Un romanzo di formazione duro e sorprendente. L’adolescenza in un’isola del nostro Mezzogiorno. Leda ha tredici anni, vive su una piccola isola del Mediterraneo e il suo nome è una dichiarazione d’intenti. Intrattabile e solitaria come una gatta randagia, è stata registrata all’anagrafe per sposare un distruggere. O almeno, è questo ciò che le ripete suo padre, l’aspirante sindaco dell’isola, sbucato dal passato per imporle il marchio del proprio cognome. Da allora Gemma, madre di Leda, si è rifugiata nel silenzio e la ragazza, smarrita, ha trovato i suoi punti di riferimento in Giosuè, figlio del maresciallo, e Saverio, bullo della scuola. Ma su quella loro isola, luogo sospeso tra mito e realtà, un giorno come tanti accade l’incredibile. E cambia tutto. Chi è la ragazza che Leda e Giosuè trovano in spiaggia, nuda e confusa? Tra fari abbandonati e notti d’estate piene di presagi, i ragazzi inseguono una verità che gli adulti hanno troppo a lungo nascosto.
Leda è una ragazzina che vive su un'isola insieme alla madre, una donna che un giorno, senza motivo apparente, ha smesso di parlare.
Un giorno, sulla spiaggia, trovano una ragazza senza nome, nuda e muta come Gemma. Leda decide di prendersene cura. E l'estate in cui tutto sembra in attesa: la scuola che riprenderà a settembre, l'uomo tornato nella sua vita che vorrebbe essere chiamato papà e il silenzio della madre che pesa come una domanda senza risposta. Intorno a loro, il mare, le leggende, le sirene: il confine tra realtà e fantasia si fa sempre più sottile.
Il romanzo si legge con una curiosità costante, quasi ipnotica. L’autore sa creare un'atmosfera di attesa che tiene il lettore in bilico, come se anche noi fossimo sull'isola, in ascolto di ciò che non viene detto. I legami femminili - tra Leda e la madre, tra Leda e la misteriosa ragazza trovata in spiaggia - sono delicati e profondi capaci di scavare nei silenzi, nelle ferite non dichiarate e nei gesti che dicono più delle parole.
E poi c'è il finale: improvviso, vertiginoso, come se l'orizzonte si fosse piegato di colpo e tutto precipitasse.
Se amate le storie di crescita immerse in un’atmosfera incantata e se apprezzate la letteratura che sa guardare dentro i rapporti più complessi questo è il libro che fa per voi
Michele Del Vecchio ha una sua voce, la sua scrittura, dal ritmo secco, sincopato, porta una certa profondità che ho apprezzato. Ho trovato meno riuscito l’intreccio, un po’ confuso. Forse avrei dato un’aura più onirica al racconto, lasciando poi alle ultime pagine il compito di ricentrarlo nel campo del reale. La trama mi è parsa un po’ sfilacciata e debole, insomma. Ho però fiducia nella voce dell’autore che penso abbia comunque prodotto una prima opera ambiziosa e abbastanza originale nel panorama italiano attuale.