La storia di Cal e Keith è stata una piacevole scoperta e una coccola che mi ha scaldato il cuore e fatto sorridere tanto.
Callum è un ragazzo di ventotto anni, imprigionato in una vita fatta di schemi, regole da rispettare e persone che dovrebbero volergli bene, ma che non sono in grado di vederlo per davvero, di capire i suoi bisogni e ciò che lo tormenta. Irrisolto e colmo di sofferenza, Cal decide di mollare tutto e partire alla scoperta di se stesso e alla ricerca del suo posto nel mondo.
Ed è proprio durante questo road trip per la Scozia che incontra Keithen. Lui è il suo esatto opposto. D’altronde, si sa che gli opposti si attraggono, no?
Keith sta tornando a casa, dopo anni passati in fuga dal suo passato doloroso, dai suoi demoni.
E lungo la strada, prima trova Scott – un cagnolone adorabile – poi Cal. Un animale e una persona che da estranei diventeranno poi la sua famiglia.
Mentre girano per la Scozia, Cal e Keith si conoscono, iniziano ad aprirsi e a legarsi indissolubilmente.
E così, mentre Cal e Keith si scoprono, noi scopriamo che basta davvero poco a due anime per trovarsi, riconoscersi e non lasciarsi più andare.
Da amante dei dark romance, dei personaggi folli e di tipologie di rapporti dai quali nella vita reale scapperei a gambe levate, ciò che ho più apprezzato di questa storia è stato proprio trovare una relazione positiva e sana, due personaggi con le proprie fragilità, ma capaci di essere la forza l’uno dell’altro. Due personaggi estremamente sensibili, empatici e capaci di andare oltre la superficie, di rispettare limiti e spazi dell’altro, ma cogliendo sempre il “non detto”, anche solo attraverso uno sguardo e restando presenza, dove tutti gli altri son sempre stati assenza.
Perché non basta esserci fisicamente, quello che è davvero importante è esserci con la mente e con il cuore, ascoltare, guardare e capire per davvero chi abbiamo accanto.
Ed è quello che fanno Cal e Keith, l’uno per l’altro.
Due opposti che si completano, dando vita ad un qualcosa di magico. Perché sì, la vera magia, per me, sta proprio nelle piccole cose. In quelle attenzioni, in quei gesti apparentemente “banali”, ma che ti fanno comprendere quanto una persona sia realmente interessata a te e a farti stare bene.
Ho apprezzato tanto entrambi i personaggi, per motivi diversi.
Come avevo già accennato nelle storie, Cal è il personaggio in cui mi sono rivista, quello che ho sentito “mio” perché condivido con lui pensieri, emozioni e quel bisogno di scoprire se stesso, di essere capito e amato e il desiderio di smettere di essere una comparsa di poco conto nella vita delle altre persone. È tutta la vita che mi sento così e, lasciatemelo dire, fa davvero schifo. Quindi ciò che Cal provava, mi ha fatto immediatamente sentire vicina a lui.
Keith invece è il sole, la luce, l’arcobaleno dopo la tempesta. Anche lui ha il suo bagaglio di dolore, i suoi mostri da cui fuggire, i suoi pensieri. Eppure, questo non gli impedisce di essere una presenza assolutamente positiva per Cal. Ha un cuore tenero, enorme e colmo di amore ed è la “cosa” migliore che potesse capitare a Cal. Il modo in cui coglie il malessere di Cal e fa di tutto pur di aiutarlo, stargli accanto e spingerlo a guardarsi dentro e a vedere quello che lui stesso non ha ancora compreso mi ha emozionato. Keith è uno di quei personaggi di cui ci si può solo innamorare.
Loro due, insieme, sono di una tenerezza disarmante. Li ho adorati.
Ci sono state alcune scene che mi hanno sinceramente commossa.
Quindi cosa posso dire, se non che lo consiglio assolutamente?