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L'apostrofe muta: Saggio sui ritratti del Fayum

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“I vivi si scoprono, ogni volta, al mezzogiorno della storia. Essi devono preparare un pasto per il passato. Lo storico è l’araldo che invita i defunti al banchetto”, scrive Walter Benjamin. Con i ritratti del Fayum è un po’ come se i defunti si invitassero da soli, senza invadenza, con la sola forza del loro volto. I ritratti del Fayum, i loro volti, ci guardano come da un luogo neutro, che non è né la morte né la vita, da un passato remotissimo che raggiunge come per miracolo il nostro presente. Rappresentare l’individualità di un volto è come fare il calco dell’individualità in se stessa: individualità di ogni volto, individualità dell’essere o dell’essere stati quel volto, ogni volta l’unico, l’ultimo, il solo fatto a quel modo, durante la vita e nella morte. Con l’arte del Fayum è come se la finitezza che spettava solo agli dèi o ai re fosse stata concessa all’uomo, ma con dolcezza, senza alcuna appropriazione, come una patina estremamente sottile – una pelle, un pigmento, un incarnato. Con questi volti viene conservata e trasmessa sino a noi una scintilla della cultura dell’Egitto greco-romano, in una perennità rituale in cui il sacro – il legame della vita con la morte – si manifesta nella luce tenue, uniforme, in cui si schiudono i grandi occhi di donne, uomini, fanciulli. I ritratti del Fayum parlano, benché muti, della morte che accompagna la vita, ci dicono “quel che era l’essere”, l’essere vivi, in quel tempo e in quel luogo. Senza aneddoti, senza dettagli, senza messa in scena, fanno trasparire l’essenza nella superficie, in una lunga catena ove i vivi sono i morti e i morti i vivi.

142 pages, Paperback

First published January 1, 1997

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About the author

Jean-Christophe Bailly

124 books7 followers

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Profile Image for Pao Manzo.
60 reviews4 followers
February 18, 2025
Je l’ai lu pour un exposé et je suis tombée sur un des livres les plus beaux que j’ai jamais lu
Profile Image for Fer Di.
7 reviews
December 28, 2025
Quel beau livre ! J’ai la version des Éditions Macula et c’est le plus beau livre de ma bibliothèque. Ce papier, cette mise en page, cette couverture, ce titre et surtout cette iconographie ! Rien qu’en le tenant on se sent mieux.
En revanche le texte est d’un genre mystérieux qui rappelle les émissions nocturnes sur France Culture : érudit, très doux à lire, mais je sais pas trop ce que je comprends ni ce que j’apprends. Une divagation savante. On se laisse porter, on s’endort aussi volontiers, et on se demande ce qu’on a lu une fois terminé
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