In una Sicilia in bianco e nero, Orazio Labbate è rinchiuso nel manicomio della Madonna della è ferito, è quasi cieco, e non ricorda quale dramma lo abbia spinto laggiù. Lì, il falegname Stracquadanio gli rivela di aver fabbricato per i suoi genitori un diario – eredità familiare che diventa creatura viva, capace di divorare i ricordi e restituirli deformati. Grazie al diario, Orazio capisce di avere una annientare Padre e Madre, entità unica e binaria, generatrice di cicli e rituali eterni fatti per inaridire l'infanzia e intrappolare l'anima. Chiara Nightingale, un frammento di amore che gli appare in sogno, gli dà appuntamento a Chianafera, luogo mistico dove la missione avrà inizio. In un viaggio esperienziale all'interno del diario, Orazio raccoglie gli oggetti-simbolo della sua prigionia e incontra il proprio Doppio. Ma è solo quando fugge dal manicomio e arriva a Chianafera che il suo destino si ritrova Chiara e incontra la Sfinge, che lo prepara allo scontro. Onirico e visionario, Chianafera è un viaggio negli inferi della memoria e dell'infanzia, un'autobiografia narrata per archetipi universali e riferimenti pop; dove l'amore prende la forma di una maschera di Halloween e l'età adulta è una meta da conquistare con il sacrificio. Orazio Labbate crea una Sicilia alchemica in un romanzo fatto di avventura, mito e psicanalisi, riportando la realtà dei sensi al suo significato più profondo.
Scrittore, nato a Butera nel 1985, definito dalla critica quale fondatore del gotico siciliano. Ha pubblicato Lo Scuru – segnalato al Premio Sciascia 2016 - e Suttaterra (Tunué), Piccola enciclopedia dei mostri (Il Sole 24 Ore Cultura). Stelle ossee (LiberAria), raccolta di racconti, finalista al Premio Sciascia 2017 e Atlante del mistero (Centauria/Fabbri). Collabora con Giunti Editore quale lettore e talent scout. Collabora come lettore per Rizzoli e Solferino. Scrive per “la Lettura" del Corriere della Sera.
Chianafera è un romanzo autobiografico archetipico di Orazio Labbate (critico letterario per La Lettura) pubblicato quest’anno da NN Editore.
Il protagonista del libro è infatti l’autore stesso che all’interno del testo tratta elementi personali quali i luoghi e le memorie più importanti della sua vita riuscendo però a renderli simbolici e rappresentativi dell’umana esistenza.
Il libro parla di squilibrio, ma colpisce proprio per il suo equilibrio, rappresentato anche dallo stesso stile che presenta all’interno sia termini gergali e fortemente radicati al territorio che scelte più ricercate, auliche, talvolta anche tecniche che rendono il testo al contempo particolarmente personale e apparentemente slegato e dimentico del soggetto di cui parla. Il riuscire a far tornare tutto, riuscendo a non pesare nel testo maggiormente su un aspetto è la forza del libro che, nonostante sia atipico e quindi più difficile da accettare intuitivamente, non dà per questo mai la sensazione di essere forzato o artificiale. Esercizio stilistico e visceralità convivono saldamente nel romanzo senza che uno dei due vinca mai sull’altro.
Nota: le 3 stelle sono indicative. Per me indicano una coesistenza di momenti molto alti e momenti molto bassi.
Chianafera è un romanzo complesso. Direi che è un buon punto da cui partire: la complessità. I tratti fortemente poetici, uno stile che per delicatezza definirei ermetico (per onestà, invece, direi proprio inaccessibile), una sintassi convulsa e un lessico sovraccarico rendono la lettura del testo singhiozzante, meccanica, a volte perfino estenuante. Non che sia un difetto, anzi: la sensazione, a tratti, è quella di leggere una vecchia traduzione di Poe. Però, secondo me, risulta essere una scrittura calcata, esagerata. D'altro canto, Chianafera è un ambizioso punto di convergenza, dalla tradizione letteraria a quella mitologica, dall'arte al videogioco. Un folklore labbatiano che prende vita, carne e forme mitiche, dalle memorie del protagonista (con un'impronta da Silent Hill e un'estetica da Resident Evil). Il gotico penetra a Butera, in Sicilia, incupisce le strade, i palazzi scalcinati, caratterizzando il romanzo con atmosfere di rado trovabili nella narrativa contemporanea. La lingua, là dove scorre, fiorisce nella devastazione, in una «Letteratura del disastro» o «delle macerie».
Non è un libro che rileggerei. Tuttavia, non è una brutta lettura e apprezzo in particolar modo l'intento, più che la realizzazione.