Una bambina abitata da un dono. Quattro donne che vogliono conoscere il loro futuro. Un romanzo sul potere del pensiero femminile.
Di rado il destino si rivela fin dall' ma è proprio quello che accade alla protagonista di questo romanzo, preda fin da bambina di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al e invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. Comincia così, in una città della Sardegna, l'avventura di Ofelia Rossi, "rinomata sonnambula", donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Le sue clienti sono perlopiù signore che covano nell'animo inquietudini e desideri per sé stesse o per coloro che amano.
La sonnambula le fa parlare, le sa ascoltare, poi simula una trance, impugna una penna d'oca e scrive il suo responso. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla sua porta... Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d'avventura e d'amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile.
Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d'animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.
Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) è una scrittrice, autrice televisiva e traduttrice italiana. Celebre soprattutto come autrice di romanzi per ragazzi, dal 2000 è anche ambasciatrice UNICEF.
Born in 1942, she's an Italian writer and screenwriter specialized in children literature.
She graduated in Classic Literature, with a thesis on Prehistoric Archeology. For seven years she worked as a responsible for cultural children’s television programmes for the Italian public television (RAI). She also worked as an archeologist, theatre writer, screenwriter, lyricist and teacher.
From 1970 to 2011 she published many assays and novels, for both kids and adults, translated in many countries all over Europe, America and Asia. She translated Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Perez Diaz, Töve Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espìn.
She lives in Milan. She doesn’t love traveling but visits Cuba often and collaborates with the local cultural institutions. Since 2004 she stopped writing for younger readers, concentrating only on adult books. Her most popular works are: La bambina col falcone 1982; Vita di Eleonora d'Arborea, 1984 e 2010; Ascolta il mio cuore, 1991; Tornatras, 2000; La bambinaia francese, 2004; GIUNI RUSSO, da Un'Estate al Mare al Carmelo, 2009. La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) 2015.
Bianca Pitzorno è sempre elegantissima. La leggo sin da bambina e il suo stile ha sempre un che di familiare e avvolgente per me. Qui si rifà ad un annuncio scovato tra ritagli di giornale tenuti da parte da sua nonna e ci ricama sopra una storia dolce, semplice e che si legge con piacere. Amo come riesce a dar vita all’Italia che fu, sembra sempre di ascoltare un racconto della nonna o di osservare una foto ingiallita dal tempo prendere vita 🤍
Mi aspettavo molto di più da questo libro, forse perché molti me ne avevano parlato bene. La trama, anche se ingarbugliata, l’ho trovata spesso noiosa e con colpi di scena abbastanza banali. Verso la fine c’è un’accelerazione immotivata che porta a una conclusione per me senza senso. Carina l’idea di includere i ritagli di giornali da cui l’autrice si è fatta inspirare, così come il racconto di alcuni avvenimenti storici di quel tempo. Scrittura semplice nella sua eleganza, probabilmente se non fosse stato per la quella non l’avrei terminato.
Finzioni. Menzogne. Cambio d'identità. Reinventarsi. Un po' prolisso in alcune parti con un finale inaspettato. Commistione di generi, tra storie vere e inventate con una storia d'amore non convenzionale.
È la prima volta che leggo un romanzo della Pitzorno destinato agli adulti, lo stile è molto simile a quello che utilizza per i suoi libri per ragazzi: uno stile coccola scorrevole e piacevolissimo come una favola. Ma anche la complessità della storia sembra quella di romanzo per ragazzi... la sensazione è di leggere un libro per ragazzi ma con adulti protagonisti. Ciò non è necessariamente un difetto, in quanto la lettura è stata piacevole e rilassante, ma avrei preferito una complessità maggiore, perché i risvolti sono fin troppo ingenui, da favoletta, e i personaggi delineati in maniera netta, poco sfumata, con caratteristiche piuttosto univoche e divisione marcata tra buoni e cattivi. Altro aspetto che non mi ha entusiasmata è che la storia procede molto per aneddoti, soprattutto nella parte centrale, dove più che un romanzo esteso sembra di leggere una sequenza di episodi di personaggi secondari. La storia della protagonista è affrontata maggiormente nei primi e negli ultimi capitoli. In definitiva: carino, ma mi aspettavo qualcosa di più. 3,5★
Tratto da uno spunto storico, la presenza a Donora/Sassari di una donna che esercitava l'arte del magnetismo, il romanzo ha il pregio di richiamare il tessuto sociale del capoluogo di provincia sul finire del XIX secolo. I richiami storico-sociali però appaiono didascalici e interrompono la linea narrativa che è caratterizzata da uno stile simile a quello dei feuilleton. Le vicende non godono del necessario sviluppo nell' ultima parte, mentre si dilungano eccessivamente nelle prime. Emerge dunque un mancato equilibrio fra le parti. L'inserimento di un richiamo alle proprie origini, in ultimo, appare forzato, come scontato è il lieto fine.
Ironico e disincantato, l’autrice ricalca una storia da “feuilletton”, ma lo fa con garbo e divertimento nel raccontare personaggi veri e inventati nella sua città alla fine dell’Ottocento. A me è piaciuto, leggero e divertente ma con una ricostruzione storica accurata, con tanto di ritagli di giornale a fine libro.
“La parola sonnambula in quei tempi non indicava una donna che cammina o agisce nel sonno, ma colei che cade in trance e predice il futuro, ovvero una medium, una sensitiva.”
Incluso nella long list dell’ottantesima ediziond del Premio Strega 2026, presentato da Roberta Mazzanti, “La sonnambula” di Bianca Pitzorno, è un romanzo affascinante e stratificato che mescola mistero, introspezione femminile e un tocco di sovrannaturale, ambientato in un’Italia ottocentesca dove le visioni notturne di una bambina diventano chiave per esplorare temi eterni come il destino, la superstizione e l’emancipazione. Nei ringraziamenti, l’autrice spiega da dove le sia venuta in mente questa storia: da una pagina del giornale “L’Isola” del 27-28 maggio 1894:
“Quando l’ho vista mi sono chiesta: “Chi era questa signora? E chi andava a consultarla? Quali erano ‘tutti gli argomenti possibili’?” Della Sassari di quegli anni sapevo molte cose, sempre grazie agli altri ritagli di giornale conservati da mia nonna e grazie alle molte chiacchiere che si facevano in famiglia sul “lessico familiare” dei nostri antenati. Mi è quindi stato facile riempire il vuoto attorno alla sonnambula sassarese con l’invenzione di una storia nella quale agiscono molti personaggi, veri o inventati da me, ma tutti ispirati a vicende realmente verificatesi in Sardegna o altrove. Il personaggio della sonnambula è nato così”
La protagonista, infatti, è una giovane sonnambula abitata da un “dono” enigmatico, fatto di premonizioni e sogni profetici, naviga un mondo di passioni represse, vincoli sociali e lotte per l’autonomia, affrontando il suo cammino con coraggio e dignità, aliena da ogni credenza irrazionale.
Bianca Pitzorno, con una narrazione fluida e coinvolgente, ricca di descrizioni vivide e dialoghi eleganti, trasforma un feuilleton al femminile in una riflessione profonda sul bisogno di essere ascoltate e sul confine tra realtà e illusione.
Il libro bilancia elementi di suspense con un’analisi sottile delle dinamiche familiari e sociali, offrendo un ritratto spietato ma empatico di donne intrappolate in ruoli imposti, che sono capaci di evocare emozioni autentiche e un senso di meraviglia. L’augurio della scrittrice è che “la vicenda della sonnambula e della ragazzina dalle piume colorate ricordino a tutti che interrogare il futuro con ansia serve a ben poco. Non è la profezia di una sonnambula a determinare il corso delle cose, ma il coraggio e la generosità con cui ciascuno di noi affronta la vita scrivendo così il suo pezzo di storia.”
🏆 Libro presentato da Roberta Mazzanti nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026. [Una bambina abitata da un dono. Quattro donne che vogliono conoscere il loro futuro. Un romanzo sul potere del pensiero femminile.]
🗞️«Mostro un'isola anche borghese dove le donne sopravvivono al mondo maschile attraverso la parola e libertà segrete.» - Bianca Pitzorno intervistata da Cristina Taglietti per La Lettura
"Ringrazio voi, miei lettori, sperando che la vicenda della sonnambula e della ragazzina dalle piume colorate ricordino a tutti che interrogare il futuro con ansia serve a ben poco. Non è la profezia di una sonnambula a determinare il corso delle cose, ma il coraggio e la generosità con cui ciascuno di noi affronta la vita scrivendo così il suo pezzo di storia."
La storia è interessante e l’ambientazione richiama molto i romanzi con protagoniste donne del Sud Italia tra fine ’800 e inizio ’900, simili per atmosfera e tematiche ai libri della Ardone per esempio.
È una lettura piacevole perché permette di scoprire fatti storici e contesti poco conosciuti, ma personalmente ho trovato la narrazione piuttosto piatta e a tratti apatica. Per buona parte del libro (circa il 70%) sembrano succedere sempre le stesse cose, con un ritmo lento e ripetitivo.
Il finale, purtroppo, mi è sembrato completamente tirato via: nell’ultimo 30% accade di tutto e di più, come se la storia fosse stata improvvisamente accelerata dopo una lunga fase statica. Questo squilibrio ha reso la conclusione poco convincente.
In definitiva, è un libro che può piacere molto a chi ama questo genere e questo periodo storico, ma che non mi ha coinvolta del tutto.
Un libro alquanto tosto. Una donna, Ofelia, con un dono di preveggenza sottovalutato dalla famiglia. Un matrimonio non felice con un conte indebitato e povero, anzi pieno di violenza e soprusi. La fuga e la nuova vita da sonnambula in un paese sconosciuto. Nuove clienti e donne che cercano il suo aiuto per risolvere i problemi più disparati. Sullo sfondo una storia d’amore non banale e un circo un po strano. I personaggi sono un filo troppi, ma riempiono la storia. Il finale non me lo immaginavo!
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Ci sono libri che camminano in equilibrio su un confine sottilissimo. La Sonnambula è esattamente così: un passo nel realismo della Sardegna di fine Ottocento, un passo in una fantasia leggera che sfiora la fiaba senza mai perdere la presa sulla terra. È una storia sospesa, e proprio in quella sospensione sta la sua magia.
Bianca Pitzorno, già amatissima autrice per ragazzi qui, nella narrativa per adulti, costruisce un romanzo che sembra quasi una fiaba gotica e luminosa insieme.
La trama ruota attorno a una giovane sonnambula (termine che indica in questo caso una sensitiva) in un intreccio che mescola suggestioni storiche, elementi soprannaturali e una tensione sotterranea che tiene incollati fino all'ultima pagina.
La prosa è limpida e precisa, capace di evocare atmosfere con poche pennellate. Il vero punto forte del romanzo è, a mio parere la capacità della Pitzorno di tenere insieme realismo e magia, durezza e poesia, in un equilibrio raro.
Un romanzo estremamente ingenuo. Non ho letto molto dell’autrice, ma mi aspettavo una narrazione più matura, dopo aver letto “Sortilegi”. Sicuramente la lettrice della versione su Storytel non ha aiutato, leggendo con il tono con cui si leggono le favole ai bambini…
Leggere Bianca Pitzorno è come tornare a casa per me: le sue storie hanno sempre un potere confortante che mi avvolge e toni ironici capaci di farmi sorridere. La protagonista di questo libro, Ofelia Rossi, ha uno strano potere sin da bambina: viene visitata da premonizioni sul futuro. Le visioni arrivano all'improvviso e non possono essere padroneggiate, eppure la nostra eroina si troverà a esercitare il magnetismo come sonnambula, cioè veggente, nella cittadina sarda di Donora, dove arriva dopo diverse peripezie. Siamo alla fine dell'Ottocento e Ofelia dimostra di essere una donna piena di risorse mentali e un'ascoltatrice attenta, capace di capire la psicologia di chi si reca da lei per un consulto, soprattutto la parte femminile della popolazione, che le pone vari quesiti sui temi più disparati, spesso riconducibili ai sentimenti, alle preoccupazioni quotidiane e ai legami familiari. L'autrice ci strizza l'occhio dimostrando che nessuno può sapere in anticipo cosa lo attende, ma ha le facoltà di giocare con intelligenza la sua partita, reinventando - se le circostanze lo richiedono - la propria identità per sfuggire a grandi pericoli. Un romanzo dai toni del feuilleton che quindi mescola tanti argomenti - identità, occultismo, violenza di genere, metaletteratura, femminismo - e vuole essere un inno all'indipendenza più autentica, quella che ci porta a seguire i desideri e i sogni, anche quando sono scomodi. Solo allora si può essere liberi di vivere e di amare.
Questo romanzo è un inno alla donna, alla capacità di fronteggiare le avversità e alla forza di reinventarsi. La Sonnambula è una donna forte, indipendente e intelligente. Si ricostruisce. Eppure ha le sue debolezze, i suoi segreti.
La penna di Bianca Pitzorno, con la sua magia, è riconoscibile.
Terminare questo romanzo l’8 marzo è un segno. Mi è piaciuto tanto, soprattutto la parte finale anche se molto fiabesca.
Non sono assolutamente lucida nel giudizio e non credo che avrei dato 4 stelle a questo libro se non fosse della mia scrittrice preferita di quando ero bambina. Credo infatti che Pitzorno, nel passaggio alla letteratura per adulti, abbia portato con sé -- nel bene e e nel male -- l'approccio utilizzato in quella per l'infanzia.
Se, da una parte, è confortante ritrovare quello stesso tono fiabesco e accogliente, quella scrittura pulita e chiara, quei personaggi che sono quasi archetipici nel loro incarnare caratteristiche esclusivamente positive o totalmente negative, dall'altra è a volte un po' improbabile che lo svolgersi degli eventi sia così lineare, quasi deterministico, che ci sia sempre un deus ex machina, una coincidenza perfetta, una soluzione all'improbabile; e nulla è lasciato all'intuito e all'intelligenza nel lettore, che è condotto per mano nella spiegazione didascalica di ogni snodo narrativo.
Purtroppo voglio troppo bene a Bianca e quindi l'affetto supera qualsiasi considerazione critico-letteraria. Il libro è scorrevole, mi ha intrattenuta, fatta sorridere e un po' commuovere. Non ho potuto fare a meno di tifare per i buoni e di augurare la disfatta ai cattivi. Continuerò a leggere qualsiasi cosa farà uscire a suo nome e a tenerle un posto al caldo nel mio pantheon personale degli scrittori.
il classico romanzo per adulti di Bianca Pitzorno, con tutti gli elementi che mi aspettavo (la Sardegna, la commistione di finzione e fatti storici, un intreccio complesso, le riflessioni sulle diverse classi sociali). rassicurante, a suo modo, ma a volte vorrei che Pitzorno osasse di più.
Veramente, veramente bello. Ripensandoci, la trama non è poi così complessa e imprevedibile: "La sonnambula" ha un tono narrativo che ricorda moltissimo quello di una fiaba e, in quanto tale, ne ricalca quasi la struttura tradizionale nella sua essenzialità (situazione iniziale, rottura dell'equilibrio con allontanamento dell'eroe, peripezie, scioglimento e lieto fine). Tipicamente favolistica è anche la presenza di elementi soprannaturali, che contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa tra realtà e fantasia. La linearità e la relativa semplicità di questo romanzo, tuttavia, non ne rappresentano necessariamente un difetto. Al contrario, il lettore ha come l'impressione di essere accompagnato per mano nelle pieghe della storia, facendo la conoscenza di nuovi personaggi sempre più bizzarri e imbattendosi in coincidenze incredibili ma piacevoli. Quello che più affascina di questo libro, peraltro, è la sua capacità di far dialogare leggerezza narrativa e profondità tematica. Esso affronta infatti temi delicati, tra cui il lutto e la violenza domestica, e trasmette messaggi importanti, come il primato dell'azione umana su un destino (che non è affatto) già scritto.
"Che la vicenda della sonnambula e della ragazzina dalle piume colorate ricordino a tutti che interrogare il futuro con ansia serve a ben poco. Non è la profezia di una sonnambula a determinare il corso delle cose, ma il coraggio e la generosità con cui ciascuno di noi affronta la vita scrivendo così il suo pezzo di storia."
Una “favola” molto carina così come solo la Pitzorno avrebbe potuto scriverla. L’autrice prende spunto da una pagina di giornale del XIX secolo sulla quale compare l’annuncio di una sonnambula (ai tempi questo termine si riferiva a una sensitiva) e da lì inventa una storia, mescolando personaggi inventati a persone realmente esistite (inclusi suoi parenti sardi), citando fatti storicamente accaduti nel capoluogo della sua isola natìa. Il risultato è molto gradevole, fatta eccezione per qualche capitolo dal ritmo più lento e per il finale risolto forse troppo frettolosamente. Comunque è una lettura leggera che consiglio.
Primo libro che leggo di Bianca Pitzorno, non mi ha deluso. Non è un capolavoro, ma la scrittura è molto fluida e intrigante, come anche la trama. Ha un po' riempito con situazioni filler scritte tanto per, mal nel complesso è stato una lettura piacevole.
Aspettavo un nuovo romanzo "vero" (e non una raccolta di racconti o un saggio) di Bianca Pitzorno da anni!! La Sonnambula è un romanzo storico ben scritto, con personaggi approfonditi e originali, ambientati nell'Italia della seconda metà dell'Ottocento, tra la Sardegna e il Piemonte.
Ho apprezzato molto la storicità dietro le vicende dei personaggi, si vede che l'autrice si è ben documentata. Ammetto che avrei voluto una trama più "coesa": la protagonista entra in contatto con vari personaggi, dei quali ci viene raccontata la loro vita (ha senso nella storia che ci siano questi intermezzi, ma purtroppo ne rallenta il ritmo). Il finale è sensato, ma mi aspettavo qualcosa di diverso .
Nel complesso il libro mi è piaciuto, specialmente per il tono di giusto femminismo che c'è e che fa riflettere sulla vita delle donne in quegli anni. Consigliato!!❤️