Internet non è solo tecnologia: è un terreno di potere e di desiderio. Dietro l’apparente libertà della rete, si rafforzano le stesse gerarchie del mondo reale. Gli algoritmi imparano dagli stereotipi, le piattaforme monetizzano la violenza di genere, il sessismo diventa intrattenimento. Tra revenge porn e deepfake sessuali, ma insinuandosi anche nei trend e nelle estetiche più mainstream, il patriarcato si aggiorna, si traveste da meme, prospera dentro i codici. Un saggio che smonta miti, accende pensieri e dà strumenti. Perché Internet e la tecnologia ci servono, ma ci servono liberi, sicuri e femministi. Chi ha detto che la tecnologia è roba da uomini? All’inizio erano le donne a scrivere i codici, a programmare i computer. Poi qualcosa è andato storto. O meglio: qualcuno ha deciso che la rete dovesse diventare una cosa tecnica, maschile. Da lì in poi, è stato un crescendo di esclusione, sessismo, discriminazione. Silvia Semenzin racconta tutto questo con uno stile personale e coinvolgente, che intreccia dati, storia, cultura pop e teoria femminista. Dalle prime esperienze sui social fino all’impegno come sociologa e attivista ci guida in un viaggio rivelatore dentro l’anima più oscura e misogina di Internet. Analizza le forme della violenza di genere digitale, il ruolo degli algoritmi nella diffusione degli stereotipi e la radicalizzazione emotiva e politica che avviene sempre più spesso online, in un ecosistema dove proliferano community ultraconservatrici, influencer antifemministi e modelli estetici che, sotto una patina glamour, rafforzano e normalizzano la disuguaglianza di genere. La cosiddetta «manocultura» è ormai un fenomeno globale, alimentato da agende politiche e strategie comunicative sempre più raffinate. Per non lasciare le nuove generazioni sole di fronte agli abissi di Internet, dobbiamo sviluppare una nuova consapevolezza e una nuova capacità di immaginare il futuro. La tecnologia non è mai neutrale: va capita, criticata – e cambiata – prima che siano gli altri a decidere per noi.
Perché il capitalismo e la misoginia con la manosfera vanno sempre a braccetto. Se avevate qualche dubbio basterà leggere questo libro per farvelo passare.
Ho letto Internet non è un posto per femmine di Silvia Semenzin in ebook, preso in prestito dalla biblioteca, perché non ero sicura di voler fare questo investimento. Avevo delle perplessità di partenza, soprattutto perché avevo notato che, ad esempio, sulla Palestina lei non si era molto espressa e, da parte di un’attivista sulle questioni di genere, mi sarei aspettata (o forse meglio dire, avrei voluto) un po’ di più. (Detto questo, va anche riconosciuto che la Palestina viene citata nell’introduzione del libro e che sul suo profilo Instagram c’è un post per il giorno dello sciopero).
Il libro, nel complesso, parla di donne inserite in una situazione occidentale: donne che hanno accesso a internet e che lo usano più o meno come lo uso io. Non si affrontano molto questioni che escano dall’Italia e dall’Europa e, in generale, non dice nulla di particolarmente nuovo. È una lettura che scorre veloce e che, più che sorprendere, a volte dà il nome a fenomeni che già conoscevo, o che non mai visto formalizzati così, forse anche perché mi sono concentrata su un altro tema negli ultimi due anni e mezzo.
Come mi succede spesso con libri di questo tipo, la lettura mi ha portata a ripensare a episodi che ho vissuto io stessa o che hanno vissuto persone molto vicine a me. Non sono mai letture facili: fanno riemergere rabbia, disagio, una sensazione difficile da spiegare, anche quando non vengono condivisi dettagli particolarmente espliciti.
Mi ha fatta sorridere il titolo del sesto capitolo, Femminist3 di tutto il mondo unitevi, che mi ha ricordato Maranza di tutto il mondo unitevi, un altro libro che ho letto di recente. Chissà se è una coincidenza oppure no.
Questo breve saggio fornisce una interessante visione di come il mondo digitale sia creato a immagine e somiglianza di una società patriarcale che ha deciso di utilizzare ancora una volta il proprio potere per controllare non solo le narrazioni ma anche i comportamenti e le libertà delle minoranze. Perché anche se l'autrice si focalizza sulla figura delle donne, menziona come la violenza digitale venga applicata su più comunità, su tutte quelle persone che hanno il coraggio, la forza e l'abilità di prendersi uno spazio e uscire fuori dalle regole e dagli schemi limitanti e abusanti di una società maschilista. Un saggio che mette in scena tutto quello che succede sulla rete e come abbia un impatto su un mondo che nonostante vada avanti in ambito tecnologico sembra tornare indietro in ambito sociale proprio grazie a queste nuove tecnologie. Un saggio che, devo ammettere, fa paura e fa male, che a volte lascia senza fiato, ma che propone anche idee per un futuro di speranza creato da tutti e per tutti
Catturato dal titolo, mi aspettavo di scoprire una visione di Internet inedita. In realtà, i temi affrontati in questo breve saggio mi erano in gran parte già familiari. Avrei gradito più profondità.