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La Grande Italia: Il mito della nazione nel XX secolo

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Alla fine del Novecento, fu annunciata in Italia la "morte della patria". Oggi assistiamo alla rinascita del culto della nazione, mentre molti temono tuttora una perdita dell'identità nazionale. Gli italiani, in realtà, non hanno mai avuto una comune idea di nazione, anche se fin dal Risorgimento il mito di una Grande Italia ha influito sulla loro esistenza. Sono state molte le Italie degli italiani, divisi da ideologie antagoniste, sfociate talvolta in guerra civile. Emilio Gentile narra la storia del mito nazionale nelle sue varie versioni fino a spiegare le ragioni per le quali la nazione è scomparsa dalla vita degli italiani per riapparire nell'Italia d'oggi, con un incerto futuro.

464 pages, Paperback

First published January 1, 1997

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About the author

Emilio Gentile

72 books67 followers
Emilio Gentile (born 1946 in Bojano) is an Italian historian specializing in the ideology and culture of fascism. Gentile is considered one of Italy's foremost cultural historians of fascist ideology. He studied under Renzo De Felice and wrote a book about him.

Gentile is a professor at the Sapienza University of Rome. He considers fascism a form of political religion. He also applied the theory of political religion to the United States after the September 11 attacks.

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for withdrawn.
262 reviews249 followers
April 19, 2016
It took me a long time to get through this excellent book on the changing concept of nationalism in modern Italy. Mostly, that was because I had taken on too many books of a somewhat heavy nature. I put this on hold so that I could turn my attention to this. It was worth the wait.

Having said that, I am now going to cop out of a proper review because all that I have to say, and more has been written already by Bertrand in his review of the book. If you are interested in the history of the conceptual development of Fascism, the concept of nationalism in Italy or, simply how the manipulation of patriotism or nationalism can lead to disillusionment and disaster, this is a good book. I would recommend that you read up on Italian political history from the 1850s on before hand though as the author, Emilio Gentile takes such knowledge for granted.

In any event, read Bertrand's review. It is phenomenal. Really.
Profile Image for Jack Markman.
206 reviews3 followers
September 13, 2024
Hot take, Italian fascism is more interesting and worth scholarly study than German fascism, as it is not laden with the blinding normative baggage of the "Satan on Earth" Nazis.

I've been told Emilio Gentile is a respected scholar in the realms of twentieth-century fascism and nationalism, and after reading this, I can see why. This book was absolutely brilliant, clearly analyzing the history of nationalism in Europe through the early history of the Italian state. My only complaint was the most recent 60 years were covered in a single paragraph, and I daresay I felt a little robbed. Still, I would absolutely recommend this to anyone interested in learning more about the History of Italy or European nationalism.
Profile Image for Makomai.
241 reviews10 followers
January 15, 2015
Prima di passare ad un commento, un consiglio: leggete l’introduzione (sarei tentato di dire che da sola vale il libro); se la condividete, non mancherete di apprezzare il ponderoso studio di Emilio Gentile, altrimenti lasciate il libro sullo scaffale. Non vi aspettate, inoltre, che – al di la’ dell’introduzione – ci si avventuri in temi di attualità: e’ un libro di storia, e si ferma al 1961, primo centenario dell’unita’ (oltre si e’ nella cronaca).
E ora il commento: da un lato nihil sub sole novum, in quanto la storia e’ sempre quella :-), ma dall’altro il tema e l’impostazione del libro – pur meno neutra di quanto non sembri - meriterebbero che se ne rendesse obbligatoria la lettura in tutte le scuole (magari insieme al diritto costituzionale, in quella materia che ai miei tempi esisteva solo sulla carta e che dovrebbe chiamarsi educazione civica). Se non altro perché tutti abbiano chiara la differenza tra sentimento nazionale, coscienza nazionale e statale e mito nazionalistico, ma anche del perché i primi due manchino cosi’ tanto in Italia e ogni tanto (ri)affiori il solo mito.
Una storia di come il mito della nazione – nelle sue varie forme - si e’ evoluto a partire dal 1911 (primo giubileo dello Stato unitario), come si e’ trasformato nel velleitarismo fascista (a mio avviso in realtà il fascismo ha tentato di sostituirsi alla nazione, come aveva ben notato Croce) e come si e’ successivamente involuto (soprattutto a causa dell’identificazione di pressoché ogni sentimento per la nazione con il fascismo, quale si e’ operata dopo la II guerra mondiale). Tutto impeccabilmente esposto e molto approfondito, e dal mio punto di vista perfettamente condivisibile. L’unico appunto che posso fare e’ che trovo l’ambito storiografico troppo angusto per un argomento che appartiene alle scienze della politica. Nondimeno, grazie all’abilità dell’A. nel sistematizzare l’argomento e nel dargli un’impostazione ineccepibile, nulla manca, in realtà: basta saperlo trovare. A titolo d’esempio, il ruolo (più che le mere posizioni) delle sole ideologie “forti” nel secondo dopoguerra italiano (comunismo e cattolicesimo), entrambe ontologicamente sovrannazionali. Ruolo che va al di la’ del mero fatto che entrambe hanno cercato di appropriarsi del mito della nazione (a mio avviso unicamente per fini strategici) contribuendo ad ideologicizzare nuovamente la nazione. Idem dicasi del ruolo dell’idea federalista, che fino al 1961 – ma anche oltre – costituiva semplicemente una fuga dalla storia per rifugiarsi in qualcosa di talmente vago ed evanescente da appartenere unicamente al mondo degli ideali, lasciando quindi totalmente sguarnito il mondo reale - una sorta di alibi per non affrontare il problema della nazione. Con queste premesse, che si spingono ben oltre il 1961, temo peraltro che parlare nel 2005 – anche se in termini cauti – di rinascita del sentimento nazionale (V. introduzione) sia stato molto ottimistico (nonostante l’eccellente lavoro di Ciampi). Inoltre, sarebbe valsa la pena annotare che tutti i miti fondanti delle varie incarnazioni della Terza Italia sono miti di incompletezza: il Risorgimento Tradito, la Vittoria Mutilata, la Rivoluzione Incompiuta, la guerra abbandonata, la Resistenza tradita anch’essa… per non parlare di una Costituzione frutto di compromessi, del consociativismo che ne e’ conseguito, di una II Repubblica che e’ un annuncio retorico… Non stupisce quindi che il mito della Nazione stessa sia anch’esso un mito (ed una realtà) di incompiutezza (mia opinione, non dell’A.).
Ho peraltro la presunzione di ritenere che l’Autore potrebbe non dissentire da tale considerazione.
Comunque, in attesa che esca un nuovo volume aggiornato al terzo giubileo della Nazione, 4 stelle meritate, ed ingresso a pieno diritto nei miei favorites.
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