre di una malattia mentale, senza romanzare il dolore e senza trasformare Zeta in una vittima. Hai creato un personaggio complesso, umano e difficile da dimenticare.
Mi hai trasmesso tanto e custodirò questa storia con cura ✨
June 7, 2026
Ho incontrato Elena Morelli al Salone del Libro e il suo entusiasmo, insieme alla sua sincerità, mi hanno conquistata. Così ho deciso di acquistare il suo libro.
Quella che ho trovato è una storia nuda e cruda, capace di lasciarmi addosso un profondo senso di ansia e turbamento. Il tema della malattia mentale viene raccontato con un linguaggio semplice e accessibile, quasi disarmante nella sua apparente essenzialità, ma proprio per questo riesce a colpire nel profondo. È una lettura che smuove qualcosa dentro e che continua a vibrare nello stomaco anche dopo aver voltato l’ultima pagina.
La scrittura di Elena è diretta, essenziale, senza fronzoli: una penna che non cerca effetti speciali, ma arriva dritta al punto.
Grazie, Elena.
Difficoltà di lettura 1/5.
Lo consiglio soprattutto a chi desidera avvicinarsi al noir psicologico senza sentirsi sopraffatto da una narrazione troppo complessa.
Quella che ho trovato è una storia nuda e cruda, capace di lasciarmi addosso un profondo senso di ansia e turbamento. Il tema della malattia mentale viene raccontato con un linguaggio semplice e accessibile, quasi disarmante nella sua apparente essenzialità, ma proprio per questo riesce a colpire nel profondo. È una lettura che smuove qualcosa dentro e che continua a vibrare nello stomaco anche dopo aver voltato l’ultima pagina.
La scrittura di Elena è diretta, essenziale, senza fronzoli: una penna che non cerca effetti speciali, ma arriva dritta al punto.
Grazie, Elena.
Difficoltà di lettura 1/5.
Lo consiglio soprattutto a chi desidera avvicinarsi al noir psicologico senza sentirsi sopraffatto da una narrazione troppo complessa.
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