Un romanzo di formazione duro e sorprendente. L’adolescenza in un’isola del nostro Mezzogiorno. Leda ha tredici anni, vive su una piccola isola del Mediterraneo e il suo nome è una dichiarazione d’intenti. Intrattabile e solitaria come una gatta randagia, è stata registrata all’anagrafe per sposare un distruggere. O almeno, è questo ciò che le ripete suo padre, l’aspirante sindaco dell’isola, sbucato dal passato per imporle il marchio del proprio cognome. Da allora Gemma, madre di Leda, si è rifugiata nel silenzio e la ragazza, smarrita, ha trovato i suoi punti di riferimento in Giosuè, figlio del maresciallo, e Saverio, bullo della scuola. Ma su quella loro isola, luogo sospeso tra mito e realtà, un giorno come tanti accade l’incredibile. E cambia tutto. Chi è la ragazza che Leda e Giosuè trovano in spiaggia, nuda e confusa? Tra fari abbandonati e notti d’estate piene di presagi, i ragazzi inseguono una verità che gli adulti hanno troppo a lungo nascosto.
Ho iniziato questo romanzo con una curiosità particolare. A Michele Del Vecchio dovevo già molto: è stato un consigliere prezioso in fatto di libri, capace di farmi scoprire romanzi che oggi considero tra i miei titoli del cuore. Questa volta, però, non era più il suggeritore dietro le quinte. Era l’autore. E posso dirlo senza esitazione: ha scritto un libro bellissimo, di quelli che accendono la speranza che siano solo l’inizio di un lungo percorso narrativo. Ci troviamo su un’isola del Mediterraneo, negli anni ‘90. Un luogo sospeso, che sembra vivere tra realtà e mito, tra il peso delle tradizioni e il desiderio di fuga. Qui conosciamo Leda, 13 anni, una ragazza che non abbassa mai la testa. Determinata, ostinata, selvatica. Il suo nome è già una condanna, o almeno così le viene fatto credere: “che io leda”, che io distrugga. È questo il marchio che suo padre — aspirante sindaco tornato dal passato per imporre il proprio cognome — le cuce addosso. Leda cresce con la consapevolezza di questa profezia, mentre la madre si rifugia in un silenzio che pesa più di mille parole. Intorno a lei ci sono Giosuè e Saverio, due presenze molto diverse, due poli che raccontano altrettanti modi di stare al mondo. E poi c’è l’evento che rompe l’equilibrio: una ragazza trovata nuda e confusa sulla spiaggia, come un’apparizione. Da quel momento il romanzo cambia passo, si fa mistero, tensione, ricerca di una verità che gli adulti hanno scelto di non vedere — o di nascondere. Quello che mi ha colpita più di tutto è la voce narrativa. La scrittura di Del Vecchio è magnetica, attentissima, capace di un’eleganza che non diventa mai compiacimento. C’è qualcosa di nuovo e insieme di familiare nel suo modo di raccontare: un’eco neorealista negli ambienti e nei conflitti sociali, ma anche una dimensione quasi favolistica, notturna. La storia di formazione di Leda non segue sentieri scontati: è ruvida, a tratti dura, ma sempre autentica. Ho amato la costruzione psicologica dei personaggi, soprattutto quella di Leda. Non è un’eroina accomodante, non cerca di piacere. È spigolosa, fragile, rabbiosa, e proprio per questo vera. In lei convivono la paura di diventare ciò che le è stato imposto e il desiderio feroce di scegliere la propria strada da sola. Che dire, complimenti @ragazzochelegge!
Ora si. Ora so tutto. Almeno qui, adesso, dentro queste pagine. Questa è la mia versione, e tanto basta. Perché fantasia e memoria hanno la stessa natura liquida, e nella mia testa si mescolano fino a confondersi. L'infanzia è un'invenzione. Esiste solo il modo in cui ce la raccontiamo.
“La curvatura dell’orizzonte” è il romanzo di esodio di Michele Del Vecchio, che su ig ha un meraviglioso profilo pieno di ottimi consigli letterari (@ragazzochelegge) e che seguivo ancor prima sul suo blog letterario, diario di una dipendenza. Conoscevo quindi già un po’la sua penna, che ho sempre trovato degna di nota e interessante, e sono felice che questo suo sforzo abbia trovato una degna pubblicazione.
Le influenze letterarie che hanno ispirato l’autore, King, Ferrante e Ammaniti soprattutto, sono chiare fin dalle citazioni in apertura ma nonostante ció, la storia riesce ad avere una propria voce. Leda, la protagonista, é come la sabbia che graffia ma che allo stesso tempo affascina tanto da doverla sentire con le mani. Anche gli altri personaggi sono ben caratterizzati; Ermanno e la sua storia in particolare mi hanno emozionato.
Ma mentre i fili possono essere tagliati senza temere il contraccolpo, noi eravamo elastici. Per un po', ci saremmo tesi senza spezzarci. Ma ogni cosa ha un punto di rottura e, se non oggi, domani, qualcuno avrebbe scordato il walkie-talkie sul fondo di un cassetto. Non avrebbe risposto, lasciando l'altro in attesa. Avrebbe mollato la presa. E lo schiocco dell'elastico sulla pelle, nei giorni dell'abbandono, avrebbe fatto un male cane.
Ottimo romanzo di formazione, dove nell’estate della prima adolescenza si vive una vita intera. C’è poi del mistero: quello sull’identità della ragazza ritrovata a riva ma soprattutto quello su cosa nasconde il mondo degli adulti, affascinante ma oscuro allo stesso tempo. In alcuni punti mi ha forse ricordato troppo altri (migliori) romanzi e ho sentito un po’di acerbità da esordio nella costruzione dell’intreccio, soprattutto nel finale. In ogni caso lo consiglio e continuo a fare il tifo per Michele, che spero non si fermi qui!
Leda è una ragazzina che vive su un'isola insieme alla madre, una donna che un giorno, senza motivo apparente, ha smesso di parlare.
Un giorno, sulla spiaggia, trovano una ragazza senza nome, nuda e muta come Gemma. Leda decide di prendersene cura. E l'estate in cui tutto sembra in attesa: la scuola che riprenderà a settembre, l'uomo tornato nella sua vita che vorrebbe essere chiamato papà e il silenzio della madre che pesa come una domanda senza risposta. Intorno a loro, il mare, le leggende, le sirene: il confine tra realtà e fantasia si fa sempre più sottile.
Il romanzo si legge con una curiosità costante, quasi ipnotica. L’autore sa creare un'atmosfera di attesa che tiene il lettore in bilico, come se anche noi fossimo sull'isola, in ascolto di ciò che non viene detto. I legami femminili - tra Leda e la madre, tra Leda e la misteriosa ragazza trovata in spiaggia - sono delicati e profondi capaci di scavare nei silenzi, nelle ferite non dichiarate e nei gesti che dicono più delle parole.
E poi c'è il finale: improvviso, vertiginoso, come se l'orizzonte si fosse piegato di colpo e tutto precipitasse.
Se amate le storie di crescita immerse in un’atmosfera incantata e se apprezzate la letteratura che sa guardare dentro i rapporti più complessi questo è il libro che fa per voi
Di recente faccio fatica a ritagliarmi del tempo per leggere, ma ho finalmente terminato La curvatura dell'orizzonte di Michele Del Vecchio, edito Nutrimenti. A caldo mi viene da dire che - un po come la sua protagonista, Leda - é una lettura che esercita una certa resistenza iniziale, non scende a patti, non è immediata. Un po' come gli adolescenti, te la devi conquistare. Ma se le si concede il tempo di svelarsi, è la storia che poi cattura il lettore, la lettrice. Dalla seconda metà in poi mi sono lasciata trascinare dalla scrittura e dalle vicende dei tre amici, tornando anche io ragazzina - quando tutto quello che credevo di non sapere, il futuro, mi sembrava cosi grande e mi faceva paura. Del resto l'orizzonte non si raggiunge mai, ma credo che diventare adulti stia nell'avere questa consapevolezza, tra altre. Come il fatto che sia più facile attraversare questo periodo trovando il coraggio di appartenere a qualcosa, qualcuno, anche quando ancora bruciano le ferite lasciate da chi si sarebbe dovuto prendere cura e ha scelto di non farlo. E questo libro lo racconta proprio bene.
Ci sono estati che non finiscono davvero mai. Restano addosso, come il sale sulla pelle. Leda ha tredici anni e un mondo interiore troppo grande per essere contenuto: vive su un’isola luminosa e ruvida, dove tutto sembra immobile… finché qualcosa si spezza. Un incontro improvviso, una presenza enigmatica sulla spiaggia, e l’infanzia comincia a incrinarsi, lentamente, senza possibilità di ritorno.Questo romanzo è un attraversamento: dell’adolescenza, del corpo che cambia, dei silenzi degli adulti, delle verità che nessuno ha il coraggio di dire. E mentre il mare osserva, immenso e indifferente, Leda impara che crescere significa anche perdersi. La scrittura di Del Vecchio è delicata e tagliente insieme, capace di restituire tutta la bellezza e la crudeltà di quell’età in cui si sente tutto troppo forte. Un libro che non consola, ma resta. Come certe ferite leggere che, in realtà, non si rimarginano mai.
Michele Del Vecchio ha una sua voce, la sua scrittura, dal ritmo secco, sincopato, porta una certa profondità che ho apprezzato. Ho trovato meno riuscito l’intreccio, un po’ confuso. Forse avrei dato un’aura più onirica al racconto, lasciando poi alle ultime pagine il compito di ricentrarlo nel campo del reale. La trama mi è parsa un po’ sfilacciata e debole, insomma. Ho però fiducia nella voce dell’autore che penso abbia comunque prodotto una prima opera ambiziosa e abbastanza originale nel panorama italiano attuale.
Un libro bellissimo. C'è poco da girarci intorno. Da speranza che non tutto sia perso e non mi riferisco alla storia in se, ma alla bella scrittura. Quella che ti dà gioia nel leggere, che non ti fa lasciare le pagine, che ti restituisce protagonisti da ricordare con il sorriso.. e che ti dispiace chiudere. È un esordio con gli attributi per andare molto in alto.
“Leda è selvaggia, inquieta e gli adulti intorno a lei sono pieni di silenzi e segreti. Ma un giorno sulla spiaggia compare una ragazza sconosciuta, nuda e sconvolta. Da lì, tutto cambia. Tra amicizie complicate, misteri e verità nascoste, Leda scopre che crescere significa guardare oltre… la curvatura dell’orizzonte.”
Ho conosciuto Leda ancora prima che venisse stampata su carta. Io e Michele abbiamo parlato prima ancora che la storia diventasse un oggetto di carta. Sono sempre stato affascinato dalle narrazioni estive, misteriose, con un gruppo di ragazzi alle prese con qualcosa di più grande.
Michele cresciuto a pane, Ammaniti e King ma anche ammaliato dalla bella letteratura, consegna un romanzo che è tante cose ma prima di tutto è una storia fatta di parole, di significati, di sentimenti. Una storia profonda, di crescita di morte di comprensione, ambientata in quel tempo della vita che segna un prima e un dopo.
Leda, Giosuè, Saverio sono un moderno “club dei perdenti”, ma anche un nuovo gruppo alla ricerca di un corpo, non più lungo le rotaie di un’America bollente, ma sulle coste di un’isola del Mediterraneo, un luogo che nel suo piccolo nasconde misteri e segreti, non più alle prese con l’ignoto, ma con quello che di più reale esiste: la vita.
Un romanzo di formazione intenso e sfaccettato, in cui miti e realtà cruda si intrecciano continuamente, con un pizzico di mistero che tiene il fiato sospeso fino alle ultime pagine. La scrittura di Michele Del Vecchio è magnetica, a tratti onirica, e i capitoli brevi rendono la lettura incalzante. Le isole hanno sempre qualcosa di profondamente intrigante: sono luoghi sospesi, chiusi e misteriosi. E l’autore riesce a rendere perfettamente l’atmosfera e la mentalità isolana, fatta di legami stretti ma anche di chiusure e silenzi. I temi affrontati sono tanti: la crescita, il confronto con le diverse parti di sé, il peso delle origini, la diversità guardata con sospetto e i disturbi dell’apprendimento in un tempo in cui ancora non si sapeva bene come nominarli. I personaggi sono sfaccettati, vivi, imperfetti. E la tensione narrativa è costruita così bene che è impossibile non voler arrivare fino in fondo, col cuore in gola.
Davvero un libro ben riuscito! Mi ha sorpreso inoltre la bravura di Michele nello scrivere dal punto di vista di una ragazza di tredici anni in maniera completamente credibile! Super consigliato! Finito di leggere vi sentirete presi dalla nostalgia per quel momento della nostra vita fragile e potente che è il passaggio dall’adolescenza all’età adulta❤️🩹
Mi hanno sempre affascinata le storie di formazione ambientate su un’isola, perchè l’isola ha un fascino tutto suo, misterioso e recondito, reale e leggendario. L’isola è luogo di bellezza ma anche di costrizione; chi nasce su un’isola porta con sé un senso di appartenenza diverso da tutti gli altri dal quale alle volte è difficile liberarsi.
Leda ha tredici anni e vive su un’isola senza nome nel mezzo del mar Mediterraneo. Figlia di Gemma la Sarta e Vincenzo Caruso, futuro sindaco dell’isola, cresce solitaria e ribelle portandosi addosso il peso di una madre silenziosa e di un padre assente ma che incombe su di lei come un’ombra imponente.
Nata con un nome che è “un danno per definizione”, Leda frequenta la prima media per la seconda volta a causa di un disturbo dell’apprendimento e passa i suoi pomeriggi con Giosuè e Saverio, gli unici amici che ha, giocando a pallone sulla spiaggia. Lì di solito Leda si perde ad osservare il mare, con la speranza che un’onda arrivi a portarla via salvandola così dal suo destino.
La vita di Leda e dei suoi amici cambierà totalmente quando un giorno, sulla spiaggia, trovano una ragazza nuda e spaventata, dalla pelle diafana come la luna e con lunghi capelli bianchi, quasi argentati. Leda, dotata di una grande immaginazione, pensa sia una di quelle creature marine misteriose e anche un pò spaventose, che da bambina era solita collocare “oltre la curvatura dell’orizzonte” quel punto dove il mare si confonde con il cielo e dove tutto è possibile.
Battezzeranno la ragazza Marina e nel tentativo di scoprire di più sulla sua storia e sulle sue origini, Leda e i suoi amici scopriranno una verità sconvolgente che cambierà totalmente le loro vite portandoli a crescere improvvisamente.
Michele del Vecchio attraverso la voce di Leda, fresca e diretta, dà vita ad un romanzo che può essere considerato come una fiaba moderna. La scrittura, evocativa e cinematografica, ci regala atmosfere oniriche e fiabesche ma allo stesso tempo reali e vivide. Durante la lettura percepiamo sulla nostra pelle la vulnerabilità di Leda nascosta sotto una corazza fatta di sabbia e salsedine.
Un esordio che cattura fin dalle prime pagine portando il lettore a compiere un viaggio emotivo rivivendo il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
È la storia della tredicenne Leda che, vivendo l’avventura più grande della sua vita insieme agli amici Giosuè e Saverio, diventerà adulta. I tre ragazzi infatti trovano una ragazza misteriosa in fin di vita e, cercando di scoprire la verità su questa creatura misteriosa apparsa dal mare scopriranno quanto l’umanità sia straordinaria ma anche straordinariamente malvagia. Ho amato tantissimo la costruzione dei personaggi, quasi “sovrannaturali” e le atmosfere piene di mistero che mi hanno ricordato molto alcuni romanzi di Ammaniti. Un ottimo romanzo d’esordio! ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️