Giovanna, insegnante di liceo da poco in pensione, è una donna mite ma determinata, naturalmente incline al bene. A scuola la rimpiangono, lei che si è sempre spesa per tutti, alunni e colleghi. Ora riempie le sue mattinate facendo volontariato nel canile della città; si dedica poi alle amiche e a un'anziana vicina di casa piuttosto acida; infine si prodiga in lezioni gratuite a ex allievi o ai baldanzosi frequentatori dell'università della terza età. Al canile sono gli animali vecchi ad attirare le sue attenzioni, quelli che nessuno degna di uno sguardo, e che lei accompagna in lunghe passeggiate. Giovanna si è legata soprattutto a Serena, una cagna di cui si sa ben poco, circospetta, paurosa, e cerca in tutti i modi di conquistarne la fiducia, moltiplicando i gesti di affetto. Ma questa confortante stabilità viene incrinata da alcune circostanze inaspettate, e i progetti in cui Giovanna si è impegnata più a fondo si distorcono in occasioni sciupate, tra rimpianti, disillusioni, risentimenti. A quel punto, la sua vita prenderà una svolta sorprendente. Con una prosa avvolgente e uno sguardo lieve, Claudio Morandini ci racconta quanto sia difficile l'esercizio quotidiano della bontà in un mondo sempre più sordo e smarrito.
Raccontatemi una storia che ha come protagonista una signora anziana, aggiungeteci la presenza di cagnolini abbandonati e mi avrete già spezzato il cuore in partenza. Non so spiegare a parole quanto le tematiche trattate in questo libro mi abbiano toccata, trattandosi di argomenti che mi rendono particolarmente sensibile, devo ammettere di aver avuto il magone in alcuni momenti. Ciononostante, questa lettura mi ha emozionata profondamente, in partenza sembrava una storia semplice ma in realtà nascondeva molto di più, sono felicissima di averlo letto.
Questa è una di quelle letture che ti entrano piano e poi restano. Giovanna è un’insegnante di liceo appena andata in pensione che non smette di prendersi cura degli altri: riempie le sue giornate con il volontariato al canile, con lezioni gratuite a ex allievi e studenti dell’università della terza età, con l’attenzione paziente persino per chi è scontroso o difficile da avvicinare. La sua è una bontà concreta, quotidiana, fatta di presenza più che di grandi gesti. Al canile sceglie gli animali che nessuno guarda, soprattutto i più vecchi. Il legame con Serena, una cagna paurosa e diffidente, mi ha colpito molto: c’è qualcosa di profondamente umano nel tentativo di conquistare la fiducia di chi è ferito, senza la certezza di riuscirci. Quando alcune circostanze inaspettate incrinano questa apparente stabilità, i progetti in cui Giovanna ha investito tempo ed energie si trasformano in occasioni sciupate, lasciando spazio a rimpianti, delusioni e risentimenti. Ed è lì che il romanzo, senza alzare mai la voce, diventa una riflessione potente su quanto sia fragile l’idea di “fare il bene” e su quanto possa costare restare fedeli a se stessi. Una lettura sobria, malinconica al punto giusto, che fa riflettere su cosa significa davvero prendersi cura degli altri e di sé
Il libro racconta la vita di Giovanna, ex insegnante, che passa le giornate col volontariato al canile, le amiche, una vicina anziana un po’ difficile. La scrittura è bella e si legge con piacere. Quello che mi ha colpita è che, nonostante Giovanna sia una persona buona e generosa, non ho simpatizzato molto con lei. Non riesce a scegliersi niente di buono per sé stessa: amiche che non apprezza troppo, un figlio distante, un ex marito con cui riesce solo a parlare del più e del meno se si incontrano per strada, cani ai quali in fondo non importa granché di lei. Dà tanto a tutti senza ricevere niente in cambio, e sembra essersene rassegnata. Piccoli incidenti incrinano poi questa posizione. Il finale è ambiguo e poetico, e resta in testa.