Come insetti le vorrebbero relegate nell’ombra, come bestie le vorrebbero domate, come mostri sfuggono alle categorie, come streghe sfidano le sono le persone trans. Scrittore e attivista, Elia Bonci ci offre la sua storia e per raccontare l’esperienza transgender ricorre alle immagini, al fantastico, alla creatività, perché per esprimere un modo di essere che scardina tutti i parametri occorre inventare un nuovo linguaggio, occorre un’alleanza tra le creature liminali di tutte le epoche. Se il tuo corpo e la tua identità sono scherniti, marginalizzati, patologizzati e negati, la tua stessa esistenza diventa un atto di resistenza. Come la materia di cui tratta, questo testo rifiuta le è un ibrido tra memoir, saggio di divulgazione e manifesto. Maneggialo con questo è un libro che provoca, che ringhia e che urla, che bandisce la vergogna. Hai tra le mani il potere di trasformare la rabbia di unx nell’azione di moltx.
Finché ci sarà un mostro che rifiuta di farsi cancellare, la loro paura non si placherà.
Ho finito Anatomia di un mostro con la sensazione di aver letto uno dei saggi più importanti negli ultimi anni in Italia. Elia Bonci parte dalla figura del mostro per chiedersi chi abbia il potere di definire cosa è umano e cosa no, per poi liberare questa domanda e trasformarla in un urlo di rivendicazione, che tocca i corpi trans, il rapporto con gli animali, la medicina, il linguaggio, la religione e le categorie binarie con cui siamo costretti a interpretare il mondo. Quello che mi ha colpita è il modo in cui Bonci evita la tentazione di semplificare. Avrebbe potuto limitarsi a raccontare la propria esperienza o costruire un saggio militante più tradizionale. La mostruosità smette di essere un insulto, una punizione (anche autoinflitta) o una deviazione e diventa uno strumento per interrogare i confini. Mi ha emozionata anche la scrittura. È densa, oltre che sentita, mai compiaciuta. Si sente il lavoro teorico che c'è dietro, ma non perde il contatto la vulnerabilità e al tempo stesso la forza personale. Mi è piaciuto soprattutto perché non è un libro che cerca consenso, non vuole dare un contentino. Chiede attenzione, disponibilità a rimettere in discussione convinzioni che sembrano innocue e che invece hanno conseguenze molto concrete sui corpi e sulle vite delle persone. Ho sottolineato tantissimo, ho pianto altrettanto, e so già che ci tornerò… Perché vivendo per la prima volta dopo anni non ho provato vergogna a essere un mostro. Ho sentito dalle parole dello scrittore una mano pronta a darmi sostegno, e questa è un'esperienza rara ormai.
quando mi sono approcciata a questo saggio, il primo pensiero inconscio che si è creato in me - e credo sia un'esperienza comune, quando si tratta di un testo del genere - è quello di avere un certo tipo di aspettativa: leggere qualcosa di certificato, un'esperienza a cui si aggiunge della ricerca per esplicare una situazione e/o un fatto. se da una parte 'anatomia di un mostro' rientra perfettamente in questa categoria, come è giusto che sia, è molto di più: è il perfetto miscuglio di quegli eventi che sappiamo accadono ogni giorno alla comunità trans*, ma che elia è riuscito in tutto e per tutto a fare suo portando avanti la sua parte della medaglia, esplicando in maniera chiara anche alcune terminologie che potrebbe risultare al giorno d'oggi scontate e che invece non dovremmo considerare come tali. un elemento interessante del saggio è proprio la riflessione, resa personale, di alcuni eventi come potrebbero essere la relazione con il mondo che le persone trans* hanno dovuto avere a che fare con la società del ieri - che era persino peggio di oggi, anche se non mi voglio sbilanciare troppo in tal senso. a colpirmi molto è stato il passaggio riguardante invece i corpi: l'associamento al mondo animale, a come lo guardiamo al giorno d'oggi - in un'ottica sempre più capitalistica - si tramuta anche in quello che è diverso. un passaggio che è stato così forte da interiorizzare in me, mentre lo leggevo, ma che allo stesso tempo mi ha portato sempre più a riflettere a riguardo. a come in realtà quelle stesse parole sono uno specchio di una realtà che forse non cambierà mai, ma ci spinge a non abbandonarci a questo. l'ultimo capitolo riguarda proprio l'ambito politico della faccenda: di come non è possibile fermarci qui, non dopo tutte le tragedie che accadono, e quanto sia importante prendere una posizione. nel 2026 è semplicemente assurdo non essere consapevoli di quello che accade nel mondo, del fatto che le persone trans* esistono: persone che meritano di esistere e avere dei diritti, soprattutto che quest'ultimi vengano rispettati in tutto e per tutto. un saggio che merita di essere letto, su cui si potrebbero farsi innumerevoli discussioni e riflessioni rilevanti. ringrazio ancora Elia per avermi omaggiato di una copia della sua storia!
"Anatomia di un Mostro" è un saggio davvero corporeo, dissidente e sporco, ma non nel modo in cui lo si potrebbe intendere quando si legge questi termini; lo è perché riguarda il personale e il profondo, il corpo ovviamente nella sua forma, ma anche nella forma che gli altri cercano di imporvi, con i loro sguardi, pregiudizi, preconcetti e considerazioni, nulla di puro o di buono purtroppo... Elia Bonci si aggrappa a tutto questo, e anche di più, con una forza e una furia che ha risvegliato in me parti che pensavo veramente assopite da tempo, trasmettendomi la sua energia e la sua forza, la sua lotta e quanto sia estenuante, ma soprattutto la voglia di lottare ancora e ancora, di urlare per far sentire di essere al mondo. E di averne ogni diritto.
Questo saggio mi ha illuminato, con un impatto quasi devastante, sulle forme del linguaggio che usiamo e su quanto esse possano essere escludenti, violente e divisorie, ma noi ci siamo abituati ad utilizzare termini, perifrasi, etichette super tossiche e sbagliate e non vogliamo neanche ammettere di farlo. Io, per primo, ho ammesso di non aver fatto caso ad una marea di sfaccettature; di non essermici soffermato, neanche nei miei dieci anni di militanza attivista, e questo mi ha spinto a voler andare ancora più a fondo nella lettura, nelle fonti citate, nelle conversazioni che hanno al centro la genuina e vera esperienza delle persone T. Ed ecco che attraverso la sua esperienza, le sue riflessioni, il suo spazio più intimo e profondo, Elia ci porta in un viaggio che parte innanzitutto dallo sguardo, e finisce quasi sempre e ciclicamente sulle parole, sul potere che hanno, su quanto ci scavano dentro e ci cambiano, e su come dovremmo usarle nella maniera corretta per affacciarci al mondo ed essere pronti a tutto quello che potrebbe riservarci: la natura in tutto il suo splendore, la libertà dei corpi, e soprattutto delle identità.
In questo, rientra tutta una gamma di discorsi e riflessioni sulla condizione delle persone transgender (o, più in generale, appartenenti alla sfera T*) del quale avevo già un'ampia contezza, ma che fa sempre bene vedere da nuovi punti di vista, soprattutto quando sono così personali e sentiti. Devo ringraziare assolutamente l'autore per avermi permesso tutto questo, per il coraggio con cui ci ha donato questo suo spaccato di vita, ma soprattutto per la ferocia che ha riversato su queste parole per farla arrivare a chi legge.
Questo è un saggio che va accolto, ascoltato, mangiato e digerito. Prego che possiate farlo.
“Disobbedire e rifiutare le loro leggi, le loro gerarchie, le loro narrazioni soffocanti e cisnormate. Il nostro essere mostruositrans e bestialitrans è la nostra potenza. La nostra esistenza è già insurrezione e rivoluzione. Non saremo addomesticatx, non saremo contenutx e non saremo riscrittx. Possiamo essere con i nostri corpi difformi la resistenza planetaria contro un mondo che ci vorrebbe docili, normatx e silenziosx. Se i nostri corpi sono un problema, allora faremo in modo che siano il vostro più grande incubo.”
Anatomia di un mostro di Elia Bonci è un grido di rabbia, un ringhio, come lo definisce lui stesso, contro una società che, da sempre, ha cercato di ingabbiare le identità non conformi al sistema patriarcale e binario.
Cos’hanno in comune i mostri e le persone trans? Molto più di quanto si potrebbe pensare: un corpo che non rientra nelle aspettative, che spaventa perché mette in crisi gli assunti su cui si regge una società standardizzata e rigidamente codificata. Nel migliore dei casi l’invisibilità, nel peggiore l’essere oggetto di uno sguardo indagatore, giudicante, pronto a dissezionare.
Elia porta alla luce tutta l’ipocrisia di una società fondata sul controllo dei corpi, umani e non umani. Perché il modo in cui vengono trattate le persone che sfuggono alle categorie ordinarie presenta inquietanti somiglianze con quello riservato agli animali: privati della propria soggettività, considerati inferiori, ridotti al silenzio. È anche per questo che un tema come l’antispecismo si intreccia profondamente con la rivendicazione dei diritti delle persone trans: nessuno sarà libero finché non lo saremo tutti.
Importante è anche la riflessione sulla patologizzazione delle identità trans, troppo spesso ridotte a corpi da correggere e “curare”, cancellandone la complessità umana e alimentando la narrazione del corpo sbagliato, come se esistesse un unico modo legittimo di essere. Chi non si uniforma a questo sistema viene così marginalizzato, allontanato, reso invisibile. Perché la sua stessa esistenza ci rivela una verità scomoda: molte delle gerarchie e delle strutture che consideriamo naturali non sono affatto inevitabili. Sono costruzioni umane.
Ed è proprio per questo che è importante ridare voce alle categorie marginalizzate, per poter ripensare i dogmi su cui si basa la nostra vita, per costruire un mondo in cui alla base non ci siano gerarchie di potere ma cooperazione volta al benessere di ogni soggettività.
Anatomia di un mostro non è un libro che si legge per conforto. Non è un testo che scioglie le tensioni con frasi buone da citare nei post. È un manuale di verità nuda e cruda, una lama che ti attraversa senza pietà per mostrarti come la transfobia non sia un concetto astratto ma un meccanismo ( e un linguaggio) che invisibilizza, patologizza e uccide i corpi e le identità trans* sotto i nostri occhi.
Bonci non si limita a denunciare la violenza cis-patriarcale: la smonta pezzo per pezzo, come si farebbe con un dispositivo impazzito, mostrando i suoi ingranaggi (comunicazione, linguaggio, sguardi che escludono e norme che vomitano mostruosità su chi esce dai binari).
La transfobia qui non è un nemico lontano, è esplosa sotto i tuoi occhi, in quella frase che non avresti voluto sentire, in quella norma che credevi neutrale. E Bonci lo sa: per combatterla non basta indicarla. Occorre reinventare il linguaggio, creare nuove parole e modi di raccontare, e soprattutto invita la comunità T* a riappropriarsi di ciò che gli è stato strappato (il diritto di abitare uno spazio, di esistere senza sguardi di sospetto, di urlare che “esistiamo e resisteremo”).
Una delle parti più radicalmente politiche del libro è la riflessione sulla rabbia come motore di cambiamento. Non la rabbia fine a se stessa, ma la rabbia che diventa coscienza collettiva: quando ti muovi con altrx, quando quella furia non è solitudine ma forza condivisa, capace di svelare l’altrx e di trasformare la ferita in progetto politico. In un tempo che cerca sempre più di addomesticare l’indignazione, Bonci ci ricorda che la rabbia (soprattutto se collettiva) è strumento di liberazione, non “solo” un’emozione.
Leggere questo libro è come guardarsi allo specchio quando fa male: riconosci ciò che vorresti negare, versi ciò che avevi imprigionato dentro, e alla fine resti meno solx, perché scopri che la tua esperienza (e la tua rabbia) hanno nomi, storie e geografie condivise. So che ogni persona che lo leggerà uscirà da queste pagine legata a qualcosa di più grande di sé, come se Bonci le avesse prese per mano e detto: non stiamo solo sopravvivendo, stiamo combattendo insieme.
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Mago del libro magico, sorgi dallo spazio profondo. Tra vento ed oscurità io ti chiamo! Parla! Mostrami le tue parole!
Libro, servo delle mie brame, chi è la creatura più orrida del reame?
Anatomia di un mostro ci risponde attraverso parole sanguinolente, identità che lottano all’interno di un sistema omologante e pericoloso. Questo libro ringhia. Se siamo prontə ad accettare il sistema oppressivo che ci vincola con stereotipi e norme imposte, possiamo carpire la sofferenza, ma soprattutto la rabbia delle nostre sorelle oppresse, dei mostri coatti che siamo diventatə, ed accettare la rivalsa in un’ottica di supporto collettivo, di urlo sociale. Io in queste parole vedo realtà che compongono un’ingiustizia più profonda di quanto singolarmente ci sia possibile concettualizzare. Non dimenticare non basta, ci serve quell’istinto di auto conservazione, tutt’al più di autodeterminarci rimanendo verə a noi stesse, lottando con denti,artigli e zanne perché l’ingiustizia è anche interspecie. Tutto passa attraverso la coscienza collettiva, per cui le chiavi di lettura dei grandi classici riflettono dinamiche sociali altresì non sempre visibili; un esempio calzante è il mostro di Frankenstein e della sua identità dissidente, più volte lesa e mai rivendicata che ci mostra di come la vista dell’orrido ci renda cieche e ingiustamente fobiche nei confronti di soggettività non conformi. Essere trans* in Italia (nel 2026) non è facile: tra pregiudizi, violenze, ostacoli burocratici e aspettative che ci attanagliano, esprimere chi siamo veramente ci rende vulnerabili in un sistema trans escludente, in quel sistema binario in cui la diversità è mostruositrans.
Anatomia di un mostro di Elia Bonci è stata per me una vera boccata d’aria fresca durante il rientro a casa per le vacanze. Un libro necessario, soprattutto se – come me – siete stanchɜ di letture mainstream che parlano di corpi e identità marginalizzate con uno sguardo patologizzante, clinico o distante. Qui succede l’opposto: è una voce che nasce dall’interno e proprio per questo profondamente vera. Elia riesce a dare parola a soggettività che troppo spesso vengono raccontate da fuori, da chi osserva le minoranze come oggetti di studio invece che come persone. Ci fa capire come ci siano mille identità e mille soggettività che hanno necessità di essere ascoltate, conosciute, riconosciute e rispettate. È un testo che smuove, che mette a disagio nel senso migliore del termine, e che a tratti commuove per la forza delle parole, senza mai cercare compassione o semplificazioni.
Ho avuto anche il piacere di conoscere Elia durante la presentazione del libro a Padova, e questo ha reso la lettura ancora più intensa: si percepisce chiaramente quanto ciò che scrive non sia una posa letteraria, ma una necessità. Anatomia di un mostro è un libro che consiglio davvero di comprare e leggere, perché a me ha dato speranza e coraggio.
Un saggio, ma anche un manifesto, ibrido, graffiante e necessario. Questi tre aggettivi non sono casuali: calzano a pennello a questo saggio, ma anche alle soggettività dissidenti e alle creature mostre di cui questo saggio parla. Ibrido, perché parte dall’autofiction per andare molto oltre; allo stesso modo, le creature mostre e non conformi sono soggetti “intersezionali” (lo sono le persone trans*, quelle non binary, ma anche le persone razzializzate e gli animali non umani; e le categorie potrebbero essere molte di più). Graffiante, quando il testo e il linguaggio di Elia Bonci ti costringe a guardare le cose dalla prospettiva del margine, con artigli rabbiosi. Similmente, le soggettività di cui il libro parla sono ringhianti, e hanno imparato che la loro rabbia è un grido e una pratica di resistenza trasformativa del reale. Necessario, infine: perché l’oppressione colpisce molte più persone di quello che sembra. Perché questo libro mostra quanto possiamo essere animali umani inconsapevoli e fragili, e come le creature mostrificate dalla società stiano facendo un’opera di cambiamento e di lotta sacrosanta e a questo punto, ma in realtà sempre, obbligata.
La rabbia è sapere: mi è rimasta questa cosa piccina qui, dopo la lettura del saggio di Elia. Sono sempre stata arrabbiata e la mia rabbia è stata presa per un sintomo malato, non per un grido di giustizia. Ho sorriso quando l’ho letto, mi ci sono trovata, ho pensato “ecco, vedi che c’è gente che è arrabbiata come te contro questo mondo marcio fino all’osso?”. Che dire del resto? Un saggio profondo, severo, toccante, ho un po’ pianto, ho avuto paura e ho avuto coraggio. Elia ti lascia proprio con un senso di speranza, per un futuro migliore, un momento storico in cui nessunx avrà bisogno di essere incluso, dove non ci sono cancelli e viviamo tutti insieme con le nostre peculiarità (che però non saranno manco viste come tali). Saremo, e di chi è chi e cosa non gliene fregherà niente a nessuno, com’è giusto e sacro che sia.
Anatomia di un mostro mi ha conquistato. Il punto di vista trans* in prima persona ti fa entrare in modo corporeo nell'esperienza di marginalizzazione, esclusione, di micro e macroviolenze. Un testo non accademico, militante, e che fa del personale il punto politico, decisamente. In tutto questo chi non conosce certe dinamiche può imparare molto, a livello di situazione burocratica, di trattamento da parte delle istituzioni, di medicalizzazione. Dal margine emerge l'orgoglio, la rabbia, la chiamata alla resistenza che manifesta anche un elemento molto interessante, cioè la solidarietà con gli oppressi non umani, gli animali sfruttati dal nostro sistema specista. In sostanza, la mostrificazione, la bestializzazione delle persone trans* viene assunta con forza e risignificata, riutilizzata come forma di resistenza. Toccante e pieno di spunti.
Questo è davvero un saggio corporeo, dissidente, sporco. E molto necessario. Bonci parla della sua vita di persona trans e antispecista. Racconta della sua scoperta di essere mostro, bestia, anormale. Mostra come la società decide cosa è mostro, e cosa è "normale". Questo è un saggio arrabbiato: Bonci rivendica il suo essere mostro, il suo essere messo ai margini, e capovolge la narrazione a cui ci ha abituato la società e la letteratura. I mostri non sono cattivi, perversi, aberranti, da evitare. Sono creature ai confini, che contribuiscono a rendere il mondo più vario, colorato, bello e buono. Sono felice di essere un mostro anch'io. Grazie, Elia, per questo saggio. Non vedo l'ora di leggere il prossimo.
Lettura imprescindibile, un saggio lucido e insieme feroce. Come si collegano corpi, mostruosità, dissidenza e antispecismo? In modo molto più lampante di quanto pensiate. Elia Bonci mette in piedi una disanima affilatissima di una società "borghese per i borghesi", usurpatrice, marcia fino al midollo, intrisa di crudeltà apprese e reiterate spacciate per decoro. L'unico modo per livellare i conti è distruggere e decostruire, con rabbia e fermezza, tracciando nuovi sentieri per un'umanità libera dai costrutti del potere e del perbenismo, di una falsa etica a vantaggio di pochi, che non ha altro obiettivo se non quello di calpestare e uniformare. Un'umanità che sia finalmente umana. E magnificamente "altra".
Avrei voluto leggerlo con più cura, perché Anatomia di un mostro è un saggio che merita di essere letto con tutto il corpo. Smuove dall’interno, le viscere vogliono unirsi alle grida di tuttə le mostruositrans la cui voce risuona nelle pagine del libro. È un saggio politico, scomodo, militante, che traccia uno squarcio frastagliato ma che colpisce un target ben preciso: il sistema cisnormativo che vuole imbrigliare, incatenare e ingabbiare tutto ciò che sfugge al suo controllo. Consiglio assolutamente!
Per i mostri di ieri,di oggi e di domani Per capire chi sono stati e chi sono ancora. Un libro interessante per tutt*, un saggio ma anche un racconto personale, vivo, sentito. Lo ho letto due volte, Elia Bonci riesce ad essere veramente appassionante, fa riflettere, fa comprendere. Lo fa con tutta la forza e l'amore che serve. Leggetelo, ne vale la pena!!
Sono una mamma di una persona trans e questo libro mi è stato regalato proprio da mio figlio, mi ha aiutato capire molte cose del suo mondo....grazie Elia continua così