Feria d'agosto è un'opera eterogenea dello scrittore Cesare Pavese, pubblicata nel 1946 composta da racconti, capitoli e prose di riflessione che enunciano la poetica dell'autore. In Feria d'agosto lo scrittore approfondisce, soprattutto nei saggi raccolti nell'ultima sezione dell'opera ("Del mito, del simbolo ed altro", "Stato di grazia", "L'adolescenza", "Mal di mestiere") la sua teoria del mito. Le sensazioni provate nel periodo dell'infanzia, che creano un'atmosfera sfumata dal ricordo, sono evidenti nelle brevi prose che si situano tra i saggi puramente teorici e i racconti veri e propri.
Cesare Pavese was born in a small town in which his father, an official, owned property. He attended school and later, university, in Turin. Denied an outlet for his creative powers by Fascist control of literature, Pavese translated many 20th-century American writers in the 1930s and '40s: Sherwood Anderson, Gertrude Stein, John Steinbeck, John Dos Passos, Ernest Hemingway, and William Faulkner; a 19th-century writer who influenced him profoundly, Herman Melville (one of his first translations was of Moby Dick); and the Irish novelist James Joyce. He also published criticism, posthumously collected in La letteratura americana e altri saggi (1951; American Literature, Essays and Opinions, 1970). A founder and, until his death, an editor of the publishing house of Einaudi, Pavese also edited the anti-Fascist review La Cultura. His work led to his arrest and imprisonment by the government in 1935, an experience later recalled in “Il carcere” (published in Prima che il gallo canti, 1949; in The Political Prisoner, 1955) and the novella Il compagno (1947; The Comrade, 1959). His first volume of lyric poetry, Lavorare stanca (1936; Hard Labour, 1976), followed his release from prison. An initial novella, Paesi tuoi (1941; The Harvesters, 1961), recalled, as many of his works do, the sacred places of childhood. Between 1943 and 1945 he lived with partisans of the anti-Fascist Resistance in the hills of Piedmont. The bulk of Pavese's work, mostly short stories and novellas, appeared between the end of the war and his death. Partly through the influence of Melville, Pavese became preoccupied with myth, symbol, and archetype. One of his most striking books is Dialoghi con Leucò (1947; Dialogues with Leucò, 1965), poetically written conversations about the human condition. The novel considered his best, La luna e i falò (1950; The Moon and the Bonfires, 1950), is a bleak, yet compassionate story of a hero who tries to find himself by visiting the place in which he grew up. Several other works are notable, especially La bella estate (1949; in The Political Prisoner, 1955). Shortly after receiving the Strega Prize for it, Pavese took his own life in his hotel room by taking an overdose of pills.
Non ho ritrovato Pavese, il mio Pavese. Non ho ritrovato l'amico triste col quale e' bello amaramente confrontarsi. Non so se sia colpa mia o di questo libro imperfetto. Ma tant'e'. E mi dispiace.
Piccoli bozzetti d'infanzia estiva, dai quali traspare un sottile filo di malinconia. Difficile dire se possa ascriversi alla nostalgia per un tempo ormai irrimediabilmente trascorso o debba esser considerata alla stregua di un prodromo per le future inquietudini adulte dello scrittore. Più interessante dei racconti è il breve saggio sul significato del mito.
Campo di grano con volo di corvi La copertina con la prateria e gli uccelli mi ha richiamato subito il quadro di Van Gogh, ma non è il quadro che ricordavo e in effetti l’associazione Pavese/Van Gogh non sarebbe ben scelta, perché Pavese è un autore “riservato”, che sembra voler filtrare le emozioni, diversamente da Van Gogh che le spatolava sulla tela. A nota di un suo quadro ho letto che il colore aveva impiegato un mese ad asciugarsi. Feria d’agosto è un bel titolo per un’opera abbastanza eterogenea, racconti di città, di campagna, saggi sulla scrittura. Il Pavese che mi piace è quello dei racconti distesi, in cui il fine letterato che è si manifesta senza dichiararsi: i trattati sulla scrittura non mi interessano. Ci sono racconti particolarmente felici che hanno un protagonista bambino che osserva con diffidenza la seconda moglie del padre, la Sandiana, ma si lascia conquistare dalla sua gentilezza; un ragazzo di campagna che sogna il mare e parte all’avventura, scappa per andare alle feste nei paesi vicini invece di guardare luci fuochi e musica dalla terrazza di casa, oppure va a studiare in città a fare la bohème sui tetti di Torino, frequentando servette e pensando alle belle sorelle degli amici (La città; Storia segreta). Mi piacciono meno i racconti un po’ onirici che si svolgono senza uno sfondo preciso, troppo intimisti e astratti. Quando apro Pavese parte automatico il confronto con Fenoglio. Pavese ha uno sguardo più intimista, verso l’io narrante, mentre Fenoglio nei racconti si guarda intorno con un’apertura e generosità impareggiabile. In questo senso Pavese rimane più in superficie, dove Fenoglio s’immerge in storie profonde, coinvolgenti, dolorose. Pavese in vari saggi e racconti si dice scettico sull’utilità del trasmettere le proprie esperienze, poiché non si può davvero capire o apprezzare quello che non si conosce già e che si è conosciuto nella prima infanzia. Forse ha ragione o forse no, vorrebbe dire che in tutti i libri cerco sempre la stessa storia, paesaggio, colore. In questi termini direi di no, ma certo ciascuno di noi ha un suo canone, che però in genere è mutevole.
DNF redondo. Nope, Pavese não é para mim (mesmo com toda a poesia e natureza que vêm com ele). Para não morrer novo, este é outro daqueles que irá engrossar as estantes de um leitor com melhor gosto do que eu.
Racconti brevi. Un distillato di delicatezze e sensibilità estrema. Grande prosa. Evocativa. Esegesi dell'animo umano, in un piccolo inventario di temi Pavesiani.
Faccio la conoscenza di Cesare Pavese con questa raccolta di racconti - che comprende anche qualche frammento di saggistica -, non avendo ancora letto nessuna delle sue opere maggiori, ma mi ha già conquistata. C'è la natura e c'è l'uomo, in questi racconti. Alcuni brevissimi, altri che si dilungano un po': a me sono piaciuti particolarmente i primi, che ho trovato dotati di una grande intensità, di un grande pathos. Pavese racconta delle piccole cose di ogni giorno e divide la raccolta in tre parti: il mare, la città e la vigna. I racconti non escludono necessariamente ciò che non riguarda il titolo della sezione di cui fanno parte, anzi, aleggia la stessa atmosfera calda e abbacinante in ognuno di essi. La terra, il lavoro dei campi, la campagna, le strade cittadine deserte, le colline, i falò. Vi è una percezione pura dei colori della terra e tutto si svolge in un'atmosfera ovattata, quasi onirica e fortemente nostalgica. Nella terza parte alcuni dei racconti diventano saggi in cui Pavese libera le sue idee riguardanti il mito, il ricordo e il simbolo, senza mai risultare fuori luogo perché quello di cui scrive ha completamente a che fare con la simbiosi uomo-natura su cui, a mio avviso, si concentra la raccolta.
Pavese è uno che mi mette una malinconia che guarda, pianterei lì e andrei a falciare il grano. Tutte le volte che leggo le sue opere mi viene da abbandonare il paese e girare il mondo e tornare arricchito nella borsa e nello spirito e riguardare quello che mi sono lasciato dietro con nostalgia mista a consapevolezza, e perdermi in considerazioni sul tempo che passa e accennare a episodi della mia gioventù quando perdevo tempo coi ragazzi del paese e scendevamo alla vigna e di quella volta in cui la ragazzina col soprannome tipico di questi posti qui ha fatto qualcosa col suo coetaneo di cui non racconto ma sono sicuro che avete già capito tutti. Poi non lo faccio perché non saprei a chi lasciare il cane.
Si tratta di una raccolta di racconti e devo dire che, pur non essendo un'amante dei racconti, l'ho apprezzata molto.
Sentivo la necessità di ritrovare la scrittura di Pavese e anche con quest'opera mi sono sentita profondamente in sintonia, complice il fatto che il fil rouge è la crescita dei personaggi, la ricerca della loro identità e del loro posto nel mondo - e come ormai sapete amo tantissimo i racconti e i romanzi di formazione 🥹
La raccolta, infatti, è divisa in tre sezioni - Il mare, La città, La vigna. La prima parte è dedicata alla gioventù, alle aspettative proprie dell'adolescenza e al desiderio mescolato al timore di crescere; la seconda parte è dedicata alla metropoli, luogo deputato alle esperienze formative che segnano il passaggio all'età adulta, nonché deserto che l'uomo si trova a dover affrontare in solitudine. Infine, la terza parte è dedicata al mito, al richiamo ai luoghi dell'infanzia e alle sensazioni di sfumata malinconia per il passato che questi evocano.
Naturalmente non sono riuscita ad apprezzare in egual misura tutti i racconti, ma ce ne sono alcuni come "Il campo di granturco", "Il tempo", "Stato di grazia", "La vigna" che ho amato profondamente.
kitapta işaretlediğim hikayeler çok harika. Deniz bölümüyle pek yakınlık kuramadım fakat çocukluk maceraları çok keyifliydi, Kent bölümü bana daha fazla hitap ediyordu. üzüm bağı bölümünün ilk 3 hikayesi deneme gibi yazıldığından okumadım- sonra dönüp bakacağım- bu bölümdeki hikayelerden de bikaçını çok beğendim. altını çizdim, sonra bakarım diye. Tezer Özlü sayesinde tanıştım pavese ile, şiirlerini okumak dileğiyle. Özellikle son bölümde "yaşam sevgisini" gördüm, tıpkı tezerdeki gibi tıpkı bendeki gibi. bu öyle bi tutku öyle doyulmaz bir açlık ki hüzne vardırıyor kendini. iyi ki okumuşum.
E' composto da una serie di racconti, alcuni più sfumati altri più articolati, ambientati nelle Langhe ed a Torino. E' un contrasto tra il mondo contadino e quello cittadino, un libro molto ricco al cui interno si ritrovano le tematiche care a Pavese.
“..le cose si scoprono, si battezzano, soltanto attraverso i ricordi che se ne hanno. Poiché, rigorosamente, non esiste un veder le cose la prima volta: quella che conta è sempre una seconda”.
Pavese'nin şair yönünü ortaya seren öykü kitabı. Şiirde olduğu gibi bunda da fazla anlam aramadan, hislere yoğunlaşmak gerekiyor. O noktadan sonra kendinizi sarı İtalyan tarlalarında yürür gibi hissediyorsunuz.
Si capisce fin da subito la caratterizzazione di personaggi e paesaggi, fa proprio sognare ed immaginare gli scenari a lui familiari, questa storia tra l'altro ha dei temi molto interessanti anche per come sono stati sviluppati, un vero e proprio climax ascendente
Feria d’agosto è una raccolta composta da 29 racconti di varia lunghezza, nei quali si può trovare l’essenza della poetica dell’autore.
I racconti di Pavese hanno sovente una componente onirica, a metà strada tra il ricordo trasognato del passato e la realtà del presente. In questi racconti si trovano luoghi, oggetti, profumi e sensazioni relativi a vicende accadute quando lo scrittore era bambino, che vengono rivissute dal Pavese adulto come fosse la prima volta.
Nella poetica di Pavese tutto ciò rappresenta il mito, che sta alla base della personalità di ogni persona. La scrittura di Pavese è tesa non tanto a ritrovare il bambino ed il tempo di una volta (come nella Recherche di Proust), quanto a scoprire l’uomo di oggi alla luce della riscoperta dei sentimenti dell’infanzia e della prima gioventù, ritenuti alla base dei valori più intimi e veri di ognuno.
La raccolta è divisa in tre capitoli (Il mare, La città e La vigna) nei quali la suddivisione dei racconti segue il criterio della formazione del mito di Pavese. Nei primi due capitoli troviamo infatti racconti che si svolgono prevalentemente nella fase dell’evoluzione del bambino verso la giovinezza e da quest’ultima verso l’età adulta, come “La giacchetta di cuoio”, “Primo amore” oppure “Le case”.
In questi capitoli vi sono racconti anche brevissimi, di due o tre pagine, nei quali le vicende del protagonista bambino sfociano sovente in vere e proprie epifanie o rivelazioni per lo scrittore adulto. Racconti che a volte sembrano quasi più appartenere al mondo della poesia, come ad esempio “Fine d’agosto”, oppure “Il campo di granoturco”.
Ma è il terzo capitolo quello che ho maggiormente apprezzato. Alcuni dei racconti che ne fanno parte rivelano esplicitamente la poetica di Pavese: in particolare Del mito, del simbolo e d’altro, Stato di grazia e L’adolescenza, che arrivano proprio a definire la sua essenza letteraria. L’ultimo racconto invece (“Storia segreta”) ne è l’applicazione pratica: il protagonista bambino che ripercorre le orme del padre con la consapevolezza dell’adulto.
La lettura dei racconti non è sempre agevole. La ricerca del mito porta Pavese, a volte, a ripetere ossessivamente luoghi e situazioni (la campagna, la vita contadina) che se in un romanzo risultano “annacquati” nella trama, nel racconto breve possono risultare pesanti e, a volte, del tutto ingiustificati.
In conclusione, penso che Feria d’agosto sia un libro molto bello ma anche molto complesso tanto che, contrariamente alle mie convinzioni, consiglio di affrontare questa lettura con un minimo di preparazione, leggendo prima l’introduzione e la breve raccolta di recensioni presenti in questa edizione.
La poesia di alcuni passaggi ne "Il campo di granturco" o ne "La vigna". La naturalezza dei gesti dei personaggi ne "Il mare" o ne "La giacchetta di cuoio". Le riflessioni sull'infanzia, sul ricordo, sull'imparare a vedere 'per la prima volta, che è sempre una seconda', in "Stato di grazia" o in "Una certezza". Questi racconti sono sotto moltissimi aspetti l'embrione, la radice, il ricordo - ma volto al futuro - di quella che sarà (e già era) la poetica di Pavese, quella per cui ancora oggi lo ricordiamo tra i più grandi autori della letteratura italiana.
C'è tutto l'uomo - e non solo Pavese - in questo libro. C'è la sua crescita, c'è "il mare" primigenio, da cui tutti siamo nati; "la vigna", dove la terra ci ha dato radici per crescere e maturare; c'è infine "la città", dove siamo diventati uomini, anziani, stanchi, immobili e solidi come palazzi.
Probabilmente non il miglior modo per iniziare a conoscere Pavese (mi sento di sconsigliarlo come prima lettura), ma sicuramente il modo più indicato per imparare a riconoscerne l'evoluzione, la ricerca e la maestria dopo averlo apprezzato in altre sue letture.
kitabın ilk bölümündeki ilk öyküyü uzun süre unutamayacağım sanırım, çocukluğun katıksız gerçekçiliği ancak bu kadar samimi anlatılabilirdi. yazarın ilk okuduğum kitabıydı, diğerlerini de listeme alacağım.
Non il miglior Pavese, racconti a volte un po’ noiosi, ma sulla fine spara tre saggi completamente a caso su mito, poesia e fanciullezza che valgono l’intera opera.
“No Inverno fui para a cidade e mudei de vida. Vinha à aldeia para as férias. Todos os anos o verão era como quando eu ainda não me ia embora: um único verão que durou sempre.”
Escrito em 1946, quatro anos antes do autor se suicidar, aos 41 anos, “Férias de Agosto” (223 pp) divide-se em três partes: o Mar, a Cidade e a Vinha.
São contos autobiográficos, sobretudo nas duas primeiras partes, de onde se destaca um saudosismo da infância, que contrasta com a solidão do tempo em que são escritos. Um livro melancólico
Io ci ho provato. Davvero. Ho provato ad ignorare quel "Cosa vuoi che capiscano le donne" a pagina 43, proprio nel primo racconto del libro ("Il nome") dicendomi che no, non avrei dovuto considerarlo, dopotutto era stato proferito da un bambino, quindi non corrispondeva al pensiero dell'autore... o no? Ad ogni modo mi sono fatta forza e sono andata avanti, piena di speranza, sicura di ricredermi nei racconti successivi. E invece no. Mi sono arresa al secondo, a pagina 47. Non sono riuscita nemmeno ad arrivare a pagina 50. Ora, di solito io odio lasciare le cose a metà, soprattutto i libri, quindi, di solito, mi obbligo a leggere fino alla fine, ma forse sto invecchiando o forse è colpa dell'ultimo libro che ho letto - anch'esso fortemente misogino. L'unica cosa che so è che non se ne può più. Quello che mi manda davvero in belva è che la misoginia di questo racconto non è palese, ma implicita, leggermente velata dalle parole dell'autore, ma pur sempre percepibile.
Letto per il momento: Il mare (la novella, non il gruppo di novelle) e Storia segreta Il mare: questa novella mi sembra più difficile a leggere che "Agostino" di Moravia: il vocabolario di Pavese è più ricercato e letterario, penso. Ci sono molti descrizioni molti belli dei paesaggi pieni di sole, con le vigne, le case meridionale, ecc. Questa scrittura è come una scrittura dela sole, della vita meridionale, della campagna. Una bella storia scritta in un stilo meraviglioso. Storia segreta: descrizione e riflessione sulla campagna, la terra. Il narratore è andato a scuola in città, ma era tutto l'estate alla campagna nella casa di suo padre e della seconda moglie di questo: conosce dunque i due universi e preferisce il secondo. Non capisce l'attrazione del padre par la ricchezza della città ; lui è più vicino della terra e dei suoi forzi. La lingua di Pavese in quella novella è bellissima, è veramente piacevole a leggere.
Lu pour le moment (en italien) : Il mare (La mer) et Storia segreta (histoire secrète) Il mare: cette nouvelle m'a semblé plus difficile à lire que "Agostino" de Moravia: le vocabulaire de Pavese est plus recherché et littéraire, je pense. Il y a beaucoup de descriptions fort belles des paysages pleins de soleil, avec les vignes, les maisons méridionales, etc. Cette écriture est comme une écriture du soleil, de la vie méridionale, de la campagne. Une belle histoire écrite dans un style merveilleux. Storia segreta: description et réflexion sur la campagne, la terre. Le narrateur est allée à l'école en ville, mais était tout l'été à la campagne dans la maison de son père et de la seconde femme de celui-ci: il connait donc les deux univers et préfère le second. Il ne comprend pas l'attirance de son père pour les richesses de la ville ; il est plus proche de la terre et de ses forces. la langue de Pavese dans cette nouvelle est magnifique et vraiment plaisante à lire.
Questo libro (la mia versione con Prima che il gallo canti) raccoglie varie racconti di Pave: Il carcere, La casa in collina, Il mare, La città, La vigna. Sono tutti scritti estremamente “pesanti” perchè è un viaggio nell’interiorità e nel disagio esistenziale che sfocia nel mitizzare periodi e luoghi della prorpia vita, nella ricerca di qualcosa di autentico che forse non esiste, frutto probabilmente di tante morbosità personali. Pensavo che Il carcere fosse autobiografico del periodo di confino di Pavese, ma a quanto pare è una trasfigurazione totale di quel periodo, i.e. la sua amante era una donna forte e indipendente mentre nel libro è na donna ignorante e sottomessa. Pavese è un grande scritto, ha avuto un dono grandissimo dalla vita, ma questo non ha “placato” il suo sentirsi inadeguato nei confronti della vita : “Ho imparato a scrivere, non a vivere”; “ Quando scrivo sono normale, equilibrato, sereno” Forse più poeta che scrittore visto la sua visione angosciosa e sconsolata del destino dell’uomo dove sembra che “vivere sia essere per la morte”. Che tristezza che si sia suicidato; quasi per seguire il copione della sua arte. :0( PS Insomma delle letture bellissime perchè sa usare la lingua italiana come un cesello, e per me che oramai non so più né l’italiano né l’inglese un vero piacere, ma certo non “leggere”.
Perché quando hai una sensibilità elevata non riesci a non aprire la bocca davanti alle semplici parole di Pavese che comunque ti toccano a fondo più di ogni spumeggiante sonetto.
Questi racconti mi hanno cresciuto e lo stanno ancora facendo, mi fanno provare una malinconia di un passato che forse non ho vissuto - o forse si. 💗
Cosa dire di Feria Il libro è una raccolta di racconti e saggi atti a creare un atmosfera infantile in cui il poeta adulto riscopre la propria giovinezza come mito. Fra le pagine è possibile notare la tristezza e le note di malinconia e depressione che caratterizzano lo stile dell'autore negli ultimi anni che precedono il suicidio. L'idea in sé, e cioè che l'io adulto debba interagire con l'io bambino che ha vissuto vergine dalla cultura e dal linguaggio in un paradiso infantile e che il poeta debba descrivere tale sensazioni senza smitizzarle, è di per sé corretta, ma a quanto pare si rivela un impresa troppo ardua per Pavese. Nei racconti è possibile notare l'esasperato e continuo tentativo di descrivere il paesaggio d'infanzia, che alla lunga annoia terribilmente il lettore. È abbastanza ben riuscita l'ultima parte, in cui l'adulto si ritrova con il fanciullo e in cui possiamo leggere il saggio sul mito, ma di per sé la lettura risulta oggettivamente lenta e pesante. Molti racconti risultano poco chiari e la lettura del libro diventa come una tela di Penelope Nel complesso la raccolta è basta su una buona idea, ma l'autore non riesce completamente a soddisfare la promessa fatta da lui stessa, e cioè raccontare i miti della propria infanzia senza però trasformarli in meri ricordi Nel complesso
Un viaggio nella testa di Pavese, tra i suoi ricordi di bambino e ragazzo. Un percorso che sembra rapsodico solo a chi si ferma in superficie e non sa cogliere i legami tra le pagine e le storie diverse cucite tra loro. Aggiungi un velo di malinconia alla narrazione e otterrai 'Feria d'agosto', un potpourri di aromi del mare, delle colline, della città e della vigna che, come con la madeleine di Proust, conducono l'autore negli anfratti poetici dei suoi ricordi e noi lettori in luoghi avvolti da una nebbia che è soltanto il segno di un tempo che non ci appartiene più. Sono pagine commoventi per chi ha già vissuto e vi ritrova brandelli sbiaditi di un passato felice, un'infanzia edenica che non si sapeva di star vivendo. Ma in fondo non è sempre così? Ci si commuove sempre la seconda volta che si vive qualcosa, rievocando il ricordo della prima esperienza. Prendiamo la citazione di prima, per esempio: commuove me, commosse Pavese quando la scrisse, commuove chiunque ne sappia cogliere il significato perché sa cosa vuol dire per un contadino 'vestire la terra'. Leggete le pagine che vanno sotto il titolo di 'Nudismo' per immergervi nelle sfumature di quella frase. E se, come recita Pavese, lavorare stanca, entrate nella vigna delle sue pagine di saggistica, dove spiega al lettore il senso delle storie che racconta: il lavoro nei campi, la mente libera dai pensieri, mentre lui, che invece li ha, ozia e dipinge con la penna le sue colline, i suoi anni, la sua gente, in pagine e pagine dense d'incanto.
Pavese in questa raccolta di racconti più o meno brevi, ci accompagna tra i paesaggi piemontesi dividendo il volume in tre parti: il mare, la città, la vigna.
Gli eventi e i personaggi sono sempre diversi e scollegati tra loro, il fil rouge è proprio il narratore che, attraverso una sorta di riflessione interiore, ci narra le sue vicende, apparendo a volte ragazzo che inizia a scoprire il mondo, a volte adulto che ritrova il sé stesso ragazzo. Lungo la strada si incontrano personaggi del paese, operai, contadini, partenti, amici, alcuni dei quali diventano figure emblematiche.
L’aria di agosto evoca vecchi miti e segreti non detti, eppure la narrazione spesso è lenta e monotona, come lento passa agosto, in un tempo rarefatto che intreccia ricordi, inquietudini e speranze. Il legame con la terra è quasi viscerale; del resto da lì si fugge e lì si torna.
Nota di merito per “Storia segreta” l’ultimo racconto che lascia in bocca un sapore dolceamaro, simile alla nostalgia di fine estate.