Il maresciallo Damasi e l’appuntato Circosta sono alle prese con il rinvenimento di uno scheletro nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina. Il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli. Un enigma che svela un mondo nero, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza, in cui si aggirano personaggi macchiati dalla colpa, intossicati da errori e sogni. In loro si annida la luce di un riscatto.
«Alle ore 7 e 35 del 22 marzo sono stati rinvenuti in località Rocchina, comune di Norma, dei resti umani, dalle ossa pubiche è stato appurato che si tratta di spoglie di sesso femminile, dai primi rilevamenti non è stato possibile risalire all'identità, per questo siete stati contattati». I quattro presunti familiari della vittima iniziarono, con modalità diverse e più o meno decoro, a piangere e a chiedere. «Dai primi accertamenti il cadavere è stato rinvenuto senza vestiti, e non chiedetemi altro, tipo colore di capelli o tratti somatici, perché abbiamo a che fare con uno scheletro, il medico legale ha assicurato che i resti sono compatibili con l'epoca delle vostre denunce. C'è qualcuno di voi che ha fornito campioni biologici alla Banca Dati Nazionale del DNA?». I nostri invitati parlarono con il corpo: abbassarono gli occhi e ingobbirono la schiena.
5 ⭐️ A Latina non succede quasi mai nulla di grave, nessuna particolare azione che provochi un arresto da parte dei Carabinieri se nonché una notte due cacciatori rinvengono uno scheletro nei boschi in un paese poco distante. A occuparsi del caso sono il maresciallo Damasi e il giovane appuntato Circosta, il quale, in dieci anni di servizio, aveva visto tanti corpi ma mai quelle bianche ossa che non lo facevano dormire la notte. Dai primi rilevamenti si tratterebbe di una donna, giovane, ormai deceduta da circa vent’anni. Vengono convocate tre famiglie, in tutto quattro persone, ossia quattro presunti familiari, che all’epoca dei fatti avevano denunciato la scomparsa di un loro caro. I coniugi Martelli: gente povera che cercano la loro figlia Assunta scomparsa dal nulla a venticinque anni. Lucio Marini: un ragazzo “anonimo” di trent’anni che cerca sua madre scomparsa quando lui aveva appena dieci anni. E infine, la Signorina Parrino: una cinquantenne ricca, che vive alle Canarie, che sta cercando la sorella Isabella scomparsa da giovane senza lasciare tracce. Il maresciallo tiene a precisare che non stanno cercando un omicida ma vogliono scoprire chi è il parente dello scheletro. E se non fosse nessuna delle tre? Tra i vari litigi dei quattro presunti familiari, l’appuntato Circosta cerca di capire meglio questi quattro personaggi. Rispetto ai suoi colleghi ha tatto ed è serio, sa fare bene il suo lavoro, non come il brigadiere Liberati che, con i suoi modi brutali, lo metterà in mezzo a qualcosa di veramente brutto da fargli costare la carriera.
Un bellissimo giallo, in tante parti anche ironico. Ho sentito varie “campane” che dicevano che non valeva la pena di leggerlo, io guarda caso dico tutto il contrario. Come sempre. Infatti, cinque stelle. Bravissimo Mencarelli.
Per me è stata una grande delusione. Ho sempre considerato Mencarelli uno dei miei autori preferiti, un poeta del reale capace di raccontare la fragilità umana con una sensibilità rara. Proprio per questo l’uscita con Sellerio mi aveva incuriosita: mi aspettavo un cambio di passo, forse un giallo, o almeno una tensione narrativa diversa dal solito. Invece mi sono trovata davanti a un romanzo breve e statico, che non riesce mai davvero a decollare. I personaggi appaiono tutti vinti e quasi indistinguibili tra loro: da Circosta ai quattro presunti familiari, nessuno prende davvero forma o lascia il segno. La lettura mi è sembrata monotona e ripetitiva, priva di quella voce che di solito amo in Mencarelli, capace di trasformare il dolore in empatia. Il mio è un “no” deciso, e lo dico con enorme dispiacere.
”Con l’arrivo dei presunti familiari la mia vita aveva iniziato ad accelerare, una macchina a motore imballato diretta verso un muro.”
Provincia di Latina. In un bosco viene rinvenuto uno scheletro. Si scoprirà essere quello di una donna, la cui scomparsa risale a vent’anni prima. Viene lanciato un appello e alla caserma dei carabinieri, che dirigono le indagini, si presentano quattro persone: i presunti familiari, appunto. Sono personaggi feriti da una scomparsa senza oggetto, sono esseri umani turbati e disturbati, ciascuno per conto proprio. Vengono assegnati all’appuntato Circosta, il giovane carabiniere a cui è affidata anche la narrazione e che mostrerà, a chi segue il dipanarsi del racconto, i molti lati oscuri della situazione, e anche le proprie stesse ambiguità.
Noir atipico, romanzo di formazione, denuncia sociale: questo libro ha spessore, intensità, forza. È disturbante, crudo nel mostrare l’indole prevaricatrice di quanti dovrebbero tutelare i deboli, difendere le istituzioni, servire un ideale. Ma la divisa serve spesso a nascondere un’anima nera. Nera non a caso, perché a Latina c’è ancora chi nutre una perversa nostalgia per Littoria, il nome che le fu attribuito durante il fascismo.
È un romanzo di atmosfere sospese, quasi pirandelliane: ciò che tutti attendono mostra soltanto l’ansia di cui tutti sono fatti e con la quale viene nutrita la speranza (“la speranza, quando dura troppo, diventa una forma di violenza”), come se una rivelazione decisiva potesse cambiare la sorte di “individui masticati dal destino”.
E allora non è importante l’identità della donna scomparsa, che pure alla fine verrà rivelata, non è importante la dinamica di quella sparizione, quanto tutto ciò che l’attesa scatena: i nervi scoperti, le difese che crollano, le debolezze manifeste, i muri che a fatica saranno ricostruiti.
Forse, alla fine della fiera, il giovane carabiniere Circosta avrà imparato la lezione, avrà capito finalmente da che parte stare, e a quale prezzo.
Dopo “Brucia l’origine” Daniele Mencarelli torna a stupirci uscendo totalmente dalla comfort zone dei suoi precedenti romanzi. L’esordio dello scrittore romano con la Sellerio avviene con un giallo a tinte pulp. In un paese della provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle, le indagini per assegnare un’identità al cadavere sono affidate ai carabinieri di Latina, in particolare al capitano Damasi e all’appuntato Circosta, un giovane carabiniere alle prime armi, un ragazzo mediocre che prova ad aspirare al miglioramento di sé. I 4 presunti familiari sono i congiunti della probabile vittima rinvenuta nel bosco. Qualcuno di loro, alla fine degli esami sul dna prelevato dal cadavere, potrà finalmente piangere il proprio caro dopo tanti anni dalla scomparsa. Il solito, immancabile punto fermo della prosa di Mencarelli è la incredibile e naturale capacità di sviscerare le varie sfumature dell’animo umano, gli umori, le emozioni, i difetti, l’eterna dicotomia tra il bene e il male. Mencarelli non ha timore di fare vedere il lato più meschino e detestabile dell’uomo, in questo caso perfettamente incarnato dal Brigadiere Liberati, o la disperazione che a tratti diventa grottesca e disturbante dei 4 presunti familiari. Circosta, è un personaggio controverso, ci si affeziona a lui non per le sue (poche) qualità, ma proprio per la loro mancanza, si apprezza il suo sforzo investigativo ed empatico, si spera che ad un certo punto faccia quello switch che lo renderebbe un carabiniere e un uomo degno di stima. Le descrizioni sono sempre immaginifiche e vibranti nella loro autenticità, il ritmo della narrazione è ben scandito in un alternarsi di capitoli più o meno brevi. La ricerca dell’identità della vittima diventa una spasmodica competizione emotiva tra i 4 presunti familiari: ognuno di loro brama di mettere un punto alla sofferenza devastante dell’incertezza e non ha pietà per gli altri con i quali condivide lo stesso destino di non avere la possibilità di piangere appieno la morte del proprio familiare. Un romanzo che mi ha tenuta incollata alle pagine, che mi ha fatto vivere i personaggi, detestarli alcuni, una lettura che ti lascia molti spunti di riflessione. Per me, anche questa volta, è un sì.
“Agli scomparsi nel nulla e alle loro famiglie, in supplizio perenne. A tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall’esercizio del potere.”
Daniele Mencarelli, in questo nuovo romanzo, si è lanciato nell’esplorazione del genere noir.
Tutto comincia con il ritrovamento di uno scheletro nei boschi di Norma, vicino a Latina: ossa anonime che costringono tre famiglie a confrontarsi con un’attesa sospesa e dolorosa. Vengono convocate quattro persone, i quattro “presunti familiari”, per sottoporsi al test del DNA e dare finalmente un nome a quei resti.
“Prima di comunicare la notizia ai presunti familiari mi sedetti a un tavolo distante in egual misura da tutti loro, io guardavo loro e loro guardavano me, per la prima volta preferii sinceramente gli uni agli altri: mi augurai che a vincere quella maledetta lotteria fossero i signori Martelli, per la verità indiscutibile che rimanere con una figlia né viva né morta sia senz’altro più innaturale rispetto a una madre o una sorella, per quanto comunque doloroso.”
Il giovane carabiniere Emanuele Circosta, voce narrante, si muove tra personaggi sgradevoli, violenti o spezzati, in un mondo periferico intriso di forza bruta, avidità e violenza latente.
E anche se apparente non c’è pietà per nessuno, emerge ugualmente una compassione sotterranea per queste esistenze marginali, per le colpe che si trascinano da anni e per le attese che consumano le persone.
Mencarelli si serve del genere noir sia per scavare a fondo nelle dinamiche familiari, nei silenzi accumulati, nei desideri repressi e nella nostalgia di un potere che corrompe anche le relazioni più intime sia per raccontare il potere, il desiderio di controllo e la fragilità dei legami di sangue, in un’Italia provinciale lontana dai riflettori ma vicinissima alle nostre ombre quotidiane.
Perché ostinarsi a scrivere un libro all’anno quando non si ha più niente da dire? Ero rimasta già delusa da Brucia l’origine, ma questo libro, se è possibile è ancora peggio. Ho letto tutti i libri di Mencarelli ed in lui ho amato la sua capacità di farti entrare in empatia con i suoni personaggi, il suo saper descrivere e raccontare il dolore e la sofferenza senza essere banale. Posso capire la sua voglia di cambiare genere, di tentare di togliersi di dosso il vestito di narratore del malessere dei nostri tempi, che peraltro, a mio parere gli stava divinamente, ma farlo raccontando due storie banali non è il modo giusto. Quattro presunti familiari è un libro noioso; in cui ti aspetti che accada qualcosa ed invece non accade niente. L’idea di partire da una trama noir per poi approcciarsi al malessere ed al dolore dei vari personaggi poteva essere buona. Peccato che l’originalità si sia fermata all’idea.
L'appuntato Emanuele Circosta è un giovane carabiniere della provincia di Teramo di stanza a Latina. È lui a narrare questo episodio triste che rappresenterà un punto di svolta nella sua vita (in un certo senso, si potrebbe definire questo romanzo come un vero e proprio romanzo di formazione). Nei boschi attorno al paese di Norma vengono ritrovate le ossa di una donna morta da diversi anni. Vengono così chiamati i parenti di tre donne scomparse all'epoca che potrebbero corrispondere allo scheletro ritrovato (in un caso si tratta di due genitori, ecco perché i familiari sono quattro e non tre). Circosta è uno dei tanti sottoposti del brigadiere Liberati - un bullo della peggior specie, corrotto e marcio fino al midollo - a subire le prepotenze e le derisioni di quell'uomo più scafato di lui che, in fondo, lo affascina, tanto da rischiare di seguire il suo esempio. Il problema è che Circosta, al contrario del prepotente, non sa come procurarsi una donna, e vede in Liberati la possibilità di porre rimedio al suo problema, percorrendo una strada apparentemente in discesa... sì, ma verso la corruzione e il male. Il tutto sotto l'occhio apparentemente ignaro del maresciallo Damasi che dà a Circosta l'incarico di fare da "balia" ai quattro presunti famigliari, ospiti della pensione della signora Garvan a spese del comune di Latina. Circosta diventa così un confidente, una figura a cui aggrapparsi nelle ore di incertezza, anche se lui stesso è tutt'altro che una roccia salda; anzi, vive un periodo di grande agitazione e confusione.
All'alba di un giorno qualunque, in provincia di Latina, l'appuntato Circosta viene chiamato perchè dei cacciatori hanno ritrovato uno scheletro. E' una giovane donna, morta una ventina di anni prima. Il Maresciallo della caserma decide di far effettuare il test del DNA a 4 persone, 4 presunti familiari che da vent'anni attendono una figlia, una madre, una sorella, misteriosamente scomparse. Nei cinque giorni di attesa del test, i quattro presunti familiari sono alloggiati insieme, e le loro storie si mischiano a quelle del paese e della caserma stessa, sotto la supervisione del giovane Circosta, carabiniere forse un po' improbabile. "Avrei potuto dirle quelle parole, e tante, tante altre parole, nessuna però avrebbe minimamente scalfito la follia di tutta la situazione, minimamente scalfito tutto il dolore, e il desiderio di veder finalmente compiere quel dolore, in qualcosa di definitivo, sotterrato, da piangere in un luogo preciso dove portare fiore, parenti e preghiere". Mencarelli scrive un finto noir, dove la rivelazione di a chi appartengono le ossa ritrovate è secondaria rispetto alle domande sull'assenza, sul non avere risposte, e su un lutto impossibile da elaborare. Mi è piaciuto moltissimo, come praticamente tutto quanto ho letto fino ad oggi dello stesso autore, ho l'unico dubbio (che spero non sia vero) che si appresti a diventare l'ennesimo personaggio seriale con la serie di Rai1 pronta, spero solo di sbagliarmi!
Avevo già letto due romanzi di questo scrittore: “Tutto chiede salvezza” e “Sempre tornare”. Devo dire che non è un autore che mi piace particolarmente, ma ho voluto dargli un’altra possibilità. Questo ultimo libro è infatti un romanzo giallo, un genere totalmente diverso dagli altri suoi scritti. Non è riuscito a coinvolgermi purtroppo, non per il modo di scrivere, infatti la narrazione è scorrevole, ma la trama non mi ha proprio entusiasmato. Preferisco altri scrittori di gialli come Pulixi o Cerrone ad esempio.
Un libro molto bello, Mencarelli non delude mai. "Agli scomparsi nel nulla e alle loro famiglie, in supplizio perenne" A tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall'esercizio del potere".
La scrittura è stata scorrevole, ma il contenuto non mi ha entusiasmato.
Sicuramente l'intento dell'autore era far prevalere un cambiamento positivo nel protagonista, ma non so se è riuscito fino in fondo in questo intento. Non ho amato il protagonista e ancor meno uno degli altri personaggi. Parla di storie verosimili, ma credo che abbia un po' esagerato con gli aspetti negativi. Quasi tutti i personaggi maschili tradiscono il partner o comunque non si comportano bene. Le figure dei carabinieri vengono messe principalmente sotto una luce negativa. L'unica nota positiva la ha il protagonista e non so fino a che punto la mantenga, per tutti gli altri non c'è stato nulla di veramente positivo.
Anche la risoluzione del caso non ha portato a nulla di che a livello morale.
Il libro mi ha lasciato soprattutto molti "perché..?"
Probabilmente se non avessi la stima che ho per Mencarelli darei un giudizio molto peggiore. Tra le righe si intravede ogni tanto il barlume della sua incredibile capacità di analisi dell’animo umano e di tutte le sfumature delle emozioni, anche di quelle peggiori. Ma sono, per l’appunto, fugaci visioni. Per il resto il romanzo è lento, ripetitivo, privo di colpi di scena. Credo che la mediocrità umana della voce narrante fosse sicuramente voluta, ma non so se sia stata una scelta premiante. Speriamo che torni a racconti incentrati sulla poesia dei sentimenti, che sono sicuramente ciò che gli riesce meglio.
In "Quattro presunti familiari" Daniele Mencarelli si "serve" del genere Noir per raccontare molto altro. Alla base di tutto c'è il ritrovamento da parte di due cacciatori nei boschi intorno a Norma, in provincia di Latina, di uno scheletro. Il caso viene affidato ai carabinieri che convocano a Latina quattro persone che all'epoca compatibile con lo stato dei resti avevano denunciato la scomparsa di un loro caro. Questi quattro presunti familiari soggiorneranno per circa cinque giorni in un albergo della città in attesa che le analisi del DNA attribuisca ad uno di loro l'identità della persona morta. Il maresciallo Damasi affida all'appuntato Circosta la cura di queste quattro persone per tutto il periodo che dovranno rimanere in città. Circosta fa spesso coppia nei pattugliamenti notturni con il brigadiere Liberati dal quale viene spesso sottomesso, denigrato e umiliato e non è il solo in caserma a ricevere questo trattamento. E qui c'è il primo tema che Mencarelli affronta in maniera estremamente lucida e credibile e cioè come le persone che rappresentano le istituzioni possono farsi stravolgere dall'esercizio del potere. Circosta è una figura mediana tra il maresciallo Damasi che tenta di ridare dignità alla divisa e alla caserma e Liberati che invece "sfrutta della divisa per fare quello che dovrebbe impedire agli altri". In lui Damasi vede del buono ma sa bene che anch'egli si ritrova spesso ad abusare del potere derivatogli dalla divisa. L'altro tema del romanzo, anch'esso descritto magistralmente, è quello del dolore straziante e dello stravolgimento delle vite delle persone a cui scompare nel nulla un proprio caro. Quattro presunti familiari è una delle migliori letture che abbia fatto quest'anno. Un bellissimo romanzo dalle atmosfere Noir nel quale non c'è redenzione per nessuno dei suoi protagonisti.
Nonostante mi sia divorata l’ascolto dell’audiolibro (anche perché ero in ritardo rispetto alla deadline del mio gruppo di lettura), ho trovato i personaggi poco coinvolgenti, ad eccezione del protagonista, di cui però non mi è piaciuto il carattere passivo e un po’ patetico.
Nonostante ciò, il libro non mi è dispiaciuto. In qualche modo mi ha ricordato Assassinio sull’Orient Express, pur non essendo un giallo e pur sapendo che la penna della Christie è tutt’altra cosa…
Di Mencarelli avevo già letto Fame d’Aria, che è completamente diverso. Quello mi era piaciuto tantissimo…
Il primo noir di Mencarelli vede al centro della sua storia la figura dell’appuntato Emanuele Circosta che deve occuparsi di vigilare su quattro persone dopo il ritrovamento dei resti di una donna in provincia di Latina. In attesa degli esiti del DNA, che decreteranno a chi appartiene il corpo e il legame con i vivi, vengono convocati i possibili genitori della vittima, la sorella di un’altra probabile ragazza sparita e il figlio di un’altra donna scomparsa. Il romanzo di Mencarelli sorprende perché non è incentrato sulla vittima e la ricerca del colpevole, ma sull’ introspezione psicologica dei protagonisti, primo fra tutti Circosta. L’uomo è ambiguo, tormentato, indeciso, non ha molte qualità, fatica a rimanere sulla retta via e a fare la cosa giusta. I familiari rappresentano la disperazione, lo strazio e l’impossibilità di andare avanti dopo una tragedia, una scomparsa che lascia sempre speranze, dubbi, tormenti, condanne e disillusioni, senza riuscire a guardare verso un futuro che sembra non appartenere più a nessuno. Mencarelli ha l’abilità di dare un profondo spessore psicologico anche ai personaggi secondari, indagando i temi della malattia mentale e dei difficili rapporti familiari. Avrei soltanto voluto avere maggiori informazioni nella parte finale, ma sono consapevole che non era l’intento dell’autore, che voleva soltanto metterci a conoscenza di ciò che possono provare i parenti degli scomparsi o delle vittime. Ne risulta un romanzo intenso, coinvolgente, per nulla scontato e che si legge in un soffio. Mencarelli brilla in ogni genere letterario.
Decisamente deluso. Trama inverosimile; soluzioni narrative di fatto sconcertanti, quando non risibili; caratterizzazione macchiettistica dei personaggi; ridottissima fruibilità dell'intreccio; linguaggio... boh. Libro ampiamente evitabile.
Libro uscito da poco, Quattro presunti familiari segna l’esordio di Daniele Mencarelli nel genere giallo. Mi ha incuriosito e ho deciso di ascoltarlo. La storia si svolge nella provincia di Latina, dove viene rinvenuto uno scheletro rimasto lì per circa vent’anni. Vengono quindi convocati, appunto, i presunti familiari ovvero i parenti di persone scomparse in quel periodo, e insieme a loro e al carabiniere protagonista viviamo l’attesa per capire a chi appartengano quei resti. Premesso che non ho un’enorme esperienza nel genere, da un giallo mi aspetto soprattutto coinvolgimento e tensione. Qui, purtroppo, non è successo. In alcuni momenti le dinamiche mi sono sembrate talmente esasperate da risultare quasi involontariamente comiche. Anche il personaggio del carabiniere non è riuscito a conquistarmi: l’antipatia iniziale è rimasta invariata fino alla fine. Nonostante il mistero, l’ho percepito più come una storia sul dolore e sul lutto che come un vero giallo.
L’approdo di Daniele Mencarelli in casa Sellerio segna una svolta significativa. Quattro presunti familiari si presenta come un cold case, un territorio narrativo che sembra distante dai temi abituali dell’autore. Ma è una distanza solo formale: il giallo è uno strumento, non il fine. L’indagine serve a riaprire ferite, non a richiuderle, e a interrogare ciò che resta dopo una scomparsa: quel limbo emotivo in cui non ci si può arrendere, ma non si sa più come sperare.
Un giallo profondamente introspettivo
Lo stile è fluido, controllato, mai compiaciuto, ma attraversato da un’amarezza costante. La suspense non nasce dall’accumulo di colpi di scena, bensì dalla tensione psicologica. Mencarelli guarda soprattutto alle famiglie coinvolte: persone rimaste ferme per vent’anni, bloccate in un tempo che non scorre.
Che la fuga sia avvenuta per amore, per droga o per soffocamento familiare – come nel caso dei Martelli – il risultato è lo stesso: chi resta è costretto a vivere su una linea sottile, incapace di elaborare un lutto e impossibilitato a immaginare un futuro.
Anche i carabinieri non sono figure funzionali al plot, ma corpi narrativi pieni di contraddizioni. Damasi incarna un’idea quasi residuale di integrità; Liberati rappresenta la deriva egoistica e corrotta del potere; Circosta, giovane appuntato di Teramo, diventa una sorta di confessore laico, capace di ascoltare l’angoscia di Lucio Marini e della signora Parrino, alla ricerca di una sorella scomparsa.
Una chiusura che non consola
La soluzione finale arriva, ed è inevitabile. Porta con sé una forma di liberazione, ma non cancella il peso accumulato. Rimane un retrogusto amaro, coerente con l’impianto del romanzo e con lo sguardo dell’autore. Quattro presunti familiari è un libro solido e convincente, consigliato ai lettori di Mencarelli e a chi cerca thriller capaci di parlare della vita vera, delle sue zone d’ombra e delle ferite che non smettono di fare male
Per la prima volta Daniele Mencarelli si sgancia dal romanzo tradizionale, cimentandosi in una sorta di cold case, ambientato nella zona di Latina. Protagonista e narratore l'appuntato Circosta, incaricato di "gestire" i quattro presunti familiari della vittima, i cui resti sono stati rinvenuti, molti anni dopo la morte, senza possibilità di identificazione immediata. Solo il DNA potrà sciogliere le riserve. Nell'attesa tutti vengono radunati in una pensione e Mencarelli avrà l'abilità di raccontare il dolore, l'attesa, i traumi che ciascuno di loro si è portato dietro per decenni per la scomparsa chi della figlia, chi della madre o della sorella. Un romanzo che sembra solo apparentemente un giallo, ma è molto di più ed indaga nella miseria umana in maniera impeccabile, non solo di quella dei presunti familiari ma anche in quella del narratore, un uomo in evoluzione, che sbaglia ma che è destinato ad evolvere.
Ci troviamo in provincia di Latina, uno scheletro viene ritrovato e da cui partono le indagini dei carabinieri di Latina per cercare di identificare quel che resta del cadavere. Fino a risalire ad alcuni ipotetici familiari, che hanno denunciato la scomparsa di un loro caro più o meno nello stesso periodo, compatibilmente alle date presunte dei resti. Mencarelli si conferma una penna eccellente, capace di creare personaggi reali, nelle loro espressioni ed emozioni. Riemergono dolori, colpe e disperazione. Una storia intrigante su uno scenario ricco di suspense e interrogazioni. Un'indagine incerta, alla ricerca di verità, scavando nella sofferenza e inquietudine della mente umana, evidenziando il lato più scuro dell'essere umano. Analizzando quel filo sottile tra bene e male che alla fine trasforma il male in un'oscura verità ⭐⭐⭐⭐⭐
L'opera che segna il debutto dell'autore nel genere noir, pur mantenendo la profonda sensibilità poetica e l'attenzione agli "ultimi" che caratterizzano i suoi lavori precedenti. Nel paese di Norma in provincia di Latina viene ritrovato una scheletro in una grotta, un morto senza nome; l'indagine non sarà una caccia all'assassino ma una ricerca dell'identità di chi è stato dimenticato infatti più che sulla risoluzione del crimine, il libro si concentra sul lutto sospeso ed esplora il tormento di chi aspetta per anni il ritorno di una persona cara scomparsa. Secondo me non la sua migliore scrittura cmq sempre un piacere leggere le sue osservazioni sulle ferite dell'anima. Cit. "La contraddizione delle passeggiate in solitaria è la malinconia, se non stai attento ci finisci dentro, basta uno sguardo all'infelicità propria o alla felicità altrui".