La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l’unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi, ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare. Questa è la sua storia, per la prima volta raccontata in un libro dedicato ai ragazzi.
Su Liliana Segre mi sono già espressa in maniera approfondita nel mio commento a “La memoria rende liberi”, al quale questo romanzo somiglia parecchio. Una donna che con coraggio infinito e grande dignità ha fatto della testimonianza la sua ragione di vita, dopo quella che è stata l’infernale esperienza ad Auschwitz. Una donna che ha tanto da dire, da trasmettere, da insegnare a chiunque, non solo ai ragazzini che incontra regolarmente nelle scuole, ma all’umanità intera. Una donna che ha perso l’affetto più grande che si possa avere, quello della propria madre, da piccolissima, e poi quello dell’uomo più importante, il padre, vittima fra i milioni di vittime della Shoah. Una donna che parla di forza d’animo, di uguaglianza, di un’etica morale che, nonostante l’offesa, non è e non sarà mai quella della vendetta. Ora, non so quale sia stato il ruolo preciso di Daniela Palumbo nella redazione di questo libro (così come quello di Mantana in “La memoria rende liberi”), ma sono certa che, di base, la scrittura sia farina del sacco della stessa Liliana, la quale, oltre ad essere nominata senatrice a vita, a mio avviso dovrebbe anche ricevere un premio letterario, per il modo in cui scrive. Una scrittura che sa di quotidianità, che è leggera come una piuma e che sa raggiugere picchi di emotività in maniera del tutto naturale, per raccontare un modo di affetti, di orrore e di ricostruzione. Il filo del racconto qui, segue molto quello di “La memoria rende liberi”, l’infanzia, l’avvento delle leggi razziali, la fuga, l’arresto, la deportazione, il ritorno e la decisione di testimoniare, ma rispetto al libro citato, qui viene approfondito, con un sentimento di nostalgia e dolcezza, quel forte sentimento che ha legato Liliana ai suoi familiari, il padre, eroe bello e buono, i nonni (anziani, malati, ma nonostante questo carne da macello per i Nazisti) e gli zii, che la accolgono alla fine della guerra, come una seconda famiglia. La sfasatura tra il “prima” e il “dopo” risulta ancora più tranciante e lacerante grazie alla potenza di questi personaggi, ai quali Liliana era legata da un bene profondo. Inutile dire, dunque, che anche questo è un libro bellissimo, e non certo per la tematica che tratta. Ti resta dentro, ti resta dentro. Onore a Liliana Segre, una Anna Frank che ce l’ha fatta e che, per fortuna, oggi è fra noi.
Quando avevo messo questo libro in wishlist un bel po' di tempo fa, non sapevo nemmeno chi fosse Liliana Segre, volevo leggerlo perché per me ogni testimonianza, ogni racconto sulla shoah e l'olocausto è importantissimo, soprattutto se sono storie biografiche e autobiografiche. Il libro parte dall'infanzia di Liliana, quindi nella prima parte vediamo il suo periodo di felicità e spensieratezza a casa con il papà e i nonni. Poi c'è la parte delle leggi razziali, la fuga, l'arresto, la vita nel campo di concentramento di Birkenau, delle parti che mi hanno tolto il fiato. Nonostante sappiamo cosa sia successo, ogni volta che si legge o vede di quanto è successo veramente, è sempre devastante.
Il pubblico a cui questo libro è indirizzato è sicuramente un pubblico giovane, lo si intuisce dallo stile di scrittura molto semplice e quasi infantile, ma questo è un libro che dovrebbe essere letto da tutti, che deve essere letto nelle scuole. Tutti siamo consapevoli di ciò che è successo durante la seconda guerra mondiale, del genocidio causato dai tedeschi nei confronti degli ebrei, ma leggere di queste testimonianze è fondamentale ed importante perché ci fa quasi sentire sulla nostra pelle ciò che quella povera gente ha passato. Noi non abbiamo nemmeno idea di quello che hanno dovuto subire, ma possiamo provare a comprendere, e soprattutto dobbiamo ricordare e non dimenticare mai.
Mi sono commosso in tantissimi punti. Mi sono anche arrabbiato, e tanto, perché tutto ciò che è scritto in queste pagine è un pugno nello stomaco. Tutto ciò che è successo a Liliana, e a tanti altri, è una cosa disumana ed atroce, atti di violenza ingiustificata, che spero non accadano mai più. Bisogna conoscere, bisogna sapere come quella gente si è sentita, bisogna immedesimarsi, tutti quanti, nessuno escluso. Solo in quel caso, molto probabilmente, questi atti di razzismo e violenza non accadranno mai più.
Una storia di questo tipo non può essere valutata. L’incredibile Liliana Segre ci racconta il suo dolore, la sua confusione e la sua voglia di vivere. Un grande insegnamento.
Un piccolo ma fondamentale libro destinato ai ragazzi, in cui Liliana Segre, con la collaborazione di Daniela Palumbo, racconta la sua straziante storia. Conosciamo Liliana Segre, la sua vita è una delle testimonianze più forti in Italia, ma secondo me è importante ritagliarsi uno spazio per leggere queste parole, perché è necessario ricordare, ricordare sempre.
Allora, prima di scrivere questa recensione devo fare un respiro profondo. Questo libro ti colpisce come un pugno nello sterno. Nella sua delicatezza ti colpisce, lasciandoti un segno indelebile. In realtà la vicenda di Liliana Segre nel campo di Auschwitzt-Birkenau l’avevo già ascoltata direttamente da lei durante la Giornata della Memoria 2020, però come ribadisco la trovo una persona di bontà immensa. In realtà non saprei neanche esprimere cosa provo nei suoi riguardi. So solo che vorrei abbracciarla Per ore. Vorrei ridarle tutto l’affetto e quell’umanità che le sono state negate per oltre un anno nel campo. Sono veramente amareggiata e con il cuore a pezzi a pensare cosa sono stati in grado di fare gli esseri umani durante la II Guerra mondiale. Tutto questo lo sto scrivendo con le lacrime agli occhi, perché non si può restare impassibile o indifferenti di fronte alla narrazione di questi eventi. Proprio parlando di “indifferenza” mi riaggancio alla parola che per la Segre è la peggiore arma, e devo dire che ha ragione. L’indifferenza è la cosa peggiore davvero, perché è straziante vedere le altre PERSONE starsene a guardare, senza avere il coraggio di reagire a un’ingiustizia. Sono veramente grata di poter leggere e sentire le testimonianze di questa donna, per cui provo un rispetto e anche un affetto profondo.
Volevo mettere 4.5 stelle ma non si può! Mi è piaciuto veramente tanto, ma non c'è un motivo preciso, forse per il modo in cui Daniela Palumbo ha raccontato la storia di Liliana, o forse proprio per la storia, che è anche una storia accaduta realmente. Mi ha fatto piangere molte volte il cuore, infatti è molto triste, ma dal tronde, quale film o libro che parla della Shoah non è triste?
Liliana insegna a tutti che è importante rimanere fedeli a se stessi, anche quando la cattiveria e l'ingiustizia ingiustificate sono infinite: "Io non ero come loro".
La vita di Liliana Segre, ricca di episodi strazianti, che raccontano uno dei punti di minino che l'umanità abbia mai toccato. Libro necessario. Interessante anche l'intervista a fine libro fra l'autrice e Liliana Segre
Ti sei mai chiesta cosa resta? Dico ai ragazzi: «Se uno di voi si ricorderà di me quando non ci sarò più, sarò già felice». [...] Perché più i giovani avranno ascoltato una testimonianza dalla viva voce di chi l’ha vissuta, più potranno contrastare le tesi di chi racconta che la Shoah non è esistita. In questi ultimi anni ho cercato di partecipare soprattutto a corsi di formazione per insegnanti, perché se un docente riesce a far proprio l’argomento è motivato a parlarne a tutte le sue classi. Per anni.
la storia di una grande donna raccontata in maniera egregia, toccante e commovente ma anche piena di forza. Leggetelo assolutamente, perché sono libri come questo che ci cambiano, perché il sapere è la nostra arma più grande ed è l'unica cosa che veramente ci appartiene e ci rende liberi.
Magistrale. Un racconto che ti prende dalla prima all'ultima riga. Ti accompagna nell'odissea di una bambina che diviene adulta di colpo mentre il mondo intorno a lei crolla senza motivo. La sofferenza, gli affetti, la crudeltà raccontata al contempo con distanza e con emozione. Mi sembra di udire la sua voce quando leggo. Una testimonianza che dobbiamo tutti continuare a mantenere accesa perché non si ripetano più tragedie simili.
Leggere questo racconto scritto così bene è qualcosa di straordinario. Una storia toccante di Liliana Segre, il libro inizia come una piccola favola e ti travolge alla realtà e l'orrore della guerra. La capacità di trovare la forza per sopravvivere alle situazioni più estreme. Una bella lettura per il giorno della memoria.
Liliana Segre’s novel, “Fino a quando la mia stella brillerà” is an emotional and eye-opening book to read. In her memoir, Segre talks about her time growing up with her dad near Milan and how her life changed during World War 2 because she was Jewish. She recounts her horrific experiences at Auschwitz, her will to live, as well as her life after getting out of the concentration camp. I have read many Holocaust testimonies, but this was my first time reading one that took place in Italy. It was interesting to read about the war specifically in Italy and about Mussolini’s rise to power. I also liked how this book went into Liliana’s road to recovery after she was released from Auschwitz. It took a lot for her to heal and integrate herself back into regular society, and I liked reading about her growth.
This book is simply written, clearly aimed at young readers. And I think this is what makes her autobiography so great because it’s a book that everyone should read. The pain that Segre went through in her life is incomparable, and she is so brave to tell her story today. I honestly think this book should be required reading in school as it’s everyone’s responsibility to educate themselves and remember what happened during this period of history.
Ricordare, tramandare per fare in modo che la storia non possa essere riscritta. È come se la "Nonna" Liliana volesse raccontare a tutti noi, suoi nipoti, ciò che ha vissuto. In modo dolce, premuroso e semplice. Semplice come deve essere la verità, priva di fronzoli e immediatamente comprensibile da tutti. Scrivo a caldo, subito dopo aver chiuso il libro, con il morso allo stomaco che ancora mi prende e mi lucida gli occhi. È grazie all'amore di e per suo padre che questa donna meravigliosa ha vinto. Ha vinto grazie all'amore che l'ha cresciuta, le ha insegnato che la bontà esiste e che nel monto esistono le persone spregevoli, ma anche i Giusti. Come le più grandi eroine, ci racconta la caduta nell'abisso e la faticosa risalita. Non è qui per perdonare nessuno, chi perdona rischia di dimenticare, ma quando ha potuto vendicarsi ha preferito restare umana e vincere. Consiglio la lettura a tutti, ma, altrettanto, consiglio di accompagnare i più piccoli in questo viaggio; avranno bisogno di aiuto per capire e per assimilare il tutto.
Complimenti a Daniela Palumbo per aver saputo diventare il tramite perfetto di questa storia.
(Il mio primo goal della Celebration Read-a-thon!) Allora, premetto che non sono molto esperta in materia, e non me la sento granché di giudicare un libro del genere. Però posso dire che come mio primo approccio ai fatti della Seconda Guerra Mondiale (anche se prima avevo letto The Books Thiev, ma era dal punto di vista di una ragazza tedesca che ospita un ebreo, non si vedono i Campi di Concentramento) è molto buono. Libro semplice, secondo me scritto come primo approccio, appunto, anche comprensibile per bambini più piccoli, ma che a parer mio andrebbe letto da tutti, e nelle scuole. Per non dimenticare.
"La forza che trovai nell'istante in cui rifiutai di vendicarmi diventando un'assassina a mia volta, equivale a una grande vittoria per me. Scelsi la vita, la loro cultura di morte non mi apparteneva e la lasciavo nel lager"
Un libro necessario. Più che un libro per ragazzi, un libro per tutti - italiani e non -, soprattutto in tempi di governo di estrema destra in Italia. Liliana Segre è un patrimonio del nostro paese, un esempio di forza e di bontà, e per me è un privilegio vivere nello stesso paese e nello stesso tempo di lei.
Avevo già letto altre testimonianze sulla Shoah e tutte mi hanno lasciato una gran tristezza al pensiero di cosa l'uomo è capace di fare ai suoi simili. Non dobbiamo mai dimenticare cosa è accaduto per non farlo accadere mai più
In generale non sono una grande fan di questo genere di libri ma devo ammettere che Liliana Segre è riuscita a farmeli amare un pochino di più grazie alla storia di Daniela. Molto probabilmente ciò è grazie al fatto che non è completamente incentrato su un solo argomento ma fa vedere anche un pre e un dopo facendo si che non ci si anoia facilmente come succede (almeno a me ) con quei libri incentrati solo sulla tristezza dell'ashoa, che per la mor del cielo è un argomento molto valido, ma avvolte stanca. Non do 5 stelle perché è molto carino si ma non va oltre a quel limite.
La semplicità di un libro in cui la forza della voce narrante resta impressa in maniera indelebile. Non si perdona, ma si prende coscienza che sopravvivere all'orrore è soprattutto rifiutare la vendetta.
📖ℛℯ𝒸ℯ𝓃𝓈𝒾ℴ𝓃ℯ: 🦋⭐️ℱ𝒾𝓃ℴ 𝒶 𝓆𝓊𝒶𝓃𝒹ℴ 𝓁𝒶 𝓂𝒾𝒶 𝓈𝓉ℯ𝓁𝓁𝒶 𝒷𝓇𝒾𝓁𝓁ℯ𝓇𝒶̀🦋⭐️ ℒ𝒾𝓁𝒾𝒶𝓃𝒶 𝒮ℯℊ𝓇ℯ ✨️𝒟𝒶𝓃𝒾ℯ𝓁𝒶 𝒫𝒶𝓁𝓊𝓂𝒷ℴ Edito: BUR ragazzi Rizzoli 🦋✨️ Alla fine della giornata, il mio mondo di fantasia, al quale mi aggrappavo per "fuggire" dal campo, era diventato una piccola stella che vedevo in cielo. Sempre la stessa. L'avevo notata una sera di cielo terso, quando i nostri aguzzini ci davano pochi minuti di tregua. Da quella sera, ogni giorno quando arrivava il buio la cercava, le parlavo. Ero felice di ritrovarla, significava che un altro giorno era passato ed ero ancora viva. Mi identificavo con quella stella. Vedendola, dentro di me, le dicevo: 《Finché io sarò viva, tu, stellina, continuerai a brillare nel cielo. Stai tranquilla, io non morirò. Io sarò sempre con te.》 Da allora la stella è diventata un simbolo importante nella mia vita. ⭐️✨️ Conoscevo la storia di Liliana Segre, una donna di cui ho una grande stima, resterei ora ad ascoltarla incantata. Eppure, tra queste pagine, ho scovato altre verità, altri suoi racconti, che non conoscevo. Liliana era una bambina amata dalla sua famiglia. Perse sua madre all'età di un anno e mezzo, lei non ha ricordo di lei, ma ricorda le sue fotografie che il papà tiene con amore. È una bambina viziata da suo padre e dai suoi nonni, ma la vita sta per prendere una strada veramente ostile. Iniziano le leggi razziali, fino ad arrivare a fuggire in Svizzera, dove viene incarcerata con suo padre, per poi finire, infine, ad Auschwitz. La scrittura è pulita, così poetica, ma una poesia maledetta, di quelle che brucia. La forza di volontà, la voglia di vivere di questa ragazzina di 13 anni, è a dir poco straordinaria. Tutto l'amore, tutto l'affetto, scompare in quelle baracche gelide. Uno scheletro, ecco cos'era diventata insieme alle altre compagne. La vita dura la fa diventare fredda, egoista, perché lì non potevi permetterti di mostrare empatia, bastava un gesto sbagliato, un'occhiata fugace e ti spedivano alle camere a gas. Dalla sua mente fa svanire tutte le cose belle, la sua famiglia, suo padre, al quale è fin troppo attaccata. Lì non c'è spazio per quei pensieri, per quei bei ricordi, ormai lontani. Li scansava via, non voleva sentire quel dolore immenso che le strappava il cuore. Doveva essere lucida per non sbagliare mai, anche se era affamata, scheletrica, infreddolita. C'era da perdere la testa ad Auschwitz, eppure lei è stata talmente forte da affrontare quella vita atroce, e anche il 'dopo', non fu per niente facile. Come si fa a riprendersi da quell'esperienza brutale? Io me lo chiedo da sempre, eppure non so darmi risposta. So solo che è sicuramente un dolore immenso che grava su cuore e anima e dal quale non si può fuggire. Mai. Lo consiglio vivamente. È una di quelle letture che ti fa riflettere, piangere e star male, ma sono letture che vanno affrontate, anche se non riusciremo mai a capire fino in fondo; anche se non capiremo mai quel dolore insopportabile, la paura che porta alla pazzia, no, non possiamo comprenderlo, ma possiamo provare a immedesimarci, anche se non è facile, anche se ti distrugge. Liliana Segre è un' Anna Frank che ce l'ha fatta. Portiamo con noi le sue storie, teniamole nel cuore e sta a noi tramandarle. Oscurarle o far finta che non sia mai accaduto, può portare nuove generazioni all'ignoranza e a ripetere questa tragedia. Ringrazio mia figlia per avermi prestato questo libro, un regalo della sua maestra, quando finì la quinta elementare. Un regalo enorme che apre il cuore.
Un piccolo grande libro. Piccolo in termini di numero di pagine; grande, anzi enorme, in termini di significato e di importaanza dei temi trattati.
L’autrice racconta in modo asciutto, semplice e diretto, la propria vita, segnata tragicamente ed irrimediabilmente dal fascismo, dalle leggi razziali e dall deportazione subita nel campo di concentramento di Auschwitz. La dignita’ dell’autrice traspare in ogni parola, quanto la sofferenza e il grande “indicibile” dei campi di concentramento. Ci da’ la misura di quanto poco possiamo davvero immaginare eppure ci sprona a provarci perche’ solo cosi’, ricordando e tramandando quanto e’ successo, si puo’ impedire che accada di nuovo.
Ho avuto la fortuna di conoscere e vivere a lungo con nonni e zii che la seconda guerra mondiale l’hanno vissuta. Uno dei miei zii e’ stato in un campo di concentramento e ne e’ fortunatamente uscito. Fino all’ultimo giorno della sua vita non ne e’ mai riuscito a parlare. Mio nonno, invece, e’ stato prigioniero dei tedeschi ed e’ stato testimone di tanti orrori e ha deciso di non stare in silenzio, di raccontare a noi, figli e nipoti, quello che e’ successo, quando i fratelli si trasformavano in nemici e quando il tuo vicino di casa improvvisamente scompariva. Nelle parole di Liliana Segre ritrovo mio nonno, la sua semplicita’ nel racconto che tuttavia rimane scolpito a fuoco nella mente e nel cuore. Le parole che scivolano sulla pagina e davanti ai miei occhi che pagina dopo pagina si riempiono di lacrime e il groppo alla gola che non nasce da descrizioni accurate degli orrori di cui l’autrice e’ stata vittima e testimone (nel libro, a ben guardare, non ci sono narrazioni di questo tipo), quanto piuttosto dalla sensazione di perdita di umanita’, di cattiveria e di indifferenza che permeano tutto il racconto.
Pero’ il messaggio del libro e’ meraviglioso: anche nei momenti piu’ buii, finche’ rusciremo a consarvare cio’ che ci rende umani, la nostra individualita’, il male non avra’ vinto. E fino a quando le stelle brilleranno e le storie delle persone che hanno vissuto queste tragiche pagine di Storia passeranno di bocca in bocca, fino ad allora le persone che non sono piu’tornate da quei campi, qualunque fosse il motivo per cui vi erano stati rinchiuse, non saranno dimenticate e, speriamo, ci insegneranno come evitare di ripetere gli stessi errori del passato.
Liliana is an incredibly courageous woman who dedicated her life to bearing witness after experiencing the horror of Auschwitz. She shares teachings of strength, equality and morality, without desiring revenge despite the injustices she has suffered. She lost her parents in the Holocaust but she carries on her message with great dignity and determination
I had to read this book for school, but I'm happy I chose this one over all the other Holocaust books. Because this book made me grow up learning new things, it didn't make me weigh the topic, and it made me understand and re-live it with open eyes.
This book is divided into 3 parts:
1: The first part is about her youth when she has not yet been limited by racial laws and when her relatives are still alive and all have loving moments together.
“Whoever saves a life saves the whole world. But even those who tell their lives can help save it. Especially if an exceptional life. A life that ideally contains many others that no longer exist.”
2: The second part of the book is where the persecution of the Jews begins. They hide and after a while they try to escape to Switzerland, but there it takes them backwards because they think that their father is trying to escape from the military draft and they think that they are not Jews. So they are taken to Auschwitz.
“ Perhaps they could have kept it there, but the others would have been rejected and sent to Italy. «no.» I answered without hesitation. «It's all or nothing.»
3: The third part of the book talks about his fortunes throughout his time in Auschwitz. And his misfortunes. The Death March And then finally the liberation and the period after.
“ We were no longer men. In Auschwitz we became pieces “
“ We were forced to sing their songs on the march. It was yet another meanness to make us sing as if we were happy. “
AS LONG AS I AM ALIVE, YOU, LITTLE STAR, WILL CONTINUE TO SHINE IN THE SKY. BE QUIET, I WILL NOT DIE. I WILL ALWAYS BE WITH YOU ✨✨✨✨
Quando leggi di esperienze nei campi di sterminio non sei mai preparata a quei racconti. La cosa che mi spiazza sempre è la semplicità, nuda e cruda, con cui i protagonisti parlano della propria prigionia. È la facilità con cui certe atrocità sono successe a suscitare in noi rabbia, sconforto e tristezza. Non ci sono fronzoli perché non ci sono motivi, non ci si può girare intorno: sono fatti avvenuti e basta. E così in questo romanzo sulla vita di Liliana Segre, le vicende si succedono con estrema semplicità e scorrevolezza. Una sera Liliana è a cena con papà e nonni e la mattina dopo si trova a dover fuggire sul confine, ad essere poi messa in prigione e infine deportata. Le cose sono semplici, una fila a destra e una fila a sinistra. Così vede il padre per l'ultima volta e inizia il suo difficile percorso di sopravvivenza che lei stessa attribuisce alla fortuna e alla forza d'animo. Rispetto ad altri romanzi, in questo mi sono trovata per la prima volta nelle mie zone: Milano e Inverigo sono posti che conosco e leggere di bombe, deportazioni e crudeltà avvenute in luoghi che frequento spesso è stato vero un pugno nello stomaco. Questi fatti, anche se sempre ricordati, sembrano comunque molto lontani da noi. Questa volta invece mi ci sono sentita in mezzo del tutto. E ho ripensato a mio nonno, a quando mi raccontava del campo e mi faceva vedere i suoi cimeli: un sasso da lui scolpito con la lametta da barba e un cucchiaio fatto da lui. Non amava parlare di quei posti ma alle mie domande mi raccontava delle zuppe di buccia di patata, dei finti (o veri?) preti che promettevano di portare soldi alla famiglia ma che al suo ritorno non avevano lasciato nemmeno un centesimo. Per me è fondamentale ricordare e rivivere questo passato ogni anno, nel mese di gennaio che è il mese della memoria, e romanzi come questo della Segre sono fondamentali... Per non dimenticare.
Un romanzo necessario, che parla non solo di Olocausto, ma soprattutto di indifferenza e sensi di colpa. Racconta in punta di piedi l'orrore dell'Olocausto attraverso gli occhi e le emozioni di una bambina come tante, bambina in un passato non troppo lontano, con una vita spensierata di giochi, amici, studio, passioni, interessi, affetti. Una vita che subisce un attacco all’inizio in sordina, con le prime restrizioni, le prime leggi — razziali — assurde che limitano la libertà. Un attacco che fin da subito costringe la protagonista e la sua famiglia a misurarsi con l'indifferenza, qualcosa che piano piano penetra fino alle ossa, sgretola i sogni di una giovane mente, le sue aspettative, le illusioni che gli esseri umani siano come una grande famiglia in cui tutti ci si aiuta e tutti si protesta contro le ingiustizie subite anche da uno solo dei suoi membri. Per poi arrivare alla drammatica narrazione della vita nel lager, annientamento completo e totale dell’individuo, e in ciò che succede al ritorno. Un ritorno ad una normalità che non esiste più. Un ritorno alla normalità impossibile. Non esistono più le proprie cose, i propri affetti. Si ritorna ad una routine di gente che vuole andare oltre e fa di tutto per scordare l'orrore della guerra. Addirittura negarne lo spettro più spaventoso, l'Olocausto. Perché è difficile credere che l'uomo possa arrivare a tanto. O forse, più semplicemente, perché sapere che mentre qualcuno continuava a vivere una vita apparentemente normale poco più in là si consumava l'aberrante degrado della nostra umanità, rendeva tutti complici, gettava su tutti una coltre di senso di colpa. E non è facile guardare negli occhi i sopravvissuti e sentire che nessuna scusa sarà mai abbastanza.
Una lettura all'apparenza semplice, ma velato di una sottile malinconia, un male di vivere che come afferma la stessa Segre è sempre stato lì, soprattutto nel suo non raccontare. Un non raccontare che è stato fin dal suo rientro in Italia, dopo l'anno indicibile trascorso ad Auschwitz, una necessità: prima perché nell'immediato dopoguerra nessuno, nemmeno i familiari che l'avevano accolta, voleva sentire di quello che era accaduto, come se tutto fosse stato solo un brutto incubo da cui ci si era infine riusciti a risvegliare; poi perché troppo doloroso da condividere, e da rivivere. Fino al 1990, quando il macigno del silenzio è diventato troppo grande, e Liliana Segre ha deciso di ricordare e condividere la sua storia. La storia di una bambina felice, spensierata, monella e viziata, che piano piano si vede portare via tutto, fino alla perdita più grande, quella del padre, la cui morte però non è possibile perdonare, perché "perdonare equivale a dimenticare". E proprio questo è il messaggio più importante: non dimenticare, ma continuare a ricordare, per far sì che l'indifferenza nella quale le persecuzioni razziali dall'emanazione delle leggi razziali nel 1938 non torni a dominare la società in cui viviamo mai più.
Ogni tanto mi capita di imbattermi in libri che non pensavo di leggere o di cui addirittura non ne conoscevo l'esistenza. Questo è uno di questi. Questo libro mi è capitato tra le mani perchè è una lettura che avrebbero fatto in classe di mio figlio (prima media) e arrivata la mail dalla biblioteca per il ritiro me lo sono ritrovata tra le mani. Conoscevo già Liliana Segre per i suoi trascorsi e per il tipo di persona che è, ma ignoravo totalmente che avesse scritto libri. Anni fa leggevo tantissimi libri sulla seconda guerra mondiale, sulla Shoah e me ne sono capitati altri ultimamente, ma ambientati nei campi di concentramento erano veramente tantissimi anni che non ne leggevo più. Il libro racconta la storia della vita di Liliana sin dalla sua infanzia, quando da piccola va a vivere dai nonni paterni con il papà perchè la mamma è morta e loro davano una mano al papà nella gestione della piccola fino a quando viene incarcerata con il papà e poi deportata. Quando rientra a casa e deve ricominciare tutto da zero. Il libro è scritto in maniera molto semplice, mi sono ritrovata come ad ascoltare la sua voce che raccontava i suoi anni vissuti e di come abbia affrontato le difficoltà. Penso che come libro da far leggere a dei bambini di prima media e farli avvicinare in punta di piedi agli avvenimenti di quegli anni sia veramente adatto. Penso che con il suo modo semplice, abbastanza diretto ma allo stesso tempo lieve, Liliana Segre possa veramente far capire come si sia potuta sentire una ragazzina di appena tredici anni da sola e in un campo come quello. Sicuramente una storia che non si deve più ripetere e di cui l'unica cosa possibile per non far accadere ciò è parlarne e raccontarne. Sono veramente contenta di averlo letto.
Ho pescato questo libro per caso per provare ad utilizzare la app non sapevo neanche di cosa parlasse, in un attimo con la sua nitida semplicità sono stata trascinata alla fine. È la storia di una ragazza che cresce sola con il papà e i nonni. Innamorata appunto di suo padre lei cresce in un mondo normale dove non potrebbe neanche sognarsi la mostruosa cattiveria della essere umano. Lei scopre di essere ebrea solo quando le viene proibito di andare a scuola, e lì verrà segnato il suo cambiamento.. L’indifferenza del mondo vicino, la fuga il distacco la prigionia orribili momenti verranno affrontati dalla bambina, ma lei affronterà tutto, chiudendosi in un mondo suo fatto di una difesa personale. Questo libro è scritto tanto bene da non accorgersi di leggerlo, ma anzi alla fine si ha come la sensazione di aver avuto la protagonista seduta sulla poltrona accanto che ci racconta con voce commossa e malinconica la sua storia
Citazione "L’indifferenza fa male. È l’arma peggiore. La più potente. Perché se qualcuno ti affronta e ti vuole fare del male, puoi difenderti. Ma se intorno a te c’è il silenzio, come fai a difenderti?"