Tra le campagne della Grecìa Salentina, si staglia da tempo immemore un antico cumulo di pietre che prende il nome di Specchia del diavolo. È proprio lì che una mattina, mentre fa jogging, l'avvocato Mauro De Pascalis sente strani lamenti. Semisepolto fra i sassi, c'è il corpo di un uomo, anzi, di un giovane. Si chiama Rami, viene dall'India e, dopo aver fatto parte di una squadra di raccoglitori di pomodori, aveva finalmente trovato la sua strada lavorando come assistente di un orafo talentuoso, sotto l'ala protettrice di una marchesa impegnata ad aiutare creature sfortunate come lui. Ma chi lo ha ridotto in quel modo, e perché? Sulla scrivania del maresciallo Chicca Lopez plana il fascicolo di quella che sembra un'indagine di scarsa importanza, ideale per tenere a freno i bollenti spiriti di una femmina impunita come lei, o almeno, questo è quello che pensa il suo superiore, il capitano Biondi. Ben presto emergerà molto altro, e Chicca, ancora una volta, verrà trascinata in un caso di omicidio dai risvolti inaspettati. Una nuova avventura per Chicca Lopez, carabiniera ribelle che investiga il cuore nero del Salento. Fra amori spezzati, madri perdute, padri putativi e padri biologici, Gabriella Genisi scava ancora più a fondo in questa terra antica sospesa tra campagna e mare, dove il sangue si mischia alla magia e il tempo gioca a rimpiattino con l'eternità e il mistero.
La specchia del diavolo è un libro che scorre, ma che purtroppo non lascia il segno: è un libro che si lascia leggere abbastanza velocemente, ma i lati positivi si fermano purtroppo alla pura scorrevolezza. Lo stile di scrittura mi è sembrato fin da subito troppo autocompiaciuto e a tratti decisamente spocchioso, un elemento che ha reso difficile entrare in sintonia con la voce narrante. La nota più dolente è rappresentata dai personaggi, caratterizzati da una diffusa superficialità e da una netta mancanza di profondità. Questo difetto colpisce in primis la protagonista: trovo che sia un personaggio poco credibile nel ruolo di maresciallo dei carabinieri. Non ha lo spessore che ci si aspetterebbe e l'unica cosa che ti rimane impressa di lei, alla fine della lettura, è soltanto il suo pessimo carattere. Per non parlare poi del suo superiore, Biondi, dipinto come un imbecille in sua completa balìa. Anche la gestione della trama lascia a desiderare, specialmente nel finale. La soluzione del mistero sembra decisamente tirata via, quasi come se l'autore avesse un limite di pagine improrogabile da rispettare e avesse dovuto correre a perdifiato per chiudere la storia in qualche modo. Nel complesso è un romanzo che non mi è piaciuto. Un vero peccato, perché le premesse potevano essere interessanti, ma la realizzazione è stata deludente. Mah...
«Ogni casa ha un’anima, e sento che questa ha un’anima bella. Le donne salentine sono un po’ macàre, certe cose le avvertiamo sulla pelle.»
In questo quarto capitolo della serie dedicata alla carabiniera Chicca Lopez, siamo di nuovo nel cuore del Salento, il mio Salento!
“La Specchia del diavolo, meglio conosciuta in griko come Segla u demonìu, era un enorme cumulo sassoso del diametro di una ventina di metri, nel cuore della Grecìa Salentina, a un paio di chilometri dal centro abitato. Uno strano sito sul quale si erano fatte parecchie congetture. Gli storici si attenevano a tre scuole di pensiero, sia collocando le specchie nella Preistoria sia attribuendo loro la finalità di monumenti funerari eretti in onore di regnanti saraceni, oppure spostandone l’origine al Medioevo con la funzione di torri di avvistamento. D’altra parte, poiché da millenni il territorio salentino era impastato di misteri e di magia, alla Specchia erano legate numerose leggende.”
La trama si apre con la morte sospetta di una giovane donna, apparentemente posseduta e caduta in trance durante un esorcismo, spingendo Chicca, reduce da problemi familiari e con il suo carattere frizzante e determinato, a indagare su un intreccio di superstizioni, segreti familiari e crimini nascosti in un Salento vivace e contraddittorio.
Gabriella Genisi mescola suspense investigativa, folclore locale e un tocco di mistero sovrannaturale, ambientato tra le antiche “specchie” e le credenze popolari sul diavolo e le possessioni.
Un romanzo agile e coinvolgente, con una prosa scorrevole, dialoghi vividi e un’eroina “frizzantina” che bilancia ironia e profondità emotiva, esplorando temi come la fede, il razionalismo e il peso delle tradizioni in un mondo moderno.
Tutto il romanzo è percorso di echi di storia locale, con i profumi, i colori e i sapori intensi del Salento
“Un paiolo in terracotta colmo di ciceri e tria, una ciotola di rape stufate e un piatto di polpette di polpo fritte. Sapori semplici, capaci di raccontare secoli di storia, contaminazioni di altri popoli e tradizioni salentine.”
Incipit Intorno alle sette del mattino, sulla strada che da Martano conduceva a Caprarica, l’avvocato Mauro De Pascalis controllò il contapassi. Continua su IncipitMania
Alcune storie sembrano nascere dai luoghi che le raccontano, i personaggi e le vicende vi si legano in un nodo così stretto che pare impossibile dipanarlo senza comprometterne la visione dell’intero.
Inimmaginabile pensare al commissario Montalbano senza la sua Vigata, alla profiler Teresa Battaglia senza l’alto Friuli, o, ancora, al commissario Ricciardi senza Napoli. Ebbene in questo contesto – non per nulla, tratto dalla letteratura poliziesca – si collocano i romanzi di Gabriella Genisi. Barese di nascita, dove vive tutt’ora, Gabriella Genisi fin dall’ormai lontano 2010 – anno di nascita del suo più celebre personaggio, Lolita Lobosco – non ha smesso di creare romanzi di successo al cui centro si trovano le storie, di indagini al femminile, visceralmente legate alla città/zona in cui vivono.
Così alla celebre accoppiata Lolita Lobosco/Bari, Gabriela Genisi ha affiancato, a partire dal 2019, un nuovo ciclo narrativo che vede protagonista Francesca Lopez, detta chicca, e qui l’ambientazione si sposta di qualche chilometro a sud-est. È, infatti, il Salento, il cuore pulsante – che batte a ritmo di pizzica – delle storie del maresciallo dei carabinieri Chicca Lopez.
In tutto questo, non è nemmeno un caso che la sua ultima fatica letteraria, uscita a fine gennaio per Rizzoli, porti il nome del luogo da cui si origina la scena iniziale che dà il via alle indagini: La specchia del diavolo, per l’appunto. Un nome, un luogo. Eccoci subito catapultati nella zona del Salento nota come Grecìa Salentina, per quella antica presenza greca che la vide parte, insieme altre zone del sud Italia, della Magna Grecia. Il fascino dell’antico si somma alla magia delle leggende che circolano attorno al cumulo di pietre sovrapposte, nel territorio di Martano, noto anche come Specchia dei Mori.
Gabriela Genisi con La specchia del diavolo sfrutta abilmente la magia del luogo, dando riprova della sua abilità di far scaturire le storie da un fermo immagine, un’immagine che si direbbe da cartolina. Così era stato già in precedenza nel suo La regola di Santa Croce, secondo romanzo del ciclo di Chicca Lopez, in cui la storia prende avvio proprio dalla bellissima Basilica barocca di Santa Croce.
Questo nuovo capitolo della serie con Chicca Lopez è quello che mi ha convinta meno. L’atmosfera è suggestiva e la fotografia del Salento, come sempre nella scrittura di Gabriella Genisi, è splendida: una terra antica, sospesa tra magia e realtà, capace di avvolgere il lettore. Tuttavia, in questo romanzo la dimensione privata della marescialla prende troppo spazio, finendo per oscurare l’indagine, che resta in secondo piano e perde tensione. I temi familiari e interiori sono interessanti, ma sbilanciano il ritmo e indeboliscono il lato investigativo che rende la serie così efficace. Un libro che si legge con piacere per l’ambientazione e i personaggi, ma che, rispetto agli altri, lascia la sensazione di un’occasione solo parzialmente sfruttata.
Il ritrovamento di un ragazzo picchiato e privo di coscienza nelle campagne di Martano porta alla scoperta del cadavere di Daniele Durante, un giovane orafo, a Specchia. Inzialmente si pensava a un malore o a un suicidio, ma il maresciallo Francesca Lopez ha i suoi dubbi e continua a indagare e, malgrado la resistenza del capitano Biondi - il suo superiore, che impersona tutti i cliché del maschilista più becero - riesce a risolvere un delitto che la porterà in giro per tutto il Salento e anche ad Avellino, città di provenienza della vittima. Il finale fa supporre che questo possa essere l'ultimo episodio della serie di Chicca Lopez.
Una serie che non mi ha mai preso. Questi personaggi "istituzionali" (poliziotte, carabiniere) sembrano un po' troppo Miss Marple senza avere il carattere e la simpatia. La trama gialla lascia troppo lo spazio alla vita privata ed ai problemi perdonale e, confesso, sembra di leggere pensieri e atteggiamenti di una 13 enne. No. Decisamente colpa mia. Al quarto libro della serie dovrei sapere che non fa per me e mollare. Neanche la soddisfazione della lettura "svuotatesta" perchè non prende e ti arrovelli su quello che non convince.
Non capisco se è conclusivo della serie. Comunque inizio boh, noioso? Sembrava non avesse nulla da dire. In mezzo avvincente invece, ma purtroppo per poco. Anche la fine boh enigmatica