A raccontarci questa storia è una scrittrice, resa famosa quando era molto giovane da un audace romanzo nel quale metteva in scena sé stessa. Adesso è una donna adulta, ha costruito una famiglia e le sembra di avere compreso che scrivere per lei è stato il frutto di un’urgenza ora sopita. Ma la vita si incarica di dimostrarle che per conoscersi veramente bisogna trovare lo specchio in cui guardarsi e mette sul suo cammino Clara, l’attrice che quindici anni prima è stata il suo doppio nel film tratto da uno dei suoi romanzi. Clara è ancora bella ma i suoi grandi occhi verdi a tratti diventano laghi di vergogna; Clara ha fame ma deglutisce con fatica; Clara non ha più soldi, e trova il coraggio per chiederli a chi incontra. Più di tutto, Clara ha bisogno di raccontare la sua storia e improvvisamente questa diventa una missione che le riguarda entrambe. Per le due protagoniste comincia un viaggio che si dipana sulle tracce del solo alimento che – insieme alla passione – può consentirci di diventare chi i soldi. Dopo aver osato mettere al centro delle sue pagine il desiderio femminile, Melissa Panarello scrive il suo romanzo più autentico e intenso che si propone di indagare un altro grande tabù: quello del denaro fra le mani di una donna. La figura di Clara T. si staglia in queste pagine come una antica divinità divorata dal suo stesso amante, e con voce ferma racconta le ustioni che il successo e la ricchezza lasciano sulla pelle di chi li attraversa, le trappole che la giovinezza tende a chi è più fragile, il privilegio e la dannazione del talento.
Sì il tema, sì il tabù, sì il gioco di specchi, il metaromanzo, l'autofiction, sì persino il finale, sì, sì, sì. Ma la scrittura?
[Edit] Siccome poi finisco sempre per sentirmi in colpa di essere stata cattiva nel giudicare un autore, mi piace aggiungere due link, uno a una bella intervista all'autrice e l'altro alla presentazione alla Casa delle Letterature alla quale hanno partecipato Melissa Panarello e Antonella Lattanzi (Cose che non si raccontano) in occasione degli incontri del Premio Strega.
Con un misto di attrazione e repulsione per la fama di "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire", romanzo con cui a soli 16 anni Melissa Panarello ha fatto scalpore per i suoi temi scabrosi, ho deciso di leggere Storia dei miei soldi con cui al momento concorre allo Strega. La mia convinzione è che se hai cavalcalto i trend in adolescenza e sai far parlare di te, con la maturità, l'esperienza e un grande periodo di eclissi se se ne parla ancora è perché oggi hai davvero qualcosa di grande e innovativo da raccontare. In questo caso, il tabù affrontato è diverso: non più il sesso, ma il denaro. La storia di Clara T., attrice un tempo famosa e improvvisamente ricca, viene ricostruita attraverso i suoi estratti conto. Le sue spese – viaggi, cene, vestiti, prestiti e debiti – ci offrono uno spaccato completo della sua vita. Il ritmo del libro è frenetico e incalzante. Clara T., oggi povera e disperata con lo sguardo da strega, ci lascia sconcertati. Non riusciamo a capire quanto ci sia di vero e di finto nella sua storia, né quanto di Clara T. e Melissa P. si nasconda nelle pagine di questo intrigante romanzo che gioca con la finzione e la realtà. È stato davvero forte e innovativo: parlare di soldi in modo così schietto, specie per una donna è ancora raro, soprattutto nella narrativa e nella cultura italiana. Inoltre ho davvero apprezzato Clara T.un personaggio enigmatico e contraddittorio che lascia con molti punti irrisolti. Una bella scoperta
Originale romanzo che esplora il rapporto complesso e spesso taciuto delle donne con il denaro. Al centro della narrazione ci sono due donne con destini intrecciati: Clara, un'attrice un tempo famosa e ora ridotta in povertà, e la stessa Panarello-personaggia, che racconta la sua storia.
Si esaminano le illusioni, i fallimenti e le vulnerabilità che i soldi portano con sé, evidenziando come l’assenza o l’abbondanza di denaro possa plasmare relazioni e valori.
La prosa si distingue per il tono diretto e asciutto; mette in luce come il denaro possa influenzare non solo la sicurezza economica, ma anche il senso di sé e delle proprie ambizioni.
Ho percepito tra le righe una critica amara al desiderio di accumulare e mantenere il potere, contrapposto alla realtà della solitudine e della vulnerabilità economica.
A book cleverly written, a punch to the gut that poisons you and then heals you, slowly.
It may not be a reading for everyone. The story per se can be perceived as ordinary: a writer that decides to write the difficult story of a forgotten actress and her relationship with money. It’s the way it’s written that is powerful, with its raw taste of bitterness, pain, misery, desperation, and closure.
Panarello mixes truth and fiction, telling you about her past splitting herself into the characters, alternating the use of first and third person. The author combines the writer’s emotions with those of the actress Clara, the main character of the novel, who is still, in some ways, her. The writer is Panarello’s present self and Clara is her past self. There’s a lot to unpack and process, and I had to pause the reading at times because I felt Clara’s despair and her pain touching me deeply with her vulnerability.
Apart from the writing, the main topic is also an uncomfortable one. Money. Something considered taboo and yet omnipresent in our everyday life, a fine thread that can determine the destiny of our relationship with family, lovers, peers at work, or just the perception we have of others and others have of us. Women, specifically, have a difficult relationship with money and what it entails in their lives. It’s an interesting topic of which we don’t see much of on fiction literature, and definitely not under this filter of addiction and misery.
Parenthood is another key factor in this story. Its role and the pain that comes from it, for all those children that don’t feel loved and aren’t kept safe, as well as parents that want to do their best to make their children’s life better, even if it’s just disappearing from their lives. There are emotions beautifully described, scarily accurate, that hit me at my core.
This book can impress you or leave you indifferent. It depends on how its sadness touches your chords. Panarello/Clara says that rich people born rich will never help the poor because they haven’t known poverty, and wouldn’t understand how money dictates your life. It’s the same for her words. If you don’t feel them, it’s because you haven’t lived them in some way in your journey.
All’interno del cliché e dei topoi del panorama editoriale italiano, si possono trovare almeno due motivi per cui vale la pena fermare la marcia scadenzata sul parquet della libreria di fiducia e spolpare la copertina di Storia dei miei soldi. Il primo è quel nome sulla copertina, Melissa Panarello, che potrebbe far suonare una campana un po’ arrugginita nella testa dei lettori sulla trentina. Trascurando di citare la storia di Melissa P, è molto plausibile che quegli stessi lettori, spinti da un fortissimo senso di “Toh, guarda…”, acciuffino il romanzo, lo girino e scrutino un po’ accigliati quell’estratto caratterizzato da una parola che poco si adatta alla Melissa P. che ricordavano: “estratto conto”. Esplorando le prime pagine del breve romanzo, termine che può descrivere questo libro fino ad un certo punto, si capisce con soddisfazione che c’è un tema chiaro da affrontare: parlare del tabù del rapporto delle donne con i soldi tramite i dialoghi tra l’autrice e Clara, la ragazza che aveva interpretato la protagonista del film ispirato dal suo libro di maggior successo, in seguito ad un incontro fortuito tra le vie di Roma. Melissa rimane sorpresa dalla condizione di Clara, molto dissonante rispetto alla vita classica di un’attrice di un paio di film di successo, e quest’ultima, pungolata, racconta la sua storia e tutte le cause per le quali non è mai stata proprietaria dei suoi soldi, dei suoi guadagni e, di riflesso, della sua autonomia. I capitoli scandagliano ogni incontro avvenuto tra le due e passano al microscopio tutte le cifre della vita di Clara, quelle guadagnate, quelle prestate, quelle sequestrate e quelle sperperate. Per la maggior parte della lettura, che risulta scorrevole ed estremamente colloquiale, dentro di me si sono mescolati l’imbarazzo dell’assistere al racconto delle disgrazie di Clara e la curiosità degli intrecci amorosi e familiari, con un pizzico del classico “Ma avresti potuto fare così invece!”, che può ostacolare la comprensione del messaggio dell’opera. Ma questo messaggio arriva? Solo a tratti secondo me. In primis bisogna fare un plauso all’autrice per la scelta di voler parlare della difficoltà di ottenere l’autonomia finanziaria femminile, che spesso si rivela essere una leva fondamentale per limitare l’emancipazione e vincolare la propria vita alle scelte arbitrarie di chi detiene e gestisce quei risparmi di cui tanto si parla nel libro. Il limite della storia proposta è quello di girare intorno ad una vita molto dettagliata e lontana dalla quotidianità di molte persone, rendendo difficoltosa l’immedesimazione e l’urgenza del messaggio, che sembra perdersi a tratti tra i set cinematografici e i locali esclusivi frequentati dalla protagonista. Panarello propone un’opera che può introdurre un tema “da saggistica” ad un pubblico più ampio, a patto che si riesca a fare un passo indietro dal vortice di situazioni di vita esagerate e fuori dalla realtà di ogni giorno di molte ragazze, che rischia di deviare l’attenzione del lettore verso l’ennesima storia dell’attrice caduta in disgrazia nella Roma decadente di inizio anni ’10.
Melissa P. credo che non abbia bisogno di presentazioni per nessuno che sia stato adolescente nei primi anni del 2000. Se non avevi letto, di nascosto, “100 colpi di spazzola” non eri letteralmente nessuno. All’epoca non avevo sicuramente lo spirito critico necessario per apprezzare quello che la storia di questa ragazza voleva veramente raccontare di sé: il profondo senso di fallimento e solitudine che è legato alla mercificazione del sesso come arma per farsi amare. Come molti altri mi ero solo concentrata sui dettagli pruriginosi della vicenda, con fascinazione e repulsione insieme. Mi accosto quindi a questa lettura con il pregiudizio atavico di trovarmi di fronte a un’autrice che non ha niente da raccontarci se non il sensazionalismo che fa notizia e fa soprattutto vendere copie. Se negli anni 2000 il sesso era ancora un taboo, ad oggi, con i social, Instagram, onlyfans e compagnia cantante, ragazze che organizzano veri e propri tour in giro per la penisola con l’unico scopo di andare a letto con uomini e registrare il tutto per metterlo su Internet, non dico che Melissa P. appaia come un’orsolina, ma poco ci manca. Qual è dunque il moderno argomento di cui è meglio non parlare assolutamente, che è considerato sporco, vergognoso, impudico? I soldi. E quindi in questo romanzo Melissa ci racconta la storia di una donna, un’attrice, che ripercorre la storia della sua fallimentare esistenza attraverso i soldi, i soldi che ha avuto e poi ha perso, come questi l’abbiano tenuta legata a persone della sua vita che nel momento in cui non ha più potuto pagare, l’hanno abbandonata senza pietà. Questo romanzo è intriso di crudeltà, è becero, è vergognoso. Eppure mi è piaciuto immensamente, l’ho trovato vero nella sua crudezza, mi è piaciuto lo stile, mi è piaciuta la fredda lucidità con cui si analizzano senza mezzi termini argomenti di cui di solito non si parla nemmeno tra i migliori amici o tra partner. Immaginatevi iniziare una conversazione chiedendo: “quanti soldi hai?” Impensabile. Ad oggi io posso conoscere le posizioni sessuali preferite delle mie migliori amiche ma certamente non il loro estratto conto. È stata una lettura illuminante. In una parola? Necessario.
Ho letto più della metà poi a una certa mi sono stancata di questo tell don’t show e sono andata a leggermi le ultime pagine. Interessante e poco trattato (a mia esperienza di lettrice) il tema, sviluppato però a colpi di mitragliatrice (o trapano, o qualcosa di martellante), una luuunga sfilza di avvenimenti, viaggi, soldi prestati, persone, luoghi, ristoranti. Poca sostanza. E mi è parso che, nei brevi momenti di respiro, ci sarebbe stato spaziotempo per ampliare questa narrazione e trasformarla in un buon romanzo.
Storia dei miei soldi di Melissa Panarello (Bompiani) è la storia di due donne opposte eppure indissolubilmente legate. Come era stato per "Cento colpi di spazzola", anche questo è un libro di rottura, questa volta il tabù non riguarda il sesso ma i soldi.
Ho letto questo libro perché lo rappresento al Fantastrega (state giocando??) e sono contenta di averlo fatto perché uscire dalla comfort zone è sempre una buona idea!
Panarello è Melissa P. la famosa autrice di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, il libro che quando ero ragazzina io aveva fatto scalpore proprio perché parlava di esperienze sessuali senza tabù e filtri. Ritrovare la scrittrice ora, da donna adulta, mi ha fatto un certo effetto. All'epoca io dovevo scoprire ancora la mia sessualità, mentre oggi devo ancora approfondire il mio difficile rapporto con i soldi. E sì, la cosa mi ha fatto sorridere molto.
Ma veniamo alla trama. Melissa è una scrittrice, è passato parecchio tempo dal suo primo libro e quando incontra Clara T. (sì, proprio come Melissa P.) scocca una scintilla. Clara è l'attrice che anni prima ha impersonato Melissa. Anche lei come l'autrice è stata investita da un successo in parte amaro. Essere una donna che scrive liberamente di sesso non è facile, mostrare il proprio corpo al cinema ancora meno. RECENSIONE COMPLETA: https://www.lalettricecontrocorrente....
Ho scoperto Melissa Panarello seguendola sui social e trovandomi d'accordo praticamente su tutto quanto scrive su maternità, femminismo e dintorni. Questo libro è coraggioso, non solo perché, come si legge, racconta del tabù dei soldi di una donna, ma anche perché parla in maniera fortissima e intensa di maternità, soggetto questo diventato anch'esso, purtroppo, divisivo, soprattutto nel femminismo. Mi è piaciuto molto e auguro a questo libro una lunga strada.
"In una famiglia dove si aveva paura dell'amore, l'unica cosa a cui si poteva dare importanza e che regolava i rapporti fra le persone erano i soldi oppure il potere che si poteva esercitare sull'altro".
Letto tutto d'un fiato. È un libro che non mi sarei mai spinta ad approcciare, se non mi fosse stato consigliato. È la storia onesta, per quanto finzionale, di un doppio che appassisce, che arranca dopo un successo fulmineo e inatteso; il racconto di una caduta che non è resa ma scoperta e presa di coscienza; la crudele cronaca di un conto corrente che si gonfia e si prosciuga. Melissa Panarello racconta di Clara T provando forse a rovesciare la sua stessa parabola letteraria. E devo riconoscere che lo fa in modo arguto, emozionante, intrigante. Avrei preferito si dilungasse meno sui dettagli finanziari e seguisse di più alcuni elementi solo accennati, come la sua personale vicenda di scrittrice salita alla ribalta con un libro considerato dai più superficiale e frivolo, e forse questo romanzo vuole essere eccessivamente commovente. Eppure centra l'obiettivo e tocca i punti giusti. Brava.
La tematica attorno cui ruota la narrazione di “Storia dei miei soldi” è interessante. Il modo in cui è narrata la storia un po’ meno.
Clara T. e Melissa P. sono due donne, la prima è attrice e la seconda è scrittrice, le cui vite sono intrecciate.
Il ritmo della narrazione è lento e il libro mi annoiata fino a poco prima della conclusione. Infatti, sul finale mi ha strappato la terza stella.
“Perché lei aveva già deciso dalla scorsa primavera che avrebbe voluto morire. Da quando il figlio era andato a casa del padre,” dissi. Mi congedai da Clara senza tristezza, ma con un senso di compiutezza che mi permetteva ora di concentrarmi sul mio futuro, i miei bambini, mio marito. Quella furia si era estinta e anche io, come anni prima era successo a lei, avevo adesso un lago sulla faccia. Come promesso a lei e a voi lettori, saranno destinati a Clara i soldi di questo libro, per darle sepoltura e per regalare a quel bambino altre monete da mettere nel suo piccolo forziere di legno.”
È stato faticoso per me terminare questa lettura, anche se all'inizio mi piaceva l'idea che la storia non avesse un taglio puramente autobiografico ma giocasse sull'idea del doppio, presentandoci come protagonista una disperata Clara T., gemella oscura di ciò che fu Melissa P.
È vero che il tema dei soldi è un tabù - e forse non solo in letteratura - ma io l'ho trovato anche noioso. Il romanzo procede con una valanga di vicende che si susseguono piatte e incolori, esatto conto dopo estratto conto. Seguiamo il dilapidarsi del conto in banca e del successo della protagonista che, dentro di sé, resta un'insicura ragazza di provincia. Nessuna variazione nei toni e nel registro. Alla fine la storia è soffocante e la scrittura non la riscatta.
La narrazione risulta avvincente grazie al passo narrativo dell’autrice che è giusto riconoscerle. Ciò che non fa decollare il libro, per quanto sia un’idea inizialmente stuzzicante il tema del doppio tra attrice/scrittrice, è l’impossibilità per chiunque di immedesimarsi con la protagonista a causa della distanza economica, sociale e caratteriale. Il patto narrativo si spezza perché questo personaggio, che vuole apparire realistico, non ne combina una di giusta e viene piegato dall’autrice a operare scelte di vita bizzarre (compreso il finale iper drammatico e telefonato) pur di seguire l’idea alla base del romanzo. Probabilmente se lo stile fosse stato grottesco, noi lettori che passiamo le giornate a fare i conti su cosa possiamo permetterci, avremmo accettato con meno disagio questo personaggio che si lascia abusare e derubare senza motivo.
La storia dei soldi comincia sempre da una vergogna e dal disamore. Così è la storia di Clara T., l’attrice che consegna la propria memoria a Panarello.
Ripetitiva la trama, inutile la morale, noiosa la prosa, nota l'abissale mancanza di educazione finanziaria italiana. Difficile consigliarlo anche solo per non fare traballare il proverbiale tavolino
Melissa Panarello torna con un romanzo che in qualche modo la ricollega al suo debutto e, che al tempo stesso, affronta un tema che mi sta molto affascinando ultimamente: i soldi (non nel senso che mi piacciono i soldi, ovviamente mi piacciono, ma nel senso che mi sto interessando sempre di più al tema della finanza personale). La protagonista del libro è una scrittrice che incontra per caso in un bar dopo moltissimi anni Clara, cioè colei che l’aveva interpretata nel film tratto dal suo primissimo romanzo. Clara risulta quasi irriconoscibile, non solo perché è trascorso molto tempo dall’ultima volta che si sono viste, ma anche perché sembra che in lei ci sia qualcosa che non va. Qualche conversazione e qualche scambio tra le due donne porta presto a capire che Clara è in difficoltà economiche e che, la mancanza di soldi, ha avuto un impatto tragico sulla sua vita. A partire dall’incontro fortuito nel bar le due protagoniste continueranno a incontrarsi affinché Clara possa raccontare la sua storia, con tanto di estratti conto e movimenti bancari alla mano: il denaro ha infatti rappresentato per lei una sorta di schiavitù, sia in sua presenza, sia in sua assenza. Un romanzo che si legge facilmente e velocemente che però, forse proprio a causa della sua brevità, mi ha lasciato la sensazione di non essere del tutto compiuto.
Storia dei miei soldi di Melissa Panarello è un altro dei libri candidati al premio Strega . Ho avvicinato questo libro con una certa diffidenza verso l’autrice, che aveva vissuto molto giovane un successo editoriale con un libro piuttosto chiacchierato. La Panarello ha un’intuizione abbastanza forte e interessante: le persone parlano più volentieri dei propri sentimenti o scoprono più facilmente il loro corpo piuttosto che parlare della propria situazione economica e dei propri soldi. In questo romanzo la scrittrice immagina di ritrovare l’attrice che ha interpretato il film tratto dal libro che le ha portato il successo e ripercorre le proprie vite parallele. Mentre lei si è dedicata a una vita di studio e di ampliamento delle proprie conoscenze e delle proprie attitudini lavorative, costruendo un solido rapporto con il compagno e mettendo su famiglia e casa, l’attrice ha condotto una vita ai limiti dell’assurdo, passando da una condizione di spudorata ricchezza e successo fino a percorrere la strada di un totale degrado e povertà. Tutte le connessioni di questa donna, dalla famiglia disfunzionale ai rapporti sentimentali sbagliati, all’incapacità di gestione della propria vita, all’alcol e alle droghe non ci vengono risparmiati fino al tragico epilogo. Difficile dire di questo libro, sicuramente è migliore l’idea che c’è dentro della forma e dello stile. Positivo sicuramente in un mondo di influencer e OnlyFans è l’allerta che la scrittrice fa sulla cattiva gestione di questi successi momentanei che possono sicuramente distruggere la vita se non sono guidati dall’intelligenza. Sinceramente in un mondo dove si vedono donne perdere il lavoro e reinventarsi in 1000 modi oppure dove ci sono donne giovani magari unico genitore che fanno due o tre lavori malpagati insieme alzandosi alle quattro del mattino senza possibilità di miglioramento e e crescita, avere empatia per la protagonista di questo romanzo non è facilissimo. Comunque per l’idea interessante e fuori dagli schemi consueti del romanzo italiano il libro si fa leggere.
“Ma perché nessuno dei tuoi amici ricchi ti ha aiutato? Erano tutti nati ricchi. Se nasci ricco sei sprovvisto di generosità, ed è questo a mantenerti ricco. Se nasci povero e diventi ricco sei bravo a dissipare, anche perché vuoi dimostrare a tutti come sei stato bravo a farne, ti fai vedere con gli orologi costosi e i soldi, invece che nasconderli, li fai annusare a tutti. Ricordati, poi, che i ricchi sono tutti accomunati da una cosa: dalla vergogna. I soldi sono sempre sporchi, fatti con il sangue o il sudore, spesso di qualcun altro, ma a volte anche il proprio…”
Facciamo subito fuori l’elefante nella stanza (metaforicamente, l’erede dei mammut è uno degli animali che apprezzo di più): all’annuncio della candidatura dell’ultimo libro di Melissa Panarello al Premio Strega, e ancor di più alla selezione della dozzina finalista, ho letto sui social commenti di gente (bookstgrammer, booktokker o chiamiamoli come vogliamo) che mi hanno fatto pensare. Perché non mi pare complicato, almeno per chi con i libri e la cultura ha a che fare anche solo in forma di “semplice” passione, approdare nel porto del “lo leggo e poi giudico” invece di indirizzare la prua verso il “giudico sulla base di quello che ha scritto 30 anni fa”. Sarò un lettore marinaio strano io, ma la storia di autrice di melissa Panarello mi ha incuriosito, e quindi “Storia dei miei soldi” l’ho letto.
L’ho letto e non mi ha convinto al cento per cento, per questioni che sono legate – e ci mancherebbe altro – al personalissimo gusto letterario e a una certa difficoltà a immedesimarmi nelle protagoniste, non per una banale questione di genere ma per una storia personale che è rimasta a grande distanza; ciò premesso, è (credo) innegabile che Melissa Panarello sia dotata di talento letterario, che una trama coraggiosamente giocata fra fiction e biografia mantenendo una struttura narrativa assolutamente solida sia funzionale al messaggio che intende trasmettere e che i temi trattati passino piuttosto potentemente dalla pagina stampata alle sinapsi celebrali del lettore, attivandole.
“Storia dei miei soldi” non trasmette (soltanto) un messaggio di legame fra indipendenza economica (e finanziaria!) e libertà femminile, che tendiamo a dare forse troppo facilmente per scontato; “Storia dei miei soldi” è un romanzo sui lacci familiari, sulla corrispondenza degli affetti, sulla maternità, costruito su una dinamica narrativa efficace (Clara, attrice caduta in disgrazia, racconta / Melissa, scrittrice con una vita solidamente ancorata, riflette sulle rivelazioni). Il sottofondo mi è sembrato un filo troppo annebbiato dalla rabbia, ma il romanzo funziona, e funziona bene.
Ci sono verità che ci dispiace riconoscere, impegnative da affrontare, rivelatrici di ciò che siamo nel profondo, indicative di colpe, quasi mai assolutorie o, più in breve, scomode, perché non ci permettono di nasconderci dietro al loro contrario, le bugie. E se c’è una cosa che può falsare molto le nostre verità, gettandoci addosso un’aura di perfetta apparenza, che ci regala più vite e modi di goderla, è di certo questa: il denaro. Che a volte ci sembra vero e degno di considerazione, solo se posseduto in abbondanza.
Intorno a questo scottante e solitamente poco indagato tema, ruota il nuovo libro di Melissa Panarello, autrice nel 2003 del libro diaristico “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” in cui non ancora maggiorenne metteva a nudo, tra le altre cose, le sue esperienze legate al sesso con un linguaggio che scandalizzò per la sua audacia e per la giovane età, dimostrando altresì una maturità rara, specie nel gestire le gogne mediatiche che seguirono, con al centro l’accusa di aver inventato tutto per puro marketing, o peggio, di essere una poco di buono nel caso si stesse trattando di una testimonianza reale, per la serie: “in ogni caso hai sbagliato.” In “Storia dei miei soldi”, capiamo subito che al centro della trama c’è un altro tabù, se così si può dire, che ancora una volta potrebbe far storcere il naso ai soliti benpensanti: i soldi. In particolar modo, di ciò che succede ad una ragazza che li ha visti entrare nella sua vita inaspettatamente, e forse proprio per questo, ha visto allontanarsi la visione della vita che conservava prima di averli, e soprattutto assiste al cambiamento del rapporto con gli altri, a partire proprio da chi ti sta più vicino, ma non col cuore. Continua, leggi su:https://librangolo.altervista.org/sto...
La mia valutazione sarebbe stata più alta se mi fossi focalizzata solo sul valore della storia e sul tema trattato, che trovo interessante e inusuale (in senso positivo). La storia di Clara è angosciante e risulta difficile non empatizzare con la sua esistenza dissoluta e sgangherata, non provare pietà per la sua ingenuità e fragilità, per quanto sia stata usata e abusata da chi avrebbe dovuto volerle più bene e proteggerla. La fine che fa è una triste metafora della vita che ha condotto. Ma allora perché solo 3 stelle? Perché il libro mi ha innervosito parecchio per quanto sia scritto in maniera sgrammaticata e priva di qualunque rispetto delle regole di frase nelle costruzioni di frasi elementari, cosa che veramente mi ha lasciata senza parole e ancor di più al pensiero che sia un libro che è stato candidato al Premio Strega. mi viene da pensare che funzioni un po' come agli Oscar per questo premio: la giuria vota film che non ha mai visto, ma basandosi solo su trama e hype. è l'unica spiegazione logica. A titolo di esempio, vi lascio un paio di estratti che possano rendere l'idea di come è scritto: "Una mosca si fermò sulla sua fronte, prese una caramella dalla borsa e se la mise in bocca" - mi stai dicendo che la mosca prese una caramella e se la mise in bocca?? le regole su soggetto, verbo e complemento oggetto si imparano alle elementari, vorrei ricordare.
"In quell'appartamento dove molte erano state e sarebbero ancora state le storie e dove potevi dare tutte le mani di vernice che volevi, gli sticker con le farfalle non ti avrebbe inseguito fino alla morte, non c'erano impronte personali, ma solo intenzioni collettive." - giuro che non c'è nessun errore di battitura, l'ho trascritto tale e quale a come è presente nel libro. Sembra una frase da allucinati, senza capo nè coda nè alcuna coerenza grammaticale o di senso compiuto.
ecco questi sono solo 2 di tantissimi esempi, per cui: 3 stelle.
Non conoscevo questa autrice. Come spesso mi accade ho colto un'occasione di lettura acquistando il libro in un mercatino, per poi scoprire che era un candidato Strega e che Melissa Panarello è autrice anche di Melissa P. libro che quando ero ragazzino fece scalpore ma che non lessi, e non vidi neanche il film. Dette queste premesse sicuramente inutili, posso dirmi felice di aver letto Storia dei miei soldi, una storia che rende profondo e viscerale il tema economico legato alle celebrità, alla debolezza, alla sudditanza emotiva, alla non educazione nei confronti del denaro, ai soldi facili che come arrivano, altrettanto facilmente vanno via.
In questa storia l'autrice incontra dopo anni di distanza Clara, l'attrice che la interpretò nel film "Melissa P.". Le condizioni di povertà dell'attrice spingono Melissa a incentivare alcuni incontri con lei, al fine di capire di più e di scrivere la sua storia. Ne viene fuori un dramma personale e familiare dovuto al successo troppo veloce, all'incapacità di gestire i soldi e i rapporti lavorativi, i contratti, il fisco. Ma la parte più significativa è quella che riguarda i rapporti umani generati sia nell'ambiente lavorativo, ma anche e soprattutto in quello familiare che ha rappresentato per Clara una croce altrettanto pesante.
Ho vissuto emozioni vere di rabbia e frustrazione leggendo questo libro, soprattutto alcuni passaggi, e mi è rimasta una tristezza autentica e genuina.
Melissa Panarello si inventa un plausibile alter ego, l'attrice Clara T., che dovrebbe averla interpretata nella versione cinematografica del suo primo libro, un erotico parzialmente autobiografico, scritto quando era ancora molto giovane. L'incontro fortuito tra le due donne, molti anni dopo il film, e il loro essere andate in direzioni diametralmente opposte (scrittrice di successo e appagata madre di famiglia la prima, ridotta sul lastrico e quasi una barbona la seconda), innesca un'intervista- confessione che mette sul tavolo diversi argomenti interessanti, tra i quali il principale è quello che dà il titolo al romanzo, vale a dire il rapporto delle donne con i soldi, la loro vergogna ad avere a che fare con essi, quasi ne diminuisse la santità. Come dicevo, il libro ha diversi spunti molto interessanti, e a tratti li presenta con una certa profondità. Ci sono però due difetti fondamentali. Il primo è di tipo narrativo, ed è legato alla pervicace tendenza della letteratura attuale italiana del girarsi intorno all'ombelico. L'autrice parla troppo di sé, e questo fa parlare meno la storia, la fa sembrare quasi un pretesto per tenere il lettore al corrente dei fatti propri. Il secondo, invece, è di tipo linguistico. A volte la narrazione è sciatta e la totale noncuranza con cui vengono trattati congiuntivi e preposizioni è davvero disperante.
Questo libro mi ha ricordato dal "The Seven Husbands of Evelyn Hugo", da Taylor Jenkins Reid. Invece parlare tanto delle sperienze sessuale dell'attrice, questa volta il libro ha parlato di soldi. I soldi è un tabu per gli italiani, e molte volte non gli attacammo alle donne. Non si parla molto delle storie delle donne con i soldi, e questo libro è stato originale per questo. Mi è piaciuto, e sono stata triste, perché Clara T., anche se prima aveva molti soldi, non ha mai avuto niente nella sua vita e ha tutto perso. Non ha nessun proposito e non ha mai saputo che cosa era l'amore. Gli altri gli hanno tutto rubato. Lei è una donna forte, ma che non è preparata da essere così "fortunata" : nessuno gli ha spiegato niente e tutti la usano per la sua inesperienza. Comunque, Clara T. è misteriosa e melancolica, piena di metafore, anche se la scrittura non è esattamente poetica. Proprio come una Evelyn Hugo italiana. Comunque, ci sono state delle parte che non dimenticherò mai. La storia è stata anche lineare e realista, e il stile dell'autrice è molto chiaro, facendo un bel rittrato della vita glamorosa e decadente di Roma e degli artisti che vivano in margine, per culpa dell'industria. Mi è anche piaciuto molto il rapporto tra la scrittrice e Clara T.: a un certo punto, non si sa veramente si la scrittrice può salvare l'attrice, o si è proprio il contrario quello che succede.
"Storia dei miei soldi, edito da Bompiani, si muove lungo un delicato filo narrativo che intreccia autobiografia e finzione. La vicenda si sviluppa attorno a due figure femminili che hanno la capacità di lasciare qualcosa di sé anche una volta conclusa la lettura: la prima è Melissa, narratrice e alter ego dell’autrice, la seconda è Clara T., l’attrice che quindici anni prima aveva incarnato Melissa stessa in un film tratto da un suo libro. L’incontro tra le due donne diventa il pretesto per esplorare un tema tanto tabù quanto universale: il denaro. Attraverso gli occhi di Clara e i suoi racconti senza peli sulla lingua, talvolta un po’ esuberanti ma sempre molto veritieri, il lettore viene catapultato in un viaggio introspettivo che svela la vulnerabilità e al tempo stesso il potere evocativo di ciò che il denaro rappresenta, non solo come strumento materiale ma anche in quanto simbolo identitario".
Il romanzo ha due protagoniste: una scrittrice un tempo molto famosa e Clara T., un’attrice che aveva interpretato il personaggio principale del libro più venduto dell’autrice. Incontratesi per caso, Clara racconterà alla scrittrice la sua vita, utilizzando il denaro come metafora e filo conduttore: quello che ha guadagnato, speso, regalato e perduto.
Una narrazione sincera e schietta, che indaga Clara T. Intimamente, nella sua tristezza, nella sua continua richiesta e ricerca di felicità.
La prosa è semplice e immediata, il finale piuttosto scontato, le protagoniste non molto simpatiche e difatti è difficile entrare in empatia con loro. Clara T., con il suo vissuto, fa provare malessere e fastidio, la sua onestà è priva di vergogna, sinceramente ho pensato più volte che si meritava la vita che aveva, troppi gesti insensati senza pensare alle conseguenze.
In conclusione, un romanzo che non mi ha colpita né emozionata, non capisco come potesse essere fra i candidati al premio Strega, ma naturalmente è un mio pensiero.