La Yoshimoto è un'autrice molto incompresa e ho deciso di scrivere una recensione per cercare di spiegare.
Spezzo una lancia in suo favore, anche se non sono una fan sfegatata, tant'è che di solito, escluse rare eccezioni, i miei rating non si spingono oltre le 3 stelline.
Il punto centrale è uno: la Yoshimoto non racconta fatti, racconta sensazioni.
Questo è da imprimerselo nella mente. Se cercate l'avventura, gli intrecci, i colpi di scena, la suspense, NON leggete i suoi libri. Sarebbe una tortura, una delusione, una noia mortale.
Quest'autrice dev'essere una persona molto introspettiva e nei suoi libri, in un modo o nell'altro, si focalizza sempre su questo, sull'interiorità. Questo argomento è poi intriso di filosofia orientale, che si basa su tre punti chiave: la semplicità, l'apprezzamento per le piccole cose e l'armonia con la natura.
Ne Il dolore, le ombre, la magia abbiamo una protagonista che dalla tranquilla e amata montagna si trasferisce in città, un luogo dove prima non era mai stata. Non riesce a trovare il suo posto all'interno dell'atmosfera frenetica della metropoli e continua a pensare con nostalgia al passato; è incapace di andare avanti, è spaesata e a disagio, e questo la porta, in un certo senso, a "perdere se stessa". Sto parlando di aria fritta? Io non credo. Credo che però ci voglia una sensibilità particolare per capire di cosa sto parlando. Leggendo le recensioni sono arrivata a conclusione che, semplicemente, alcuni queste cose le "sentono", altri invece no.
Io non mi reputo una persona granché spirituale, però queste cose le sento. E quando la Yoshimoto descrive come i suoni della televisione diventano una piacevole colonna sonora di sottofondo, a me torna in mente la casa della mia bisnonna, quell'atmosfera conviviale e ovattata, e quel televisore nell'angolo della sala sempre acceso, che impediva che anche solo per un attimo cadesse il silenzio... E quasi un po' mi viene il magone.
Non sempre ho voglia di immergermi in questo mood. A volte ho voglia di un racconto avvincente, che mi rapisca e mi mozzi il fiato... Allora scelgo un altro libro. Ma quando è una giornata tranquilla e ho voglia di sedermi sulla poltrona e di leggere qualcosa di rasserenante mentre sorseggio un tè caldo, allora penso che sì, quella è una giornata "da Banana". E i suoi libri, brevi e scorrevoli come sono, me li leggo tutti d'un fiato.
Poi me li dimentico. Ne parlavo di recente con un'amica: entrambe eravamo d'accordo sul fatto che, quando ci chiedono di cosa parlano i libri della Yoshimoto che abbiamo letto, non sappiamo rispondere, perchè non ce lo ricordiamo. Fa un po' ridere, no? Però la sensazione me la ricordo. Quella me la ricordo molto bene.