Martina ha sempre creduto nell’amore, così tanto da chiedere a Erika di sposarla. Insieme avevano affrontato l’omofobia, l’odio e la solitudine, trasformando la loro storia in un messaggio di coraggio attraverso i social. Erano diventate un punto di riferimento, una prova che l’amore può resistere a tutto. Ma la tempesta più grande è arrivata quando meno se lo aspettavano. “Quando dentro piove” racconta il viaggio di Martina dentro il dolore della fine, proprio quando immaginava un futuro fatto di gioie e promesse. Tra paura, depressione e ricomposizione, la sua voce diventa un abbraccio per chi vive una perdita e non sa da dove ricominciare. Un invito a riconoscere il proprio dolore, affrontarlo e, alla fine, ritrovarsi.
E’ nota la vicenda di Martina Tammaro ed Erika Mattina, le due bellissime ragazze lesbiche assurte, qualche anno fa, agli onori delle cronache in seguito al loro “coming out” mediatico e alle furiose ondate di odio ignorante che ne seguirono. Ci furono poi un paio di libri, “Le perle degli omofobi” in cui pubblicavano e commentavano divertite i più beceri commenti omofobici e sessuofobici, e “Quando fuori piove”, volume non piccolissimo pubblicato nientemeno che da Rizzoli, la storia della loro storia. Libro, come scrissi all’epoca, non perfetto, forse un po’ troppo massacrato dagli editor (ormai è del tutto impossibile pensare che una casa editrice ti pubblichi un libro senza cambiarci nemmeno una virgola) ma sostanzialmente interessante.
Poi, la notiziaccia. Con un messaggio su Facebook del 26 febbraio 2024, le due fidanzate, che pure parlavano di matrimonio fino al giorno prima o poco più, annunciavano “non siamo più una coppia”. Perplessità e sconcerto degli astanti, me compreso. Poi quasi più nessun messaggio, né di tipo personale, né di risposta agli odiatori professionisti. Salvo uno, del 9 settembre successivo, in cui le due si guardavano perplesse, così dicevano, davanti ai “nostri nuovi partner” (un lui e una lei) “giocare a carte”.
Perfetto, mi dissi col classico acume da maschietto che capisce tutto e ha spiegazioni per tutto. Erika, quella che, tra famiglia Gestapo e il fatto di non essere mai stata con nessun* prima di conoscere Martina, con ogni probabilità a una certa avrà voluto tirarsi indietro, provare a esplorare il resto del mondo, magari scoprire di non essere così totalmente lesbica come pensava. E l’altra, Martina, si era trovata un’altra. Inoltre, anche l’esposizione mediatica aveva fatto del suo; è dura preservare come tuoi gli spazi della vita di coppia quando hai addosso gli occhi di mezzo mondo che si aspetta cose da te e ti fa pure diventare il simbolo di quello che dovrebbe essere l’amore che lui per i più vari motivi non vuole o non può vivere, e allora ti delega la cosa.
Peccato che, invece, non avevo capito un…
Intanto era già molto tempo che l’uscita di questo libro era nell’aria. Cercando strenuamente notizie delle due su internet - che nonostante la loro vicinanza al mondo dello spettacolo erano riuscite a non diventare personaggetti internet-mediatici, onore a loro - , lo avevo trovato in prevendita sul sito della casa editrice (che bello, mi sono detto, potrò saperne qualcosa di più), c’era anche una data di uscita (inizio dello scorso anno, mi pare) che venne però bellamente disattesa. E io aspettavo, e niente… Poi, finalmente, su Instagram venne segnalata la data di uscita. Amazon me lo aveva confermato. Gioia. E allora l’ho comprato in ebook il giorno stesso che è uscito, e me lo sono letto in un giorno e mezzo (il mezzo nelle pause di una giornata sulle piste da sci).
Ecco la storia: Martina, già quando stava con Erika, aveva visto cose brutte, bruttissime, in cui la sua compagna non c’entrava niente. Depressione, fondamentalmente. Sappiamo bene quanto una cosa del genere possa essere logorante per un rapporto, e quanto sia duro continuare a stare vicino a qualcuno involuto in questo problema, mentre esso succhia via tutta la vita da lui e da te. E sappiamo anche bene quanto il “male oscuro” sia subdolo, faccia finta di avere ragioni spiegabili e superabili quando in realtà non ne ha nessuna. Per cui mi sembrerebbe profondamente ingiusto fare una colpa ad Erika per non aver retto più, per essersi allontanata, per essere arrivata a mettersi con un’altrA (e sottolineo altrA). Mentre Martina, forse per amore, forse per bisogno, iniziava (e forse finiva) un’altra relazione, con un altrO (e sottolineo altrO). E con ogni probabilità erano questi due quelli che, in quel breve messaggio su Facebook, giocavano a carte insieme sotto gli sguardi perplessi delle ex fidanzate. Quel messaggio faceva supporre una pacificazione generale, ma le cose non erano e non sarebbero comunque state così semplici.
E’ tutto scritto in questo libro, un testo dolorosissimo e straziante, storia di una discesa a gli inferi e di una faticosissima rimonta, avvenuta comunque grazie a persone capaci di essere vicine, alcuni bravi terapeuti, e due gatte. E’ una scrittura poco lineare e molto emotiva, molto a flash back, in cui si scopre che Martina era riuscita a fare breccia nella famiglia Gestapo di Erika, a volere e farsi voler bene anche dai genitori e dalla sorella di lei, che tutto sarebbe potuto andar bene, se non fosse stato per la maledetta depressione. E che Erika si vedeva con questa “amica” ancora quando stava con Martina (ma senza farci cose… Sarà vero? Boh… Ne conosco di vicende di gente tenuta in “stand by” fino alla fine di una storia agonizzante per poi ricevere il “disco verde”, ma che questo sia avvenuto prima o dopo la “fine ufficiale” della relazione, è in fondo poi così importante?)
Un’ultima cosa. Martina ha un “consigliere segreto” che chiama Armadillo, come la famosa coscienza di Zerocalcare (incredibile quanto questo artificio narrativo sia diventato una specie di “topos” letterario, non è nemmeno l’unico caso peraltro) ma anche Dido, ed è un maschio. Figura reale o immaginaria? E, soprattutto, che razza di nome è Dido? Oggettivamente sarebbe Didone, la regina di Cartagine, quella di “Infandum, regina, iubes renovare dolorem”, non propriamente la figura più adatta a fare da consigliere sentimentale visti tutti i guai che era riuscita a combinare a sé stessa e agli altri. Ecco, forse nella narrazione un po’ più di spazio e di definizione al dialogo tra Martina e Dido sarebbe stato opportuno.
Per il resto si tratta di un libro scritto con una sincerità sconcertante, con parole bellissime, con poca o nessuna voglia di “mettersi in mostra” o di cercare pietà, che riesce perfino a prendersi le proprie responsabilità e a perdonare Erika senza farle pesare la fine della loro storia. A tratti è un po’ confuso, ma… cosa si deve pretendere, visto è proprio dalla confusione che trae origine?