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Latte
Bologna, 1959. Nella stessa casa vivono due donne che sono madri, in modi diversi, dello stesso bambino. Olimpia, borghese istruita e moderna, è docile a un'idea di civiltà che la vuole sposa con figli; eppure, dopo il parto, il suo corpo sembra tradirla, aprendo piccole crepe nella sua identità. Ada, invece, arriva dalla è una ragazza del popolo che ha lasciato una vita domestica carica di miseria ma anche di piccole felicità per fare da balia al neonato di Olimpia. È stata scelta perché è forte e sana, come si sceglie un animale a una fiera. E lei, nella casa nuova, impara presto a farsi presenza invisibile, mentre il richiamo dei suoi affetti le pulsa dentro con forza. Diverse in tutto, Olimpia e Ada si incontrano sul terreno inatteso di una sorellanza di gesti e quello esposto e vitale di Ada e quello fragile di Olimpia, che cerca di riconoscersi nella ferita della maternità. A osservare i loro giorni è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia e che registra, defilata, l'energia che scorre tra le due donne. In controcanto, l'enigma di Pietro, un bambino abbandonato al brefotrofio di Roma nel Ventennio, riporta in superficie la memoria di uno strappo antico, forse impossibile da ricucire. Con una prosa essenziale e di scavo, capace di dare materia ai silenzi, Marina Zucchelli illumina la storia delle balie nel Novecento, fenomeno fondativo e quasi dimenticato della nostra storia. Il risultato è un romanzo d'esordio potente, che ci interroga su cosa significhi, ieri e oggi, essere famiglia.
294 pages, Kindle Edition
Published January 27, 2026
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Displaying 1 - 18 of 18 reviews
August 3, 2026
"ℚ𝕦𝕒𝕟𝕕𝕠 𝕥𝕚 𝕟𝕒𝕤𝕔𝕖 𝕦𝕟𝕒 𝕔𝕣𝕖𝕒𝕥𝕦𝕣𝕒, 𝕡𝕦𝕣𝕖 𝕔𝕙𝕖 𝕥𝕖 𝕝𝕒 𝕞𝕖𝕥𝕥𝕠𝕟𝕠 𝕧𝕚𝕔𝕚𝕟𝕠, 𝕘𝕚à 𝕥𝕚 𝕞𝕒𝕟𝕔𝕒, 𝕡𝕦𝕣𝕖 𝕧𝕚𝕔𝕚𝕟𝕠 𝕧𝕚𝕔𝕚𝕟𝕠 𝕕𝕖𝕟𝕥𝕣𝕠 𝕒𝕝 𝕝𝕖𝕥𝕥𝕠, 𝕥𝕚 𝕞𝕒𝕟𝕔𝕒. 𝕋𝕦 𝕝𝕒 𝕧𝕦𝕠𝕚 𝕤𝕖𝕞𝕡𝕣𝕖 𝕚𝕟 𝕓𝕣𝕒𝕔𝕔𝕚𝕠."
Ada vive con la famiglia a Pofi, in Ciociaria ed è alla sua quarta gravidanza. I soldi sono pochi e così si presta a fare da balia dietro un compenso. Viene scelta da Olimpia e dal marito Marcello, dei ricchi borghesi che vivono in un paesino sui colli bolognesi. Alle loro vicende si unisce quella di Pietro, un esposto abbandonato anni prima al brefotrofio di Roma.
È un potente romanzo d'esordio che accende i riflettori sulla figura storica della balia mercenaria, una presenza molto diffusa tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, soprattutto nelle famiglie borghesi. È un libro molto interessante dal punto di vista storico perché, nonostante l'ampia diffusione del fenomeno, se ne parla ancora poco; l’autrice riesce quindi a riportare alla luce la storia di donne spesso dimenticate, costrette ad allontanarsi dalla propria famiglia e dalla propria terra per necessità economiche. La narrazione è costruita attraverso due voci in prima persona che si alternano: quella di Olimpia, una donna borghese che decide di prendere una balia per il suo primo figlio, e quella di Ada, una donna originaria della Ciociaria. Le due voci sono caratterizzate molto bene dal punto di vista linguistico e sociale, poiché Olimpia si esprime con un linguaggio preciso e corretto, frutto della sua istruzione, mentre Ada utilizza spesso espressioni dialettali che restituiscono la sua origine contadina e danno vita a momenti divertenti che alleggeriscono le parti più dolorose della storia. Accanto alle protagoniste troviamo un terzo filone narrativo, raccontato in terza persona, che rappresenta l’aspetto più autobiografico del romanzo e riguarda la storia del nonno dell’autrice, abbandonato in un brefotrofio romano. Uno degli aspetti più forti del libro è la rappresentazione della condizione delle balie e dei bambini abbandonati, descritti quasi come una merce da scegliere ed esposti attraverso il proprio corpo, evidenziando la durezza di una società in cui la borghesia manteneva la propria posizione grazie ai sacrifici delle classi contadine. Molto significativa è anche la riflessione sulla maternità, con tutte le emozioni, le paure e le insicurezze di una donna che si trova per la prima volta a essere madre, oltre al dolore del distacco per le balie e per chi abbandona. Il cuore del romanzo resta però il rapporto tra Ada e Olimpia: inizialmente la madre naturale prova una forte gelosia, temendo che il figlio non riconosca più il suo legame con lei, ma con il tempo questa diffidenza lascia spazio a un profondo affetto. Ada diventa una presenza fondamentale nell'insegnare a Olimpia come prendersi cura del bambino, mentre Olimpia permette ad Ada di conoscere un mondo diverso da quello delle campagne, creando un rapporto basato su uno scambio reciproco in cui entrambe le donne imparano qualcosa dall’altra. In questo netto contrasto tra il mondo contadino e quello borghese, l'aspetto più straordinario dell'opera risiede nella scrittura di Marina Zucchelli, che si rivela il vero punto di forza dell'intero romanzo. Pur descrivendo scene semplici e reali di vita quotidiana, lo stile dell’autrice possiede una rara e vibrante profondità, capace di toccare le corde più intime delle emozioni e dei sentimenti, arrivando spesso a commuovere profondamente il lettore. La prosa è impreziosita da numerose metafore evocative e poetiche, scelte con cura stilistica, che riescono a rendere le immagini visive ancora più vivide, tangibili e toccanti. Questa straordinaria sensibilità si riflette anche nella magnifica caratterizzazione dei personaggi, specialmente in quella di Ada, protagonista di vicende a volte esilaranti ma sempre tratteggiata con un immenso rispetto umano e psicologico. Considerando inoltre che si tratta di un esordio letterario, il risultato è incredibilmente maturo e sorprendente, capace di guidare verso un colpo di scena finale che collega perfettamente le diverse linee narrative. Una storia di latte, ma soprattutto di legami: quelli che nutrono, che feriscono, che separano e che, nonostante tutto, continuano a vivere nella memoria.
Ada vive con la famiglia a Pofi, in Ciociaria ed è alla sua quarta gravidanza. I soldi sono pochi e così si presta a fare da balia dietro un compenso. Viene scelta da Olimpia e dal marito Marcello, dei ricchi borghesi che vivono in un paesino sui colli bolognesi. Alle loro vicende si unisce quella di Pietro, un esposto abbandonato anni prima al brefotrofio di Roma.
È un potente romanzo d'esordio che accende i riflettori sulla figura storica della balia mercenaria, una presenza molto diffusa tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, soprattutto nelle famiglie borghesi. È un libro molto interessante dal punto di vista storico perché, nonostante l'ampia diffusione del fenomeno, se ne parla ancora poco; l’autrice riesce quindi a riportare alla luce la storia di donne spesso dimenticate, costrette ad allontanarsi dalla propria famiglia e dalla propria terra per necessità economiche. La narrazione è costruita attraverso due voci in prima persona che si alternano: quella di Olimpia, una donna borghese che decide di prendere una balia per il suo primo figlio, e quella di Ada, una donna originaria della Ciociaria. Le due voci sono caratterizzate molto bene dal punto di vista linguistico e sociale, poiché Olimpia si esprime con un linguaggio preciso e corretto, frutto della sua istruzione, mentre Ada utilizza spesso espressioni dialettali che restituiscono la sua origine contadina e danno vita a momenti divertenti che alleggeriscono le parti più dolorose della storia. Accanto alle protagoniste troviamo un terzo filone narrativo, raccontato in terza persona, che rappresenta l’aspetto più autobiografico del romanzo e riguarda la storia del nonno dell’autrice, abbandonato in un brefotrofio romano. Uno degli aspetti più forti del libro è la rappresentazione della condizione delle balie e dei bambini abbandonati, descritti quasi come una merce da scegliere ed esposti attraverso il proprio corpo, evidenziando la durezza di una società in cui la borghesia manteneva la propria posizione grazie ai sacrifici delle classi contadine. Molto significativa è anche la riflessione sulla maternità, con tutte le emozioni, le paure e le insicurezze di una donna che si trova per la prima volta a essere madre, oltre al dolore del distacco per le balie e per chi abbandona. Il cuore del romanzo resta però il rapporto tra Ada e Olimpia: inizialmente la madre naturale prova una forte gelosia, temendo che il figlio non riconosca più il suo legame con lei, ma con il tempo questa diffidenza lascia spazio a un profondo affetto. Ada diventa una presenza fondamentale nell'insegnare a Olimpia come prendersi cura del bambino, mentre Olimpia permette ad Ada di conoscere un mondo diverso da quello delle campagne, creando un rapporto basato su uno scambio reciproco in cui entrambe le donne imparano qualcosa dall’altra. In questo netto contrasto tra il mondo contadino e quello borghese, l'aspetto più straordinario dell'opera risiede nella scrittura di Marina Zucchelli, che si rivela il vero punto di forza dell'intero romanzo. Pur descrivendo scene semplici e reali di vita quotidiana, lo stile dell’autrice possiede una rara e vibrante profondità, capace di toccare le corde più intime delle emozioni e dei sentimenti, arrivando spesso a commuovere profondamente il lettore. La prosa è impreziosita da numerose metafore evocative e poetiche, scelte con cura stilistica, che riescono a rendere le immagini visive ancora più vivide, tangibili e toccanti. Questa straordinaria sensibilità si riflette anche nella magnifica caratterizzazione dei personaggi, specialmente in quella di Ada, protagonista di vicende a volte esilaranti ma sempre tratteggiata con un immenso rispetto umano e psicologico. Considerando inoltre che si tratta di un esordio letterario, il risultato è incredibilmente maturo e sorprendente, capace di guidare verso un colpo di scena finale che collega perfettamente le diverse linee narrative. Una storia di latte, ma soprattutto di legami: quelli che nutrono, che feriscono, che separano e che, nonostante tutto, continuano a vivere nella memoria.
April 13, 2026
Romanzo intenso e delicato che racconta una storia poco conosciuta ma profondamente radicata nella storia italiana: quella delle balie nel secondo dopoguerra. Ambientato tra la fine degli anni Cinquanta e l’Italia divisa tra città e campagna, il libro mette al centro l’incontro tra due donne molto diverse, Olimpia e Ada, unite da una maternità condivisa e allo stesso tempo problematica.
Il corpo femminile diventa il vero luogo della storia: il corpo fragile di Olimpia, incapace di vivere pienamente la maternità, e quello forte e generoso di Ada, che invece è costretta a separarsi dai propri figli per allattare quello di un’altra donna. Il latte diventa simbolo di legame, sacrificio e identità.
Il rapporto tra le due protagoniste è complesso, fatto di dipendenza, rivalità e una sorta di sorellanza ambigua che supera le differenze sociali.
Interessante anche il contesto storico, che riporta alla luce il fenomeno del baliatico, allora diffuso e legato alle disuguaglianze sociali e culturali.
Il corpo femminile diventa il vero luogo della storia: il corpo fragile di Olimpia, incapace di vivere pienamente la maternità, e quello forte e generoso di Ada, che invece è costretta a separarsi dai propri figli per allattare quello di un’altra donna. Il latte diventa simbolo di legame, sacrificio e identità.
Il rapporto tra le due protagoniste è complesso, fatto di dipendenza, rivalità e una sorta di sorellanza ambigua che supera le differenze sociali.
Interessante anche il contesto storico, che riporta alla luce il fenomeno del baliatico, allora diffuso e legato alle disuguaglianze sociali e culturali.
April 13, 2026
Questa è una storia di "latte". Una balia che lascia i suoi bambini per allattare il figlio di una sconosciuta. Un bambino abbandonato che ha la fortuna di trovare una famiglia pronta ad amarlo e crescerlo. Due destini che si incontrano. Una bella storia di miseria e bontà.
April 23, 2026
Autentico e semplice, ma allo stesso tempo prezioso proprio come il latte materno. Cinque stelle perché mi ha emozionata, facendomi riflettere su tanti aspetti della maternità, in un momento unico della mia vita in cui, più che mai, ho a cuore questa tematica.
April 6, 2026
Molto bello, considerato che è un libro d'esordio. Ben scritto, personaggi ben delineati.
Scorre piacevolmente.
Scorre piacevolmente.
May 29, 2026
Che bella storia di donne e di molti tipi di maternità :)
August 12, 2026
Una descrizione lucida delle molteplici facce della maternità
August 6, 2026
Storia di balie, e di come, ai tempi del fascismo, questa pratica fosse così diffusa, non conoscevo la storia delle balie della Ciociaria e di come molte mamme, per poter crescere i propri figli, dovevano lasciarli alle nonne per andare a balia dalle famiglie più abbienti diversi mesi e lasciare tutto quello che avevano, marito, figli, casa....una storia davvero molto carina
May 15, 2026
Un romanzo d’esordio che colpisce e fa riflettere.
L’autrice parla di un fenomeno che spesso viene dimenticato, ovvero il ruolo delle balie.
In questo libro due donne, Olimpia e Ada, si ritrovano come madri davanti a un solo bambino, ovvero il figlio di Olimpia, Carlo. Tra le due nascerà un’energia che nessuno potrà separare.
L’autrice parla di un fenomeno che spesso viene dimenticato, ovvero il ruolo delle balie.
In questo libro due donne, Olimpia e Ada, si ritrovano come madri davanti a un solo bambino, ovvero il figlio di Olimpia, Carlo. Tra le due nascerà un’energia che nessuno potrà separare.
March 30, 2026
#7_ PSRC C'è tanto amore in questo libro quanto latte nella abbondanza delle balie ciociare. Molto bello
May 10, 2026
Romanzo che attraverso la figura della balia, ripercorre e lascia rivelare la maternità nelle sue più crude differenze sociali ed umane nella storia italiana e non solo.
August 24, 2026
Un pezzo di storia italiana che non conoscevo, quello delle balie del centro italia, che nel primo dopoguerra emigravano per andare al servizio di famiglie nobili, per di guadagnare per qualche mese un po' di più.
Contemporaneamente la storia di orfani, bambini che non possono essere cresciuti dai genitori naturali, che vengono affidati ad altre famiglie, che a pagamento li sfamano e li accolgono.
Figli di latte, di quello materno, o di quello artificiale, figli di genitori non naturali che sanno dare amore quando serve e dare famiglia a chi non la ha.
Sono diverse le storie che si incrociano in queste pagine, quella di Ada, che abbandona la Ciociaria, per andare a Bologna a dare latte al figlio di Olimpia, pur di poter mettere da parte soldi per farsi una casa con il marito e non vivere più con i suoceri. Anche lei però abbandona i propri figli, tra cui l'ultima nata, costretta ad essere allattata da una vicina, anche lei recente madre. Olimpia spaesata dall'esperienza di diventare madre, costretta a lasciare ad un'altra donna l'accudimento del proprio neonato, che si sente spaesata nel suo essere donna a metà, madre a metà.
Ancora Pietro, un bambino che una mamma ce l'ha, ma che è stato abbandonato da neonato ed accolto in una famiglia della Ciociaria, che dopo qualche anno, avuti i propri figli, è costretta a darlo via e lo "cede" ad un'altra famiglia della zona, pur di non perderne le tracce. Da orfano si ritrova ad avere 3 madri e due padri e tanto tanto amore, sebbene non venga dai genitori naturali.
Una storia bellissima, narrata con uno stile scorrevole e incisivo, che avvolge ed accompagna il lettore dalla prima all'ultima pagina.
Contemporaneamente la storia di orfani, bambini che non possono essere cresciuti dai genitori naturali, che vengono affidati ad altre famiglie, che a pagamento li sfamano e li accolgono.
Figli di latte, di quello materno, o di quello artificiale, figli di genitori non naturali che sanno dare amore quando serve e dare famiglia a chi non la ha.
Sono diverse le storie che si incrociano in queste pagine, quella di Ada, che abbandona la Ciociaria, per andare a Bologna a dare latte al figlio di Olimpia, pur di poter mettere da parte soldi per farsi una casa con il marito e non vivere più con i suoceri. Anche lei però abbandona i propri figli, tra cui l'ultima nata, costretta ad essere allattata da una vicina, anche lei recente madre. Olimpia spaesata dall'esperienza di diventare madre, costretta a lasciare ad un'altra donna l'accudimento del proprio neonato, che si sente spaesata nel suo essere donna a metà, madre a metà.
Ancora Pietro, un bambino che una mamma ce l'ha, ma che è stato abbandonato da neonato ed accolto in una famiglia della Ciociaria, che dopo qualche anno, avuti i propri figli, è costretta a darlo via e lo "cede" ad un'altra famiglia della zona, pur di non perderne le tracce. Da orfano si ritrova ad avere 3 madri e due padri e tanto tanto amore, sebbene non venga dai genitori naturali.
Una storia bellissima, narrata con uno stile scorrevole e incisivo, che avvolge ed accompagna il lettore dalla prima all'ultima pagina.
August 30, 2026
Ho finito la lettura, piena di ammirazione e di pensieri che continuano a ronzarmi in testa per questo romanzo bellissimo, che già comincio a diffondere tra gli amici.
Ogni pezzettino di questo libro è portatore di profondità, strazio e bellezza.
La scrittrice è un'esordiente per quanto concerne la produzione romanzesca, ma è una sceneggiatrice di teatro e documentarista: si vede.
La scelta dell'alternanza delle narratrici è efficacissima: si susseguono le voci di Olimpia, una giovane donna dell’alta borghesia bolognese, appena divenuta madre, piena di dubbi e di confusione, e quella della balia Ada, una giovane ciociara solare e florida, che patisce la lontananza dalla sua famiglia e dal suo paese. Due prospettive diverse e relativamente complementari sulla realtà: da un lato una donna colta, elegante, paradossalmente inetta a causa delle convenzioni sociali dell’immediato dopoguerra che le risparmiano ogni fatica quotidiana, inclusa quella di occuparsi del proprio bambino, e che la sollevano anche solo dall’idea del lavoro, poiché il marito notaio adempie appieno il compito di provvedere alla famiglia; dall’altro una donna analfabeta che ha lasciato al paese quattro figli e l’amatissimo marito, disposta a nutrire e ad accudire il figlio di una sconosciuta anziché l’ultima sua nata, proiettata in una realtà comoda che le è aliena e le provoca fitte di nostalgia: entrambe madri, entrambe prigioniere - per quanto di differenti situazioni. Da un lato un vuoto che stenta a riempirsi di significato, dall’altro un pieno sicuro e forte, che non si può espletare che per interposta persona.
Qua e là si insinua la storia misteriosa di un orfano, il cui scioglimento si rivela presto intuibile (e questo è forse il punto più debole, se si è lettori legati all'intreccio, che amano essere stupiti dalla trama; in caso contrario no, anzi, è un punto di forza nel tratteggiare una potente epica dei sentimenti e il ritratto di una fase storica particolare. Mi ha fatto tornare in mente che anche in un ramo collaterale della mia famiglia c'è stata una storia di fratello di latte).
Ogni pezzettino di questo libro è portatore di profondità, strazio e bellezza.
La scrittrice è un'esordiente per quanto concerne la produzione romanzesca, ma è una sceneggiatrice di teatro e documentarista: si vede.
La scelta dell'alternanza delle narratrici è efficacissima: si susseguono le voci di Olimpia, una giovane donna dell’alta borghesia bolognese, appena divenuta madre, piena di dubbi e di confusione, e quella della balia Ada, una giovane ciociara solare e florida, che patisce la lontananza dalla sua famiglia e dal suo paese. Due prospettive diverse e relativamente complementari sulla realtà: da un lato una donna colta, elegante, paradossalmente inetta a causa delle convenzioni sociali dell’immediato dopoguerra che le risparmiano ogni fatica quotidiana, inclusa quella di occuparsi del proprio bambino, e che la sollevano anche solo dall’idea del lavoro, poiché il marito notaio adempie appieno il compito di provvedere alla famiglia; dall’altro una donna analfabeta che ha lasciato al paese quattro figli e l’amatissimo marito, disposta a nutrire e ad accudire il figlio di una sconosciuta anziché l’ultima sua nata, proiettata in una realtà comoda che le è aliena e le provoca fitte di nostalgia: entrambe madri, entrambe prigioniere - per quanto di differenti situazioni. Da un lato un vuoto che stenta a riempirsi di significato, dall’altro un pieno sicuro e forte, che non si può espletare che per interposta persona.
Qua e là si insinua la storia misteriosa di un orfano, il cui scioglimento si rivela presto intuibile (e questo è forse il punto più debole, se si è lettori legati all'intreccio, che amano essere stupiti dalla trama; in caso contrario no, anzi, è un punto di forza nel tratteggiare una potente epica dei sentimenti e il ritratto di una fase storica particolare. Mi ha fatto tornare in mente che anche in un ramo collaterale della mia famiglia c'è stata una storia di fratello di latte).
July 31, 2026
Questo libro mi ha aspettato con pazienza, l'avevo comprato appena uscito, attratta dal tema e dall'estratto letto, avevo alte aspettative e non mi ha deluso per niente. Intanto mi ha aperto un mondo, quello del baliatico, di cui avevo poche nozioni vaghe, e che l'autrice dipinge con esattezza ed empatia. Ma ho amato tanto anche l'ambientazione, una Ciociaria che mi pare di aver visto con i miei occhi, i personaggi (che non sono solo come si dice tridimensionali ma che escono fuori dalla pagina), le vicende di maternità molteplici che sono messe in scena e che mi hanno emozionata. Infine ho apprezzato tanto anche la lingua, mimetica e profonda. Un romanzo che per me è poesia.
August 20, 2026
Molto bello. Letto in meno di un giorno, la storia mi ha incatenato alle pagine. Apre una finestra in una parte di storia che ormai non ricordiamo, o che proprio ignoriamo(come nel mio caso)
August 23, 2026
Ma che bel romanzo
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