Il maresciallo Damasi e l’appuntato Circosta sono alle prese con il rinvenimento di uno scheletro nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina. Il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli. Un enigma che svela un mondo nero, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza, in cui si aggirano personaggi macchiati dalla colpa, intossicati da errori e sogni. In loro si annida la luce di un riscatto.
Dopo “Brucia l’origine” Daniele Mencarelli torna a stupirci uscendo totalmente dalla comfort zone dei suoi precedenti romanzi. L’esordio dello scrittore romano con la Sellerio avviene con un giallo a tinte pulp. In un paese della provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle, le indagini per assegnare un’identità al cadavere sono affidate ai carabinieri di Latina, in particolare al capitano Damasi e all’appuntato Circosta, un giovane carabiniere alle prime armi, un ragazzo mediocre che prova ad aspirare al miglioramento di sé. I 4 presunti familiari sono i congiunti della probabile vittima rinvenuta nel bosco. Qualcuno di loro, alla fine degli esami sul dna prelevato dal cadavere, potrà finalmente piangere il proprio caro dopo tanti anni dalla scomparsa. Il solito, immancabile punto fermo della prosa di Mencarelli è la incredibile e naturale capacità di sviscerare le varie sfumature dell’animo umano, gli umori, le emozioni, i difetti, l’eterna dicotomia tra il bene e il male. Mencarelli non ha timore di fare vedere il lato più meschino e detestabile dell’uomo, in questo caso perfettamente incarnato dal Brigadiere Liberati, o la disperazione che a tratti diventa grottesca e disturbante dei 4 presunti familiari. Circosta, è un personaggio controverso, ci si affeziona a lui non per le sue (poche) qualità, ma proprio per la loro mancanza, si apprezza il suo sforzo investigativo ed empatico, si spera che ad un certo punto faccia quello switch che lo renderebbe un carabiniere e un uomo degno di stima. Le descrizioni sono sempre immaginifiche e vibranti nella loro autenticità, il ritmo della narrazione è ben scandito in un alternarsi di capitoli più o meno brevi. La ricerca dell’identità della vittima diventa una spasmodica competizione emotiva tra i 4 presunti familiari: ognuno di loro brama di mettere un punto alla sofferenza devastante dell’incertezza e non ha pietà per gli altri con i quali condivide lo stesso destino di non avere la possibilità di piangere appieno la morte del proprio familiare. Un romanzo che mi ha tenuta incollata alle pagine, che mi ha fatto vivere i personaggi, detestarli alcuni, una lettura che ti lascia molti spunti di riflessione. Per me, anche questa volta, è un sì.