Quattro Zulmira, la «maga» del quartiere, Serena, appassionata di kung fu e fidanzata con un poliziotto, Magalie, docente universitaria con un passato tormentato, e Iside, brillante informatica confinata su una sedia a rotelle. Quattro normali vicine di casa di un vicolo nel centro di Bologna, che si ritrovano la sera in salotto per torta, tisane e chiacchiere. Solo che quei convegni sono più simili a moderni sabba, in cui progettano quella che chiamano «magia nera». Ovvero la vendetta per efferati femminicidi i cui autori l’hanno fatta franca, sgusciando tra le maglie della legge, come è successo all’ex fidanzato assassino della sorella di Serena. Pur con qualche dubbio, le quattro «streghe» si sentono dalla parte della giustizia. Ma la violenza prende sempre la mano e il caso è un ingrediente pericoloso, capace di infilarsi anche in una pozione preparata con cura. Tra un amore tossico che ritorna dal passato e un giovane corteggiatore troppo curioso, un presunto tesoro nascosto e un’incursione azzardata nel deep web, la situazione diventa presto molto pericolosa. Tanto da mettere a rischio un piano, un’amicizia e più di una vita. Per che cosa siamo disposte a uccidere? È la domanda che corre attraverso questa storia nera, avvincente e contemporanea, mentre le quattro formidabili protagoniste, determinate quanto fallibili, si muovono sul ghiaccio sottile che separa il senso della giustizia dalla vertigine dell’arbitrio. Mettendo a nudo l’anima stessa del nostro tempo.
Marilù Oliva, nata a Bologna, dove vive, è insegnante e scrittrice. Laureata in lettere moderne con una tesi sulle civiltà precolombiane e specializzata SSIS per l’insegnamento di lettere e di latino, prima di approdare come docente alle scuole superiori ha lavorato per diverse redazioni ed è stata direttrice artistica di una rivista di musica e cultura latinoamericana. Ha scritto saggi di storia contemporanea e di critica letteraria. La sua attività di scrittura è però principalmente legata alla narrativa: oltre a racconti per il web e per antologie cartacee e oltre a una sostenuta attività di critica (fa parte delle redazioni di Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp e Bibliomanie), ha scritto tre romanzi: Repetita (Perdisa, 2009), Tu la pagaràs!(Elliot, 2010) e Fuego (Elliot, 2011). Negli ultimi due compare la scanzonata protagonista Elisa Guerra, soprannominata La Guerrera, forte delle sue imperfezioni, grande salsera ma anche lottatrice di capoeira, appassionata di criminologia e spalla di un ispettore impeccabile, Gabriele Basilica. La Guerrera è una protagonista dannata, po’ vanitosa e un po’ maschiaccio, rabbiosa verso un mondo ostico, sempre alle prese con problematiche concrete, quali la precarietà del lavoro e le manchevolezze umane. Sullo sfondo dei suoi romanzi prevale un’ambientazione bolognese. I romanzi di Marilù Oliva hanno ottenuto diversi riconoscimenti di critica e non solo. Repetita, ha vinto il Premio Azzeccagarbugli al Romanzo Poliziesco 2009, sezione Opere Prime Raffaele Crovi, e si è classificato secondo al Premio Camaiore Letteratura Gialla 2009. Inoltre è arrivato secondo al Bloody Mary Award per i migliori thriller pubblicati nel 2009. ¡Tú la pagarás! è arrivato tra i cinque finalisti al prestigioso Premio Scerbanenco 2010 all’interno del Courmayeur Noir in festival. Inoltre è arrivato terzo al Bloody Mary Award per i migliori thriller pubblicati nel 2010. Entrambe le opere si sono classificate, rispettivamente nel 2009 e nel 2010, nella decina dei libri più significativi del sito Sugarpulp, portavoce dell’omonimo movimento letterario.
La prima cosa che ho pensato di questo romanzo? Che dovevo leggerlo il più lentamente possibile per godermi appieno la prosa dell'autrice - elegante ed evocativa, quasi poetica. Riguardo gli aspetti formali, un altro elemento notevole è la struttura della narrazione: i capitoli alternano i punti di vista delle protagoniste, seguendole prima nel presente e poi facendo incursione nel loro passato. In tal modo, il lettore impara a conoscerle a poco a poco, interessandone (e affezionandosene) sempre di più. La trama riserva diverse sorprese, tra cui la scoperta che il messaggio alla base del libro: che la forza delle donne disturba e fa paura, ma ciò non significa che accetteremo di essere messe a tacere.
"Ogni volta che mi avete graffiata nel silenzio ovattato dell'indifferenza. Ogni volta che mi avete buttata giù, giù in fondo al burrone, sorprendendomi alle spalle. Ogni volta che mi avete isolata, pestando un fiore non appena sbocciava, zittendo i suoni della mia bocca, graffiando i gesti delle mie braccia. Ogni volta che mi avete derisa, o crocefissa su errori fantasma. Ogni volta che avete scagliato secchiate di acqua gelida sulla mia piccola stella pulsante, perché era odioso vederla brillare. Ecco: senza saperlo, proprio allora, è giunta dal segreto una forza indomabile. È così che sono diventata una strega."
"Gli uomini ordinari preferiscono le donne omologate, sono meno impegnative. Le ragazze che, come loro, davvero vogliono cambiare le cose sono pericolose e malviste come lo erano le streghe dei tempi remoti: metterle al rogo è più rassicurante che ascoltarle."
Ci ho provato ma niente... Ho avuto l'impressione che l'autrice abbia aggiunto temi "gen z" per svecchiare la narrazione, fallendo. Peccato, l'idea dietro la trama mi intrigava
Quattro donne, Serena, Zulmira, Iside a Magalie, diversissime per età, ceto sociale, possibilità economiche e cultura, hanno formato una congregazione di streghe e hanno un ben preciso obiettivo: trovare e punire colpevoli di femminicidio che, per varie ragioni, sono sfuggiti alla prigione, orchestrando attentamente l'esecuzione delle sanguinose vendette. Ciascuna delle donne ha buone ragioni per odiare il genere maschile: Serena, la più giovane, vuole vendicare l'assassinio della sorella per mano del fidanzato; Zulmira, settantenne ex contadina esperta di piante, è una maga chiromante e il figlio si vergona di lei; Magalie, famosa ricercatrice universitaria ed etnologa, studia i processi alle streghe per professione; Iside, giovane trans confinata su una sedia a rotelle per un tentativo di suicidio è una ottima hacker. Inizialmente mi sembrava una buona storia ma è appesantita da spiegoni su magia, piante e incantesimi ma soprattutto la scelta della narrazione a quattro voci è forzata e fonte di confusione, visto che le quattro donne hanno tutte la stessa voce, quella dell'autrice. Oliva è sicuramente una brava scrittrice ma la sua specialità sono i saggi a tematica femminista e si sente, la sua fiction non ha il ritmo e la suspense che un "noir" esige.
Marilù Oliva conferma la sua grandissima capacità di scandagliare l’animo e l’istinto femminile in tutte le sue sfaccettature, anche quelle più crude. Con la sua scrittura tagliente e senza fronzoli ci racconta dell’incontro tra quattro donne: Serena, Iside, Zulmira e Magalie che si trasforma in amicizia profonda, diventando un sodalizio basato su affetto, condivisione emotiva e fiducia ma costellato anche di segreti, violenza e “Magia Nera” (la LORO “magia nera”). Quattro streghe moderne che lottando cercano di ridare voce a tutte quelle donne, del passato e del presente, a cui la voce è stata tolta con violenza. Ho amato molto la presentazione dei quattro personaggi fatta dall’autrice perché non si esaurisce nei primi capitoli ma continua per tutto il libro, proprio perché c’è un’incessante necessità di costruire sè stesse da parte delle quattro amiche che risulta estremamente affascinante e coinvolgente scoprire e seguire nel corso delle pagine.
Il concept è molto affascinante e assolutamente attuale, ma la resa non mi ha convinta fino in fondo. La prosa vuole essere molto "poetica" e pomposa, i rapporti tra le quattro streghe non sono così tanto approfonditi (mentre le storie personali sì) e il finale è molto velocizzato, è strano che le quattro non sentano il rischio di quello che stanno facendo.
Per iniziare una persona vegana non mangia parmigiano, ricotta e tanto meno una “MORTADELLA dal profumo irresistibile”. Non era necessario inserire la vegana, comunque, per poi farla agire così. Il resto fa acqua da tutte le parti.
«Forse immaginano che si tratti di una coppia omicida, magari due genitori che non hanno elaborato il lutto della loro figlia uccisa dal fidanzato maniaco del possesso. Ma nessuno può supporre che le vendette siano ordite da una combutta di quattro streghe, di cui una vera che esercita come fattucchiera, una fuori controllo che è una maga del computer, una triste, che è l’esecutrice, e un’eretica studiosa, che è l’aiutante. Non ci arriveranno mai.»
Con “Via delle streghe”, Marilù Oliva si cimenta in un nuovo tipo di romanzo, lontano dal retelling ma sempre tutto al femminile. Le vicende sono narrate dai quattro punti di vista delle protagoniste: Zulmira, Serena, Magalie e Iside. Un romanzo fresco e inclusivo, dove la femminilità, la comunità LGBT e perfino la disabilità vengono pienamente rappresentate.
L’autrice prende spunto da vicende di femminicidi realmente accaduti e diventati un fatto mediatico, e affronta il tema con ardito estro creativo. Immagina, infatti, che questi omicidi non restino impuniti, ma che l’equilibrio venga ripristinato da un’energia femminile punitrice.
A Bologna, le quattro “streghe” moderne, vicine di casa e compagne di ideali, si riuniscono ogni notte per decretare quale vittima dovrà essere vendicata. L’omicidio architettato ai danni del femminicida vede la studiata collaborazione di tutta la congrega di via delle streghe: Iside, la maga del computer, trova le vittime e ne studia le abitudini sfruttando il web; Zulmira, l’anziana fattucchiera, mette a disposizione la propria cicuta per stordire la vittima; Magalie somministra il veleno e Serena è l’esecutrice effettiva del delitto.
Tutte e quattro hanno conosciuto il femminicidio da vicino o hanno vissuto gli effetti deleteri del patriarcato sulla propria pelle. Tutte e quattro sono pronte a vendicare le proprie sorelle morte ingiustamente.
Perché, dunque, proprio il tema delle streghe? Perché le streghe sono donne indipendenti, sono ribelli, sono donne fuori dagli schemi, diverse e stanche di subìre e ubbidire a chi le vuole sottomesse. E sebbene, forse, la soluzione architettata dalle vendicatrici non sia molto ortodossa, questo libro è un viaggio tra le pieghe più oscure e ancestrali della femminilità.
«Vuoi sapere se siamo in grado di spostare gli oggetti? Non lo so, non mi interessa. Però con la nostra energia possiamo molto. Potremmo, ad esempio, eliminare ogni guerra, se imparassimo davvero a ragionare come se l’umanità fosse un organismo unico e la smettessimo di curarci del particolare.»
Well, honestly I thought this book would be different somehow.. it's nice the concept, a slice of actuality, it makes you think:"What I would do if something like this happened to me?"
I don't have this answer, but I feel Serena's pain. She's probably my favourite one. At the beginning I thought it would be Iside, but for real she got on my nerves in the last few chapters with her point of view -- although I really appreciated her story and the details of her transition (this is not a spoiler in my opinion because she says it during the second chapter). The inner dialogues of Zulmira and Magalie were so repetitive and pompous, but probably it's my lack of empathy during the last month (!!). I'm so sorry for Magalie's situation with her second family and Zulmira's son is a piece of shit for real, but the point of view was always the same to read, with some variations when the four 'witches' were together.
I gave the book three stars because, in the end, all the references to magic were nice and the story was quite smooth. It's also my first Oliva's book, so I'll look forward to read her other books 🫧
Cosa succederebbe se la rabbia per i femminicidi prendesse il sopravvento?
Un pezzo di anima marcirebbe disumanizzandoci e ci ritroveremmo a darci fuoco in Piazza San Domenico come Gentile Budrioli… o come Magalie. Una “strega” contemporanea, incompresa come le sue antenate.
Così come Serena, Zulmira e Iside, tra erbe medicinali, miti antichi e frustrazione.
Quattro reiette della società che trovano conforto l’una nell’altra fondando una Congrega, una sorellanza insolita (dopotutto sono una professoressa orfana, una studentessa rimasta senza sorella, un’anziana cartomante e una trans in sedia a rotelle) contro quei femminicidi che, dall’alba dei tempi, sono ancora presenti.
Iside, Zulmira, Magalie e Serena sono 4 donne con storie tutte diverse, ma accomunate da un unico desiderio: vendicare i femminicidi rimasti impuniti. "Magia Nera" prende vita ed iniziano a pianificare omicidi. Se non fosse che la violenza, purtroppo, è pericolosa, un'arma a doppio taglio. A cosa sono disposte a rinunciare, pur di fare giustizia per quelle povere vittime torturate ed uccise? Il finale si conclude con due scenari: uno totalmente inaspettato, mentre l'altro seppur a malincuore previsto :(
"Dicevano che ero una bambina difficile. Ma la verità era che tutti gli adulti mi volevano sotterrare viva."
Quante volte non abbiamo detto "dovrebbero fare a lui quello che ha fatto a lei"? E seppure ancora sia molto forte in me l'idea che ciò sia vero, questo libro mi ha fatto storcere il naso alcune volte, e mi sono avvicinata a Damiano, il ragazzo di Serena. Lo posso capire, e nel cuore le loro ragioni sono giuste, ma si perde troppo della propria umanitá. Un libro molto difficile da mandare giú, che fa riflettere ma che non mi ha convinta a pieno nello sviluppo della storia né nel modo di rappresentare le persone
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