È un inverno insolito quello in cui l’avvocato Vittorio Contrada è costretto a guardare in faccia il suo passato. E quel passato ha gli occhi azzurri, la pelle morbida e l’incedere elastico di Claudia, compagna di liceo che Vittorio non vede da oltre vent’anni. Ex barricadera dai forti ideali, Claudia ora è sposata con Eugenio Morlacchi, imprenditore green dall’incredibile successo. Ha casa a Milano, un palazzetto sul Canal Grande a Venezia, gioielli, un autista, ma soprattutto Claudia ha una figlia, Ada, e Ada ha un problema grave. Qualcuno la minaccia, uno stalker, un possibile rapitore, qualcuno che potrebbe avere un conto in sospeso col Morlacchi. Ma a Contrada basta poco – parlarne con la sua squadra ormai rodata, la socia Gloria Almariva e il ruvido tuttofare Ciuffo, al secolo Andrea Benati – per capire che le cose non stanno affatto come Claudia gli ha raccontato fra le lacrime. Che la giovane Ada forse non è una ventenne indifesa di fronte alle brutture del mondo. Che quando le luci fuori si spengono e nel buio delle stanze si accendono gli schermi di computer e cellulari, Ada si trasforma. Il suo segreto è di quelli che non si confessano a cuor leggero, la sua doppia vita farebbe vergognare una ragazza perbene, ma le sue ragioni sono adamantine, incomprensibili per gli adulti che la circondano e, di certo, pericolose. Salvare Ada sarà per Vittorio e i suoi un tuffo in ricordi agrodolci e insieme una corsa verso un orizzonte sempre più minaccioso. Mentre sulla città scende – lievissima, incurante – la neve. Dopo Come si uccide un gentiluomo, Tullio Avoledo torna con un giallo che non teme di guardare a fondo nelle debolezze umane, per raccontarcele poi con penna ironica e feroce, piena di inaspettata tenerezza.
La sua voce non era cambiata, in vent’anni. L’immagine che aveva davanti agli occhi mentre le parlava era quella di lei ragazza, fiera Giovanna d’Arco mentre guidava un corteo o organizzava un’occupazione. Vederla muoversi fra le cariche della polizia e i lacrimogeni era bello, ti faceva battere il cuore come quando si lanciava in un ballo. Vittorio alle manifestazioni ci andava solo per lei.
Hanno scritto di Come si uccide un «Avoledo è il nostro autore più enigmatico e carismatico. Il romanzo vola, con la marcia in più di uno stile sempre brillante». Sergio Pent, Tuttolibri
«Tullio Avoledo ci regala una storia che intreccia suspense e denuncia sociale e che, come le migliori indagini, è anche esplorazione dell’animo umano, affresco vibrante del nostro tempo e del fragile equilibrio tra giustizia e potere». Il Venerdì di Repubblica
«Avoledo dimostra ancora una volta di essere un abile illusionista dell’immaginario». Luca Crovi
Nato a Valvasone, in Friuli, il 1º giugno 1957. Laureatosi in giurisprudenza, dopo aver fatto diversi mestieri, fra cui il copywriter e il giornalista, lavora presso una banca di Pordenone.
Con il suo romanzo d'esordio, L'elenco telefonico di Atlantide (gennaio 2003) pubblicato da Sironi, ha ottenuto un lusinghiero successo di critica e di pubblico e vinto il premio «Forte Village Montblanc - scrittore emergente dell'anno».
Nel novembre 2003 viene pubblicato il suo secondo titolo, Mare di Bering (Sironi) e nel 2005 i due romanzi Lo stato dell'unione (Sironi) e Tre sono le cose misteriose (Einaudi), Premio Super Grinzane Cavour 2006 e finalista, nello stesso anno, al Premio Stresa. Nel marzo del 2007 è stato pubblicato il suo quinto romanzo: Breve storia di lunghi tradimenti (Einaudi), Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi[2] e Premio "Latisana per il Nord-Est".[3] Suoi racconti appaiono in antologie pubblicate da Guanda e da Mondadori. Per Guanda, ne I delitti in provincia appare il racconto La traccia del serpente sulla roccia.
Il suo sesto romanzo, La ragazza di Vajont, è uscito per Einaudi nel giugno del 2008. È la storia di un amore impossibile, sullo sfondo apocalittico di un Nord-Est "parallelo" tormentato da una guerra civile e dai fantasmi della pulizia etnica. A settembre 2008 è stato pubblicato nella collana "VerdeNero" delle edizioni Ambiente il romanzo breve L'ultimo giorno felice (Premio "Tracce di Territorio", Pavia), che narra la crisi esistenziale di un architetto cinquantenne coinvolto nella ecomafia delle discariche friulane.
Il 10 novembre 2009 è uscito per Einaudi il romanzo L'anno dei dodici inverni, storia d'amore e di viaggi nel tempo, finalista al Premio Stresa e vincitore del Premio dei Lettori di Lucca 2010.
Il 31 maggio 2011 è uscito per Einaudi Stile Libero il romanzo Un buon posto per morire, un "romanzo storico sulla fine del mondo" scritto a quattro mani con Davide "Boosta" Dileo, tastierista del gruppo Subsonica.
Avoledo ha aderito con entusiasmo al progetto internazionale "Metro 2033 Universe" di Dmitry Glukhovski scrivendo il romanzo Le radici del cielo, in uscita a metà novembre 2011 per l'editore Multiplayer.it, e che a febbraio verrà pubblicato anche in Russia. Le radici del cielo, ambientato nell'universo postatomico descritto da Glukhovski nei due romanzi Metro 2033 e Metro 2034 è un'avventurosa cerca alla Tolkien, ma anche una profonda riflessione su temi come lo scontro tra il Bene e il Male e la possibilità che la fede in Dio possa sopravvivere all'olocausto nucleare.
Sto scrivendo con gli occhi lucidi e un po’ di groppo alla gola. Per una volta, non è per le pagine lette o i personaggi incontrati, ma è perché Tullio Avoledo - che non smetterò mai di consigliare a chiunque - ha questa benedettissima abitudine di accompagnare la sua scrittura evocativa e le sue trame solide e catturanti con citazioni storiche o contemporanee, riferimenti letterari e artistici, citazioni di pezzi musicali. Alcune le riconosci al volo (ehi, il Viandante lo abbiamo appesa in cameretta da anni, anche se non è più il mio Friedrich preferito), altre te le vai a cercare, e io sono atterrato su Bradbury Daydream di Michael McDermott e quindi occhi e gola come descritto prima.
Ultimo valzer di una ragazza per bene lo aspettavo come il nostro gatto attende i croccantini, e non ho fatto le fusa solo perché non son capace. L’ho divorato con la stessa voracità, felice di incontrare nuovamente due avvocati idealisti e un tuttofare apparentemente spigoloso, già protagonisti di Come si uccide un gentiluomo. Partendo da un incontro che riporta indietro nel tempo e da un caso che sembra coinvolgere solo il rapimento di un cane e le oscurità del web, la storia si dipana con l’abilità della grande penna fra aziende che sono scatole vuote, orrori ambientali, passione civica e drammi esistenziali che accomunano i protagonisti, fra rimorsi per momenti non vissuti, fiammelle che si stanno spegnendo e un senso di lealtà e di amicizia che scalda la pelle nel gelo di una società che guarda solo al profitto.
Ogni romanzo di Tullio Avoledo è così: ti ingaggia in una trama che è un giallo-noir perfetto, in cui nulla è lasciato al caso senza cedere alla tentazione di facili trucchi narrativi, e ti trascina in lettura che è apnea, intrisa di emozioni che avverti nello stomaco perché senti con forza ti riguardino personalmente e smascheramenti di veli che ci mettiamo da soli davanti agli occhi, perché una vista troppo lucida e precisa ci farebbe infuriare e sentire impotenti.
Bellissimo.
P.S. Il crossover con una giacca militare, splen-di-do!
🌟🌟🌟🌟,5 Un giallo introspettivo che esamina a fondo le debolezze umane, e lo fa attraverso l'indagine serrata dell'avvocato Vittorio Contrada, attenzionato da una vecchia conoscenza dagli occhi azzurri che non vedeva da tempo. Claudia si é rivolta al suo caro amico perché la giovane figlia é in pericolo. Qualcuno nell'ombra la sta minacciando, nascosto dietro lo schermo del cellulare e e del computer le invia messaggi che la confondono, con rivelazioni incredibili.
Una trama ben elaborata e assai complessa con tante zone d'ombra e rivelazioni scioccanti. Un amore tormentato che ha perso la sua occasione, un matrimonio di facciata, un deprecabile traffico clandestino di tonno rosso e una ragazza che ha a cuore l'ambiente.
Sul finire del romanzo Vittorio e sua madre a cena nella villa illuminata mi hanno davvero commossa, come anche la danza di Alina, e il tenero Snoopy, mentre Ada con quello che ha dovuto passare mi ha fatto tanta tenerezza.