Il libro raccoglie una serie di articoli che l'autore ha scritto e pubblicato tra il 1820 e il 1821, prima di raccoglierli in volume.
L'ironia caustica e dissacrante (per lo spirito dell'epoca) strappa a tratti più di un sorriso quando si rivolge contro i colti del diciannovesimo secolo e le loro abitudini, dalla paura della morte all'abitudine di prendersi qualche rivincita personale nel momento di fare testamento, fino alla mollezza e alla malafede delle istituzioni.
Il libro patisce però in modo impietoso il trascorrere del tempo e risente del cambio di abitudini e di prospettive di questo secolo. In altre parole, è diventato in gran parte anacronistico e, di conseguenza, l'interesse nel leggero ne risente molto.
Considerata però la lunghezza ridotta, vale la pena sfogliarlo anche solo per quelle poche osservazioni che ci fanno per notare come alcuni piccoli particolari, in riferimento ad esempio alla paura della morte o al comportamento delle istituzioni, non siano poi tanto cambiati nell'arco di duecento anni.