Oliver ha quasi diciassette anni. È biondo, californiano e con un pessimo carattere – ma quello è colpa del segno zodiacale. A causa del suo aspetto così simile a quello del fratello, morto in un incidente in un campo estivo tra le montagne, si sente intrappolato nella sua ombra. Per Henry, quel campo era una tradizione irrinunciabile. Per lui, invece, è il posto che gli ha portato via tutto. Deciso a cercare un modo per dirgli addio, Oliver sceglie di trascorrere l’estate proprio lì, nello stesso campo che il fratello amava. Si immerge in un mondo che gli è estraneo, insieme a persone che conoscevano un Henry a lui del tutto sconosciuto. Incontrerà Ryker e Lizzie (la famiglia che non sapeva di volere), e Andres, un ragazzo silenzioso e contraddittorio, che rivede in lui il riflesso del fratello e che lo coinvolgerà in un amore complicato e travolgente. Tra scontri, incomprensioni e una chimica innegabile, Oliver e Andres si avvicinano e si allontanano, imparando che il dolore non si supera, ma si trasforma. E che l’amore non è mai semplice, ma vale la pena viverlo.
Guardando i suoi occhi scuri, avevo sempre pensato che avessero quell’aspetto solo quando era con me, perché vi era riflesso il buio che avevo dentro, ma in quel momento capii che quello era semplicemente Andres, fatto di luci e ombre come qualsiasi altra persona. Capii che il solo modo per convincermi a uscire dal mio abisso fosse invitarmi a immergermi nel suo. «Sembri uscito dalla mia testa» gli rivelai piano. «E tu dalla mia» rispose lui, prima di baciarmi.
Oliver è un personaggio complesso, ruvido, segnato da una perdita che ha cambiato per sempre il modo in cui guarda il mondo. La morte del fratello ha lasciato un vuoto che permea ogni gesto, ogni parola, rendendo difficile perfino respirare. Il suo modo di stare al mondo è difensivo, a tratti autodistruttivo, ma profondamente umano.
La storia si concentra sull’elaborazione del lutto più che sull’amore romantico, mostrando un percorso irregolare, fatto di cadute e resistenze. Oliver non cerca di guarire in fretta, né di diventare qualcuno di diverso: il suo cammino è lento, doloroso, ma autentico.
Ciò che rende questo romanzo così potente è la delicatezza con cui viene trattato il dolore, senza semplificazioni o soluzioni facili. È una lettura che accompagna, che resta addosso, e che lascia una sensazione di malinconica speranza: quella che nasce quando si impara, poco a poco, a convivere con l’assenza.
Voto: 4.5 RECENSIONE A CURA DI BARBARA Scoperta, accettazione, lutto! “The place he loved” è una storia bellissima, un romanzo di formazione e crescita. D. Bee ci parla di un percorso evolutivo difficile e traumatico. Un cammino esistenziale ricco di paure paralizzanti e alienazione emotiva. Con uno stile giovane e fresco, riesce a trasmetterci tutta l’insicurezza di giovani cuori. Tutte le ansie e le inquietudini che giovani menti sono chiamate ad affrontare. Ci trasporta all’interno di un romanzo che traccia, con notevole intensità, lo sconforto e la depressione, la solitudine esistenziale e l’incapacità di capirsi veramente. Continua sul nostro blog!
Penso che una seduta dalla psicologa faccia meno male.
Descrivere questo libro con semplici parole sarebbe banale e riduttivo. Bisogna viverlo. Bisogna assaporarlo.
Non mi aspettavo assolutamente di imbattermi una storia del genere: una storia che mi facesse sentire meno sola, che mi facesse sentire così compresa. Non è un semplice romance, non è assolutamente una semplice storia d’amore: è un diario di vita.
Io non so se mi sia piaciuto di più il discorso del reale confronto della diversità con cui una persona possa reagire alla perdita di qualcuno oppure il discorso sull’affrontare un viaggio, in senso lato, attraverso tutte le insicurezze e le problematiche che ci affliggono. Ho amato ogni singola cosa, ogni singola scena: TUTTO…nonostante abbia pianto come una bambina per quasi tutto il libro, ma questo è un altro discorso.
Qui non si tratta di aver empatizzato tanto con i personaggi, o comunque, non solo. Qua si tratta che, attraverso queste parole, attraverso queste pagine, è stato come guardarsi allo specchio: ho visto in Oliver le mille sfaccettature delle difficoltà che una persona possa affrontare. Dei mille pensieri che un cervello del genere possa partorire. Oliver l’ho fatto mio più di quanto possa credere, perché forse sono anche io un po’ Oliver.
Ciliegia sulla torta, poi, è stato veder nascere questi legami così spontanei e così naturali, che se anche spinti da una situazione di “forza” - l’intera storia si svolge in un campo estivo - si sono verificati essere un qualcosa di cosa reale, puro, da stringerti il cuore. Lo stesso legame, seppur controverso, seppur disarmante, stressante, ma pieno, vivo, colorato, che si crea tra Andres e Oliver è un qualcosa che non ti lascia scontento. Tutti, ma proprio tutto i personaggi, ti riempiono così tanto, che quando il loro tempo al campo estivo finisce, sei dispiaciuto anche tu. Proprio come se fossi tu stesso a rientrare da questo viaggio.
Alla fine di questo libro non resta una semplice storia, ma un groviglio di emozioni che continuano a pulsare anche dopo l’ultima pagina. Resta quella sensazione strana, quasi dolorosa, di aver vissuto qualcosa di profondamente vero. Resta la consapevolezza che certe ferite non si rimarginano del tutto, ma possono essere condivise. E forse è proprio questo il dono più grande di questa lettura: ricordarci che non siamo soli, anche quando ci sentiamo irrimediabilmente rotti.
preparatevi a conoscere Olli, Andres, Lizzie, Ryker e il resto del mondo del campo estivo tra le montagne. Ringrazio la CE per la copia, questo romanzo finisce dritto tra i preferiti del 2026 • Questo romanzo ha una cover colorata e carina per ingannarvi e non farvi capire che dentro troverete una storia che spacca lo stomaco e ti fa venire il magone. Mi sono innamorata di Henry al primo sguardo e il dolore che ho provato subito dopo è stato lacerante e me lo sono portata dietro per tutto il romanzo. • Ollie è un ragazzo perso, distrutto da un dolore che lo consuma giorno dopo giorno da quel maledetto 4 luglio ed é andato al campo estivo di suo fratello per trovare sollievo o forse per infliggersi un altro po’ di dolore. Quello che troverà invece è forse l’unica cosa che non cercava: un motivo per perdonarsi. • Ho amato ogni singolo momento di questo romanzo, a rotazione avrei preso a schiaffi tutti e avrei poi comunque abbracciato ognuno di loro che, per motivi diversi, si trova a combattere una battaglia spesso invisibile: il dolore e la solitudine. • La penna dell’autrice é sublime, riesce a raccontare una storia bellissima e potente con quel tocco di leggerezza che aiuta a mandare giù il dolore della perdita. Ha caratterizzato talmente bene tutti i personaggi che ognuno, nella mia testa, ha una personalità precisa e specifica. • Forza di questo romanzo è sicuramente anche la presenza di personaggi secondari che sono forti tanto quanto i protagonisti: abbiamo Lizzie che non si può non amare, quella ragazza dolce e un po’ pazza che illumina le giornate, ma con dentro tanto di più di quello che mostra. Ryker è un universo da scoprire, un ragazzo con tanti colori dentro, celati sotto uno strato di nero per proteggersi da una vita che forse gli ha chiesto troppo. Andres é un personaggio che un po’ ami e un po’ odi, ma anche lui non è solo la superficie che mostra e pia piano che la storia va avanti impariamo a conoscere anche le sue sfumature. Il dolore dietro quegli occhi ombrosi, ...il senso di colpa dietro i suoi gesti e la voglia di rinascita, dietro il suo amore per Ollie. Henry lui è in ogni cosa, in ogni lacrima trattenuta di Oliver, in ogni canestro fatto da Andres, in ogni passeggiata tra gli alberi a cercare un alito di vento o il suo dolce sorriso. • The place he loved è una storia di dolore e di rinascita, una storia d'amore e di perdono, un racconto di vita e una bellissima storia che vi entrerà nel cuore. Non perdetevelo, merita il mondo ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️+
Questo NON è un libro che parla di morte. Non si fossilizza sul dolore, sulla mancanza o sull’assenza. È un libro che racconta la vita che va avanti per chi resta. Racconta di come sia possibile continuare a ridere, amare, correre ed essere felici nonostante un cuore spezzato, con un pezzo in meno. Dalle mie recensioni non è un mistero che io ami i personaggi disturbati: autosabotativi, difettosi, emotivamente fragili, dall’incazzatura facile. Proprio come me. Non so spiegare fino in fondo cosa abbia provato leggendo questo libro, ma è stato come vivere la vita di Ollie. Mi sono rivista in moltissimi suoi atteggiamenti, pensieri e modi di fare. Forse è per questo che la sua storia mi ha colpita così tanto… o forse no. So solo che è un piccolo capolavoro che merita di essere letto. È un vero e proprio manuale di sopravvivenza per chi, come me, ha sempre la sensazione di essere “non abbastanza”, “non all’altezza”, “non completo” o “sbagliato”. La storia scorre seguendo il ritmo degli eventi in modo perfettamente calibrato, nulla è fuori posto. La confusione dei personaggi è reale e coerente con la loro età, così come l’ironia pungente di Ollie e le paure di Andres, che risultano palpabili. Il loro cambiamento è graduale, credibile, profondamente legato ai loro pensieri e al loro vissuto. Ho apprezzato tutti i personaggi, antagonisti compresi. A differenza di molti libri, qui ognuno ha un’evoluzione e una spiegazione dietro i propri atteggiamenti. Non c’è quel dramma buttato a caso per dare profondità a una pozzanghera (cosa che detesto) ma un dolore perfettamente proporzionato all’età dei ragazzi, ai loro pensieri e alle loro personalità. Essere una sorella minore mi ha permesso di riconoscermi ancora di più nel disagio di Ollie, nel sentirsi inferiore rispetto al fratello, pur amandolo più della propria vita. I paragoni spesso ci vengono imposti dagli altri e, se non crediamo abbastanza in noi stessi, rischiamo di cadere in un loop pericoloso fatto di “ci sono quasi, ma non abbastanza”. In questo caso, gli amici meravigliosi che Ollie incontra sono un punto cruciale nella scoperta del suo vero sé. Come dice la scrittrice nei ringraziamenti: quando troviamo gli amici giusti, quelli che riescono a vederci oltre gli sbalzi d’umore e le rispostacce, la vita diventa più bella. Siamo già ricchi.
Questo non è un libro da leggere per riempire una giornata di noia. È una cura per un dolore che molti di noi si portano dietro fin dall’infanzia. A me ha fatto immensamente bene al cuore.
Non c’è stato nulla di scontato, nessun dramma inutile o campato in aria. Molte reazioni del protagonista mi hanno persino spiazzata per la loro maturità. Ho adorato ogni singolo capitolo.
Oliver ha 17 anni e decide di trascorrere l’estate nello stesso campo estivo di montagna in cui, l’anno precedente, suo fratello Henry ha perso la vita in un incidente di arrampicata. Tornare in quel luogo significa affrontare il lutto, i ricordi e l’ombra costante di Henry, che continua a vivere nel modo in cui gli altri guardano Oliver.
Henry aveva un carattere difficile e si era creato molte antipatie. Tra queste ci sono Jenna, la sua ex ragazza, e Matt, fratello di Micky, la ragazza di Oliver. Matt è particolarmente crudele e si diverte a umiliare Oliver con scherzi violenti, come rinchiuderlo in un capanno al freddo, spesso con la complicità di altri ragazzi.
La responsabile del campo è Kelly, una figura quasi materna per Henry, che lo proteggeva e lo aiutava spesso.
Tra i ragazzi del campo c’è anche Andres: insicuro, scontroso e misterioso. Henry lo prendeva spesso di mira e nutriva per lui una forte antipatia. Andres, che è gay (e Henry lo sapeva), collabora talvolta con Matt, anche nello scherzo del capanno, e porta con sé un profondo senso di colpa legato alla morte di Henry.
Durante l’estate, Oliver conosce Ryker e Lizzie: il loro legame nasce da una piccola trasgressione, fumare in una zona vietata. Lizzie però si rivela invadente e poco sensibile. Durante un falò, Oliver incontra anche Micky e Cole, che si dimostra subito meschino e provocatorio: parla apertamente dell’incidente di Henry e mostra persino foto intime di Lizzie, umiliandola.
Sconvolto, Oliver lascia il falò e litiga con Lizzie. Poco dopo ha uno scontro anche con Andres, che si intromette troppo e che Oliver continua ad associare all’odio che Henry provava per lui.
Col tempo, Oliver e Lizzie chiariscono e Oliver le confessa di essere gay. In seguito, Oliver si vendica di Cole diffondendo le sue chat compromettenti, aiutando così Lizzie a riprendersi dall’umiliazione subita, con il supporto di Ryker.
Le tensioni al campo aumentano: Oliver flirta involontariamente con Micky, ignara della sua omosessualità, e finisce per scontrarsi violentemente con Matt, arrivando persino a rinchiuderlo nel capanno, ribaltando i ruoli. Dopo questo episodio, Oliver si isola sempre di più.
Andres inizia ad avvicinarsi davvero a Oliver: gli porta una felpa per il freddo, lo ascolta e scopre il suo dolore più profondo, fatto di pensieri suicidi e senso di colpa per essere sopravvissuto al fratello. Anche Micky si scontra con Matt per difendere Oliver, perché in lui rivede Henry.
Tra Oliver e Andres nasce un legame sempre più intenso e ambiguo. Andres cerca di aiutare Oliver a non isolarsi e a vivere l’esperienza del campo, mentre Oliver inizia a provare sentimenti che non riesce a comprendere.
Nel frattempo entra in scena Peter, il ragazzo di Andres. Oliver lo usa inconsciamente per provocare gelosia, mentre Lizzie intuisce che tra Oliver e Andres c’è qualcosa di più. Peter stesso mette in guardia Andres: Oliver assomiglia a Henry, ma non è lui.
Dopo una tregua, Oliver e Andres provano a costruire un rapporto più sereno. Durante un’escursione nasce una forte tensione erotica, che sfocia in momenti di intimità. Andres però continua ad allontanarsi, incapace di distinguere ciò che prova per Oliver da ciò che ha provato per Henry.
Oliver confessa ad Andres il suo desiderio di essere morto al posto del fratello. Andres ammette di non essere davvero innamorato di Peter. Nonostante ciò, continua a fuggire emotivamente, lasciando Oliver ferito e confuso.
Dopo vari allontanamenti, ritorni e confronti dolorosi, Oliver affronta finalmente il passato: litiga con Micky, rivive il momento della morte di Henry e scopre che nessuno ha sabotato l’incidente. Quando emerge che il telefono di Henry era stato rubato da Andres, Oliver lo costringe a confrontarsi con i suoi sentimenti irrisolti.
Alla fine dell’estate, Oliver capisce che il primo a negarsi l’amore è stato proprio lui, convinto di non meritarlo dopo la morte del fratello. Decide quindi di smettere di fuggire e di lottare per ciò che sente.
Oliver comprende che Andres è davvero innamorato di lui e, una volta finito il campo estivo, decide di andarlo a trovare a Detroit, dando finalmente inizio alla loro storia.
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Non potevo dirgli che adesso era l’opposto. Che quando lui mi era vicino il mio corpo non era più un peso estraneo da trascinare. Lo sentivo. Lo sentivo rispondere, vibrare sotto ogni sfioramento, come se solo lui fosse in grado di svegliarlo.
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L'ho praticamente finito due ore fa. E il mio cuore è tipo in una danza frenetica perché voglio parlarne, tantissimo, ma non so come fare, come al mio solito.
Sono incapace di partire dall'inizio e darvi un quadro generale di questa storia. So solo che è devastante come certe parole, certi pensieri, certe emozioni ti entrano dentro e ti accorgi che ci sei anche tu tra le pagine. Senti... senti che quel dolore è anche il tuo, senti che accettarsi è davvero complicato, anche a 35 anni si, e senti come certe amicizie arrivano in momenti particolari e certe emozioni le senti quando meno te lo aspetti.
Oliver mi ha investita come un treno. Perché in Oliver ci sono io. E ci sono tantissime altre persone. E ritrovarsi a mettere in discussione un pezzo di noi è sempre destabilizzante. Fa paura, ma è necessario.
Ho amato il vivere giorno per giorno il campo estivo. Scoprire quelli che per tanti sono posti meravigliosi e per altri sono luoghi legati ad una persona amata che non c'è più, quindi belli ma allo stesso tempo tormentosi. Mi è mancato spesso il respiro... cercando di immaginare Henry. Cosa avrebbe detto, cosa avrebbe fatto. È inevitabile cercare certi occhi tra le persone.... ma poi Oliver è riuscito veramente a prendermi per mano e nonostante a volte pensavo ancora ad Henry sapevo che questa era la storia di Oliver. La storia di Oliver e di Andres. La storia di una risata speciale e di un gesto gentile. La storia di due ragazzi che hanno trovato l'amore accettandosi e affrontando la perdita.
Mi è piaciuto tutto. Dalla testa dura di Oliver, al timore di Andres, alla stronzaggine di Matt, al rapporto tra Ryker e Lizzie.
La scrittura dell'autrice, che non conoscevo, è incisiva, morbida, semplice... mi viene da dire avvolgente.
Ollie è un ragazzo che porta addosso un dolore ingombrante, uno di quelli che non dà tregua e che affonda le radici in un giorno preciso, il 4 luglio. Il campo estivo di suo fratello diventa il luogo in cui prova a respirare di nuovo, anche se non è chiaro se stia cercando pace o solo un’altra forma di punizione. Inaspettatamente, però, quel posto gli offre qualcosa che non aveva messo in conto: una possibilità di fare pace con se stesso.
Questo romanzo mi ha fatto provare tutto. Rabbia, tenerezza, frustrazione, affetto. Ci sono momenti in cui avresti voglia di scuotere i personaggi e altri in cui vorresti solo proteggerli, perché ognuno di loro combatte una guerra silenziosa fatta di assenze, ferite e solitudine.
La scrittura dell’autrice è intensa ma mai pesante: riesce a trattare temi dolorosi con una delicatezza che alleggerisce il cuore senza togliere forza alla storia. I personaggi sono così ben costruiti da risultare reali, riconoscibili, pieni di sfaccettature.
I personaggi secondari brillano quanto i protagonisti. Lizzie è luce allo stato puro, strana e dolcissima, ma con una profondità che sorprende. Ryker nasconde un mondo intero dietro un’apparente oscurità, mentre Andres è complesso, spigoloso, e si lascia comprendere solo andando avanti, mostrando lentamente ciò che tiene nascosto.
È una storia che parla di perdita e rinascita, di dolore che unisce e di legami che salvano. Non è un cinque stelle solo per una questione di gusto personale, ma resta una lettura intensa, emozionante e capace di lasciare il segno.
🌈 Strangers to lovers ☠️ Memories 🏕️ Forced proximity
❝ 𝐼𝑜 𝑡𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑜̀, 𝑂𝑙𝑖𝑣𝑒𝑟.
Un libro complicato. Non è stata una lettura semplice, devo essere sincera. Ma è stata una lettura che, alla fine, mi ha portata con sé e mi ha emozionata.
La trama è particolare: parte da un evento traumatico e racconta il modo, tutt’altro che semplice, in cui i protagonisti lo affrontano. È una storia basata principalmente sulla crescita personale, ambientata in un luogo che può essere tanto paradisiaco quanto infernale: un campeggio estivo, dove si incontrano persone meravigliose e altre che si vorrebbero dimenticare. Ho apprezzato moltissimo il filo conduttore del libro: Henry, che pur senza esserci è sempre presente nel luogo che amava. Un elemento che ha reso la trama originale, diversa e profonda.
I personaggi sono stati sia il punto debole sia il punto di forza del libro. Non voglio mentire: all’inizio non mi convincevano. Mi sono sembrati stereotipati in modo eccessivo, lontani, incapaci di coinvolgermi. Ognuno aveva un tratto specifico che veniva enfatizzato fino allo sfinimento, senza dare spazio alle molteplici sfaccettature che rendono una persona reale. Poi c’è stata una scintilla e tutto è cambiato. O meglio: i personaggi secondari hanno mantenuto caratteristiche simili, ma sono risultati meno invadenti e quindi meno incisivi. Soprattutto, però, i due protagonisti sono cresciuti, sono cambiati, si sono mostrati a 360°, lasciando emergere ogni sfumatura del loro essere. Una menzione speciale va a Oliver e al suo percorso di crescita: al modo in cui è arrivato a conoscere non solo Henry, ma anche e soprattutto se stesso, scoprendosi e accettandosi, aprendo finalmente gli occhi.
La scrittura è molto intensa, soprattutto verso la fine, e ci sono monologhi che tolgono davvero il fiato. Forse avrei reso i dialoghi un po’ più naturali, perché a tratti mi sono sembrati leggermente meccanici. Il ritmo, inoltre, è piuttosto lento e non rientra pienamente nel mio stile preferito, anche se l’ho trovato coerente con la storia.
Una storia intensa, per la quale ringrazio La Chrysalide e l’autrice per avermi dato la possibilità di conoscerla.
In The Place He Loved si intraprende un viaggio intenso e profondo: una storia che esplora l’accettazione di sé, il dolore, le insicurezze e la perdita, mostrando come le relazioni sincere possano davvero aiutare a guarire. Non è solo una storia d’amore, ma un percorso che accompagna il lettore dentro le fragilità e le cicatrici di un’adolescenza difficile, insegnando come convivere con le proprie ferite e trasformarle, trovando qualcuno che ti veda davvero.
Oliver vive il peso delle aspettative e dell’ombra di Henry, combattendo tra il desiderio di fidarsi degli altri e la paura di ferirsi o essere ferito. Interiorizza l’idea di come pensa di essere visto, indossando maschere e recitando ruoli che non sente suoi, finché qualcuno non gli mostra che può essere amato per ciò che è, senza filtri né difese.
La scrittura dell’autrice è empatica e intensa, capace di farti respirare con i personaggi, ridere con Oliver, Lizzie e Ryker, e sentire la profondità del legame tra Oliver e Andres, fatto di desideri, paure e rimorsi. Quando l’estate al campo finisce, si ha la sensazione che finisca anche per chi legge: le giornate, le risate, i silenzi e i momenti condivisi rimangono nel cuore, un ricordo dolceamaro che continua a pulsare anche dopo aver girato l’ultima pagina.
Potete trovare la recensione completa sul mio profilo ig @its.hwanne <3
Quando siamo alle prese con protagonisti che a malapena raggiungono l’età per essere definiti adulti e maggiorenni, siamo sempre col naso in su dichiarando che sono troppo giovani per affrontare situazioni di una certa rilevanza. Però se queste situazioni hanno a che fare con una mancanza che non vuoi accettare e che ti ha reso ancora più cupo di quanto sei sempre stato, non si è mai troppo giovani. Il dolore della perdita lo può capire solo chi lo subisce, tanti potranno anche essere dalla tua parte ma niente è minimamente paragonabile. L’autrice ci presenta Oliver così com’è e con il suo carattere che è diventato ancora più lugubre dopo la perdita di Henry. Henry viene descritto come un giovane amante della vita, allegro, solare sempre a disposizione, eppure Oliver dovrà rivedere alcune delle sue certezze e nel mentre fare di tutto per capire Andres. C’è tutto in questo romanzo, il trascorrere quotidiano delle giornate, il desiderio di ritrovare la famiglia che è andata a perdersi per il dolore e un amore che nasce volente o nolente, tra alti e bassi, tra dolore e piacere, perché la chimica difficilmente sbaglia. Una bella storia che consiglio di non perdere. Alla prossima ❤️
Prima di parlare della storia un piccolo appunto: un po' troppi refusi, tra parole sbagliate e preposizioni mancanti... Per quanto riguarda la storia, niente da dire, mi è piaciuta molto. Si parla di elaborazione del lutto, di perdita, ma come scritto anche dall'autrice, soprattutto dell'accettarsi. Conoscersi e accettare sé stessi, con tutte le insicurezze, i difetti e le paure che tutti abbiamo, è una di quelle cose che, se siamo fortunati e riusciamo a fare, costa fatica e tempo, e non sempre ci riesce completamente. Ho amato conoscere Oliver e Andres, due giovani ragazzi che commettono errori e si mettono in discussione. Il loro rapporto è fatto di alti e bassi, di incomprensioni, di litigate ma anche di piccoli gesti e sguardi, e anche se ho sofferto praticamente fino alla fine, l'epilogo è stato perfetto, commovente, schietto e meraviglioso.
Primo libro del 2026 e l’ho amato! Oliver è un protagonista umano, che soffre e sbaglia come tutti noi. È impossibile non affezionarsi a lui, ai suoi amici e alla sua avventura. Il suo rapporto con Andres è dolce e impacciato, come lo sono spesso gli amori a quell’età. Bellissima lettura <3