Quattro persone qualunque – una professoressa, un disoccupato, una sommelier e un impiegato – iniziano a vivere improvvise alterazioni dei loro c'è chi legge ma non capisce, chi non vede più il proprio corpo, chi perde gusto e olfatto, chi osserva gli altri cambiare età davanti ai suoi occhi. Nessuno di loro osa parlare. Nessuno di loro sa che non è solo. Quando le loro vite cominciano a sgretolarsi, un incontro imprevisto li obbliga a guardarsi le loro "sindromi" non sono malattie, ma fratture interiori che chiedono ascolto. In una Milano indifferente e velocissima, quattro esistenze precarie si sfiorano fino a incastrarsi, scoprendo che la realtà si deforma quando ignoriamo ciò che ci fa più noi stessi.
Un romanzo psicologico sulla fragilità contemporanea, sulle identità che vacillano e sul coraggio di guardarsi allo specchio prima che si rompa del tutto.
Il pensiero del filosofo Georges Ivanovič Gurdjieff racchiude il significato del libro "Gli specchi del senso perduto" di Teo Cavallo. Quattro storie comuni differenti, quattro persone (Ester, Emilio, Giulio e Chiara) che ad un certo punto della loro esistenza allacciano la loro quotidianità distorta dai loro sensi. Quattro racconti che diventano un'unica storia che ci portano a riflettere sulla nostra condizione fisica, psichica e sociale. Perchè molte "malattie" dipendono solo dalla nostra mente e vengono denominate psicosomatiche. Siamo completamente assorbiti dalla nostra quotidianità, dal tram tram, dall'essere quello che gli altri vogliono che noi siamo, senza guardarci intorno ed osservare la bellezza della vita. Ma cosa succede quando tutto questo perde l'equilibrio e restiamo sospesi nel vuoto del senso di fallimento? Saremo capaci di superare la paura di essere criticati ed esclusi dagli "altri " oppure cadremmo nello sconforto totale? Lo specchio viene utilizzato dallo scrittore come metafora della vita e rappresenta la consapevolezza di sé, della propria identità, della realtà e della trasformazione. Lo specchio in realtà non è altro che la comprensione della nostra percezione. E quando questo avviene, siamo veramente liberi dalle catene che ci trattengono nella finzione. In che modo? Questo è il senso del libro e il messaggio dell'autore. E per capirlo, vi consiglio di leggere il libro. La struttura del romanzo è composta da cinque parti essenziali che contribuiscono a formare la narrazione caratterizzate da un titolo: "Strane sindromi", "Un attimo allo specchio", "Pronto soccorso", " La sala degli specchi e L'epilogo che corrispondono alle principali parti che compongono un romanzo: Inizio, Sviluppo, Climax e conclusione. La scelta dell'autore di suddividere la narrazione in parti contraddistinte, ha contribuito a mantenere alta l'attenzione del lettore e a farne crescere l'interesse pagina dopo pagina. Spero di non essermi dilungata troppo ed avervi annoiato care lettrici che mi seguite, ma il libro è talmente intenso nella sua semplicità che merita essere raccontato. Buona lettura.
Libro in collaborazione con la casa editrice “Delrai Edizioni” che ringrazio moltissimo. A quattro persone succedono dei fatti strani. Emilio, che ha sempre la risposta a tutto, sempre sicuro di sé stesso, comincia a non vedere più le persone come al solito: le vende ringiovanire e poi invecchiare e poi tornare normali. Non riconosce nemmeno più la moglie. Ester, moglie di Emilio e professoressa, non riesce più a capire quello che legge, ma le persone che la ascoltano non capiscono nemmeno più quello che dice. Giulio invece, da quando ha iniziato a pensare da solo, con la sua testa, ha smesso di vedere il suo corpo. Infine, Chiara, vicina di casa di Giulio e sommelier, dopo un colpo di tosse in spiaggia perde l’uso dei sensi, oppure tornano e poi scompaiono, oppure ancora, si mischiano tutti. Queste quattro persone abitano nello stesso palazzo.
Ho trovato l’idea dietro alla storia molto interessante. Delle persone che si appoggiano solamente su una loro capacità/caratteristica, come se li rappresentasse in modo totale e che, però, si lasciano trascinare in tutto il resto. Quando questa capacità/caratteristica viene a mancare, la persona non ha più punti di riferimento, non sa più chi è e non riconosce nemmeno più gli altri. Ester usa le parole, ma non fa nessuna scelta, delega sempre agli altri. Rinunciando alle scelte però ha perso se stessa e anche l'uso delle parole. Emilio aveva la risposta a tutto (giusta o sbagliata), ma perché non riconosce più i volti? Giulio, invece, è uno studioso, disoccupato, e ad un certo punto decide di pensare di testa sua, invece di pensare tramite le teorie degli altri, ma non si vede più. Torna a rivedersi perché “penso quindi sono”? Chiara pensa di non saper fare gli abbinamenti. Però come sommelier è un genio. Ma a che serve fare gli abbinamenti? La sua storia, però, è quella che mi è piaciuta di più, anche se non l’ho capita. Comunque, ci sono storie che non ci spiegano tutto, non dobbiamo scervellarci a dare per forza una spiegazione, basta avere piacere nella lettura. Questa è stata una lettura piacevole.
Adoro quando il fantastico e il reale si mescolano. Questa è una storia di quattro persone che, a causa delle loro distorsioni della realtà e della loro condizione sociale, iniziano a subire delle sindromi particolari: uno smette di vedere il proprio corpo e a tratti anche quello delle altre persone, un'altra non riesce più a farsi comprendere a parole, un'altra ancora perde il controllo dei sensi e l'ultimo vede tutto invecchiare. Si può definire un'estremizzazione di quando un problema a livello mentale diventa un amelssere fisico.
Nonostante le poche pagine, l'autore ha saputo dare il giusto spazio a ogni personaggio, permettendo di intuire le motivazioni del malessere per ogni personaggio. Solo un personaggio, secondo me, non è riuscito alla grande: Emilio. Penso che il problema sia stata la sua risoluzione, perché si stacca drasticamente rispetto alla descrizione portata durante la storia. Non intendo che non l'ho trovata sensata, alla fine è coerente, ma la sua "sindrome" di vedere le persone invecchiare o ringiovanire in continuazione fa intendere tutt'altra motivazione della sua esistenza, rispetto alla siegazione data alla fine.Come personaggio riuscito meglio metto Ester, perché dall'inizio alla fine si sente il suo senso di impotenza e la sua risoluzione è quella che ho trovato più coerente con il personaggio. Sulla narrazione ho pareri discordanti. In alcuni punti mi sono sentito uno spettatore che guarda quattro persone che hanno perso qualcosa di importante, e devo dire che in generale non mi ha infastidito, anzi è stato piacevole. Mi ha pesato un po' di più sul finale, nella parte in cui tutti i personaggi devono fare i conti con la motivazione della loro sindrome, perché non sono riuscito a sentire tutte le emozioni provate dai personaggi, le loro paure, confusioni, sensi di impotenza e la loro realizzazione.
In conclusione, libro consigliato e piacevole da leggere; il lettore ha tempo di esplorare al meglio i personaggi prima della risoluzione finale; consiglierei all'autore, semmai scriverà altre storie simili, di puntare ancor di più sull'introspezione dei personaggi e di non raccontare tramite narratore esterno, penso che il risultato protrebbe essere strepitoso.
“Gli specchi del senso perduto” è un romanzo che definirei quasi filosofico, con momenti davvero surreali che ti fanno mettere in discussione quello che stai leggendo.
I protagonisti sono quattro, e ognuno di loro vive situazioni strane, fuori dal normale: sensi che smettono di funzionare, parole che perdono significato, difficoltà a comprendere la realtà, fino a momenti in cui il corpo stesso sembra non rispondere più come dovrebbe e scomparire. C’è chi non riesce più a leggere e capire, chi non percepisce più se stesso, chi vive cambiamenti improvvisi senza riuscire a distinguere cosa sia reale.
Tutto questo crea un’atmosfera fatta di dubbi, paure e incertezze, che accompagna i personaggi fino al momento in cui si ritrovano insieme nella stanza degli specchi. Lì ho avuto proprio la sensazione di un confronto diretto con se stessi, come se fossero costretti a mettersi a nudo e ad affrontare tutto ciò che avevano evitato fino a quel momento.
Lo specchio, in questo senso, diventa qualcosa di simbolico: a volte riflette una verità dura, altre volte un’immagine distorta, ma in ogni caso obbliga a guardarsi davvero.
È un libro breve, ma che mi ha fatto riflettere molto. Soprattutto sul modo in cui percepiamo la realtà, noi stessi e quello che ci circonda. Perché spesso siamo convinti di vedere le cose per come sono, ma in realtà siamo influenzati da pensieri e convinzioni che magari non sono nemmeno davvero nostri.
Nel complesso è una lettura particolare, diversa dal solito, ma molto interessante.
A me questo libro è piaciuto tantissimo. Tra il surreale e l’introspettivo, racconta la storia di 4 personaggi, apparentemente senza legami tra loro che, di punto in bianco, si accorgono di avere una “sindrome” (loro la chiamano così): uno non riesce più a parlare e non riconosce le parole, l’altro non vede più i corpi, né il suo né quello degli altri, il terzo perde il senso del gusto e dell’olfatto, e più tardi anche del tatto, il quarto si immedesima talmente tanto in Ageapp che si ritrova in una realtà parallela in cui vede le persone ringiovanite o invecchiate ma non come realmente sono.. ci vorrà un vero e proprio viaggio per capire che la sindrome non è altro che un riflesso dei loro disagi nei confronti del mondo che li circonda. Una riflessione molto profonda su come ci percepiamo, su come ci percepiscono gli altri e sul dare valore alle proprie sensazioni per un benessere mentale e fisico. L’ho letto in un giorno, l’autore ha una bella mano, fila liscio come l’olio, non stanca. Ha anche una struttura narrativa interessante, perché dedica un capitolo per ogni personaggio in sequenza, a parte i capitoli centrali del “viaggio” (leggendolo capirete perché le virgolette) che accomuna tutti e 4. Merita.
Quattro personaggi… Quattro storie tra il fantastico e il surreale…. Immersi in un’atmosfera fatta di dubbi, paure e incertezze…. Quattro storie che sembrano scollegate una delle altre finché…. Finché la stanza degli specchi in cui si ritrovano li mette di fronte ai veri sè, a mettersi a nudo, a mettersi in discussione e affrontare ciò che fino ad allora non avevano voluto accettare… Ecco allora che le loro sindromi… “sensoriali” hanno un perché… Non comprendere più le parole, perdere il senso del gusto, sentirsi invisibili e percepire il passare del tempo in sè stessi e negli altri, diventano la manifestazione fisica di profonde fratture dell’anima, nate dall’aver ignorato a lungo i propri bisogni interiori…. Quello che l’autore ha scritto con uno stile ironico, incisivo a volte grottesco, è un romanzo psicologico che analizza, come in uno specchio, la fragilità dell’uomo moderno, preda di alienazioni e conflitti interiori… È stata per me una doppia lettura… Divertente e diversa dal solito a livello più superficiale, ma ad un livello più intimo mi sono sentita a volte chiamata in causa e mi sono guardata senza le solite maschere quotidiane… Insomma una lettura decisamente diversa rispetto al solito e molto stimolante….
Strane alterazioni sensoriali costringono quattro persone a riflettere sulla propria esistenza. E ci spingono a fare altrettanto, rivedendo le priorità e i principi fondanti delle nostre azioni. Un incipit curioso per riflettere su tante distorsioni della vita moderna.