Artù è re di Camelot, ma il suo cuore nasconde un segreto che non dovrebbe esistere. Merlino, il suo fedele consigliere, porta con sé misteri e desideri proibiti. Tra tradimenti, magie oscure e scelte impossibili, il loro amore cresce lentamente, bruciando più forte di qualsiasi incantesimo. Una storia di passione, potere e accettazione che riscrive le regole del regno… e del cuore.
Figlio di demone, cuore di re è un fantasy romantico di ispirazione arturiana che sorprende non tanto per l’azione, quanto per la profondità emotiva e l’introspezione con cui rilegge uno dei miti più conosciuti della tradizione occidentale. Ambientato a Camelot, prende le figure iconiche di Artù, Merlino, Lancillotto e Morgana e le restituisce al lettore in una veste più oscura, intima e dolorosa.
Ammetto che mi sono avvicinata a questa lettura con una certa cautela, anche perché uno dei miei primi contatti con il fantasy arturiano è stato attraverso la serie Merlin. Oggi le storie di Artù le conosciamo tutti, ma questo romanzo riesce a portarle su un piano diverso, più emotivo e trattenuto, dove il non detto pesa più delle battaglie e la tensione nasce soprattutto dai conflitti interiori.
Artù è un re giovane, carico di aspettative e responsabilità, che impara presto quanto il potere possa essere solitario. Il suo percorso è fatto di rinunce, scelte difficili e di un costante tentativo di essere all’altezza del ruolo che gli è stato imposto. Accanto a lui c’è Merlino: mago, consigliere, guida, ma soprattutto presenza imprescindibile. È un personaggio potente e fragile allo stesso tempo, segnato da una frattura interiore profonda, costretto a portare sulle spalle il peso del regno e quello di un amore che non può permettersi. Il loro rapporto è costruito su fiducia, sguardi trattenuti, tensione costante e sentimenti che non possono essere nominati senza conseguenze.
Intorno a loro si muovono figure cariche di ambiguità, come Lancillotto e Morgana, che rendono il quadro ancora più complesso e instabile. Nessun personaggio è completamente puro o completamente colpevole: molti sono morally grey, ed è proprio questa ambivalenza a renderli credibili e umani. Artù è spesso comprensibile e ammirevole, ma anche frustrante nelle sue rinunce. Merlino è senza dubbio il personaggio che colpisce di più, perché la sua sofferenza silenziosa attraversa ogni scena.
Sotto la superficie di magia e intrighi di corte, il romanzo affronta temi molto forti: identità, desiderio represso, senso del dovere, gelosia, paura di cedere a ciò che potrebbe distruggere ogni equilibrio. Il conflitto principale non è tanto esterno quanto interiore, e questo rende la lettura lenta, densa e carica di tensione emotiva. Più che le scene di scontro o gli elementi magici, ciò che resta è il dolore silenzioso dei personaggi, il continuo rimandare, il trattenersi per non crollare.
Non è un libro perfetto, ma è una lettura sentita, emotiva, che dimostra quanto il mito arturiano possa ancora essere attuale se raccontato con questo livello di introspezione. È una storia che parla a chi ha dovuto scegliere tra il cuore e il ruolo che gli è stato imposto, e che lascia addosso una malinconia persistente anche dopo l’ultima pagina.