È difficile descrivere cosa è stato Tecum per me, perché questo non è un semplice libro, è una storia che urla e scava e ti resta addosso.
Soprattutto perché dopo aver letto Fatum ed essersi affezionati ad ogni personaggio, tornare da loro, ritrovarli, vederli così uguali, eppure così diversi, è qualcosa che fa bene e male allo stesso tempo.
Tecum riprende quattro anni dopo Fatum - con il ritorno di Arya, Rutenis e Diomede - e, con la famiglia di nuovo riunita, ha inizio una nuova avventura che ci porta al Geenna: un orfanotrofio che custodisce traumi, segreti, infanzie spezzate.
Il ricongiungimento tra Arya, Dan e gli altri non è esattamente allegro o felice. Infatti, chi più e chi meno, ha delle situazioni in sospeso. Le cose sono cambiate e, nonostante siano tutti ancora disposti a dare la vita l'uno per l'altro, ci sono ancora troppi silenzi, sguardi non detti, ferite mai rimarginate.
Tecum è un vortice di emozioni, pieno di rivelazioni dolorose, nuovi personaggi a cui è impossibile non affezionarsi, colpi di scena improvvisi, tensioni, liti, gelosie, ritorni che fanno male e fili spezzati che cercano di essere riannodati. Il tempo ha cambiato tutti, alcuni in modo evidente, altri più silenziosamente, ma nessuno è rimasto davvero lo stesso.
Dantalian, con i suoi sensi di colpa, il suo passato ed il suo bisogno di proteggere Arya a qualsiasi costo, mi ha semplicemente distrutta. Lui è spezzato, protondamente pentito, divorato dalla rabbia verso se stesso e dal peso delle sue scelte. Vederlo lottare per rimediare, per dimostrare il suo amore ad Arya senza pretendere nulla in cambio, è stato devastante. Il suo dolore è palpabile, così come il suo bisogno di redenzione. Scoprire il suo passato, capire fino in fondo le ferite che si porta dentro, lo ha reso ancora più umano e indimenticabile.
Arya invece è la personificazione della resilienza. Sapere cosa ha dovuto affrontare durante questi anni lontani dalla Terra, le prove che ha superato da sola, il dolore che ha imparato a nascondere, me l’ha fatta amare ancora di più. Lei non è solo forte: è fragile, caparbia, viva.
Lei e Dan sono Fatum: un amore totalizzante, sicuramente non perfetto, ma vero. Un amore che ti prende per mano, ti costringe a guardarti dentro, ti insegna ad accettare ogni parte di te – anche quelle più buie, più scomode – e che, alla fine, ti salva.
Le ultime cinquanta pagine sono state un colpo al cuore continuo: una serie di plot twist che mi hanno lasciata senza fiato, con il cuore in gola e le lacrime agli occhi. Ogni scena aggiunge un tassello, fino ad arrivare al finale che, a parer mio, è semplicemente perfetto.
Se Fatum mi era piaciuto, Tecum mi ha fatta letteralmente impazzire. È una storia che ti resta addosso, che prima ti svuota e poi ti riempie.
Grazie ad Arya e al suo immenso coraggio, a Dan, per non essersi mai arreso, a Erazm e alla sua forza - che a volte serve più forza per lasciare andare qualcuno che per restare - a Rut, Xim, Med e Nivek, che avranno per sempre un posto speciale nel mio cuore.
Il presente basta e io basto al presente. Chi sa, sa.