Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla. Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. È l’inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Per Corvo e Zardi, partner nel lavoro ma opposti per indole e modo di vedere le cose, comincia una caccia allucinata. Lui, mentalità da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi; lei, spirito in tempesta con il fascino dell’azzardo nel gioco e nella vita, capace di domare il caos soltanto quando lo incanala nei casi da risolvere. Mentre i demoni personali riaffiorano e un’altra ragazza scompare, i due poliziotti capiscono che il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti. Attirandoli tra stagni di sale e campagne desolate, trasforma ogni scoperta nella tappa di un incubo meticolosamente orchestrato. Più Corvo e Zardi si avvicinano alla verità, più diventa chiaro che le vittime erano solo un prologo. Il vero capolavoro, l’opera suprema che l’Artista vuole realizzare, forse sono proprio loro. Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell’anima umana.
Piergiorgio Pulixi, scrittore e sceneggiatore, è uno dei più apprezzati autori noir italiani, fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de Fogu, (edizioni E/O 2008). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir Una brutta storia (Edizioni E/O 2012), finalista al Premio Camaiore 2013 e chiusa col romanzo finale della quadrilogia, Prima di dirti addio (Edizioni E/O 2016). Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato il romanzo Padre Nostro. Ha vinto numerosi premi letterari e nel 2015 è stato premiato ai Corpi Freddi Awards come miglior autore italiano dell’anno. I suoi romanzi sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti, Canada, e Regno Unito.
La storia narra della scomparsa di una giovane donna nella zona del Sinis, nella Sardegna occidentale. Dopo mesi di indagini inconcludenti, un dettaglio riapre il caso e introduce un’escalation di violenza che mette in luce l’esistenza di un assassino metodico, capace di muoversi senza lasciare tracce e di trasformare il crimine in una forma di sfida. L’indagine si sviluppa su più livelli, evitando scorciatoie e soluzioni semplici, e mantenendo costante la tensione narrativa.
A condurre le operazioni sono gli ispettori Daniel Crobu, detto il Corvo, e Viola Zardi. Lontani dagli stereotipi del genere, i due protagonisti sono caratterizzati da una forte dimensione privata che entra in conflitto con il lavoro investigativo. Crobu è un uomo legato alla famiglia e alla fede, segnato da un passato irrisolto; Zardi è inquieta, istintiva, spesso incline a spingersi oltre i confini della regola. Le loro differenze non sono un espediente narrativo, ma il motore stesso della dinamica investigativa.
Pulixi affianca all’indagine una riflessione più ampia sul peso emotivo del male e sulle conseguenze che il contatto quotidiano con la violenza produce in chi la combatte. Il killer non è solo un obiettivo da catturare, ma una presenza costante che condiziona le scelte, i rapporti e le fragilità dei protagonisti.
Bella l'ambientazione in una Sardegna aspra e selvaggia, che riflette l'umore dei protagonisti. Ma... sì, c'è un ma, enorme. La trama: talmente improbabile, talmente intricata, talmente assurda nelle sue coincidenze che sembra surreale. Un buon Pulixi, ma molto, molto lontano dalla realtà dei "Canti del Male". Peccato.
Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla. Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. È l’inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Pulixi crea due nuovi personaggi Corvo e Zarzi: tanto metodico lui, tanto incasinata lei. Eppure mi sono piaciuti molto ambedue, così come ho trovato viva, dinamica, accattivante la trama del noir. Unica pecca per qualche pagina, il ritorno dei protagonisti precedenti, Calvino e il editor, che avevano affossato il mio entusiasmo sul libro precedente (la donna del pozzo). Voto: 8
Per la gente comune era un mostro, uno psicopatico senz'anima. Invece lui si sentiva solo un perfezionista, un esteta alla ricerca spasmodica della bellezza assoluta, e ossessionato dal catturarla l'aveva idealizzata nelle mani femminili, dita affusolate e armoniche. Gli strumenti che usava erano sempre gli stessi, chirurgici di alta precisione, e allora si che non c'era scampo per nessuna. Le sue vittime le designava dopo un'attenta ricerca e valutazione, senza margini di errore.
Una nuova indagine scuote gli ispettori Corvo e Zanardi che, dopo un macabro rinvenimento, iniziano una caccia serrata ad uno spietato assassino che si auticelebra come artista della morte, collezionando arti femminili come una reliquia.
Un libro noir adrenalinico e ipnotico che mi ha incollata alle pagine dal ritmo incalzante. Un viaggio nella crime fiction che cattura fin dall'inizio trasportando il lettore in Sardegna, con descrizioni vivide e accurate dei luoghi con immagini evocative, e una scrittura fluida che vi conquisterà perché capace di coinvolgere emotivamente.
Già di mio odio i polizieschi; questo, poi, mi ha fatto venire addirittura l’orticaria. È tutto così noioso; i personaggi, a partire dai protagonisti, sono talmente antipatici e insulsi, con le loro mille pare mentali di cui a nessuno interessa nulla, da rendere mediocre persino una vicenda che coinvolge un serial killer col feticismo delle mani femminili. La storia crime, considerata singolarmente, è pure intrigante, ma tutto il contorno inutile imbastito dall’autore è privo di stimoli. Persino il finale è buttato lì senza un minimo di cura: tutto accade velocissimamente, a liquidare un romanzo che, così concepito, è una totale perdita di tempo. Dialoghi insulsi che si ritrovano, identici, in tutti i libri di Pulixi. Non so quante volte io abbia letto la frase: “Vedi che ti mando a fanc . . .”, ripetuta da tutti i personaggi di tutte le sue opere. Stucchevole! E vogliamo parlare del gatto e di quanto sia importante anche qui per la risoluzione del caso? Ho letto da poco “Se i gatti potessero parlare” e anche lì Pulixi utilizza questi felini come elemento fondamentale dell’indagine. Che originalità! E che originalità pure la dinamica del bullismo e della vendetta postuma contro i bulli. Tutto già visto e rivisto. Un grandissimo flop su qualsiasi fronte. Un crime deve concentrarsi sul crimine, non sulle menate private degli ispettori incaricati del caso; ispettori, tra l’altro, rappresentati come degli inetti. Sto decisamente rivalutando Pulixi. In negativo, si intende. Ma poi a cosa servono tutte quelle pagine dedicate all’inseguimento di due puledri scappati dalle stalle? O dell’ispettrice che va dall’estetista cinese a farsi le unghie? Parole, parole, parole . . . utili semmai a riempire quello che, evidentemente, era il numero di pagine minimo richiesto dall’editor. Bah.
E’ il terzo romanzo che leggo di questo scrittore. Mi piace molto il suo modo di scrivere e di descrivere i personaggi dei suoi romanzi.
Viola e Daniel, due ispettori della Polizia, indagano sulla scomparsa di tre donne: in apparenza tra loro non ci sono legami, ma in realtà… hanno qualcosa che le accomuna. Per i due ispettori e tutta la loro squadra sarà una corsa contro il tempo per risolvere il caso e salvare la vita alle donne scomparse.
Anche questa volta Pulixi non mi ha delusa.
Unica critica: in alcuni capitoli si è soffermato troppo nel descrivere vicende legate alla vita privata degli ispettori di polizia che non sono attinenti alla vicenda principale.
3.5 stelle carino.. più giallo che noir.. speravo in qualcosa di un po' più oscuro.. a volte un po' descrittivo, cercando di rendere le lande sarde un po' True Detective e in parte anche riuscendoci.. la storia del killer delle unghie non mi ha proprio convinto, ma ci poteva stare.. Viola l'ho trovata un ottimo personaggio con abbastanza chiaro scuri, ma Corvo l'ho trovato molto ingessato, freddo e poco umano se non nei finale col padre.. avrei preferito personaggi un po' più profondi e sfaccettati, ma come dicevo nell'insieme carino, continuerò con i libri di questo "universo"..
Il nido del corvo è un romanzo che vale la lettura, soprattutto per chi ama il thriller di qualità e le atmosfere cupe. La trama centrale è solida, l'antagonista memorabile, la Sardegna magnifica. Se l'autore trovasse il coraggio di alleggerire il peso delle storie personali dei protagonisti e lasciasse più spazio all'indagine, il risultato sarebbe probabilmente eccellente. Per ora, è comunque un buon thriller — con qualche pagina di troppo.
"Dopo qualche curva, Corvo sentì la pressione delle braccia del padre allentarsi un poco: non per debolezza, per fiducia. Michelangelo gli appoggiò soltanto le mani ai fianchi, lasciando che fosse il corpo a seguire il movimento del cavallo... () Ogni albero, ogni svolta, era qualcosa che Daniel conosceva a memoria. Però, in quella notte, tutto sembrava leggermente diverso, come se stesse imprimendo sul presente un ultimo ricordo degno di quel nome." Ho terminato la lettura di questo romanzo, l'ho terminato a malincuore, perché sapevo che mi sarebbe mancato. E mi manca. La sequenza delle scene, i protagonisti resi così vivi e reali, le storie personali che s'intrecciano alle vicende del caso da risolvere. E quel capitolo con il racconto della cavalcata di padre e figlio che mi ha spezzato il cuore... @piergiorgiopulixi mi ha stregata di nuovo, mi ha lasciata in tensione fino all'epilogo e mi ha straziato il cuore con le vite di questi nuovi protagonisti, amati fin dalle prime righe. Perfetto
Il nido del corvo non è solo un noir o un romanzo di indagine: è una storia sull’elaborazione del lutto, sulla fragilità umana e sulla difficoltà di continuare a vivere quando qualcosa si spezza per sempre. Ciò che rende questo romanzo diverso da molti altri è la capacità dell’autore di creare un legame emotivo potentissimo tra il lettore e i personaggi. Non ci si limita a osservarli: li si vive. Le loro paure, i loro silenzi, il dolore che li attraversa diventano anche nostri. In particolare, la rappresentazione della perdita di una persona cara è trattata con una delicatezza e una verità rare, senza mai risultare artificiosa o forzata. Con questo libro, Pulixi dimostra ancora una volta quanto la forza di una storia non stia solo nell’intreccio, ma soprattutto nello sguardo umano con cui viene raccontata.
Piergiorgio Pulixi è ormai uno scrittore di livello europeo, i cui libri sono tradotti ed amati in molte lingue e paesi. Capace di spaziare dal pulp profondo al cozy crime o a libri per ragazzi, gli ultimi romanzi rappresentano una ulteriore evoluzione dell’autore. Sono romanzi più o meno unici con nuovi personaggi ma hanno la particolarità che essi a volte entrano in comunicazione. Al centro c’è sempre una storia di delitto e mistero, ma al di là di vittime, di killer e di investigatori c’è protagonista assoluto il territorio sardo con paesaggi sempre diversi, animali e piante, misteriosi ed antichissimi monumenti. Un valore aggiunto di fascino e ricerca.
La scrittura di Pulixi incanta, come sempre, costruisce nuovi personaggi con una maestria unica. Ci si ritrova già dalle prime pagine ad empatizzare con Corvo e la Zardi. La caccia al killer si dispiega nella provincia Oristanese, tra stagni e campagne intrise di storia e di quel mistero che avvolge la Sardegna. Ai due poliziotti stringere il cerchio intorno ad un pericoloso "collezionista di mani". Una lettura che vorresti portare a termine senza interruzioni ma che ho preferito centellinare per apprezzare ancora di più l'ultimo lavoro di Pulixi... Aspettando il ritorno di Mara Rais! 😁
Thriller noir super. Racchiude tutto ciò che vorrei trovare in un romanzo del genere. Ho trovato suspence, crudeltà, dolore, ma anche amicizia, famiglia, commozione. È ipnotico, coinvolgente. La Sardegna diventa vera protagonista della storia, con immagini vivide che rendono l'atmosfera reale, visibile attraverso le parole. Una menzione speciale per Daniel, il mio nuovo "personaggio del cuore". Voto:10
Bello! L’ho letto in pochi giorni con quella difficoltà a chiudere il libro a fine giornata, non più comune alla mia età. Riprende un po’, come genere, Un colpo al cuore con un pizzico del primo Faletti. Interessante il cambio dei protagonisti che interrompe il filone di Strega, Rais e Croce. Al prossimo!
Un bel romanzo, intriso oltre dalla storia in sé, anche della umanità dei personaggi principali - soprattutto di Daniel: quasi un racconto nel racconto, ma che non disturba l'insieme, come invece accade in altri libri letti. La storia è intrigante, quel finale non me lo sarei aspettato, anche se - forse - tra le righe si poteva sospettare.
le premesse c'erano tutte, un caso interessante, contornate dal racconto delle vite dei personaggi principali con tanto di introspezione.. ma a un certo punto è arrivata direttamente la soluzione del caso, così rapida e senza un reale sviluppo della vicenda.. i capitoli ben scritti, brevi e incalzanti, ma la soluzione del caso che quasi non si capisce come ci siano arrivati mi ha un po' delusa.
Storia veramente intrigante e inquietante. I personaggi sono fenomenali e molto verosimili. Ahimè ci sono tante descrizioni paesaggistiche che, pur essendo meravigliose, mo hanno portato più volte fuori dalla narrazione.
Il libraio consigliandomelo disse più o meno "i personaggi non sono quelli bidimensionali di molti gialli" e posso confermarlo. Michelangelo Crobu miglior personaggio secondario.
La cosa che mi ha un tantino infastidito è che Pulixi scrive molto bene ma in questo romanzo non sono riuscita ad empatizzare con nessuno dei due poliziotti protagonisti e con le loro paturnie