Il maresciallo Damasi e l’appuntato Circosta sono alle prese con il rinvenimento di uno scheletro nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina. Il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli. Un enigma che svela un mondo nero, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza, in cui si aggirano personaggi macchiati dalla colpa, intossicati da errori e sogni. In loro si annida la luce di un riscatto.
«Alle ore 7 e 35 del 22 marzo sono stati rinvenuti in località Rocchina, comune di Norma, dei resti umani, dalle ossa pubiche è stato appurato che si tratta di spoglie di sesso femminile, dai primi rilevamenti non è stato possibile risalire all'identità, per questo siete stati contattati». I quattro presunti familiari della vittima iniziarono, con modalità diverse e più o meno decoro, a piangere e a chiedere. «Dai primi accertamenti il cadavere è stato rinvenuto senza vestiti, e non chiedetemi altro, tipo colore di capelli o tratti somatici, perché abbiamo a che fare con uno scheletro, il medico legale ha assicurato che i resti sono compatibili con l'epoca delle vostre denunce. C'è qualcuno di voi che ha fornito campioni biologici alla Banca Dati Nazionale del DNA?». I nostri invitati parlarono con il corpo: abbassarono gli occhi e ingobbirono la schiena.
5 ⭐️ A Latina non succede quasi mai nulla di grave, nessuna particolare azione che provochi un arresto da parte dei Carabinieri se nonché una notte due cacciatori rinvengono uno scheletro nei boschi in un paese poco distante. A occuparsi del caso sono il maresciallo Damasi e il giovane appuntato Circosta, il quale, in dieci anni di servizio, aveva visto tanti corpi ma mai quelle bianche ossa che non lo facevano dormire la notte. Dai primi rilevamenti si tratterebbe di una donna, giovane, ormai deceduta da circa vent’anni. Vengono convocate tre famiglie, in tutto quattro persone, ossia quattro presunti familiari, che all’epoca dei fatti avevano denunciato la scomparsa di un loro caro. I coniugi Martelli: gente povera che cercano la loro figlia Assunta scomparsa dal nulla a venticinque anni. Lucio Marini: un ragazzo “anonimo” di trent’anni che cerca sua madre scomparsa quando lui aveva appena dieci anni. E infine, la Signorina Parrino: una cinquantenne ricca, che vive alle Canarie, che sta cercando la sorella Isabella scomparsa da giovane senza lasciare tracce. Il maresciallo tiene a precisare che non stanno cercando un omicida ma vogliono scoprire chi è il parente dello scheletro. E se non fosse nessuna delle tre? Tra i vari litigi dei quattro presunti familiari, l’appuntato Circosta cerca di capire meglio questi quattro personaggi. Rispetto ai suoi colleghi ha tatto ed è serio, sa fare bene il suo lavoro, non come il brigadiere Liberati che, con i suoi modi brutali, lo metterà in mezzo a qualcosa di veramente brutto da fargli costare la carriera.
Un bellissimo giallo, in tante parti anche ironico. Ho sentito varie “campane” che dicevano che non valeva la pena di leggerlo, io guarda caso dico tutto il contrario. Come sempre. Infatti, cinque stelle. Bravissimo Mencarelli.
”Con l’arrivo dei presunti familiari la mia vita aveva iniziato ad accelerare, una macchina a motore imballato diretta verso un muro.”
Provincia di Latina. In un bosco viene rinvenuto uno scheletro. Si scoprirà essere quello di una donna, la cui scomparsa risale a vent’anni prima. Viene lanciato un appello e alla caserma dei carabinieri, che dirigono le indagini, si presentano quattro persone: i presunti familiari, appunto. Sono personaggi feriti da una scomparsa senza oggetto, sono esseri umani turbati e disturbati, ciascuno per conto proprio. Vengono assegnati all’appuntato Circosta, il giovane carabiniere a cui è affidata anche la narrazione e che mostrerà, a chi segue il dipanarsi del racconto, i molti lati oscuri della situazione, e anche le proprie stesse ambiguità.
Noir atipico, romanzo di formazione, denuncia sociale: questo libro ha spessore, intensità, forza. È disturbante, crudo nel mostrare l’indole prevaricatrice di quanti dovrebbero tutelare i deboli, difendere le istituzioni, servire un ideale. Ma la divisa serve spesso a nascondere un’anima nera. Nera non a caso, perché a Latina c’è ancora chi nutre una perversa nostalgia per Littoria, il nome che le fu attribuito durante il fascismo.
È un romanzo di atmosfere sospese, quasi pirandelliane: ciò che tutti attendono mostra soltanto l’ansia di cui tutti sono fatti e con la quale viene nutrita la speranza (“la speranza, quando dura troppo, diventa una forma di violenza”), come se una rivelazione decisiva potesse cambiare la sorte di “individui masticati dal destino”.
E allora non è importante l’identità della donna scomparsa, che pure alla fine verrà rivelata, non è importante la dinamica di quella sparizione, quanto tutto ciò che l’attesa scatena: i nervi scoperti, le difese che crollano, le debolezze manifeste, i muri che a fatica saranno ricostruiti.
Forse, alla fine della fiera, il giovane carabiniere Circosta avrà imparato la lezione, avrà capito finalmente da che parte stare, e a quale prezzo.
Dopo “Brucia l’origine” Daniele Mencarelli torna a stupirci uscendo totalmente dalla comfort zone dei suoi precedenti romanzi. L’esordio dello scrittore romano con la Sellerio avviene con un giallo a tinte pulp. In un paese della provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle, le indagini per assegnare un’identità al cadavere sono affidate ai carabinieri di Latina, in particolare al capitano Damasi e all’appuntato Circosta, un giovane carabiniere alle prime armi, un ragazzo mediocre che prova ad aspirare al miglioramento di sé. I 4 presunti familiari sono i congiunti della probabile vittima rinvenuta nel bosco. Qualcuno di loro, alla fine degli esami sul dna prelevato dal cadavere, potrà finalmente piangere il proprio caro dopo tanti anni dalla scomparsa. Il solito, immancabile punto fermo della prosa di Mencarelli è la incredibile e naturale capacità di sviscerare le varie sfumature dell’animo umano, gli umori, le emozioni, i difetti, l’eterna dicotomia tra il bene e il male. Mencarelli non ha timore di fare vedere il lato più meschino e detestabile dell’uomo, in questo caso perfettamente incarnato dal Brigadiere Liberati, o la disperazione che a tratti diventa grottesca e disturbante dei 4 presunti familiari. Circosta, è un personaggio controverso, ci si affeziona a lui non per le sue (poche) qualità, ma proprio per la loro mancanza, si apprezza il suo sforzo investigativo ed empatico, si spera che ad un certo punto faccia quello switch che lo renderebbe un carabiniere e un uomo degno di stima. Le descrizioni sono sempre immaginifiche e vibranti nella loro autenticità, il ritmo della narrazione è ben scandito in un alternarsi di capitoli più o meno brevi. La ricerca dell’identità della vittima diventa una spasmodica competizione emotiva tra i 4 presunti familiari: ognuno di loro brama di mettere un punto alla sofferenza devastante dell’incertezza e non ha pietà per gli altri con i quali condivide lo stesso destino di non avere la possibilità di piangere appieno la morte del proprio familiare. Un romanzo che mi ha tenuta incollata alle pagine, che mi ha fatto vivere i personaggi, detestarli alcuni, una lettura che ti lascia molti spunti di riflessione. Per me, anche questa volta, è un sì.
Per me è stata una grande delusione. Ho sempre considerato Mencarelli uno dei miei autori preferiti, un poeta del reale capace di raccontare la fragilità umana con una sensibilità rara. Proprio per questo l’uscita con Sellerio mi aveva incuriosita: mi aspettavo un cambio di passo, forse un giallo, o almeno una tensione narrativa diversa dal solito. Invece mi sono trovata davanti a un romanzo breve e statico, che non riesce mai davvero a decollare. I personaggi appaiono tutti vinti e quasi indistinguibili tra loro: da Circosta ai quattro presunti familiari, nessuno prende davvero forma o lascia il segno. La lettura mi è sembrata monotona e ripetitiva, priva di quella voce che di solito amo in Mencarelli, capace di trasformare il dolore in empatia. Il mio è un “no” deciso, e lo dico con enorme dispiacere.
“Agli scomparsi nel nulla e alle loro famiglie, in supplizio perenne. A tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall’esercizio del potere.”
Daniele Mencarelli, in questo nuovo romanzo, si è lanciato nell’esplorazione del genere noir.
Tutto comincia con il ritrovamento di uno scheletro nei boschi di Norma, vicino a Latina: ossa anonime che costringono tre famiglie a confrontarsi con un’attesa sospesa e dolorosa. Vengono convocate quattro persone, i quattro “presunti familiari”, per sottoporsi al test del DNA e dare finalmente un nome a quei resti.
“Prima di comunicare la notizia ai presunti familiari mi sedetti a un tavolo distante in egual misura da tutti loro, io guardavo loro e loro guardavano me, per la prima volta preferii sinceramente gli uni agli altri: mi augurai che a vincere quella maledetta lotteria fossero i signori Martelli, per la verità indiscutibile che rimanere con una figlia né viva né morta sia senz’altro più innaturale rispetto a una madre o una sorella, per quanto comunque doloroso.”
Il giovane carabiniere Emanuele Circosta, voce narrante, si muove tra personaggi sgradevoli, violenti o spezzati, in un mondo periferico intriso di forza bruta, avidità e violenza latente.
E anche se apparente non c’è pietà per nessuno, emerge ugualmente una compassione sotterranea per queste esistenze marginali, per le colpe che si trascinano da anni e per le attese che consumano le persone.
Mencarelli si serve del genere noir sia per scavare a fondo nelle dinamiche familiari, nei silenzi accumulati, nei desideri repressi e nella nostalgia di un potere che corrompe anche le relazioni più intime sia per raccontare il potere, il desiderio di controllo e la fragilità dei legami di sangue, in un’Italia provinciale lontana dai riflettori ma vicinissima alle nostre ombre quotidiane.
All'alba di un giorno qualunque, in provincia di Latina, l'appuntato Circosta viene chiamato perchè dei cacciatori hanno ritrovato uno scheletro. E' una giovane donna, morta una ventina di anni prima. Il Maresciallo della caserma decide di far effettuare il test del DNA a 4 persone, 4 presunti familiari che da vent'anni attendono una figlia, una madre, una sorella, misteriosamente scomparse. Nei cinque giorni di attesa del test, i quattro presunti familiari sono alloggiati insieme, e le loro storie si mischiano a quelle del paese e della caserma stessa, sotto la supervisione del giovane Circosta, carabiniere forse un po' improbabile. "Avrei potuto dirle quelle parole, e tante, tante altre parole, nessuna però avrebbe minimamente scalfito la follia di tutta la situazione, minimamente scalfito tutto il dolore, e il desiderio di veder finalmente compiere quel dolore, in qualcosa di definitivo, sotterrato, da piangere in un luogo preciso dove portare fiore, parenti e preghiere". Mencarelli scrive un finto noir, dove la rivelazione di a chi appartengono le ossa ritrovate è secondaria rispetto alle domande sull'assenza, sul non avere risposte, e su un lutto impossibile da elaborare. Mi è piaciuto moltissimo, come praticamente tutto quanto ho letto fino ad oggi dello stesso autore, ho l'unico dubbio (che spero non sia vero) che si appresti a diventare l'ennesimo personaggio seriale con la serie di Rai1 pronta, spero solo di sbagliarmi!
Un libro molto bello, Mencarelli non delude mai. "Agli scomparsi nel nulla e alle loro famiglie, in supplizio perenne" A tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall'esercizio del potere".
Nonostante mi sia divorata l’ascolto dell’audiolibro (anche perché ero in ritardo rispetto alla deadline del mio gruppo di lettura), ho trovato i personaggi poco coinvolgenti, ad eccezione del protagonista, di cui però non mi è piaciuto il carattere passivo e un po’ patetico.
Nonostante ciò, il libro non mi è dispiaciuto. In qualche modo mi ha ricordato Assassinio sull’Orient Express, pur non essendo un giallo e pur sapendo che la penna della Christie è tutt’altra cosa…
Di Mencarelli avevo già letto Fame d’Aria, che è completamente diverso. Quello mi era piaciuto tantissimo…
Probabilmente se non avessi la stima che ho per Mencarelli darei un giudizio molto peggiore. Tra le righe si intravede ogni tanto il barlume della sua incredibile capacità di analisi dell’animo umano e di tutte le sfumature delle emozioni, anche di quelle peggiori. Ma sono, per l’appunto, fugaci visioni. Per il resto il romanzo è lento, ripetitivo, privo di colpi di scena. Credo che la mediocrità umana della voce narrante fosse sicuramente voluta, ma non so se sia stata una scelta premiante. Speriamo che torni a racconti incentrati sulla poesia dei sentimenti, che sono sicuramente ciò che gli riesce meglio.
Perché ostinarsi a scrivere un libro all’anno quando non si ha più niente da dire? Ero rimasta già delusa da Brucia l’origine, ma questo libro, se è possibile è ancora peggio. Ho letto tutti i libri di Mencarelli ed in lui ho amato la sua capacità di farti entrare in empatia con i suoni personaggi, il suo saper descrivere e raccontare il dolore e la sofferenza senza essere banale. Posso capire la sua voglia di cambiare genere, di tentare di togliersi di dosso il vestito di narratore del malessere dei nostri tempi, che peraltro, a mio parere gli stava divinamente, ma farlo raccontando due storie banali non è il modo giusto. Quattro presunti familiari è un libro noioso; in cui ti aspetti che accada qualcosa ed invece non accade niente. L’idea di partire da una trama noir per poi approcciarsi al malessere ed al dolore dei vari personaggi poteva essere buona. Peccato che l’originalità si sia fermata all’idea.
Il primo noir di Mencarelli vede al centro della sua storia la figura dell’appuntato Emanuele Circosta che deve occuparsi di vigilare su quattro persone dopo il ritrovamento dei resti di una donna in provincia di Latina. In attesa degli esiti del DNA, che decreteranno a chi appartiene il corpo e il legame con i vivi, vengono convocati i possibili genitori della vittima, la sorella di un’altra probabile ragazza sparita e il figlio di un’altra donna scomparsa. Il romanzo di Mencarelli sorprende perché non è incentrato sulla vittima e la ricerca del colpevole, ma sull’ introspezione psicologica dei protagonisti, primo fra tutti Circosta. L’uomo è ambiguo, tormentato, indeciso, non ha molte qualità, fatica a rimanere sulla retta via e a fare la cosa giusta. I familiari rappresentano la disperazione, lo strazio e l’impossibilità di andare avanti dopo una tragedia, una scomparsa che lascia sempre speranze, dubbi, tormenti, condanne e disillusioni, senza riuscire a guardare verso un futuro che sembra non appartenere più a nessuno. Mencarelli ha l’abilità di dare un profondo spessore psicologico anche ai personaggi secondari, indagando i temi della malattia mentale e dei difficili rapporti familiari. Avrei soltanto voluto avere maggiori informazioni nella parte finale, ma sono consapevole che non era l’intento dell’autore, che voleva soltanto metterci a conoscenza di ciò che possono provare i parenti degli scomparsi o delle vittime. Ne risulta un romanzo intenso, coinvolgente, per nulla scontato e che si legge in un soffio. Mencarelli brilla in ogni genere letterario.
Libro uscito da poco, Quattro presunti familiari segna l’esordio di Daniele Mencarelli nel genere giallo. Mi ha incuriosito e ho deciso di ascoltarlo. La storia si svolge nella provincia di Latina, dove viene rinvenuto uno scheletro rimasto lì per circa vent’anni. Vengono quindi convocati, appunto, i presunti familiari ovvero i parenti di persone scomparse in quel periodo, e insieme a loro e al carabiniere protagonista viviamo l’attesa per capire a chi appartengano quei resti. Premesso che non ho un’enorme esperienza nel genere, da un giallo mi aspetto soprattutto coinvolgimento e tensione. Qui, purtroppo, non è successo. In alcuni momenti le dinamiche mi sono sembrate talmente esasperate da risultare quasi involontariamente comiche. Anche il personaggio del carabiniere non è riuscito a conquistarmi: l’antipatia iniziale è rimasta invariata fino alla fine. Nonostante il mistero, l’ho percepito più come una storia sul dolore e sul lutto che come un vero giallo.
Ci troviamo in provincia di Latina, uno scheletro viene ritrovato e da cui partono le indagini dei carabinieri di Latina per cercare di identificare quel che resta del cadavere. Fino a risalire ad alcuni ipotetici familiari, che hanno denunciato la scomparsa di un loro caro più o meno nello stesso periodo, compatibilmente alle date presunte dei resti. Mencarelli si conferma una penna eccellente, capace di creare personaggi reali, nelle loro espressioni ed emozioni. Riemergono dolori, colpe e disperazione. Una storia intrigante su uno scenario ricco di suspense e interrogazioni. Un'indagine incerta, alla ricerca di verità, scavando nella sofferenza e inquietudine della mente umana, evidenziando il lato più scuro dell'essere umano. Analizzando quel filo sottile tra bene e male che alla fine trasforma il male in un'oscura verità ⭐⭐⭐⭐⭐
L'opera che segna il debutto dell'autore nel genere noir, pur mantenendo la profonda sensibilità poetica e l'attenzione agli "ultimi" che caratterizzano i suoi lavori precedenti. Nel paese di Norma in provincia di Latina viene ritrovato una scheletro in una grotta, un morto senza nome; l'indagine non sarà una caccia all'assassino ma una ricerca dell'identità di chi è stato dimenticato infatti più che sulla risoluzione del crimine, il libro si concentra sul lutto sospeso ed esplora il tormento di chi aspetta per anni il ritorno di una persona cara scomparsa. Secondo me non la sua migliore scrittura cmq sempre un piacere leggere le sue osservazioni sulle ferite dell'anima. Cit. "La contraddizione delle passeggiate in solitaria è la malinconia, se non stai attento ci finisci dentro, basta uno sguardo all'infelicità propria o alla felicità altrui".
Ho deciso, questo Mencarelli in versione giallo/noir mi è piaciuto. Come trama gialla non è gran che. Sí, c'è un cadavere, ma il gran mistero è solo scoprire chi sia, data una rosa di tre identità possibili. Ma tutto il contorno, l'osservazione dei quattro presunti familiari e delle dinamiche della caserma dei carabinieri di Latina rende avvincente la lettura. Mencarelli non rinuncia alla sua passione per "i fuori di testa" a diverso titolo, per la lingua che si fa un po' poesia anche qui e per l'ambientazione ospedaliera. Crea un personaggio odioso, che più odioso non si può e lo punisce con il contrappasso dantesco.
E infine ringrazia. Non l'editore o mammà, ma gli scomparsi nel nulla e le loro famiglie, in supplizio perenne. E tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall'esercizio del potere.
Un titolo che mi ha attirato per diverse ragioni: il tema, l’autore, la casa editrice, la sinossi. La penna di Mencarelli non si smentisce: è un romanzo che scorre via veloce e ti passa attraverso, lasciandoti un po’ diverso da come ti ha trovato, come altri suoi libri. Nel complesso, ho apprezzato questa lettura. Non sono però “cinque stelle” perché ho fatto fatica, soprattutto nella parte centrale, a scendere a patti con alcuni personaggi (tra cui il protagonista), ritratti nella loro fragilità, nelle loro debolezze e di cui vengono narrati gli errori e i crimini, alcuni dei quali per me davvero disturbanti. L’Arma dei Carabinieri viene raccontata, in modo grafico e senza fronzoli, come un mondo di luci e ombre, con difetti e virtù non sempre facili da accettare.
Quattro presunti familiari prende avvio da un cadavere non identificato e quattro individui convocati come possibili parenti, chiamati a sottoporsi al prelievo del DNA per stabilire un legame. Il focus non è incentrato sulle indagini quanto piuttosto sulla psicologia dei ‘presunti familiari’, sulle loro reazioni al dolore, all’attesa dei risultati. E poi c’è l’appuntato Circosta, incaricato di seguire il caso, spesso opaco, quasi inerte, talvolta immorale. Un personaggio a tratti detestabile eppure cui è difficile non affezionarsi.
Per me sono 4 stelle meritate: pur non essendo un giallo in senso proprio — non c’è una vera indagine su dei “sospettati” — il romanzo mantiene una tensione costante fino all’ultima pagina. Una tensione meno legata al “chi è stato” e più al “chi siamo”.
Una pennellata delicata come solo Mencarelli sa fare su quattro presunti familiari di una vittima ritrovata dopo vent'anni. Anime fragili, controverse, che hanno fatto fronte ad un dolore incessante ognuno a proprio modo. L'autore ci racconta le indagini e la vita di caserma e ci regala uno spaccato sul dolore di chi non si dà pace davanti all'improvvisa scomparsa di un familiare. Non ci propone soluzioni o lieto fine ma si coglie in tutta la storia una speranza che aleggia nonostante tutto e che dà la forza di continuare a vivere.
Lo scheletro di una donna viene ritrovato poco distante da una caserma dei carabinieri di Latina e per il confronto del DNA vengono convocati quattro familiari di donne scomparse all'epoca, i coniugi Martelli, Lucio Marini e Liliana Parrino, che danno il titolo al romanzo. Di questa piccola comunità, la cui esistenza da vent'anni è profondamente segnata dalla perdita rispettivamente della figlia, della madre e della sorella, si occupa Emanuele Circosta, un giovane e immaturo appuntato. L'attesa dell'esito delle analisi genetiche si sviluppa tra il racconto della vita in una caserma di provincia, in cui serpeggiano la corruzione e un non giusto trattamento dei soggetti fermati per i reati commessi, e l'evoluzione emotiva dei "presunti" familiari, tra brevi atti di solidarietà gelosie, bisticci ed eccessi d'ira.
Come ci ha ormai abituato da tempo, Daniele Mencarelli riesce a descrivere perfettamente la complessità e la contraddittorietà della natura umana spaziando dal dolore più duro, come quello per la scomparsa improvvisa e inspiegabile di una persona cara, al desiderio di perseguire i propri valori in un ambiente marcio, anche a costo di perdere tutto, al senso di competizione sorto tra i familiari che preferiscono che lo scheletro sia il loro familiare piuttosto che non lo sia, all'incapacità di un giovane carabiniere di sottrarsi al fascino esercitato dagli istinti più brutali. Il tema della scomparsa risulta, quindi, un espediente per avviare non tanto un'indagine poliziesca, come ci si potrebbe aspettare, bensì finemente psicologica di tutti i personaggi che si avvicendano nel romanzo.
Un po’ giallo un po’ poliziesco, ma nessuno dei due. Tantissima empatia, la sensibilità travolgente a cui ci ha abituato Mencarelli, il suo sentire profondissimo e la sua forza che mai cede all’autorefenzialità. Tre stelle e mezzo, arrotondate a quattro per il confronto (sempre vincente) con chi combatte con la malattia mentale senza aver occhi che per lei e se stesso. Mencarelli soffre per tutti, vede tutti, si sforza di capire il dolore di tutti.
Vero, è il suo primo noir, o simili, quindi mi è facile giustificarlo. Ce ne saranno altri, oltretutto il personaggio ed il contesto mi paiono pensati per far nascere una serie (anche televisiva, ovvio). Ma il problema di Mencarelli, a mio avviso, è sempre lo stesso: avere fantastiche idee ma non riuscire ad svilupparle in tutta la loro potenza.