«Se la letteratura serve anche a insegnarci qualcosa, il suo romanzo si può leggere come un lucido, spaventoso, intelligente abbiamo un'ultima possibilità di cambiare vita.» Alberto Manguel
«La scrittura di Arpaia ha la dote di penetrare e ricreare mondi, e in tutti i suoi libri gioca un ruolo strano e ambiguo il tempo, come se Arpaia fosse costantemente all'inseguimento del suo mistero.» Corriere della Sera
«Bruno Arpaia ti fa capire che siamo in una frontiera climatica.» la Repubblica
«Arpaia è uno di quelli che affrontano l'arte e la letteratura con l'unica ambizione di essere coerenti con la vita e con l'epoca che gli è toccato vivere.» Luis Sepúlveda
L’avventura dei personaggi del fortunato Qualcosa, là fuori non è finita, sebbene continui in uno scenario completamente dopo l’estenuante migrazione attraverso un’Europa devastata dalla crisi climatica, Marta, sua figlia Sara e il giovane Miguel sono riusciti ad arrivare in Scandinavia, dove le condizioni climatiche permettono ancora una vita civile organizzata. Accolti nella casa di Ahmed, i tre si illudono di essere in salvo. Purtroppo per loro, non è così. L’intelligenza artificiale esercita una sorveglianza soffusa e totale sulla popolazione, suddivisa in caste. Al vertice regnano i cittadini A, con neurochip impiantati nel cervello, con vite più lunghe e capacità fisiche che li rendono superiori a tutti gli altri. Quando i disastri climatici e la prolungata siccità cominciano a intaccare le risorse alimentari, i cittadini C, rigidamente confinati in città satellite di baracche improvvisate e abbandonati a sé stessi, si ribellano. Mentre le condizioni di vita si fanno sempre più proibitive, Marta, Sara e Miguel si uniscono alla Resistenza e si preparano all’ultimo sforzo… In questo incalzante romanzo di speculative fiction Bruno Arpaia immagina uno dei nostri possibili scenari futuri, del quale già si scorgono le tracce nel presente. Tracce che noi non vediamo o preferiamo non vedere.
Un libro scritto bene, che crea ad arte un’atmosfera cupa e ansiogena, sia per le conseguenze che l’alterazione climatica ha provocato sulla natura e sia per il tipo di società che l’umanità ha creato per reagire a queste alterazioni (anzi, per approfittarne). Questo tipo di libri non mi attira, e questo non è differente, ma è scritto bene e questo bisogna dirlo. Siamo attorno al 2070-2080 e troviamo un mondo che è andato avanti rispetto al riscaldamento globale che stiamo già vedendo oggi: il cambiamento climatico, le migrazioni verso il nord Europa e una società che si è riorganizzata in nuove gerarchie politiche supportate dall’intelligenza artificiale. I protagonisti sono Marta e i suoi due figli, Sara e Miguel. Scappano clandestini verso la Scandinavia, dove trovano sì un clima migliore ma anche un governo che usa un sistema di sorveglianza totale basato su droni mossi dall’intelligenza artificiale e una società divisa in cittadini di serie A, B e C, dove quelli di serie A sono robot umanoidi…. Decisamente opprimente, vero? Ma c’è di più: quasi tutti hanno perso il lavoro e così il governo, per tenerli buoni, dà a tutti un reddito di cittadinanza e li costringe a trasferirsi fuori dalle città “belle”, per mandarli nelle terre più aride, fuori dalla vista degli altri. Dopo le prime pagine, cominciamo a conoscere anche delle persone che non accettano questo sistema oppressivo e conosciamo una vera e propria Resistenza, alla quale anche i protagonisti si associano. Non sono molti, non sono armati e sono anche sparpagliati, e quindi quello che possono fare è sabotare il sistema, il controllo, e cercare di proteggere chi è stato espulso dalla società ufficiale. Questo però non è un thriller e lo stile è più da cronaca, quindi, più che voler vedere come va a finire, il lettore qui si sente sempre portato verso il chiedersi come sarebbe vivere in una società di questo tipo, e si sta un po’ male vedendo che molti ci si sono abituati. La siccità ha fatto uscire la parte più brutta dell’Umanità e la Resistenza sembra essere l’unica possibilità per tornare a dare a tutti una dignità che il sistema ha riservato solo a pochi eletti. Non vado oltre per non spoilerare ma dico solo che l’autore, dopo questo inizio inquietante, lascia spazio ad una speranza di sviluppo del futuro diverso da questo, ma non lo fa con messaggi buonisti e rassicuranti, quanto invitando il lettore a restare sempre attento e sveglio, stimolandolo a tenere viva la sua attenzione critica verso quei segnali che nel libro ha evidenziato. Tre stelle, ma adesso cercherò qualcosa di più leggero.
Ho ascoltato la presentazione de “Il mondo senza inverno” a Libri Come: Bruno Arpaia ha dialogato con Paolo Di Paolo.
Questo romanzo è il seguito di “Qualcosa, là fuori” (2016).
Un libro coraggioso, che ci proietta nel 2078, in un pianeta devastato dal cambiamento climatico dove l’inverno è scomparso e le migrazioni di massa sono diventate la norma quotidiana.
Bruno Arpaia immagina un futuro prossimo e plausibile, in cui l’Europa del Nord diventa meta di profughi climatici provenienti dal Sud del mondo, mentre i ricchi si rifugiano in enclave protette e l’umanità intera affronta una crisi esistenziale senza precedenti.
Il romanzo segue un gruppo di personaggi – migranti, scienziati, attivisti e sopravvissuti – che si muovono in un paesaggio alterato, tra città sommerse, deserti che avanzano e stagioni impazzite.
In questo romanzo Bruno Arpaia parla della crisi climatica, interrogando il lettore su responsabilità collettiva, ingiustizia climatica e sul significato di “casa” in un mondo che non riconosce più i suoi abitanti.
Il libro non è solo un avvertimento sul futuro prossimo a cui andremo incontro se non cambiamo rotta, ma è anche un racconto di solidarietà e scelte morali radicali. L’autore evita sia il catastrofismo fine a se stesso sia l’ottimismo consolatorio: mostra con lucidità come il disastro climatico stia già producendo nuove gerarchie, nuovi esodi e nuove forme di resistenza.
“Il mondo senza inverno” è un romanzo necessario, scritto con intelligenza e passione civile, che conferma Bruno Arpaia come uno dei pochi autori italiani capaci di guardare al futuro senza paura e senza ingenuità.
Un libro che fa pensare, che inquieta e che commuove: a lui non piace definire questo come un romanzo distopico; ma lui si definisce come uno scrittore che unisce i puntini andando un po’ più in là del presente. Non siamo poi così lontani dagli scenari immaginati da Bruno Arpaia…
“Dove una volta c’erano i ghiacci eterni, avrebbero trovato un mare stanco e lento, avrebbero sentito il sale sulle labbra, il soffio della chiglia che sfiorava l’acqua, avrebbero visto il fuoco e il fumo dell’incendio che avanzava sulla costa mentre si allontanavano, forse un pod di orche o di beluga li avrebbe circondati, ma poi, dopo due giorni, avrebbero intravisto le scogliere scure, le cime dei vulcani, e allora forse il tempo avrebbe finalmente smesso di far loro del male.”
“Il mondo senza inverno” è un romanzo che, purtroppo, non porta da nessuna parte. Fin dall’inizio, l’autore cerca di imbastire possibili percorsi che la trama può intraprendere, ma poi non segue nessuno di essi. Senza fornire troppi spoiler, la vicenda si svolge intorno alla formazione di una resistenza il cui obiettivo è quello di controbattere un governo oppressivo. Sorprendentemente, le cittadine e i cittadini che decidono di farne parte non si scontrano mai veramente con questa realtà, la quale rimane uno sfondo sfocato che guida, di tanto in tanto, le loro azioni. Anche quando entrano nel vivo dell’azione, loro semplicemente si scansano e non portano alcun tipo di contributo.
Parlando dei personaggi, essi sono assolutamente piatti e non mento quando affermo che ogni tanto l’unica cosa che li distingueva era il loro nome. Mancano di una profondità emotiva necessaria al tipo di storia che viene narrata. La massima introspezione che l’autore ci concede è un continuo ripetersi di frasi come “questo schifo di mondo” ecc.. Anche quando certi personaggi affrontano sfide personali più profonde, non viene dato sufficiente spazio a questa narrazione, lasciando che gli eventi siano semplicemente delle cose a caso che ogni tanto smuovono la storia.
L’unico lato positivo di questa storia è l’accuratezza scientifica degli eventi. Questo potrebbe essere un punto di forza della storia se venisse contestualizzato maggiormente all’interno del romanzo. Molte volte, quando si fanno dei riferimenti scientifici, sembra semplicemente una definizione “accademica” messa qua e là e non inserita all’interno di un “world building” più grande.
Presentato nell'introduzione come romanzo di speculative fiction (ché chiamarla fantascienza, quale è, potrebbe magari rovinare la reputazione di qualcuno) e considerato che il romanzo non è suddiviso in capitoli (mancando, quindi, una comoda e necessaria indicizzazione per l'ebook, essendo tutta la storia sotto la voce "Inizio lettura") e a tratti cambia il punto di vista della narrazione, il mio approccio alla lettura è stato nervosamente improntato alla diffidenza.
"Andrà tutto bene. [...] Aveva ripetuto un'altra volta quella pagliacciata da film americano". "Il mondo senza inverno" (Guanda, 2026) di Bruno Arpaia prosegue la storia di "Qualcosa, là fuori" sul tema della climate fiction. Ma se nella prima storia ci si focalizzava sulla questione dei migranti climatici, seguendo un gruppo di persone che cercava di arrivare clandestinamente nella Federazione Scandinava, tra i pochi luoghi ancora vivibili, questo secondo romanzo evidenzia gli effetti del cambiamento climatico a livello sociale e come la carenza di mezzi per la sopravvivenza porti all'autoritarismo classista ed eventualmente alla ribellione.
A tratti un po' didascalico, potrebbe essere una lettura adatta a chi ancora si fa abbindolare dalle farneticazioni dei negazionisti climatici, ottusamente arroccati in un antiscientismo plasmato in forme ideologiche. Ma, oltre a questo, ci sono interessanti spunti che toccano i temi dell'evoluzione genetica, del post-umanesimo e della problematica coesistenza con le intelligenze artificiali. Tutti temi propri della fantascienza, appunto.