La scrittrice giapponese Sawako Natori ci regala questo breve romanzo dal titolo “La libreria del venerdì”, scritto nel 2016 e pubblicato in Italia nel 2025.
Il libro nella sua treama molto semplice racconta alcune vicende legate a questa misteriora libreria del venerdì, all’interno della piccola stazione ferroviaria di Nohara, in un sobborgo di Tokyo. All’interno di questo accogliente luogo si muovono il proprietario Yasu, burbero e minaccioso, la direttrice Makino sempre pronta a suggerire non solo la lettura più idonea agli avventori ma anche a proprone l’edizione più adatta, e l’altro dipendente Sugawa. I tre uniti da una amicizia che risale a quando erano studenti, vivono l’esperienza libraria non come una attività commerciale ma come una missione culturale: sono i consiglieri dello spirito, quelli capaci di comprendere i lettori e fornire loro gli strumenti adatti alla loro sddisfazione ed alla loro crescita.
“Il ruolo di una libreria è fare in modo che il cliente non anneghi nell’oceano dei libri, gettandogli una ciambella di salvataggio nel momento del bisogno.” (pag. 47)
Perchè ogni libro ha una sua vita propria ed ogni lettura è un’esperienza soggettiva da cui i lettori posso trarre la loro personale ispirazione, percepirne il significato che a loro il testo ispira; creare quel legame viscerale tra le parole scritte e gli occhi che le hanno decriptate e rese proprie, assimilate e contenute nel loro bagaglio culturale.
“Leggere è un’esperienza personale, al massimo grado. Certe persone reagiscono a degli elementi, altre persone ad altri, ed è naturale che sia così. Il lettore non deve necessariamente sforzarsi di cogliere l’intenzione o il tema dell’autore. Ognuno legge com vuole. Che bisogno c’è di avere delle impressioni in comune con gli altri.” (pag. 40)
E’ questa l’esperienza che prova Fumiya, un giovane non lettore, figlio di un libraio di successo, incapace nell’affrontare l’esperienza per lui ardua di concludere la lettura di un testo. Grazie alla libreria del venerdì scoprirà come da un libro si possa trarre un insegnamento o un suggerimento totalmente personali e come grazie alla condivisione e l’apprendimento di questi manoscritti si possa imparare a compredere meglio gli altri.
La trama ci porta attraverso una serie di letture interessanti che spesso divengono la matrice per comprendere il presente, la lente con cui osservare al meglio la propria vita e quella degli altri, un traduttore di emozioni per chi le esprime con linguaggi diversi. L’essenza stessa della comunicazione. Se leggere è un’esperienza personale, la condivisione del proprio apprendimento è la porta con cui uscire dal proprio mondo e osservare meglio gli altri.
Un libro scritto dal punto di vista del protagonista Fumiya, vissuto in prima persona, con continui rimandi a classici letterari o testi della tradizione letteraria giapponese, da leggere con attenzione per superare quella strana cortina di leggerezza della letteratura orientale che invece cela una saggezza che forse non ci appartiene.
Se i primi capitoli catturano l’attenzione, il punto debole del libro personalmente l’ho trovato nell’evoluzione della trama, nelle molte domande senza risposta, nell’evoluzione delle situazioni che sul finire della storia divengono paradossali, al limite del grottesco, lasciando almeno in me un senso di smarrimento e di delusione delle aspettative. Temo una mancanza di sintonia tra me e la letteratura giapponese.