Se potessi metterei zero stelle.
Ho letto questo libro solo perché una mia cara amica me lo ha consigliato, dicendomi (erroneamente) che per una appassionata di mitologia greca come me sarebbe stata una lettura piacevole.
Mai frase fu più lontana dalla verità. Sarà lunga, mi scuso, ma c’è davvero troppo da dire.
Questo libro, semplicemente, non ha senso. Non c’è una vera e propria trama, i personaggi sono un ammasso di rimbecilliti che però frequentano un’università della Ivy League, non si sa come, oltre al fatto che è tutto surreale e assolutamente non credibile, a partire da certe espressioni utilizzate, che fanno capire benissimo che la scrittrice non è americana o inglese, ma italiana (altra cosa che, onestamente, non ho apprezzato - potevi anche fare qualcosa di più interessante ambientando il tutto all’Università di Firenze o Pisa, magari I Lively potevi trasformarli in una potente famiglia della malavita e sarebbe stato meno cringe).
La qualità generale del libro è veramente scarsa.
Haven è una ragazzina che viene ammessa a Yale con una borsa di studio (che non si sa bene come si sia procurata), la cui madre è deceduta in un incidente stradale lasciando al marito 5 milioni di debiti (che non si sa bene come si sia procurata, anche lei), il cui fratello frequenta Yale con lei sempre tramite una borsa di studio parziale (lui, forse, se l’è procurata grazie alla bravura nei numeri che viene citata casualmente una sola volta in tutto il libro).
Ma Haven è anche una irritante e sfacciata bimbetta, che non fa altro che portare le persone che ha intorno al limite della sopportazione, spacciando la sua incredibile maleducazione con “determinazione”, caratteristica per la quale tutti, grandi e piccini, maschi e femmine, finiscono per adorarla come se fosse la sola donna al mondo.
Il criterio che utilizza per prendere qualsiasi decisione è il non aver criterio, ma fare tutto a caso, sperando che poi qualcuno la salvi da sé stessa, che sia suo fratello, i suoi amici (con cui non ha neanche davvero fatto amicizia, glieli ha letteralmente procurati suo fratello) o i fratelli Lively.
Si spoglia davanti a tutti senza preoccuparsi di niente, ma poi se parlano male di lei ci rimane male perché non ne hanno il diritto e fa scenate.
Illude i sentimenti di Apollo per tutto il libro, ma poi si infastidisce se Hades fa lo stesso con lei.
Tratta male tutti, ma poi si arrabbia se qualcuno non le dice quello che vuole sentirsi dire.
Ad un certo punto si struscia su Hermes come una gatta in calore, ma poi si arrabbia se Hades le dice che si comporta da poco di buono.
Insomma, una psicopatica.
Non ha hobby, anche se è stata presentata fin dalle prime pagine come una “ludopatica”. Dal dizionario, la ludopatia è la “dipendenza patologica dai giochi elettronici o d’azzardo”. E lei non propone neanche una volta una partita a carte, un gioco qualsiasi, parla e parla e parla, ma sempre del solito argomento: i Lively.
Parliamo un attimo di Yale. Nessun accenno alle lezioni, tranne una scena assolutamente ridicola in cui Hades irrompe letteralmente nell’aula in cui lei ha lezione di diritto e il professore non lo rimprovera solo perché è il suo pupillo (nonostante lui non frequenti neanche una lezione, su sua stessa ammissione), si siede accanto a lei come se niente fosse e si mettono a fare salotto, neanche fossero al bar, il tutto senza preoccuparsi di disturbare chi la retta la paga veramente per studiare e senza preoccuparsi neanche del professore che sta spiegando.
In tutto ciò, Haven spera di laurearsi in Legge in una delle facoltà più importanti degli Stati Uniti senza né studiare e, a quanto pare, stare attenta durante le (poche) lezioni a cui si degna di presentarsi. Ripeto, per chi se lo fosse perso, che lei, povera in canna, al punto da non poter a volte fare la spesa, ha una borsa di studio per frequentare quell’ateneo così prestigioso, quindi si supporrebbe che mostri un minimo di apprezzamento al riguardo, giusto? No.
La sua fortuna immensa, inoltre, le fa dividere la stanza non con un’altra matricola come lei (non sono un’esperta, ma non dovrebbe essere così che funziona?), ma guarda caso proprio con la migliore amica del fratello maggiore, che già è al secondo anno. Che mondo piccolo, eh?
La ragazza, Jack, è un’altro personaggio stupendo: ha meno personalità di un comodino dell’Ikea, non mostra interesse verso niente e nessuno, e pure lei non frequenta le lezioni perché è troppo impegnata a dormire fino a tardi la mattina.
Chi l’avrebbe mai detto che fosse così semplice studiare Legge a Yale?!
Sì, perché studiano tutti Legge, probabilmente la sola facoltà di studio che l’autrice sia riuscita a trovare su internet…
Jack e Haven dividono la stanza, ma non si vedono mai, e quel poco tempo che passano assieme non si parlano, anche perché Jack non ha mai niente di cui parlare, salvo poi dichiararsi innamorata di Newt (quasi la obbligano con uno dei giochi dei Lively), che le dice chiaro e tondo che siccome lei era sempre troppo indifferente non si capiva cosa provava e quindi la friendzona. La cosa la colpisce al punto che, già poco presente prima, sparisce del tutto nell’oblio.
Anche gli altri due cosiddetti amici di Haven sono stupendi. Innanzitutto, non sono amici suoi, ma di Newt. Lui li obbliga a cominciare a fare le guardie del corpo della sorella, senza alcun motivo apparente. E loro accettano senza problemi, perché anche loro non hanno lezioni da frequentare, altrimenti non si spiega che abbiano sempre gli stessi identici orari di Haven e che possano scortarla su e giù per il campus di Yale nelle sue aule.
Peccato che uno dei due, Liam, sia la testa più vuota che si sia mai vista sulla faccia della Terra (non ha idea di cosa significhi la parola “trascendentale”, ad esempio), ma è comunque uno studente di Yale (nonostante abbia dovuto ripetere lo stesso esame 4 volte prima di passarlo…), ed è proprio a lui che Newt affida la sorveglianza della preziosissima sorella. Anche se fin dall’inizio lo irrita che Liam faccia apprezzamenti su di lei (dicendo che “È bona”, espressione tipica del New England, specie nel 2020 🤦🏻♀️). Ha senso.
Il livello intellettuale dei discorsi di tutti questi signori laureandi è quello di studenti delle medie: in qualsiasi discorso si riesce solo a parlare di genitali e rapporti sessuali, il tutto condito da battute squallide e litigi. Ogni volta che qualcuno apriva bocca mi veniva l’orticaria.
I Cullen… ehm, no, scusate, i Lively, sono una banda di ragazzi adottati, anzi, “scelti” (vi ricordano nulla…? E se parlo delle mele rosse? Ancora niente…?) da due violenti e più psicopatici che mai, che sono riusciti a mettere su un impero. Non si sa basato su cosa, ovviamente, perché il fil rouge di tutto il libro è il non avere un contesto. Si sa solo che sono così ricchi che in confronto Elon Musk fa il giocoliere ai semafori.
I cinque ragazzi sono burattini senza carattere o volontà. Di Aphrodite si sa che è bellissima, ma non si capisce se sia intelligente o meno. È la sorella gemella di Apollo, ma tra i due non c’è la minima interazione per tutto il tempo. Il che è piuttosto strano considerato che sono stati da soli in orfanotrofio per un tempo non meglio specificato, cosa che dovrebbe contribuire a rafforzare un legame no? Athena è una repressa incavolata col mondo, che passa il suo tempo a far passare l’inferno agli altri senza motivo. Anche lei, guarda caso, è bellissima. Apollo, neanche a dirlo, bellissimo anche lui, è un personaggio molto strano: riservato e dolce, ha una cotta per Haven (basata anch’essa sul nulla), ma non la guarda neanche in faccia. Avrei tanto voluto che vincesse lui, mi pareva che ne avesse bisogno, e forse l’intera storia ne avrebbe giovato. Peccato per le “labbra color amarena”, che non è un colore normale per delle labbra, specie se maschili e non truccate… Hermes, forse, è l’unico simpatico. Fa tanto l’idiota, ma in realtà è intelligente. Però la sua ossessione per il sesso lo rende troppo ridicolo, abbassandone il livello drasticamente. Avrei preferito che fosse un personaggio dalla forte personalità, ma asessuale, lo avrei apprezzato di più, anche in veste di “vero” amico di Haven.
E i Titani? Non si sa se i loro nomi, Crono e Rea, siano veri, ma se così fosse, quante possibilità possono avere due che si chiamano così di incontrarsi e poi innamorarsi addirittura? Scarse, se posso dirlo. Ma tanto siamo alla fiera del surreale.
I temibili e violenti coniugi Lively vengono descritti come bellissimi, potenti e innamorati. Ma poi impediscono ai loro figli di innamorarsi perché è una debolezza. Beh, alla faccia della coerenza.
Infatti, le cose si fanno nebulosamente pericolose proprio quando, grazie alla loro onniscienza, vengono a scoprire che Hades è innamorato di Haven e non possono accettarlo perché lei deve essere una loro figlia.
Qui la cosa si fa ai limiti del grottesco. Ma forse anche senza i limiti, in realtà.
Non parlerò del ridicolo quanto inutile Ballo d’Inverno, non parlerò della scena nell’aula di Yale in cui i ragazzi vengono praticamente pestati come l’uva dai loro amorevoli genitori senza che nessuno se ne accorga, solo perché non ne ho le forze.
Ad un certo punto, entrano in scena diversi personaggi inspiegabili e dallo scopo non meglio precisato. Percy, alias Ares, Lizzie, alias Hera e un altro, tale Zeus.
Non si sa chi siano e cosa vogliono, ma irrompono sull’isola privata della famiglia che è sorvegliata meglio di Fort Knox senza il minimo sforzo e interrompono proprio sul più bello le minacce di Crono.
Ho subito pensato “Ah, meno male, ci sarà una spiegazione adesso”.
No, anzi, il tutto diventa ancora più cringe quando, dai contenuti extra, si scopre che Haven in realtà era stata adottata dal padre e la madre (ma lei non lo sa), però la volevano i Lively per primi. E questo non lo hanno mai accettato, a quanto pare…
In più, (e qui la cosa tocca un picco che credevo inarrivabile) Haven era nello stesso orfanotrofio, dall’improbabile nome di “Saint Lucifer” (ma seriamente?! 🤢) con Hades, e che i due già da piccoli avevano un rapporto di amore odio. Ma ovviamente nessuno dei due ne ha memoria, anche se avevano 6 anni…
Ridicolo, patetico, non c’è altro modo per descrivere il tutto.
Ore della mia vita buttate, ma dovevo finirlo per parlarne con la mia amica. Me la pagherà cara per questo…