Zeta è la vittima di questa storia. Le restano pochi minuti di vita, una delle tante voci interne ha suggerito la morte come unica cura possibile. Lo squillo inatteso del telefono la trattiene sul ciglio del baratro nel tentativo di rispondere a una sola domanda: salvarsi significa tornare indietro oppure abbandonarsi alla caduta nel vuoto?
Ho incontrato Elena Morelli al Salone del Libro e il suo entusiasmo, insieme alla sua sincerità, mi hanno conquistata. Così ho deciso di acquistare il suo libro.
Quella che ho trovato è una storia nuda e cruda, capace di lasciarmi addosso un profondo senso di ansia e turbamento. Il tema della malattia mentale viene raccontato con un linguaggio semplice e accessibile, quasi disarmante nella sua apparente essenzialità, ma proprio per questo riesce a colpire nel profondo. È una lettura che smuove qualcosa dentro e che continua a vibrare nello stomaco anche dopo aver voltato l’ultima pagina.
La scrittura di Elena è diretta, essenziale, senza fronzoli: una penna che non cerca effetti speciali, ma arriva dritta al punto. Grazie, Elena.
Difficoltà di lettura 1/5. Lo consiglio soprattutto a chi desidera avvicinarsi al noir psicologico senza sentirsi sopraffatto da una narrazione troppo complessa.