Alice ha una vita perfetta: due bambini piccoli, una carriera da influencer e decine di migliaia di follower che pendono dalle sue stories. Peccato che i figli mostrati ogni giorno sui social siano bambole, e che nel condominio di via dei Tigli la chiamino "la svitata col passeggino". A lei non importa: cammina dritta, gentile e convinta che la normalità sia un concetto sopravvalutato. L'equilibrio crolla quando al primo piano spunta un cadavere. Si tratta di Marcello Conforti, proprietario di un appartamento che da tempo cercava di cacciare Alice. Fra gli inquilini i pettegolezzi si sprecano: che Alice sia non solo stramba, ma anche un'assassina?
Per fortuna al piano di sopra c'è Gabriele, che è appena stato sospeso da scuola e ha molto tempo libero per aiutarla a trovare il vero colpevole. E c'è soprattutto Zeno, un agronomo che preferirebbe parlare con gli alberi, ma finisce sempre per prendersi cura delle persone. Compreso Gabriele, a cui fa da guida e, quando la madre non c'è, da babysitter. Zeno, tra equivoci e vicini troppo zelanti si ritrova suo malgrado al centro di una storia che mescola ironia, umanità e il fiorire di un nuovo, inaspettato sentimento.
Mi rendo conto di rischiare di risultare ripetitiva quando scrivo recensioni ai libri di Rebecca Quasi, ma non posso farci niente. Tutti i suoi libri, che siano storici, romance, narrativa o, come in questo caso, un "cozy-crime", mi fanno stare bene, mi permettono di staccare la spina, mi danno quel senso di leggerezza che permette di svuotare la mente. Anche quest'ultimo lavoro, targato Giunti per di più, ha tutte le caratteristiche "Quasiane": brillante, ironico, leggero, ma nello stesso tempo capace di toccare temi importanti, in questo caso, relazioni familiari moderne, pregiudizi sociali e uso indiscriminato dei social media. Come suggerisce il titolo la storia è ambientata in un condominio, ma non uno standard eh! Già in quelli "standard" troviamo tanti casi clinici, ma qui, davvero l'autrice ha creato un microcosmo che tanto è surreale, tanto funziona. C'è un'influencer, detta la "svitata col passeggino" un simil-padre, famiglie con situazioni sentimentali poco chiare, bambini veri e bambole reborn, vicini pettegoli, come in ogni condominio che si rispetti e, all'improvviso, un morto!
Zeno ripensa al a signora Fornaciari, la vecchietta che occupava l’appartamento di Alice, e si chiede se non sia morta di crepacuore per l’infilata di stravolgimenti sociali che le è toccato di vedere sul pianerottolo e oltre.
Il quotidiano si tinge di giallo in questo particolare condominio e le interazioni fra i vari condomini, le indagini caserecce diventano il fulcro della narrazione che mette in luce vizi e virtù della società contemporanea. Neanche a dirlo l'empatia con i protagonisti, che come sempre lasceranno il segno, si instaura dalle prime battute e come sempre accade per i personaggi di Rebecca lasceranno il segno. Il giallo funziona, il rosa pure, anche se, in una chiacchierata che feci con l'autrice nel periodo di gestazione del romanzo, lei mi parlava di un taglio diverso da dare alla trama rispetto a quest'ultima versione e, devo dire, forse mi piaceva di più l'idea originale, ma ancora una volta non posso che sentirmi appagata completamente.
«Razionalmente ho sempre avuto presente tutto: non è la maternità che ti realizza, essere madre non è obbligatorio, certe donne nemmeno lo vogliono, il mondo è cambiato e bla bla bla… tutte cose vere, verissime, ma le verità diventano vere quando le senti, non quando le sai.»
Un giallo molto cozy, ambientato in un condominio particolare. Cominciamo da Gabriele, un diciassettenne, e da sua madre Marta, una mezza hippy che, dopo aver avuto Gabriele ha detto a suo marito che forse il bambino non era suo - cosa confermata dal test del DNA - per cui, pur avendogli dato il suo cognome, Zeno ha divorziato da lei e non lo ha cresciuto come suo figlio. Adesso, però, Marta è dovuta partire e Zeno si è trasferito per un po' a casa sua per occuparsi di Gabriele. Poi c'è Alice, che vive sola con due bambole reborn di cui si occupa come se fossero dei figli, facendo l'influencer e postando varie fasi della loro vita sui social. Naturalmente in molti la ritengono matta e sotto ai suoi post gli hater sono molti più dei follower che la seguono per i consigli di puericultura.
Di recente l’escalation che ha portato l’aggiunta di minacce e l’accanimento di alcuni odiatori, Alice preferisce il termine italiano, ha fatto sì che Claudio in più di un’occasione le consigliasse di rivolgersi alla polizia. Ma se dovesse risentirsi o prendere sul serio tutti quelli che la maltrattano sui social avrebbe chiuso bottega da un pezzo, senza contare che molti follower sono più attratti dai commenti sprezzanti che da lei. E nel suo mestiere quello che conta è il numero dei follower. Per cui occorre tenersi stretti anche quelli come Forte72 che in quanto a livore spicca tra tutti, ma che contribuisce con la sua violenza verbale a permetterle di pagare le bollette.
Poi ci sono un amministratore prezzemolino, che è sempre nel palazzo anche se non ci abita, l'inquilino dell'ultimo piano impiccione e Claudio, che si è appena separato dalla moglie perché ha fatto coming out e spesso si deve occupare della figlia Marilda, di sette anni, che però, per comodità, sbologna spesso ad Alice (che fa da babysitter non pagata). Al primo piano c'è un appartamento disabitato, acquistato da Marcello Conforti, un imprenditore del paese, che lo ha ristrutturato e spera di rivenderlo a un prezzo elevato, ma teme che l'apparente follia di Alice faccia desistere gli acquirenti. Quando Conforti viene ritrovato morto nell'appartamento, in molti pensano che possa essere stata proprio Alice a ucciderlo. Gabriele, però, sa che non è così e, assieme a Ofelia - l'altezzosa figliastra di Conforti di cui è segretamente infatuato e che l'ha sempre trattato come uno sfigato - cerca di arrivare alla verità, anche se Ofelia è convinta che Alice sia la colpevole. L'autrice, sotto l'atmosfera frizzante e spensierata di questo cozy mystery ne approfitta per parlare di genitorialità e di cura dei figli: nel condominio ci sono diversi casi limite, a cominciare dal rapporto tra Zeno e Gabriele, per passare da madri e padri assenti e di donne che sarebbero delle madri perfette se solo potessero avere figli. Di vicini di casa impiccioni ma premurosi, che si prendono cura di ragazzi cucinando per loro, ma solo dopo aver scoperto le loro allergie. E poi, naturalmente, si parla di social e di tecnologie, di influencer che diventano famosi postando i video iù assurdi, ma poi devono fronteggiare un nugolo di haters, perché i leoni da tastiera ormai si accaniscono su chiunque, figuriamoci su chi fa cose strambe come occuparsi di bambole reborn come se fossero dei veri figli!
Questo libro è una piccola, luminosa sorpresa: uno di quelli che inizi pensando di leggere un giallo ironico e finisci per portarti addosso come una carezza lunga giorni. Alice è un personaggio che non si dimentica. È fragile, ostinata, profondamente coerente con la propria idea di mondo. Vive una maternità che non chiede permesso né giustificazioni, e il romanzo ha l’intelligenza rara di non ridicolizzarla mai: la guarda con rispetto, lasciando che siano gli altri — e il lettore — a interrogarsi su cosa significhi davvero essere “normali”. Alice è una donna che resiste allo sguardo altrui continuando a essere gentile, ed è impossibile non volerle bene. Zeno è il contrappunto perfetto: silenzioso, laterale, di quelli che non occupano spazio ma lo rendono abitabile. Agronomo per mestiere, custode per vocazione, è uno di quei personaggi che non “salvano” nessuno, ma restano. Si prende cura senza clamore, accompagna senza invadere, e proprio per questo diventa fondamentale. In lui l’amore non è mai dichiarato, ma praticato. È il tipo di uomo che cresce piante e persone con la stessa attenzione paziente. E poi c’è Gabriele, che è il cuore pulsante del romanzo. Un ragazzo in bilico, arrabbiato e intelligente, che trova negli adulti sbagliati — o forse proprio in quelli giusti — lo spazio per essere visto. Il rapporto che si crea tra lui e Zeno è una delle parti più riuscite del libro: delicato, autentico, mai paternalistico. Qui la cura diventa educazione emotiva, presenza, fiducia. Il mistero che attraversa la storia è quasi un pretesto: funziona, incuriosisce, tiene insieme la trama, ma ciò che resta è altro. Restano le relazioni imperfette, i legami che nascono senza etichette, la sensazione potente che le famiglie non sempre si formano: a volte si riconoscono. Un romanzo ironico e profondamente umano, che parla di marginalità senza pietismo, di amore senza proclami e di normalità come concetto fragile e opinabile. Uno di quei libri che, una volta chiuso, ti fa pensare di essere stato in un posto strano e bellissimo. E di aver incontrato persone vere.
‘Aleggia nello sguardo di entrambi la voglia di sapere dove si sta andando a parare, ma è come un soffio che passa e infatti prevalgono l’euforia del momento, i baci che sbocciano uno dietro l’altro, come chicchi di pop-corn.’
Alice Zeno e… Gabriele 👧👶🔎e tanti personaggi ancora, nel condominio dei matti. L’ennesimo eccellente libro della Quasi, mi fanno stare bene i suoi libri, mi danno speranza nell’umanità 😍 Due protagonisti strambi, lei che porta a spasso dei finti bambini, lui é un similpadre che ha accettato solo le incombenze del figlio adolescente ma non la paternità affettiva. Lei ha un motivo per fare quello che fa 🥹ma gentile e disinvolta si accorge che Zeno non è solo premuroso e protettivo… ha un cuore enorme ❤️ Con un morto di mezzo e un colpevole da scovare la trama si infittisce. Gabriele e la sua giovane età, ha tanto da insegnare al padre e a tutti noi adulti e… io ho scoperto il mondo delle bambole reborn 😳 Ironico, intelligente e mai banale, solo applausi per la Quasi 👏🏻👏🏻👏🏻
Il morto al primo piano. E altre grane condominiali di Rebecca Quasi è una lettura che ha conquistato subito la mia curiosità, grazie a una trama originale e diversa dalle classiche storie dove gli attori principali sono investigatori amatoriali.
Cosa pensereste se la vostra vicina di casa portasse ogni giorno a spasso un passeggino con dentro due bambole, parlando loro come fossero bambini veri?
Alice fa esattamente questo. Ed è da qui che parte la vicenda, ambientata nel condominio di via dei Tigli, dove gli inquilini la osservano con sospetto e la chiamano “la svitata col passeggino”, mentre lei tira dritto, convinta che la normalità sia solo una convenzione sociale un po’ noiosa.
Poi, all’improvviso, un cadavere al primo piano manda in frantumi quell’equilibrio precario e surreale. Il morto è proprio l’uomo che voleva cacciarla di casa. Coincidenze? Per i vicini, no: Alice diventa subito la principale indiziata.
Tra pettegolezzi, occhiatacce sulle scale e mezze verità che circolano più veloci delle stories, entra in scena una strana alleanza: Gabriele, adolescente sospeso da scuola con troppo tempo libero, e Zeno, agronomo schivo che parla meglio con le piante che con le persone. Insieme provano a scoprire cosa sia davvero successo, mentre intorno a loro crescono sospetti, equivoci… e qualcosa di molto simile a un sentimento.
La penna dell’autrice ha un ritmo narrativo interessante che, fin dalle prime pagine, cattura il lettore in questa strana vicenda, capace di regalare momenti di leggerezza con quel giusto e bilanciato pizzico di ironia.
I personaggi sono molto ben caratterizzati, ciascuno con le proprie piccole manie, fragilità e stranezze, che li rendono credibili e perfettamente in sintonia con il tono della narrazione.
La parte crime e le varie sfaccettature ad essa legate risultano però un po’ deboli: mancano elementi che, dal mio punto di vista, sono essenziali, come colpi di scena e depistaggi, rendendo l’indagine più un contorno che il vero motore della storia.
Nel complesso, "Il morto al primo piano. E altre grane condominiali è una lettura piacevole", leggera e originale, che punta più sull’umanità dei personaggi e sui rapporti tra vicini che sulla tensione investigativa. Lo consiglio a chi ama storie ironiche, un po’ bizzarre e dal cuore tenero, e a chi cerca un giallo atipico, dove il mistero è solo una delle tante sfumature della narrazione.
Alice ha una vita perfetta: due bambini piccoli, una carriera da influencer e decine di migliaia di follower che pendono dalle sue stories. Peccato che i figli mostrati ogni giorno sui social siano bambole reborn, e che nel condominio di via dei Tigli la chiamino “la svitata col passeggino”. A lei non importa: cammina dritta, gentile e convinta che la normalità sia un concetto sopravvalutato. Ma l’equilibrio crolla quando al primo piano spunta un cadavere. Si tratta di Marcello Conforti, uomo d'affari spregiudicato e proprietario di un appartamento che da tempo cercava di cacciare Alice. Fra gli inquilini i pettegolezzi si sprecano: che Alice sia non solo stramba, ma anche un’assassina? Per fortuna al piano di sopra vi è Gabriele, il quale è appena stato sospeso da scuola ed ha quindi molto tempo libero per aiutarla a trovare il vero colpevole. E c’è soprattutto Zeno, un agronomo che preferirebbe parlare con gli alberi, ma finisce sempre per prendersi cura delle persone. Compreso Gabriele, a cui fa da guida e, quando la madre non c’è, da babysitter. Zeno, tra equivoci e vicini troppo zelanti si ritroverà suo malgrado al centro di una storia che mescola ironia, umanità ed il fiorire di un nuovo, inaspettato sentimento.
Quest'oggi, miei egregi lettori, scoveremo il grande esordio in libreria di Rebecca Quasi, amatissima autrice del self publishing, mediante un brillante romanzo, laddove il mistero accende i legami, mostrando come ciascuno possa trovare la propria non convenzionale forma di felicità. Stiamo parlando dell'opera giallo mystery "𝑰𝒍 𝑴𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒂𝒍 𝑷𝒓𝒊𝒎𝒐 𝑷𝒊𝒂𝒏𝒐 - 𝑬 𝑨𝒍𝒕𝒓𝒆 𝑮𝒓𝒂𝒏𝒆 𝑪𝒐𝒏𝒅𝒐𝒎𝒊𝒏𝒊𝒂𝒍𝒊", edito da Giunti Editore. Attenzione! Poichè in tal frangente abbiamo fra le mani un romanzo peculiare ed introspettivo nel suo essere: non soltanto una storia di delitti ed omicidi, ma molto, molto di più! Un racconto che narra di fragili confidenze ed insicurezze, di ordinaria quotidianità e peculiari stranezze. Alla ricerca della propria anticonformista gioia. Per quanto concerne, invece, la componente mystery, l'autrice riuscirà a donare vita ad un clima lugubre, pregno di tensione emotiva ed algida adrenalina. In qual luogo dispute e segreti si intrecceranno saldamente, scaturendo interessanti plotwist e ferrei legami, scandaglieremo sventurate circostanze dettate da matrimoni infelici, adulteri, separazioni, aborti e dolore. Quella sfumatura di dolore cui ti porta a dissociarti dalla realtà, pur di sopravvivergli. Attraverso una prosa narrativa assai fluida, scorrevole ed incalzante, seguiremo attentamente le più intricate grane condominiali, grazie ad un'esposizione Multi-POV in terza persona, condita con una bella dose di ironia e sarcasmo, e talvolta, di una vena romantica. Chi è stato a togliere il respiro a Marcello Conforti? E che cos'è, or dunque, il mero significato di normalità? A voi scoprirlo, miei cari, intraprendendo siffatta lettura dal tono profondo e riflessivo, dal profumo di umanità, sapienza e verità. Verità che divengono vere solo quando le senti, non quando le sai.
Questo libro ha mantenuto le mie aspettative: un omicidio dove le indagini sono portate avanti da alcuni condomini. Intorno a loro ne ruotano altri con le loro particolarità. Un viaggio tra i piccoli segreti personali dove a volte quello che si vede non è la realtà. Particolarmente divertente il vicino Castrozzi, il classico pensionato impiccione che è presente in ogni condominio. Viene anche esplorata la vita di una influencer, Alice, che viene considerata pazza perchè accudisce due bambole. Insomma, una lettura leggera, veloce e piacevole.
4+ in un condominio pieno di svitati , un morto assassinato viene scoperto al primo piano . tutto fa sospettare di Alice , l' influencer con le bambole Reborn, Ugo e Drusilla, ma riceverà l'aiuto di Zeno e Gabriele e sarà l'occasione per i due per conoscersi veramente. la Quasi descrive in questo libro l'umanità in tutte le sfaccettature con pregi e difetti
Trama abbastanza piatta manca anche lo stimolo a cercare di scoprire il colpevole perché non vengono forniti indizi Mi riprometto di leggere qualcos'altro di questa autrice per darle una seconda possibilità 👍
Quando il mistero incontra l’ironia (e un passeggino molto particolare)…
Ci sono autrici che arrivano in libreria in punta di piedi. E poi c’è Rebecca Quasi, che alla libreria ci arriva con una carriera nel self-publishing già ben salda, un pubblico affezionato e una voce narrativa riconoscibile al primo paragrafo. Il passaggio alla pubblicazione con Giunti non è quindi un salto nel vuoto, ma piuttosto un nuovo capitolo di una storia già avviata — e decisamente promettente.
Il romanzo che segna questo esordio in libreria è un giallo cosy brillante, di quelli che fanno sorridere mentre il mistero prende forma pagina dopo pagina. La protagonista è Alice, influencer con una vita apparentemente perfetta: due bambini piccoli, un seguito social importante e stories seguitissime. Peccato per un dettaglio non proprio irrilevante: i bambini che mostra ogni giorno online… sono bambole. Nel condominio di via dei Tigli la chiamano senza troppi giri di parole “la svitata col passeggino”. Alice, però, cammina per la sua strada con una gentilezza ostinata e una convinzione incrollabile: la normalità è un concetto decisamente sopravvalutato.
L’equilibrio già precario del condominio crolla quando compare un cadavere al primo piano. La vittima è Marcello Conforti, proprietario dell’appartamento e — coincidenza poco felice — uomo che da tempo cercava di sfrattare proprio Alice. A questo punto il meccanismo dei pettegolezzi condominiali si mette in moto con l’efficienza di un orologio svizzero: Alice non è solo stramba… è anche un’assassina? Per fortuna Alice non è sola. C’è Gabriele, studente appena sospeso da scuola, ma studente e informatico brillante: dotato, quindi, di risorse preziose per le indagini improvvisate. E c’è Zeno, agronomo che preferirebbe di gran lunga conversare con gli alberi, visto che con gli esseri umani non lega più di tanto, ma che possiede quella rara qualità di chi finisce sempre per prendersi cura degli altri — anche quando non era nei suoi programmi. Fra vicini troppo zelanti, equivoci, sospetti e un’indagine condotta con spirito decisamente poco ortodosso, Zeno e Alice si ritrovano trascinati al centro di una vicenda che mescola mistero, ironia e una notevole dose di umanità. E, come spesso accade nei romanzi di Rebecca Quasi, anche la possibilità inattesa di un sentimento nuovo.
Il punto di forza dell’autrice — chi la segue dai tempi del self lo sa bene — è proprio questo: una scrittura che sa essere ironica senza diventare superficiale, capace di sorridere anche quando la storia tocca zone più oscure o dolorose. La lingua è moderna, scorrevole, vivace, ma senza cadere in quel linguaggio un po’ “sbracato” che purtroppo compare spesso in certa narrativa contemporanea. Qui, invece, l’ironia nasce dalla situazione, dai personaggi, dagli scambi di battute: mai forzata, sempre naturale.
E i personaggi sono la vera ricchezza del romanzo. Alice, con la sua eccentricità ostinata, è di quelli che restano impressi. Zeno è un protagonista silenzioso e gentile. Gabriele aggiunge energia e scompiglio quanto basta. Intorno a loro, il microcosmo condominiale di via dei Tigli diventa quasi un piccolo teatro umano, dove ognuno osserva, commenta e sospetta.
Una menzione personale non posso non farla: mi ha profondamente commosso la dedica dell’autrice, in cui mi ringrazia per aver accompagnato i suoi primi passi nella scrittura. Nei miei archivi conservo ancora l’editing di alcuni dei suoi primi romance, e vedere oggi Rebecca Quasi arrivare sugli scaffali di una grande casa editrice è una soddisfazione che va oltre il semplice ruolo di lettrice. Significa assistere alla crescita di una voce narrativa che ha trovato la sua strada. E questo romanzo ne è una prova luminosa.
Nota personale sul prezzo. Il cartaceo, su Amazon, si trova a 16,10 euro: per un volume di buon spessore è una cifra più che equa. Diverso il discorso per l’ebook a 9,99 euro, prezzo stabilito dalla casa editrice: una cifra che, a mio parere, resta piuttosto alta per il formato digitale. Ma questa è una riflessione generale sul mercato editoriale — non certo sulla qualità del romanzo.
Reny - per RFS . Rebecca Quasi finalmente in libreria! E ci arriva con un delizioso romanzo, che onestamente non saprei in che genere incasellare. Un “giallo” molto slavato, in cui più che altro spiccano i vari personaggi, magistralmente tratteggiati con l’acuta ironia e leggerezza che contraddistingue questa autrice.
La storia si svolge per lo più all’interno del condominio in cui vive Alice, di professione influencer, che racconta la sua vita con due bimbi, Ugo e Drusilla, che altro non sono che bambole “reborn”. Per chi non le conoscesse, si tratta di bambolotti in silicone molto realistici, che si trovano in vendita sul web. Nello stesso palazzo vive saltuariamente Zeno, agronomo con il fisico da Rambo, padre putativo di Gabriele, diciassettenne cresciuto con una madre di vedute larghissime, che in pratica è già un adulto.
Un giorno, all’interno di un appartamento sfitto al primo piano, viene trovato il cadavere di Marcello Conforti, che aveva avuto uno scontro molto forte con Alice, accusandola che la sua “pazzia” svalutasse l’immobile di sua proprietà. E quindi, inevitabile che la sciroccata diventi la principale indiziata. Ma Gabriele, che non ha pregiudizi ed è attento osservatore dell’animo umano, la difende, e porta anche Zeno dalla sua parte. Le mie dita prudono sulla tastiera per raccontarvi la faccenda del padre putativo, ma lo considero spoiler e quindi taccio.
In questa storia, fin dalle prime pagine, ho ritrovato l’autrice che mi aveva conquistata anni fa, il suo stile arguto e ironico, che crea personaggi che fanno sorridere, a volte ai limiti dell’assurdo, ma proprio per questo inimitabili, caratterizzati alla perfezione.
Zeno è un uomo un poco all’antica, poco avvezzo all’introspezione (che se lo facesse, con la sua situazione, altro che da un’analista dovrebbe andare), che cerca di farsi andare bene i cambiamenti della società rimanendo ai margini, vivendo la sua vita fatta di lavoro e poco altro. Trovarsi a interagire con la pseudo follia di Alice è uno sconvolgimento non da poco, eppure, più la frequenta e più ne è attratto.
Alice sorride e Zeno sente scricchiolare qualcosa da qualche parte dentro di sé. Un granello minuscolo sta rotolando via, come la farfalla che battendo le ali a Pechino finirà per causare un uragano a New York.
Tra un viaggio in questura e l’altro, tra incontri casuali e cene improvvisate con figli altrui, la ragazza si racconta, e Zeno capisce che ci sono margini di recupero per la “pazzia” di lei, che in fondo non fa male a nessuno, e che quei pseudo bambini (che a onor del vero lei non definisce mai “figli”) servono a curare un dolore più grande.
Lui che non si immedesima mai, che non ci prova nemmeno, che non lo sa fare, che neanche ci crede, adesso non può impedire a sé stesso di capire cosa prova una donna che vuole un figlio a tutti i costi.
Importantissimi ai fini della trama sono anche gli altri inquilini: Claudio, padre di Marilda, dolcissima bambina settenne rimbalzata tra i genitori separati, che viene affidata molto spesso alle cure di Alice; il signor Castrozzi, pensionato che vive nel palazzo accanto ma che staziona lì per seguire i lavori di ristrutturazione del suo nuovo appartamento, e che si rivelerà importantissimo per la risoluzione del caso, insieme a Gabriele e a Ofelia, figliastra del morto. Ultimo, ma non per importanza, l’amministrazione del condominio, Glauco Fanti, che bazzica per le scale a tutte le ore.
Ancora una volta Rebecca Quasi ci ha donato uno spaccato di vita quotidiana tingendolo con tinte giallo-rosa che riescono a dare un senso logico anche a ciò che logico non sembra.
E ci ricorda anche quanto sia importante la tolleranza nei confronti della diversità, sia che si tratti di carattere che di stile di vita o di età (vedi il pensionato Castrozzi, ho adorato il suo servizio di piatti Arcopal, tanto famoso quando ero bambina).
Consigliato? Assolutamente sì, senza dubbio alcuno.
Una commedia condominiale brillante, surreale e piena di cadaveri… nel modo migliore possibile. Alice ha una vita perfetta: due bambini piccoli, una carriera da influencer e migliaia di follower che pendono dalle sue stories. Peccato solo che i figli siano bambole, la carriera un’illusione e il condominio di via dei Tigli la chiami “la svitata col passeggino”. Ma a lei non importa: cammina dritta, gentile, convinta che la normalità sia un concetto sopravvalutato. Finché un giorno, al primo piano, compare un cadavere. Marcello Conforti, proprietario di un appartamento sfitto e nemico giurato di Alice, viene trovato morto. E nel palazzo, dove i pettegolezzi viaggiano più veloci del Wi‑Fi, il sospetto si insinua: che sia stata proprio lei? Per fortuna al piano di sopra c’è Gabriele, professore sospeso e temporaneamente disoccupato, che ha molto tempo libero e una certa inclinazione a farsi coinvolgere in faccende che non lo riguardano. Insieme, tra scale scricchiolanti, assemblee condominiali e vicini impiccioni, proveranno a scoprire la verità. O almeno a non farsi travolgere da essa.
“In certi condomìni non serve un detective. Basta una porta socchiusa e una signora con la vestaglia giusta.”
Alice è una protagonista fuori dagli schemi: fragile, tenera, un po’ folle, ma con una coerenza tutta sua. La sua visione del mondo è distorta quanto basta per renderla indimenticabile. Gabriele è il perfetto contrappunto: razionale, disilluso, ma incapace di restare indifferente. La loro dinamica è fatta di battute, silenzi e piccoli gesti che raccontano più di mille dialoghi. Il condominio è un microcosmo perfetto: un palcoscenico dove ogni porta nasconde una storia, ogni pianerottolo è un confine tra realtà e assurdo. E Rebecca Quasi lo racconta con uno sguardo affilato e affettuoso insieme. La scrittura è scorrevole, ironica, piena di ritmo. I dialoghi sono brillanti, le situazioni comiche ben costruite, e la parte investigativa è dosata con leggerezza, senza mai perdere di vista l’umanità dei personaggi. È un romanzo che si legge con il sorriso, ma che sa anche toccare corde più profonde, tra solitudini, fragilità e desideri inconfessati. Il morto al primo piano è perfetto per chi cerca una commedia gialla intelligente e fuori dagli schemi, con personaggi imperfetti e adorabili, un mistero domestico che si tinge di rosa e un’ambientazione che sembra uscita da una sit‑com italiana con il cuore di un romanzo di formazione. È un libro che ti fa ridere, riflettere e credere che, a volte, basta un cadavere per scoprire chi siamo davvero.
Che i condomini nascondano la fauna più disparata credo sia ormai cosa risaputa, ma nel nuovo romanzo della Quasi si raggiungono livelli di notevole disagio e credetemi lo dico in maniera assolutamente positiva perché per quanto mi riguarda mi sono divertita tantissimo a leggere la storia di Zeno, Gabriele e Alice. E diciamolo che il morto è solo un pretesto per mostrarci come le apparenze ingannano, come dietro una persona apparentemente fredda si nasconda un cuore d’oro e come anche le famiglie più disfunzionali siano piene di amore.
“Marilda, un altro nome da fiera del disagio. Dev’essere un condominio che attira gli sciroccati”
Ma veniamo ai personaggi. Abbiamo Alice, bella tanto bella, famosa sui social per il suo profilo in cui posta contenuti di puericultura, foto di lei e dei suoi bambini, spaccati di vita quotidiana di una mamma. Tutto molto bello peccato che i bambini in questione non siano veri bensì delle bambole reborn che lei tratta in tutto e per tutto come fossero in carne e ossa. Alice è uno di quei personaggi che si fa fatica ad inquadrare subito ma l’autrice aveva ben chiaro il motivo della sua figura, ho trovato perfetto il modo in cui l’ha descritta, come pagina dopo pagina venga messa a nudo e svelata al lettore.
Abbiamo Zeno il similpadre. Ecco lui l’ho proprio adorato, ma io ho un debole per tutti i personaggi maschili della Quasi (Vittorio mon amour) e lui non è stato da meno. Colonna portante del romanzo a mio modesto avviso, Zeno è quello decisamente il più normale di tutti. Lui cucina, si impegna sul lavoro, ha idee proprie condivisibili o meno ma la cosa di cui non riesce a fare a meno è aiutare il prossimo. Forse non se ne rende conto ma ogni suo gesto o presa di posizione sono fatte in maniera altruistica. Anche io mi sarei innamorata di lui se me lo fossi trovato come vicino di casa. Su di lui è stato fatto un ottimo lavoro perché credo sia il personaggio in cui è più facile identificarsi.
E poi c’è Gabriele. Adolescente allampanato che ama lo studio, difende il prossimo e soprattutto non giudica. Una perla rara che nonostante una madre un poi naif è venuto su molto molto bene. Gabriele è un po’ il legame tra i vari personaggi del romanzo, perché oltre a questi già descritti c’è tutta una bella popolazione da seguire e su cui spettegolare tra cui appunto un morto che stava antipatico ai più, però credetemi se vi dico che si fa in tempo a cambiare idea su alcuni di loro.
Il libro si legge in un attimo, è scorrevole, divertente, brillante e sebbene per chi come me ama i gialli intuire chi sia il colpevole è stato piuttosto semplice la cosa non mi ha infastidita tantomeno ha guastato il piacere della lettura. Non da ultimo vogliamo parlare invece di quanto è brava Rebecca? Non mi stancherò mai di consigliare i suoi libri e sono strafelice che sia arrivata finalmente in libreria dove potrà farsi conoscere da un pubblico ancora più ampio!
In un paese di provincia di ottomila anime tutti conosco tutti e soprattutto i pettegolezzi la fanno da padrone. Nessuna eccezione quindi per Zeno, che in realtà si è trasferito nel comune limitrofo dopo essersi separato da Marta. La causa della separazione è stata la nascita di Gabriele ma soprattutto la confessione di Marta della non paternità di Zeno. Ogni tanto però Zeno si ritrova a dover badare a quel figlio non suo che ora ha diciassette anni, per dare una mano a Marta quando è via per lavoro e per monitorare la situazione visto che Marta è un po’ particolare o, come dice Zeno, svitata. Ed è proprio mentre Zeno sta con Gabriele che nell’appartamento del primo piano viene trovato morto Marcello Conforti. Chi può essere stato? Il condominio è in fermento. La principale sospettata è Alice, influencer trentenne atipica, e madre single…. ma i suoi figli Ugo e Drusilla non sono propriamente i bimbi che ci si aspetterebbe. Poi c’è Castrozzi, anziano impiccione che controlla i movimenti di tutti e ha sempre qualche lamentela. Claudio padre separato che fatica a destreggiarsi quando la figlia Marilda sta da lui. Insomma un piccolo microcosmo di personaggi completamente diversi che per forza di cose si trovano a dover interagire tra loro.
Se cercate una lettura leggera, divertente e ironica ma che non superficiale questo è il libro giusto. La Quasi per me è una garanzia. In questo libro in personaggi sono tanti e vari, oltre ad Alice e Zeno mi è piaciuto moltissimo Gabriele, non è il primo adolescente presente nei suoi libri, eppure riesce sempre a farne una caratterizzazione autentica. Poi sorpresa delle sorprese verrete conquistati anche da Castrozzi, quel vicino di casa rompiscatole ma che in fondo si rivela essere una persona di cuore e di vedute più ampie di quel che sembra all’inizio. Alice forse è quella che mi ha colpito di più, con le sue particolarità e la sua storia alle spalle, l’autrice e’ riuscita a rendere molto bene il suo personaggio usando una buona dose d’ironia ma riuscendo anche a darle una profondità non indifferente. Bella anche l’evoluzione di Zeno nel suo rapporto con Gabriele. Un libro che tratta in maniera sottile la diversità e il pregiudizio e lo fa con uno stile adatto a tutti, senza risultare mai pesante, ma che affronta anche il tema delle famiglie non convenzionali. Una lettura adatta a tutti che consiglio.
Io ho ancora gli occhi a cuoricino per questo libro. Non solo per la storia in sé, che è proprio carina, ma soprattutto per i protagonisti, che mi hanno conquistata nel profondo. Innanzitutto Zeno, il “similpadre” di Gabriele, trasferitosi temporaneamente dal figliastro per occuparsi di lui in assenza della madre, la sua ex moglie. Zeno è un uomo apparentemente insensibile, incapace di provare emozioni forti, old style nel vestire e nel modo di pensare, ma figo come un marine. La sua corazza è messa a dura prova non solo da Gabriele, un ragazzo d’oro dal quale lui ha preso le distanze una volta venuto a sapere che non era figlio suo, ma col quale adesso si trova, volente o nolente, a convivere. Ma soprattutto da Alice, un’influencer che usa delle bambole per fare contenuti sulla puericultura e li tratta come figli suoi. Sembra una pazza svitata e Zeno resta esterrefatto di fronte alla disinvoltura sorridente con cui interagisce con le sue “creature” in pubblico. E soprattutto non lo tranquillizza che Gabriele la consideri sua amica, soprattutto da quando è sospettata di aver assassinato il proprietario del condominio, che cercava a tutti i costi di cacciarla in quanto le sue manie infastidivano gli altri inquilini. Zeno si trova così invischiato in una rete di problemi senza capire come c’è finito, o forse in fondo lo sa, in fondo sa bene che è tutta colpa di quel figliastro così dolce e leale nei confronti del quale si sente in colpa; e di quella gran gnocca dell’influencer pazza, che con i suoi letali sorrisi e garbatissime maniere gli scava nel cuore un solco sempre più profondo. Così, tra legami improbabili e insperati, si avvia un cozy mystery che mi ha fatta sorridere, sospirare e intenerire a più riprese. Avrei preferito un po' meno pudore in certe scene e un po' più di azione quando si arriva al dunque, ma è comunque una storia che mi sento di consigliare a chiunque cerchi un giallo romantico e dolce. La penna dell’autrice è impeccabile, leggera ma trascinante, e non vedo l’ora di leggere altro di suo.
Se pensavate che la letteratura italiana contemporanea avesse smarrito la raffinatezza del linguaggio, preparatevi a ricredervi con Rebecca Quasi. Il suo romanzo d’esordio in libreria, “Il morto al primo piano. E altre grane condominiali”, è un gioiello narrativo che riporta in auge la dialettica, deliziando il lettore ad ogni paragrafo con costrutti ricchi, brillanti e mai banali; il suo stile richiama la sottile e pungente scrittura di Jane Austen, ma con un tocco tutto personale e genuinamente italiano. L’improvvisa morte di Marcello Conforti nel condominio di via dei Tigli, lungi dall’essere il fulcro della storia, diventa il pretesto perfetto per mettere in scena un microcosmo di personaggi eccentrici, diversissimi tra loro per età, temperanza, desideri e persino non-desideri, ma ciò che davvero incanta è il modo in cui l’autrice intreccia le relazioni tra questi individui: la famiglia, l’amicizia e il senso di appartenenza, qui, trascendono la mera biologia e i pettegolezzi tipici da cortile, mostrando che l’incontro tra diversità può essere fonte di inaspettata armonia e di nuovi, delicati sentimenti. L’arguzia e l’umanità permeano il romanzo, rendendolo una lettura irresistibile e profondamente intelligente, senza mai perdere leggerezza o grazia; ogni pagina smuove i neuroni del lettore, regalando riflessioni sul concetto di normalità, di accettazione, e sul valore dei legami umani. In conclusione, Rebecca Quasi non solo ravviva la lingua italiana, ma la fa danzare con vigore, dimostrando che—grazie a penne così—la buona letteratura e la comunicazione espressiva non sono affatto defunte. Cinque stelle meritatissime ad un romanzo che fa sorridere, pensare e, soprattutto, sentire.
Nel condominio di via dei Tigli le vite scorrono parallele, sfiorandosi appena tra un saluto sulle scale e una porta che si chiude troppo in fretta. Eppure basta un evento inatteso — un cadavere ritrovato nell’appartamento sfitto del primo piano — perché quelle esistenze così diverse inizino a intrecciarsi, rivelando fragilità, segreti e un’umanità sorprendente. Zeno, “similpadre” di un adolescente che non è suo figlio. Alice, influencer che mostra al mondo due bambini che in realtà non esistono. Claudio, padre separato sempre di corsa. Bartolomeo, anziano curioso e lucidissimo, pronto a trasferirsi proprio lì. Sono personaggi che Rebecca Quasi tratteggia con ironia e delicatezza, costruendo un microcosmo credibile, buffo, a tratti tenerissimo. Il giallo è il pretesto: ciò che conta davvero è il modo in cui queste persone imparano a guardarsi davvero, oltre le apparenze, oltre le etichette che la quotidianità impone. "È incredibile che certi problemi enormi si dissolvano come nebbia scacciata da un raggio di sole. Non ci sono più ostacoli, fraintendimenti, mezzi sentimenti, posso e devo da calibrare. Resta un bene solido ed essenziale da scambiarsi, da volersi con tutta l'anima." (Cit.) La scrittura è ricca, brillante, piena di piccoli dettagli che fanno sorridere e, a volte, commuovere. Le situazioni tragicomiche alleggeriscono la tensione, mentre l’atmosfera della cittadina si insinua tra le pagine con naturalezza. Non è un romanzo che vive del “chi è stato”, ma del come ci si arriva: dell’evoluzione dei personaggi, dei legami che nascono, dell’amicizia e dell’amore nelle loro forme più imperfette e autentiche. Una lettura scorrevole, piacevole, che lascia addosso più calore di quanto ci si aspetti.
Ho comprato Il morto al primo piano (quasi) a scatola chiusa. Conosco Rebecca Quasi da anni, l’ho sempre letta in self, e quando ho visto che questa volta era arrivata in libreria con Giunti ho fatto quello che fanno i lettori affezionati: sono entrata e l’ho preso. Devo dirlo subito: nei primi capitoli sono rimasta un attimo spiazzata. Per qualcosa mi è sembrato quasi “non lei”. Una sensazione breve, però. Perché dopo pochissimo la sua penna l’ho riconosciuta subito: l’umorismo, i personaggi sopra le righe ma mai finti, quella vena un po’ surreale che in realtà è coerentissima con il mondo che racconta. La storia mi ha presa. Non solo per la trama in sé, ma per come è costruita: sembra leggera, ma sotto ci sono tematiche tutt’altro che leggere. I social, le relazioni, la solitudine, la genitorialità interrotta, le bambole reborn. Tutte cose che potevano diventare macchiette o provocazioni gratuite e che invece Rebecca tratta con una delicatezza incredibile, entrando in punta di piedi. È uno di quei libri che ti fa sorridere spesso, ma senza mai prendere in giro davvero i personaggi. Anche quando sembrano assurdi, restano umani e autentici. E questa, secondo me, è la sua forza più grande. Alla fine mi ha convinta. Nonostante lo spaesamento iniziale, o forse proprio grazie a quello. È un libro che intrattiene, sì, ma che lascia anche qualcosa. E non è poco.
Una commedia che sfrutta un po’ di giallo per tingersi di rosa, un po’ come va di moda ultimamente, con il risultato, anche in questo libro, che non è né l’una né l’altra cosa. Il giallo è misero e banale; il rosa anche peggio. C’è una dose non indifferente di trash che comunque sono riuscito a digerire perché, quantomeno, lo stile dell’autrice è valido e la storia scorre e alcune scene regalano momenti di spensieratezza e qualche sorriso grazie alla vena comica. Una lettura da ombrellone che non aspira a essere niente di più. Leggera, facile, molto scontata. I personaggi sono volutamente stereotipati. Non sopporto Zeno, ma amo Alice, l’influencer fissata con le bambole reborn. Ecco, credo che l’unico punto forte di questo romanzo sia proprio lei, con la sua esperienza di vita passata e il trauma che poi l’hanno portata a utilizzare le bambole come mezzo transizionale. L’ho davvero amata. Grazie a lei l’autrice ha anche potuto riflettere, sebbene molto alla buona, sull’uso dei social e sull’impatto che questi hanno sulle nostre vite. Un libro che non lascia nulla dopo averlo letto, perfetto però per chi cerca una lettura con la quale staccare il cervello.
Un cozy mystery surreale ambientato all'interno di un condominio. Tutti si conoscono in quel paesino di pochi abitanti. Gabriele ha 17 anni e non ha un padre biologico ma un padre che gli ha dato il come e che a tutt'oggi è un appoggio emotivamente distaccato quando sua madre, un po' hippie e poco concreta, ne ha bisogno. Alice è un'influencer con un seguito blog in cui racconta la sua vita di madre single (di due bambole reborn) ed è considerata da tutti un po' strana. Un imprenditore faccendiere, con una moglie ed una figliastra che viene trovato morto nel condominio ed un padre separato dopo aver fatto coming out che fatica a gestire la propria vita e la figlia.
personaggi improbabili che imparano a conoscersi e fidarsi l'uno dell'altro per "risolvere" il mistero. Dal taglio decisamente da serie televisiva stile medico in famiglia.
Un romanzo curioso, originale nelle premesse, ma che non mi ha convinta del tutto.
L’idea di partenza è sicuramente interessante e insolita, e la storia riesce comunque a incuriosire: pagina dopo pagina ho continuato a leggere per capire dove sarebbe andata a parare e come si sarebbero intrecciate le vicende dei personaggi.
Quello che mi è mancato, però, è stato un maggiore approfondimento emotivo.
I protagonisti restano un po’ in superficie e non sono riuscita ad affezionarmi davvero a loro come avrei voluto.
Alcune dinamiche promettono molto, ma rimangono solo accennate, lasciando la sensazione che potessero essere sviluppate meglio.
Una lettura scorrevole e piacevole, con spunti originali, ma che non mi ha coinvolta fino in fondo.
Un libro tutto italiano! Ho adorato l’atmosfera Made in Italy che si respira già dalle prime pagine Un mistery molto soft e super carino! Una lettura leggera, veloce e scorrevole ma allo stesso tempo che mi ha lasciata con qualcosa in più.. ho apprezzato tutti i personaggi e i loro risvolti , la modernità delle situazioni e dei rapporti di oggi. Allo stesso tempo però ho adorato l’utilizzo di un lessico forbito ma semplice nei concetti così da rendere la lettura una vera coccola Non sono un’amante dei termini spicci in ambito letterario! Mi ha commossa la parte dedicata alle relazioni e la semplicità e allo stesso tempo la complessità di accettare la diversità nel prossimo . Questo libro è un chiaro invito a non giudicare un libro dalla copertina
Come giallo decisamente meh: il morto compareba pagina 70, poi il tutto passa in secondo piano rispetto agli eventi quotidiani dei personaggi, per poi rientrare prepotentemente in scena nelle ultime sessanta pagina, con una risoluzione carina per carità, però eh. Come commedia narrativa che parla della bislaccheria(?) delle persone invece è ottimo. Siamo tutti bislacchi, chi più chi meno, ma almeno dobbiamo avere il coraggio di dirlo in faccia a qualcuno se è sciroccato e ascoltare la sua storia. Also, shout-out alle prime cinquanta pagine che sono di una comicità brillante, avevo le lacrime agli occhi. È davvero un peccato che non si sia tenuto questo tenore per tutta la lunghezza del libro.
I libri di Rebecca Quasi sono sempre diversi ma comunque simili. Il suo è uno stile calmo, pacato, serio e serioso che non stanca mai. Quasi non si snatura mai pur scrivendo storie e personaggi diversi che hanno in comune tutt3 di essere veri, tridimensionali e mai banali. Questo romanzo è un giallo ma non troppo, in puro stile Quasi. Amarlo è facile se si ama la sua verve. È obbligatorio e scontato. 😁 I suoi personaggi sono sempre divertenti anche quando, di default, non lo sembrerebbero; i sentimenti che mostrano sono genuini, reali ed è difficile perciò non apprezzarli. Zeno, Alice, Gabriele e tutt3 non fanno eccezione, anche stavolta hanno conquistato il mio cuore.
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E se lo “svitato” del palazzo fossi proprio tu?! 😂 Tra un simil-padre 🌳, una trentenne che gioca con le bambole 🍼 e coniugi infedeli, manca solo un omicidio! E infatti… arriva anche un cadavere! ☠️ Bello, divertente e diverso! ❤️🥰 Zeno e Gabriele sono i miei personaggi preferiti! 😜