«Ripensa spesso a un suonatore ambulante, che stava sempre in strada fuori all’ufficio di Salieri, a cui una sera ha chiesto perché suonasse sempre la stessa canzone. “Per capire come mi sento”, gli aveva risposto».
Eleonora Marangoni in un catalogo di invenzioni scopre che la spilla da balia è opera di un uomo ignoto a tutti, quest’uomo Walter Hunt (1796-1859) sembra essere stato un genio della mancata occasione e allo stesso tempo uomo praticissimo e utile al prossimo. Inventa ruote per spostare i mobili, per aiutare anzitutto sua moglie, colletti amovibili per camicie, la macchina da cucire per agevolare il lavoro casalingo, ma non ne consegna il brevetto, la penna stilografica, il clacson e non se lo ricorda nessuno; allo stesso tempo lui non si ricorda di noi, lui è distante.
In questo libro stupendo, l’autrice ricostruisce la storia di Walter Hunt andandolo a cercare lì dove era nato, ma non trovando quasi nessuna memoria del suo passaggio sulla terra inventa (da invenire, trova, strada facendo, attraverso percorsi obliqui) quest’uomo, che un po’ siamo tutti. Peraltro gli USA sono il paese della libera, entusiasta, perfino sovraeccitata iniziativa, ma sono anche il paese che ha inventato personaggi come Bartleby, quello che preferisce di no, perché tutto gli sembra una impostura scema. Dalle mie parte c’è un proverbio che dice pressapoco così: a forza di tirar calci alle pietre si resta senza scarpe. Scansare le occasioni per finire a non averne più. Forse Hunt non era portato per la gloria, per il successo fine a se stesso, ma era portato per la vita intesa come un restare accesi, mestiere da giocolieri, come si mostra nello splendido finale del romanzo.
La storia di Hunt è inattuale e attualissima, si potrebbe applicare in ogni ambito dell’iniziativa umana, della politica all’editoria, agli incontri mirabolanti che dovrebbero cambiarti la vita, dove tutto si esalta in attenzione magari anche esasperata, e poi ciao senza neppure dirselo.
«Chi è che stabilisce dopotutto che nella vita di un uomo sia più importante una laurea in giurisprudenza, che non il giorno in cui ha visto un albero fiorito, o un animale investito da una macchina in autostrada? Preziosa in questo senso, per chi se la trova davanti, la cronologia biografica di Emily Dickinson: un elenco di nonnulla. Si iscrive al college e lo abbandona, scrive lettere, cuce quaderni e vestiti bianchi. Vince una gara di torte. Dove nascono le cose che finiscono per farci diventare quelli che siamo? A chi spetta il compito di dire che cos’è importante?».