Nuova città, nuova scuola, nuovo tutto. Costretta a nascondersi nella sperduta Kipei dopo i tragici avvenimenti di qualche mese precedente, Irina è pronta a tutto pur di conquistare il liceo con la sua nuova e colorata versione e zittire una volta per tutte la voce che le martella la testa, ricordandole che è una bugiarda e che non potrà mai scappare dal passato. Nel suo cammino verso la perfezione, però, non ha fatto i conti con Aron, che sembra essere l’unico in grado di vedere oltre la maschera che ha indossato e di spingerla verso le braccia della vera se stessa. Tuttavia, anche lui nasconde qualche segreto…
Io sono convinta che, per capire se un romanzo è davvero bello, bisogna leggerlo due volte. La prima per capire se in effetti ci piace, la seconda per vedere se regge il confronto coi ricordi che si hanno. 𝘈𝘭 𝘥𝘪 𝘭𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘱𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 passa questo test con scioltezza, soprattutto considerando che la seconda volta mi è stato chiesto di leggerlo in versione stronza puntigliosa – pronta a segnalare ogni possibile difetto senza alcun pelo sulla lingua. L’ho amato la prima volta, l’ho amato la seconda.
Dal breve accenno di trama che ho dato, si potrebbe pensare di avere a che fare un romanzo nel complesso semplice, che rientra a pieno nei classici canoni delle storie d’amore adolescenziali che vanno di moda adesso. Peccato che, in realtà, l’autrice proponga una storia piena di sfaccettature che rendono questo romanzo un piccolo gioiello; ciò che accade a Irina e il modo in cui si trova ad affrontare i mostri del suo passato costruisce un romanzo profondo, raro da trovare, dove le tematiche più delicate sono trattate con rispetto e la giusta attenzione. Allo stesso tempo, i vari avvenimenti si incastrano alla perfezione, definendo una trama solida dove ogni dettaglio ha il suo peso e la sua importanza. Non me la sento di parlare nello specifico di cosa accade nel romanzo, più che altro perché mi sarebbe difficile non fare degli spoiler, ma posso dirvi che la costruzione è eccellente, scandita col giusto ritmo e dove nulla è lasciato al caso.
Parlando dei personaggi, qui ho da fare solo lodi – considerando che sono stati tutti caratterizzati alla perfezione, dai protagonisti fino ai secondari. Partendo proprio da quest’ultimi, ho poco da dire se non che ho adorato il nugolo di persone che gravitano attorno a Irina e Aron e che rendono la storia vivida. Stan è il mio preferito tra quest’ultimi, probabilmente perché è molto semplice entrare in empatia con lui e capire perché agisce in determinati modi, tanto che ho passato gran parte del tempo a desiderare di abbracciarlo; menzione speciale va poi ai suoi amici che, per quanto poco presenti, mi hanno trasmesso un grande calore. Anche Rebekka mi è piaciuta molto, ma per motivi che sarebbero spoiler – e che quindi preferisco tenere per me. Passando invece ai protagonisti, che grande bellezza. Irina è Irina, non ci sono altri modi per definirla: egocentrica, altezzosa, determinata, furba… un insieme di spigoli che prova a smussare senza riuscirci. La sua crescita nel corso del romanzo è incredibile, fatta di alti e (molti) bassi e che ricorda al lettore quanto sia importante e bello essere se stessi. Aron è in un certo senso il suo specchio: all’apparenza perfetto, bello e spocchioso come pochi, competitivo… fatto di un insieme di sovrastrutture che usa per sopravvivere. La cosa più bella? Entrambi hanno una fobia particolare – lei del nero, lui del contatto fisico – che diventerà il ponte su cui si costruirà il loro rapporto.
Altro punto di forza è l’ambientazione. Non penso capiti tutti i giorni di trovare libri ambientati in Finlandia, soprattutto se scritti da autori non nordici, e quindi è semplice rimanere affascinati da questo mondo lontano e allo stesso tempo così vicino a noi. L’aspetto più interessante, però, è che Kipei sembra reale: è semplice immaginarsela, vedere dove si muovono i personaggi, e il livello di cura e attenzione che è posto anche nei minimi dettagli è incredibile. A ciò si aggiungono alcune piccole note sparse per il romanzo, usate per far capire ai lettori alcune usanze più particolari che sarebbero stonate se messe in bocca come spiegone ai personaggi. Mi è piaciuto leggere qualcosa di diverso, è una cosa che dà un tocco in più.
Infine, non mi resta che aggiungere un piccolo commento sullo stile, che ho trovato molto evocativo e perfetto per dare voce ai personaggi e alle vicende narrate. Uno degli aspetti che ho sempre apprezzato dell’autrice è che riesce a descrivere molto bene aspetti fisici e non senza risultare pesante e mantenendo una sorta di liricità e poesia che è solo e soltanto sua – e in questo romanzo (e nell’editing che ha fatto) mi ha dato conferma della sua bravura e della sua crescita. È bello avere dei romanzi scritti bene, ben calibrati, dove anche le persone più puntigliose come me riescono a perdersi senza storcere il naso ogni due righe. Non è un aspetto da dare per scontato, anzi.
Tuttavia, per quanto apprezzi lo stile, devo anche dire che purtroppo i dialoghi sono risultati un po’ rigidi in un paio di occasioni. È una preferenza mia, visto che in realtà il modo in cui parlano Irina e Aron è molto in linea con come sono e come si presentano; tuttavia, un paio di volte non ho potuto fare a meno di pensare che gli adolescenti non si esprimono in questo modo, da cui un leggero storcere del naso. Si tratta comunque di un piccolo dettaglio, che alla fine non nuoce affatto all’economia generale della storia, ma che ci tenevo a sottolineare.
In ogni caso, non posso fare a meno di consigliarlo a (quasi) pieni voti! Vorrei già avere il prossimo e quello ancora dopo tra le mie mani.
4.5/5 ⭐