Les democràcies modernes ja no són el que eren: la participació ciutadana s'ha substituït per la gestió tècnica, la llibertat individual es confon amb irresponsabilitat i la por s'ha convertit en una eina de control. En aquest assaig, Donatella Di Cesare mostra com emergeix un nou paradigma de poder, el tecnofeixisme, que combina la governança dels experts amb l'exclusió per dominar la societat. A més, ofereix les claus per comprendre com la tecnocràcia i les dinàmiques d'exclusió remodelen la democràcia i quines estratègies poden defensar la cohabitació, la responsabilitat i un futur més just. Una lectura imprescindible per a qui vol entendre el present i participar activament en la construcció d'una societat més oberta i humana.
Donatella Di Cesare (Rome, April 29, 1956) is an Italian philosopher, essayist and columnist who teaches Theoretical Philosophy at the "La Sapienza" University of Rome. She is one of the most present philosophers in the Italian and international public debate, both academic and media, collaborates with several newspapers and magazines including "L’Espresso" and "il Manifesto". Her books and essays are translated into English, French, German, Spanish, Danish, Croatian, Polish, Finnish, Norwegian, Turkish, Chinese.
Al principi, m’ha envaït un retret majúscul contra lo vil de la manipulació en nom de la humanitat. I qüasi em deixo portar per la desafecció que també critica. Però, les reflexions filosòfiques, semàntiques i històriques que va sembrant l’autora, m’han dut a la seguretat que encara podem resistir, alliberar-mos i viure justament.
Especialment inspirador l’últim capítol, “Habitar i cohabitar”.
La tesi alla base del saggio di Di Cesare è che l'attuale assetto politico mondiale si caratterizza per due tratti fondamentali: da un lato, la preponderanza della tecnica, intesa come invasiva presenza in un ambito che non gli appartiene delle multinazionali dell'AI, dei social media, delle infrastrutture di immagazzinamento dei dati. Dall'altro, il ritorno a un primitivismo pre-politico, nel quale i governi vogliono costruire uno stato mono-etnico, che rammenta gli spettri del nazismo e dello stalinismo. Il punto di vista dell'autrice è eminentemente filosofico, però. Molto lontano da un'analisi da esperti di geo-politica. E un approccio così palesemente accademico provoca uno strano senso di respingimento nel lettore non specialista. Mi ritrovo a pensare che lo stesso stile pomposo e allitterativo l'avevo ritrovato in altri testi scritti da filosofi. I quali, nel cercare disperatamente di dire qualcosa di nuovo e intelligente su una materia, finivano per ripetere gli stessi concetti lungo tutta la trattazione con il risultato di costruire un fumogeno di ragionamenti, poco utile ad avanzare la causa di cui si voleva studiare le conseguenze. Si tratta dell'identica sensazione che mi ha lasciato questo libro. A maggior ragione, poi, se si osserva che alla fine del volume la tesi iniziale rimane sostanzialmente indimostrata. Il percorso proposto si sposta con agilità dal tema dell'immigrazione a quello spigolosissimo della remigrazione, dall'invasione russa in Ucraina al genodicidio palestinese perpetrato dall'Idf. C'è però una linea di fondo che, se è vero che appartiene alle destre moderne, non riguarda fortunatamente tutti gli stati. Siamo tutti impressionati dalla violenza della seconda presidenza Trump e questo ci fa perdere di vista il fatto che la "decadente" Europa, per citare l'impresentabile Vance, ci sono ancora spazi governativi per un'alternativa che non abbia l'olezzo dell'autocrazia, ma conservi la speranza per guidare con serietà e compostezza la transizione verso un continente più coerente e coordinato.
CONTRO: a tratti ostico, manca un finale di raccordo con la tesi iniziale
Un saggio filosofico che offre interessanti chiavi di lettura dei fenomeni politici e sociali che stanno trasformando gli assetti geopolitici mondiali. Dall'ascesa della destra sovranista e populista al potere crescente di entità transnazionali capaci, attraverso la tecnologia, di plasmare le nostre società, il saggio tenta di incastrare i vari pezzi del mosaico e di offrire una tesi unificante, basata su un mix senza precedenti di tecnocrazia (il trasferimento di potere dalla politica alla tecnica/tecnologia) ed etnocrazia (un'identità politica e nazionale basata sui diritti di sangue e suolo).
Una lettura assolutamente consigliata per provare a guardare la realtà con occhi diversi. Ai posteri l'ardua sentenza se questa chiave di lettura si rivelerà azzeccata.
Una anàlisi molt clarivident. Una bona conceptualització del nostre món contemporani. Potser hi falta proposta i una mica d'optimisme, però serveix per ordenar idees i per perimetrar algunes pors.