Ho letto “La Scelta” di Alberto Ravagnani con grande aspettativa, ma purtroppo sono rimasta delusa. Il libro si presenta come un racconto di crisi personale, ma troppo spesso scade nel giudizio superficiale, scaricando le responsabilità sugli altri. Ho percepito un tono arrogante, quasi come se, anziché affrontare le proprie scelte con rispetto, l’autore le utilizzasse per cercare visibilità e passare per la vittima di un sistema “cattivo”.
Entrare in seminario è un percorso delicato, e le difficoltà che i seminaristi vivono non possono essere banalizzate. Avrei voluto leggere maggiore assunzione di responsabilità e più rispetto: per il cammino intrapreso, ma soprattutto per quei ragazzi che continuano a scegliere questa strada con serietà e sacrificio.
Nelle sue parole emergono critiche verso chi lo ha formato, verso un sistema di regole che avrebbe limitato la sua libertà, verso contesti che, a suo dire, non lo hanno compreso. Ma alla fine ciò che resta, chiusa l’ultima pagina, è una grande tristezza: l’impressione di un uomo che abbia cercato di mascherare, dietro aspettative di visibilità, un profondo senso di inadeguatezza.
Ed è un peccato. Perché la crisi è umana, legittima, persino necessaria. Ma quando non si riesce a riconoscerla come propria, il rischio è che resti, appunto, solo propria.