Cercare casa in Emilia Romagna è un incubo. Lo sa bene Lisa, dopo un anno tra ruderi spacciati per occasioni e agenti immobiliari da dimenticare che l’hanno lasciata sfinita e senza speranze. Finché Alex, sua moglie, porta a casa un annuncio bifamiliare spaziosa, posizione perfetta, prezzo incredibile. Peccato che Lisa quella casa l’abbia già vista. In sogno. E non andava a finire bene. Ma che sarà mai un brutto presentimento, in confronto a un’occasione simile? La razionalità ha la meglio, la coppia firma l’offerta e si trasferisce, ma è allora che l’incubo inizia davvero. Tra gradini che cambiano di numero, mensole che si spostano e telecamere che smettono di funzionare, Lisa scoprirà presto che le fondamenta della sua nuova casa poggiano su un accordo antico e mai spezzato. E ora tocca a lei saldare il tributo.
Giulia Reverberi nasce nelle nebbiose colline parmensi il 17 giugno 1993.
Conosciuta online come Giulia Bifrost, si occupa di libri, scrittura e cultura nerd. Sul suo canale Youtube, offre ore di approfondimenti, riflessioni e tanto, ma proprio tanto, sarcasmo. Su Instagram posta meme e foto di bassotti.
Scrive storie che ci ricordano che, alla fine, moriremo tutti. Tanto vale riderci su. Nel novembre del 2022 pubblica in self-publishing su Amazon Zombie Friendly: ci si vede all’inferno e a maggio del 2025 il suo racconto Furto con Squarto viene selezionato per l’antologia Acheron Notte Horror 90.
La sua idea di happy ending è sopravvivere fino al prossimo libro.
Ho avuto il piacere di leggere questo libro in anteprima, l’agosto scorso, in un periodo che è stato uno dei più sfigati degli ultimi anni. Macchina rotta, ascensore rotto per il sesto piano, intoppi e sfighe grandi e piccole di ogni natura. Per staccare un attimo il cervello ho iniziato subito la lettura, e tra risate e ansia che montava dopo ogni rigo, mi sono ritrovata nella brutta situazione di essere allo stesso tempo troppo curiosa per mettere giù il libro e troppo in ansia per continuare ad aggiungerne altra al quadro generale. Il ritmo di lettura è davvero ben gestito. Tutta la prima parte è una preparazione che sfocia in una seconda parte di azione travolgente, che non ti permette di riprendere fiato prima di sapere cosa ne sarà dei nostri protagonisti. Se il ritmo e il livello della scrittura sono l’impalcatura del libro, i personaggi ne sono davvero il cuore. Con Lisa è stato un rapporto di amore e odio, intervallato da momenti in cui la volevo prendere a schiaffi, abbracciarla o semplicemente aiutarla in qualche modo … in alcuni momenti volevo fare tutto allo stesso momento XD Comprimari animaletti e vecchiette sono il top del libro Unico personaggio che mi ha lasciato pochino è Alex, in alcuni punti avrei voluto conoscerla più a fondo. Insomma una banda pronta a tutto per sfidare l’alveare e il tumulo sicuramente un nemico meno temuto dall’agente immobiliare.
Ho deciso di leggere questo romanzo perché ho visto un reel IG dell’autrice che metteva in scena uno sketch simpatico per promuovere il suo lavoro e perché le premesse mi sembravano interessanti. Non ho avuto problemi particolari con la trama, priva di particolari guizzi, mai intricata o sorprendente, ma apprezzabile probabilmente dagli amanti del genere. Ho trovato la protagonista, Lisa, insopportabile, egoriferita e completamente sorda ai problemi di chi la circonda. Riesce comunque sempre a piangersi addosso e incolpare qualcuno delle sue sventure: sua sorella è un’egoista che ha mollato la baracca per farsi una vita altrove (comprensibile), sua moglie Alex è una capricciosa inflessibile e rompipalle (chi se ne importa se deve fare tre ore di macchina per andare a lavorare, chi se ne importa se la morte del padre l’ha toccata particolarmente), sua madre è una mezza spostata che le racconta di sua nonna che prevedeva il futuro, suo padre è un farabutto ecc. Lisa invece? Eh be’, lei è ragionevole, osserva tutto, ha uno splendido senso dell’umorismo, è intelligente, è una bravissima mamma per i suoi cani. La scrittura è scorrevole, ma ripetitiva (ho perso il conto di tutte le volte in cui alla protagonista sono “saliti i brividi lungo le braccia”) e poco evocativa per il contesto in cui l’autrice vorrebbe calare il suo romanzo. In un altro post sul profilo IG ci viene raccontato di come le sue esperienze in campagna dagli zii a San Vitale l’abbiano influenzata nella scrittura, di come le storie su spiriti del fiume e altre creature folkloristiche abbiano lasciato in lei un segno. Questo romanzo non ha nulla di particolarmente caratteristico o legato alle radici di quei territori, a parte qualche creatura dalla natura ambigua. L’ambientazione poteva essere la Sicilia o il Piemonte e non sarebbe cambiato nulla (non è colpa dell’autrice se le mie aspettative personali sono state disattese, mi rendo conto che in questo caso è un problema mio perché il libro in realtà non viene mai ufficialmente presentato come legato al folklore locale). A un certo punto una sua nuova conoscenza, Rosalba, pronuncia in presenza di Lisa una frase in dialetto, chiedendole subito dopo se ha capito, scusandosi per non averle chiesto da dove viene. I dialetti possono variare anche tra frazioni dello stesso comune, figuriamoci tra paeselli della stessa regione, ma non così tanto da essere incomprensibili: Lisa e la moglie si sono trasferite da Terenzo a Guastalla, non da Treviso a Reggio Calabria! Se Lisa per caso sfoggiasse una parlata perfetta da diplomata in accademia di dizione capirei, ma dato che non è questo il caso, dubito fortemente che la sua interlocutrice non potesse intuirne la provenienza. È uno scambio che non aggiunge nulla alla scena e sottolinea una pianificazione della storia un po’ ingenua e acerba. Il percorso mentale della protagonista nel corso di tutta la storia è poco credibile anche per un horror. Mi sarei aspettata una lenta discesa nella follia, con la casa che mette alla prova il suo fragile equilibrio, ma le fasi in cui non succede assolutamente niente e quelle in cui Lisa si aggira come un’anima in pena in preda ai suoi deliri si alternano in maniera prevedibile e meccanica. Non mi è piaciuto come spesso ci siano frasi e rimandi che predicono avvenimenti futuri in maniera palese (si parla di un pozzo? Tre capitoli dopo compare il pozzo e poi è facile prevedere come andrà a finire la cosa). In tutto questo scombussolamento ci sono dettagli che spezzano la narrazione in maniera molto fastidiosa, per esempio quando la protagonista deve usare la torcia spende ben tre righe a disquisire sullo stato della batteria del suo smartwatch (78%, info oserei dire fondamentale). Alex subisce un gaslighting pressante, condito da velati ricatti morali, volevo che alla fine qualcuno creasse il comitato #FreeAlexandra. Questa povera crista viene torturata dalla prima all’ultima pagina, prima da una moglie tossica e poi da qualcosa di diverso, sempre tossico. Si potrebbe eccepire che Lisa si comporta in maniera pessima per via di tutto quello che le sta accadendo, ma era così anche prima, egoista e piagnucolosa. Non tutti i protagonisti dei libri che leggiamo devono starci simpatici, possiamo apprezzare anche se non empatizziamo o non ne condividiamo gli atteggiamenti. A questa evenienza però deve contrapporsi una solida costruzione del personaggio, che lo renda credibile anche quando va a caccia di mostri nelle tenebre o quando sguazza in pozzi melmosi. Con Lisa tutto questo non accade, non c’è profondità, parla per slogan, i suoi discorsi sembrano usciti da una serie brutta di Netflix. I suoi pensieri sono infarciti di frasi che vorrebbero renderla “una di noi”, in realtà tutto quello che dice sembra uscito da un generatore casuale di cultura pop (ci dice trenta volte che alle scale piace cambiare, ci snocciola riferimenti a serie tv nel tentativo di descriverci alcuni suoi stati d’animo, ci dice i nomi dei programmi e delle app che usa per fare il suo lavoro. Chi se ne frega?). Vengono introdotti altri personaggi poco interessanti, privi di spessore e utili solo a far andare avanti la trama. Lisa stessa passa un sacco di tempo davanti a un pc a fare ricerche, perché chiaramente le info necessarie le possiamo trovare comodamente su Google. Arrivata alla metà del romanzo volevo onestamente mollare tutto, ma ho resistito sperando che almeno il finale risollevasse la situazione. In effetti la seconda parte del romanzo è migliore della prima, con un po’ di ritmo in più e qualche elemento sovrannaturale architettato leggermente meglio (spuntano fuori le fate e si capisce qualcosa in più sul Tumulo del titolo). Da questo momento in poi il romanzo diventa quasi gradevole, anche se gli innumerevoli spiegoni sui patti delle fate sono tediosi. Le ultime centocinquanta pagine scorrono via senza scosse fino alla deludente e prevedibile conclusione. Purtroppo ho un problema con le fate, nel senso che le detesto, le trovo banali e noiose. Se avessi saputo che erano parte fondamentale del romanzo (e non viene accennato da nessuna parte, se non nel titolo, che comunque avrebbe potuto riferirsi a mille altre cose) non mi ci sarei neanche avvicinata e non lo avrei comprato. L’errore è stato solo mio, sono stata vittima del bookstagram. Non posso dire che siano stati gli otto euro peggio spesi della mia vita, perché occasionalmente mi sono sciroppata roba ben più infima, ma non me la sento di consigliare il libro.
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Questo romanzo è un thriller horror che cattura l'attenzione fin dalle prime pagine. La storia segue Lisa, una donna che acquista una casa in Emilia Romagna con la sua compagna Alex, nonostante Lisa avesse già visto la casa in sogno e non fosse un buon presagio. Questo sogno premonitore è solo l'inizio di una serie di eventi inquietanti che si susseguiranno.
La storia mantiene una tensione crescente che fa provare vera ansia mentre si legge. Anche i vari colpi di scena non deludono mai e ti fanno pensare che la situazione possa continuamente precipitare (e in effetti è così). I personaggi sono ben sviluppati e credibili, in particolare Lisa, la protagonista, è caratterizzata in un modo che ci fa capire le sue scelte e perché certe conseguenze siano inevitabili. Ho apprezzato il fatto di avere tante personagge femminili diverse tra loro (diverse età, diverse 'fedi', diverse personalità) ma tutte interessanti (anche Alex, che non sopporto, è interessante) e con un proprio ruolo nella storia. Mi è anche piaciuto come pure in circostanze soprannaturali la protagonista abbia preoccupazioni molto realiste, tipo 'non posso prendere e andarmene dalla casa con tutto il mutuo da pagare'.
Infine credo che il riferimento a leggende e folklore locale, a quel sapere contadino delle zone rurali passato di generazione in generazione nei racconti di genitori e nonni sia proprio la carta in più di questa storia che la rende davvero unica rispetto a qualsiasi altro racconto di case infestate.
E poi la shade agli agenti immobiliari mi ha fatto volare.
Parlare di questa Opera con la o maiuscola è allo stesso tempo facile e complesso. Non voglio annoiare nessuno quindi cercherò di essere molto pratico e diretto. Leggetelo, vi farà provare una miriade di emozioni diverse, nessuna mai banale o scontata. Io me lo sono goduto parola per parola ma sento il bisogno di rileggerlo tra qualche tempo perché è come se avessi solo scalfito la superficie. Giulia mi ha letteralmente stregato con la sua maestria nella scrittura e a mio modestissimo avviso è diventata ancora più brava rispetto alla sua penultima opera "Zombie Friendly", libro che occupa un altro posto speciale nel mio cuore e nella mia mente.
In tutta onestà, non so esattamente cosa pensare di questo libro.
La prima parte mi è sembrata un po' lenta e forse mi ha anche annoiata un pochino, cosa che può dipendere anche dal fatto che sto ancora esplorando l'horror come genere, e magari semplicemente non fa per me.
Poi dalla metà c'è stato come un cambio di genere e dall'horror si è passato al dark fantasy.
Dato che il fantasy mi piace molto, la seconda parte mi è piaciuta di più, anche se a una certa mi sono persa un po' in tutte le meccaniche sulle fate e ho deciso di spegnere il cervello e seguire la corrente.
Il finale sinceramente non me lo aspettavo, quindi mi complimento per l'originalità. Come anche ho trovato stra-originale il cambio di genere che ho menzionato prima.
Insomma, nel complesso mi sono piaciute alcune cose e altre no.
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Giulia Reverberi è riuscita a farmi piacere una storia per la quale non ero per niente in target sul genere. Il libro è stato intrattenente, inquietante al punto giusto ed estremamente soddisfacente nei colpi di scena. Passati i capitoli iniziali, che giustamente preparano il terreno per l’entrata in scena della casa e per permetterci di correre senza mai fermarci da un certo momento in poi, è stato molto difficile posare il libro. Ho avuto reazioni fisiche durante la lettura, una cosa che mi capita raramente con i libri: mi è venuta la pelle d’oca sulle braccia sia per le scene più inquietanti che nonostante mi stessero intimorendo non riuscivo a smettere di leggere; sia in senso positivo, per le parti di rivelazione e collegamento di tutti i puntini della storia a cui sono arrivata nell’esatto momento in cui ci arrivavano i personaggi. Ho apprezzato l’evoluzione nella scrittura e nella gestione delle scene rispetto al primo testo di Giulia che ho letto (Zofri), in questo libro c’è una penna più sicura, studiata e molto cresciuta, che rende giustizia a questa nuova storia e alle sensazioni che vuole trasmettere. L’ambientazione in Emilia Romagna mi è estremamente familiare e anche se fa solo da sfondo ho ritrovato l’esatta atmosfera di zone (e persone) che ho visitato e mi sono vicine. Allo stesso modo sono “di casa” (scusate il gioco di parole) anche i problemi della vita da adulti e di coppia, che rendono spontaneo empatizzare con le protagoniste della storia in alcune situazioni. Ho amato follemente tutti i personaggi laterali e spero di saperne di più su alcuni di loro in futuro. Consiglio il libro a chi cerca una storia autoconclusiva ben costruita, a chi vuole rimanere sulle spine, a chi cerca i brividi lungo la schiena e deve guardarsi alle spalle mentre sta leggendo. Lo consiglio anche a chi non è prettamente in target con il genere horror che in questo caso potrebbe apprezzarlo.
Porca miseria, questo romanzo mi ha fritto il cervello!
Devo ammettere di essermi fiondato nella lettura con un'aspettativa ben specifica in testa, e cioè quella di trovare un horror queer comico che giocasse bene con il tema delle case infestate, immerso in un'ambientazione italiana pittoresca che potesse arricchire le vicende delle nostre Lisa e Alex.
E tutto questo l'ho trovato, assolutamente, solo che non mi aspettavo proprio il twist che Giulia Reverberi ha scelto di dare alla sua storia e gli elementi mitologici/culturali e a tratti anche storici con cui ha preferito giocare, rendendo questo romanzo molto più di una storia di infestazione o di paura... questo è puro folk horror!
E io ho amato ogni singolo dettaglio aggiunto alla lore, ogni ricerca che mi ha spinto a fare, ogni immagine che ha creato nella mia mente.
La storia è narrata con il giusto equilibrio tra serietà e ironia, tra momenti di tensione e confusione, e momenti in cui la nostra Lisa (super sarcastica) ci fa spanciare dalle risate; unico tratto che mi ha lasciato un po' titubante è la caratterizzazione di Alex, che avrei voluto conoscere meglio, soprattutto in virtù di alcune cose che accadono in corso di narrazione. Anche il ritmo è decisamente molto ben gestito, va crescendo senza problemi dalla prima alla seconda parte, esplodendo del tutto in un terzo arco molto molto adrenalinico e dinamico, coinvolgente; per gusto personale, l'unica cosa che critico al riguardo è che ho trovato forse un po' troppo lungo il build-up che ci porta alla risoluzione finale, ma questa è una mia preferenza come lettore.
Parlando di finali, quello presente in questo libro è illegale. E mi fermo a dire questo. Mi auguro di cuore che presto venga annunciato un secondo volume, soprattutto se su un certo personaggio, perché io ne ho bisogno tipo adesso.
Il folk horror che cercavo e che mancava nel panorama italiano. Il lavoro di scrittura e linguaggio è curato ed è parte della trama. Ho adorato tutto (tranne Alex, forse) Bellissimo.