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Jüdische Kulturgeschichte in der Moderne #33

La memoria rende liberi: La vita interrotta di una bambina nella Shoah

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“Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.” Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia.
Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si diventa “invisibile” agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa.
“Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea”. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli.
Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del nostro secolo che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’ quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.

240 pages, Kindle Edition

First published January 9, 2015

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Enrico Mentana

16 books7 followers

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Displaying 1 - 30 of 184 reviews
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,265 reviews158 followers
February 23, 2018
Penso che ormai, a chiunque segua le mie letture, sia noto il mio debole per i libri sulla Shoah. Ne ho letti parecchi (e ho visto anche parecchi films, tanto che fatico a trovarne di “nuovi”), e devo ammettere che quelli non romanzati, ma basati su esperienze vere, dirette, hanno quel qualcosa in più, che li rende speciali.
E questo di Liliana Segre è un libro speciale.
Anche perché lei è speciale.
Una donna speciale, un’anima speciale.
L’avevo vista diverse volte in televisione, una signora seria, profusa nel ricordare, con voce chiara e lucida, la terribile esperienza che ha segnato la sua infanzia. Tuttavia non avevo ancora letto nulla di lei. E quando ho avuto fra le mani “La memoria rende liberi”, l’ho divorato in poco più di un giorno.
Una premessa: Enrico Mentana, citato in copertina accanto al nome della Segre, nel libro si limita ad una (doverosa) introduzione, ma la voce che parla è la sua, quella di Liliana. E’ lei che ci racconta la storia della sua vita: l’infanzia segnata dalla perdita precoce della madre e dall’affetto per il padre, la sua serenità di bambina interrotta dall’avvento delle leggi razziali, la fuga, la prigionia, la deportazione ad Auschwitz, la liberazione, il ritorno, non facile, a una vita normale, l’amore, la depressione e infine la necessità di tramandare la sua storia al mondo, come una missione. Liliana Segre ci parla a cuore aperto, fra le pagine emergono la sua semplicità, la sua umiltà, le sue tante fragilità ma anche la sua forza, quella di una donna che ha visto l’inferno e che sente di dover testimoniarlo, lasciando una traccia dietro di sé, facendo la differenza, per dare un senso al fatto di essere sopravvissuta, di essere ancora al mondo.
Due aspetti in particolare mi hanno colpita.
Innanzitutto il suo rapporto, solo all’apparenza distaccato, o meglio inesistente, con la religione ebraica. Liliana lo chiarisce sin dalle prime righe, è nata in una famiglia di religione ebraica ma è cresciuta da laica, senza mai andare in sinagoga, senza pregare. Anzi, nemmeno sa cosa vuol dire “essere ebrea”. “Da bambina l’unica differenza fra me e le altre compagne di classe era che, nell’ora di religione, io e altre 4-5, uscivamo dalla classe e scorrazzavamo per il corridoio." Il fatto di essere una ebrea per lei è ininfluente, e quando, ai suoi occhi di bambina, tutto ciò che accade accade perché lei appartiene a questa religione, beh, le sembra ancora più assurdo e incomprensibile. Cercherà a lungo di annullare in sé questa parte, di dimenticare di essere ebrea, ma capirà che non possibile, e, a guerra finita, pian piano, maturerà in lei una nuova consapevolezza.
In secondo luogo, l’estrema semplicità di questa donna, che più volte ribadisce in maniera onesta la sua ingenuità, la sua ignoranza, la totale assenza di malizia che ha conservato sino alla fine, e il fatto che se si è salvata, è stato per puro caso, e non perché ha fatto qualcosa di particolare. In un certo senso il suo sguardo resta per tutta la vita lo sguardo ingenuo, innocente e disincantato di una bambina, privata degli affetti, sola, incompresa, ma che non per questo odia qualcosa o qualcuno. La sua etica resta quella della vita, del bene e mai quella della rabbia, o della vendetta. Nonostante tutto quello che ha vissuto.
Ma ci sarebbero tanti altri motivi che, a mio avviso, rendono questa testimonianza davvero speciale.
La carica di senatore a vita, a mio parere giustissima e meritata, è forse arrivata troppo tardi per Liliana Segre. La sua voce continua ad echeggiare nelle aule delle scuole, nelle sale dei convegni, nelle università, in televisione. Il suo contributo alla società è prezioso e fondamentale, e speriamo che tutti ne sappiano davvero fare tesoro.
Grazie Liliana per questa necessaria testimonianza.
Profile Image for Rachele.
417 reviews123 followers
February 10, 2022
"Io da quel giorno diventai 75.190.... Quel tatuaggio ha condizionato me e la mia famiglia, ma non ho mai pensato di toglierlo. E poi perché? Per vergogna? Non sono io a dovermi vergognare, ma quelli che me l’hanno fatto".

Ho sempre voluto leggere i libri della senatrice Liliana Segre, una donna che stimo profondamente non solo per quello che ha passato, ma anche per il suo enorme impegno civico e umano di raccontare la sua storia. Ogni volta che mi trovavo una sua intervista sotto gli occhi ascoltavo le sue parole con enorme interesse e non c'è stata volta che non ho pianto durante i suoi racconti.

Liliana Segre era una bambina di 8 anni quando il suo mondo inizia a rompersi e poi andare in mille pezzi... Pezzi che la condurranno ad Auschwitz assieme ai nonni e al padre che non rivedrà più.
Come afferma la stessa Liliana è sopravvissuta per puro caso, una dei pochi ebrei italiani ritornati a casa dopo i lager.
Dopo una vita trascorsa a nascondere quello che ha passato, nascondendola anche ai familiari, ha deciso di condividere con l'umanità una parte della sua vita affinché il mondo non dimentichi nel mare dell'odio e dell'indifferenza quello che è successo!
Perché ricordare questi atti abominevoli ci permetta di non farli mai più accadere in futuro!

"La libertà aveva il sapore di quell'albicocca"
Profile Image for Francesca.
132 reviews29 followers
June 2, 2019
Dopo aver visto Liliana Segre in televisione diverse volte ho deciso di conoscere la sua storia. Non me ne sono pentita :è stato un viaggio difficile e al tempo stesso scorrevole grazie allo stile di scrittura di Liliana, mi ha commosso, mi ha fatto riflettere, mi ha fatto sentire come se io stessa fossi vissuta in quegli anni.
Ammiro molto Liliana Segre e sono felice che una donna così intelligente abbia avuto dei riconoscimenti per la sua testimonianza.
Profile Image for Stefano.
243 reviews18 followers
January 26, 2019
Ho letto il libro in una giornata. Una di quelle letture che non sei capace di smettere e che al contempo ti scarnifica. Non tanto per il valore della testimonianza, quanto per la profondità delle riflessioni. Il richiamo allo "stupore" nei confronti del male altrui. Come Primo Levi, Liliana Segre lega lo stupore nei confronti del male all'innocenza. "Chi non si stupisce più di niente, ha perso la sua innocenza". Il richiamo all'indifferenza come radice prima del male: "La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in quelle cinque sillabe, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore. È come assistere a un naufragio da una distanza di sicurezza. Non importa quanto grande sia la nave o quante persone abbia a bordo: il mare la inghiotte e, un attimo dopo, tutto torna uguale a prima. Non un onda in superficie, non una increspatura. Solo un'immobile distesa d'acqua salata".
Profile Image for Damiana.
384 reviews
January 29, 2018
"Il sapore della libertà, per me, è un'albicocca secca"

Avevo inserito questo libro l'anno scorso nello scaffale Wishlist, in questo stesso periodo, con l'intenzione di leggerlo non appena avessi potuto. Quando poi ho saputo della presenza della signora Segre (nominata nel frattempo Senatrice a vita dal presidente Mattarella) a Che tempo che fa, in occasione della Gioranta della Memoria, mi son decisa ad acquistare l'ebook per leggerlo.
La memoria rende liberi è la lucida testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz a soli 13 anni. Racconta la sua infanzia di bambina nata e cresciuta nella società milanese degli anni 30-40 del Novecento; racconta di come, insieme al suo amatissimo padre e ai nonni paterni, vivrà con iniziale disorientamento e successivo dolore le conseguenze della promulgazione delle leggi razziali in Italia (lei non sapeva di essere ebrea e non aveva mai neppure frequentato una sinagoga), con l'incarceriazione a San Vittore prima e il viaggio verso Auschwitz poi; racconta la vita nel campo di sterminio, separata dal padre e completamente sola, vive come una sorta di privilegio il lavorare nella fabbrica di munizioni del campo; racconta la Marcia della morte, la fuga dei nazisti mentre l'Armata rossa avanza, il loro tentativo di nascondersi; racconta il suo ritorno in Italia, il ritrovare i nonni materni e lo zio, e la consapevolezza di non essere più la stessa, di non appartenere più a quel mondo. E poi la giovinezza, il matrimonio e la crisi depressiva che la porterà a fare i conti col suo passato nel campo di concentramento, e alla consapevolezza finale di essere una sopravvissuta che ha il dovere di raccontare alle giovani generazioni cos'è stato l'Olocausto.
La sua scrittura, semplice e diretta, sembra quasi un sussurro. Il libro si legge d'un fiato, bellissimo, coinvolgente ed emozionante, crudo nel raccontare la vita nel lager e pieno di amore nei confronti del padre.
Il libro è impreziosito dalla prefazione di Enrico Mentana, un autentico schiaffo soprattutto quando parla dell'antisemitismo mai cancellato in Italia e in Europa e che, in questi ultimi anni, vive una preoccupante recrudescenza.
Per chi non avesse seguito ieri sera l'intervista da Fazio consiglio di recuperarla, così come consiglio caldamente la lettura di questo libro.

"INDIFFERENZA. La chiave per comprendere le ragioni del male è nascosta in quelle cinque sillabe, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore."
Profile Image for Bibliophyla.
70 reviews78 followers
January 31, 2021
Ogni testimonianza è un atto di grande forza e amore. Ringrazio di aver avuto il privilegio di leggere memorie così dolorose ed intime.
Profile Image for LaCabins.
204 reviews28 followers
February 9, 2022
La storia di Liliana Segre prende vita attraverso le pagine di questo testo che, per la prima volta, mi dà i brividi non tanto e non solo nel racconto degli orrori vissuti nel campo di concentramento prima e nella fuga poi. Dà i brividi la storia di una sopravvissuta, che cerca in ogni modo di trovare il proprio posto in una società che non la capisce o, peggio ancora, vuole insabbiare il suo trascorso. La società del primo dopoguerra italiano che tanto freme per andare avanti, riprendersi, rinascere, dimenticando le ferite così fresche di una fetta della popolazione. In quelle pagine, Liliana fa capire quanto lei stessa avesse fretta di dimenticare, quanto per anni abbia celato a tutti, persino al suo amato marito, le ferite del suo passato. La memoria rende liberi, questo il titolo: Liliana è veramente libera solo quando accetta i suoi ricordi, quando racconta il suo passato e si fa testimone degli orrori della guerra per le generazioni più giovani.
Uno splendido affresco di dolore e una storia di rinascita. Imperdibile.
Profile Image for Lalau.
97 reviews20 followers
February 24, 2016
Sono una delle fortunate studentesse che ha potuto godere della testimonianza della signora Segre dal vivo a scuola, e ora a distanza di tanti anni ho letto questo libro .... la sua storia non smette mai di scuotermi e innescare un turbine di pensieri.
Profile Image for Francesco Luchetta.
121 reviews9 followers
December 31, 2019
Testimonianza cruda che non si fa alcun problema a raccontare la verità de fatti. Un libro che dovrebbe leggere chiunque.
Profile Image for Abc.
1,117 reviews108 followers
July 31, 2018
Un'altra testimonianza sull'orrore dell'Olocausto.
Stavolta a parlare è Liliana Segre, un'ebrea che non è mai stata praticante, anzi non è proprio mai stata educata nella cultura ebraica in quanto la sua stessa famiglia non si riconosceva nell'ebraismo. Proprio per questo rimane ancora più scioccata quando, all'età di 8 anni, viene a sapere che non potrà più tornare a scuola perché ebrea. Da questo momento per lei e suo padre inizia una lunga fuga per sfuggire alle leggi razziali che diventano via via più costrittive.
Verranno internati ad Auschwitz, ma solo lei riuscirà a salvarsi, portandosi dietro tanta sofferenza di cui non riuscirà a parlare per decenni. Solo dopo una forte depressione capirà che l'unico modo per liberarsi di certi ricordi dolorosi è parlarne e offrire la propria testimonianza alle nuove generazioni per evitare il ripetersi di tanto orrore.
Mi ha colpita questo libro e mi sono commossa quando ha parlato dell'episodio di Janine. È paradossale, ma mi è sembrata la cosa più devastante che ho letto, forse perché ci rivela come sia impossibile, in una situazione di totale deprivazione, provare empatia per qualcun'altro. Spesso i libri che parlano di Olocausto parlano anche di episodi di grande solidarietà, di grandi gesti di umanità di un deportato verso l'altro. Segre invece ci dice chiaramente che questo è quanto mai incredibile, è un po' un modo per edulcorare la realtà. Per questo critica anche film come "la vita è bella" perché danno una visione distorta di ciò che è successo. Di fatto in un lager pensi solo a come sopravvivere ora dopo ora, cercando di chiudere gli occhi sugli orrori a cui assisti.
Da leggere.
Profile Image for Maria.
46 reviews19 followers
March 24, 2021
Questa donna mi fa una gran tenerezza. Non riesco a non pensarla come una ragazzina sola e terrorizzata travolta da quell'orrore.

Eppure è una delle pochissimi minori di 14 anni che è riuscita a sopravvivere!
Questo racconto è una breve storia della sua vita nel Lager ma contiene la testimonianza preziosa del passaggio "dal prima al dopo" la sua esperienza nei campi di annientamento nazisti.

Gli adulti avevano qualche strumento in più per capire cosa stesse succedendo ma i bambini e i ragazzini erano totalmente indifesi. Quanta difficoltà nel sopravvivere da sola e soprattutto nel tornare di nuovo alla normalità!

Ho apprezzato tantissimo questa sua introspezione, è il primo libro che leggo in cui si tratta in maniera così sincera e delicata delle difficoltà emotive del ritorno, della rabbia e della fame logorante anche dopo, quando cibo ce n'era in abbondanza.

È un racconto molto prezioso. Semplice e scorrevole e si legge davvero velocemente. Anche questo, così come tutti i libri dei sopravvissuti ai campi di sterminio, porta al suo interno il monito.
Attenti.
Basta poco.
Non giratevi mai dall'altra parte.
O sarete colpevoli anche voi.

"Indifferenza.
Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all’ombra di quella parola. [...]
La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in quelle cinque sillabe, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. È come assistere a un naufragio da una distanza di sicurezza. Non importa quanto grande sia la nave o quante persone abbia a bordo: il mare la inghiotte e, un attimo dopo, tutto torna uguale a prima. Non un’onda in superficie, non un’increspatura. Solo un’immobile distesa d’acqua salata."

"Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare."

Ci si prova.
Profile Image for ⚔️Kelanth⚔️.
1,117 reviews164 followers
February 1, 2020
Come ogni anno, in occasione del giorno della memoria, comincio a leggere un libro che ne parli, in modo da poter così non dimenticare e cercare di trasmettere a chi mi sta intorno ciò che ho letto. La tragedia dell'olocausto così come i libri che parlano delle due guerre mondiali mi hanno sempre affascinato, mi piace la storia e cerco sempre di capire cosa porti gli uomini a fare quello che fanno; la storia si ripete, sempre. E noi non riusciamo mai ad imparare da essa.

E ogni volta che leggo di più sull'argomento mi convinco immancabilmente che l'uomo indipendentemente dall'età storica in cui vive, sia nella maggior parte dei casi ignorante, stupido, cattivo e indifferente al male altrui; mi sembra un dato di fatto appurato e chiaro come che domani mattina sorgerà il sole. E queste tre caratteristiche messe insieme fanno un mix da cui derivano guerre, orrori, prevaricazioni e qualsia altra schifezza vi venga in mente.

E' di questi giorni la notizia che il 16 e dico sedici scritto in lettere per cento degli Italiani crede che l'olocausto non sia mai avvenuto e dunque cosa c'è da aggiungere? Per non parlare delle scritte antisemite, di chi crede che chi scappa dalla guerra o dalla fame lasciando il luogo dov'è nato sia giusto che crepi in mare, chi pensa che tutto questo non lo riguardi... e dunque ancora e sempre INDIFFERENZA.

E così per lo più penso che sia brutto vivere in questo mondo indifferente e ignorante e a volte mi sento un alieno che non capisce dove si trova e non capisce quello che vede e sente. Spero in mia figlia, cerco di spiegarle, cerco di scusarmi per lo più.
Profile Image for Vita (Booksdramaqueen).
917 reviews95 followers
January 19, 2021
Oggi ho letto questo libro tutto d'un fiato, non sono riuscita a staccarmi.

La cosa peggiore è che quando leggo le testimonianze dei sopravvisuti alla Shoa, gli orrori raccontati sono così terribili che è quasi impossibile credere che sia tutto successo davvero, che gli uomini siano potuti arrivare a tanto. Che la cattiveria dell'essere umano si sia spinta oltre l'immaginabile, e che siano morte così tante persone colpevoli solo di essere nate.

Eppure è tutto vero e la cosa importante è non dimenticare mai.
Profile Image for Ilaria_ws.
974 reviews76 followers
December 3, 2019
" Indifferenza. Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all'ombra di quella parola. La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in quelle cinque sillabe, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all'orrore."

La memoria rende liberi è un libro di Liliana Segre scritto in collaborazione con Enrico Mentana. Liliana Segre è un'attivista e politica italiana conosciuta principalmente per il suo lavoro di testimonianza in qualità di sopravvissuta della Shoah. Deportata ad Auschwitz nel 1944 insieme al padre, Liliana vivrà a soli 13 anni gli orrori della guerra ma sopratutto dei campi di concentramento nazisti. Sopravvissuta ad almeno 3 selezioni dei nazisti, Liliana affrontò anche la terribile marcia della morte. Finalmente, mentre si trovava nel campo di Malchow, arrivò la fine di quell'orrore quando il campo venne liberato dalle forze militari americane.
Ma non era finita lì. La parte più difficile, forse ancora più difficile delle esperienze vissute nel campo, fu continuare a vivere con la consapevolezza e il ricordo di quello che era accaduto, della crudeltà, dell'odio e delle torture che aveva subito e a cui aveva assistito. Il ritorno a casa senza il papà Alberto e i nonni morti ad Auschwitz fu terribile. Liliana visse un periodo di profonda depressione e solitudine, nessuno voleva ascoltare quello che aveva da dire, nessuno voleva sapere quello che era accaduto nei campi. Così Liliana si chiuse in sè stessa, mise da parte i ricordi e si sforzò di dimenticare rifiutandosi di parlare di quello che le era accaduto. Solo molti anni dopo, ormai adulta, moglie e madre, decise di far sentire anche la sua voce, la testimonianza della sua sopravvivenza all'odio.
Ho letto tantissimi libri, sia romanzi che saggi e moltissime biografie, che parlano della Shoah, che riportano testimonianze di sopravvissuti e che illustrano nel dettaglio gli orrori dei campi. Si potrebbe dire che ormai sono quasi abituata a leggere libri del genere ma la testimonianza di Liliana Segre mi ha colpita profondamente. Non so se sia perchè si tratta di un personaggio che negli anni abbiamo imparato a conoscere bene, oppure perchè quest'anno ho visitato il complesso di Auschwitz-Birkenau durante un viaggio in Polonia e leggendo sono andata a riguardare le foto della visita e mi sono resa conto di aver camminato e di essere entrata dove Liliana probabilmente si trovava in quel lontano 1944.
So solo che, rispetto ad altri libri spesso anche molto più crudi che ho letto sul tema, stavolta mi sono trovata molto più coinvolta nel racconto. La storia della Segre è quella di milioni di altre persone, è la storia di come spesso l'odio e il male sono più vicini di quanto crediamo, dietro l'angolo pronti a scatenarsi al primo segnale. Perchè gli orrori della Shoah non sono stati solo opera dei nazisti, non è stato solo Hitler, ma anche tutti gli altri milioni di persone che hanno collaborato, che guardavano e restavano in silenzio, che si mostrarono indifferenti e preferirono far finta di niente.
Questa è la chiave di lettura del libro: l'indifferenza. E' da lì che tutto è partito, la Segre dice che l'indifferenza è la radice di ogni male, perchè quando credi che una cosa non ti riguardi, non ti tocchi, è a quel punto che un po' della nostra umanità si perde e siamo disposti ad accettare quell'orrore che non dovremmo mai accettare.
La storia di Liliana Segre viene raccontata in questo libro attraverso 3 fasi: il prima, il durante e il dopo. Il dopo è probabilmente la parte meglio riuscita del libro perchè ci permette di capire fino a che punto una persona sopravvissuta a quegli orrori sia ormai irrimediabilmente segnata, marchiata nell'intimo esattamente come quel tatuaggio che le marchia il braccio. Penso che questo libro di Liliana Segre dovrebbe essere letto da tutti, fatto leggere sopratutto nelle scuole; troppo spesso sentiamo ancora persone minimizzare i fatti, addirittura c'è chi, nonostante le testimonianze e gli stessi resti dei campi che testimoniano quello che accadde, si rifiutano di credere, si rifiutano di credere all'orrore dei racconti.
E' un racconto che ci permette di capire perchè dobbiamo continuare a ricordare, per quanto il ricordo di quello che accadde sia doloroso. La memoria, il ricordo, hanno liberato la piccola Liliana prigioniera di Auschwitz e dell'odio e l'hanno resa la donna che è oggi. La memoria può liberare tutti noi, sopratutto liberarci dal pericolo che possa accadere di nuovo. Leggetelo, fatelo leggere ai vostri cari, ai vostri amici, consigliatelo, tenete vivo il ricordo.
Profile Image for L'aura.
248 reviews7 followers
February 17, 2020
Lucido, franco e a tratti straziante. La cosa interessante della senatrice Segre è che non ha alcun interesse a imbellettare le cose (anzi, c’è una critica rivolta a chi l’ha fatto) e nemmeno paura di risultare a volte imperfetta o persino sgradevole. Molte memorie diventano spesso stucchevoli, pesa su di esse il tentativo che gli autori fanno di apparire senza macchia e di dire sempre quello che ci si aspetta che dicano, magari incoraggiati da editori e ghost writer. La senatrice è invece di una franchezza disarmante, il suo punto di vista mai filtrato da ipocrisie. Si avverte netto il distacco tra la bambina deportata, caratterizzata dallo stupore e raccontata con tenerezza, e la giovane donna liberata per la quale inizia una nuova (una prima, anzi, per la Segre) tragedia: quella di adattarsi a una vita che appare banale. È questa la parte più interessante del libro, quella che forse è meno rilevante dal punto di vista storico (perché vi cessa il racconto del campo di concentramento) ma traccia la formazione di Liliana Segre come donna che (ri)trova un proprio posto nel mondo nel corso di anni difficili, disperati, intensi. Solo la senatrice si conosce, ma personalmente credo che la sua depressione sia iniziata molto prima di manifestarsi con i sintomi di quello che il suo medico chiamò “esaurimento nervoso”. In ogni caso, consiglio il libro perché si tratta non solo di un documento imperdibile ma anche del racconto ben registrato di una donna complessa, brillante e straordinaria.
Profile Image for Federica Boarini.
27 reviews1 follower
October 31, 2021
Ho iniziato questo libro totalmente inconsapevole della difficoltà che avrei incontrato nel completarlo. Ogni pagina è stato un pesante colpo al cuore, una sensazione di mal di stomaco intollerabile e che ha reso difficile addormentarsi per varie notti di seguito. Ma non potrei essere più contenta di averlo letto. Ho concluso la lettura provando un affetto incommensurabile per Liliana. È un libro sincero, diretto, crudo, dolce a tratti. Ho ammirato la sincerità di questo racconto, la descrizione straziante di stati d'animo che mai si spera di provare. L'aspetto che più mi colpisce è questa volontà ripetuta di non volersi sentire una eroina, ma solo una persona che si porta il peso intollerabile di una testimonianza troppo grande e troppo importante per non essere condivisa. Un libro che tutti dovrebbero leggere, per non dimenticare mai.
28 reviews1 follower
March 14, 2020
Troppo spesso cadiamo nel banale errore di ricordare questi orribili avvenimenti soltanto durante la settimana in cui avviene la Giornata della Memoria, ma non dev'essere così!
Fortunatamente negli ultimi anni molte cose sono cambiate e al ricordo di questi atroci atti poniamo molta attenzione, andando oltre al 27 gennaio. Per questo motivo ho deciso di leggere "LA MEMORIA RENDE LIBERI" marzo perchè non ce ne dobbiamo dimenticare.. spetta a noi giovani mantenere vivo il ricordo.

Questo concetto viene espresso molto chiaramente nell'introduzione affidata a Enrico Mentana e successivamente ripresa dalla stessa Senatrice.
Nella sua analisi, Mentana ci ricorda che presto non ci sarà più nessuno in vita della Shoah e dobbiamo essere grati a tutti coloro che dedicano il loro tempo a ricordare sia durante gli incontri nelle scuole che attraverso i libri.
Quando è stata istituita la Giornata della Memoria nel 2001 ero una bambina, quindi sono cresciuta dando valore a questo terribile evento, ma solo ora grazie a Liliana Segre, ho capito di aver sottovalutato una cosa importante: sono passati troppi anni in cui tutto questo è stato celato sotto uno strato pesante di indifferenza.

In questo libro, Liliana Segre racconta con estrema lucidità e semplicità tutta la sua vita.
Era una ragazzina di 13 anni quando fu deportata ad Auschwitz assieme a suo padre. Proveniva da una famiglia borghese di Milano, che non le ha mai fatto mancare nulla, sempre insieme, molto uniti; poi improvvisamente il nulla. Si ritrova sola ad affrontare una cosa inspiegabile accanto a persone sconosciute, deve imparare presto a cavarsela e a crescere velocemente.
Sopravvissuta ai più atroci orrori, una volta a casa accanto ai suoi zii, si trova incompresa ed incapace di raccontare.

Cadiamo spesso nell'errore di pensare che tutti gli orrori siano iniziati con i campi di concentramento, in realtà la sofferenza degli ebrei è iniziata molto tempo prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Sono stati perseguitati da chi faceva parte della loro stessa società; il giorno prima erano loro amorevoli vicini di casa, colleghi insegnati o il portinaio del palazzo, il giorno dopo terribili aguzzini, spesso si comportavano peggio dei tedeschi.
E' proprio questa la cosa sconcertante, un giorno amici, addirittura con lo stesso pensiero politico (bisogna pensare che molti ebrei italiani non erano praticanti e credevano nel fascismo), poi all'improvviso avevano l'obiettivo di sterminare una stirpe.

Definirei questo saggio con 3 parole: STUPORE, SOLITUDINE ed INDIFFERENZA.
- Stupore: Liliana Segre non ha mai smesso di capacitarsi di come fosse possibile procurare del male gratuito. Durante il suo periodo nei lager si è sempre stupita della crudeltà umana, dei morti ammassati senza una degna sepoltura, lei che veniva da una famiglia piena d'amore e dove non si litigava mai..
- Solitudine: Lei così attaccata a suo padre, da un momento all'altro si è ritrovata sola, senza una spalla su cui piangere appena capito che non l'avrebbe più rivisto. Tutti stavano affrontando la stessa sofferenza, ma erano troppo impegnati a sopravvivere per provare compassione gli uni verso gli altri.
- Indifferenza: Una volta a casa per anni non ha parlato di quello che le era successo. Nessuno, zii e nonni, si sono mai interessati; chi per non sentirsi ancora più in colpa per averli lasciati a quel terribile destino, chi semplicemente troppo impegnato a non compromettere il loro status borghese.
Ho trovato assurdo come sua nonna, il suo modello da bambina, avesse come unico pensiero la sua verginità.

Posso solo immaginare il senso di inadeguatezza e il non essere compresa, che ha provato per molti anni, dove tutto le appariva banale.
Forse se le avessero dato ascolto, non solo a lei ma a tutte le persone bisognose di parlare, ora ci soffermeremmo di più a pensare alle ingiustizie e ai soprusi che avvengono ( anche se in modo diverso) oggi. Invece, per troppi anni la guerra o meglio le persecuzioni dovute alle Leggi Razziali, sono state un tabù.

Sono grata che Liliana Segre si sia lasciata "salvare" dalla sua forza d'animo e dall'amore, perchè da quell'esperienza molti ne sono usciti si fisicamente ma non mentalmente. Questo ci ha permesso di conoscere questi orrori, facendo in modo di non scordarcene mai!

VOTO: 5/5
Profile Image for La Lettrice Solitaria.
174 reviews295 followers
October 22, 2018
Quando ero in età scolare, se non erro proprio al tempo delle medie, mi ritrovai al Cinema Galleria di Bari, quello vecchio che ora non esiste più, e lo stuolo di insegnanti per vedere un film. Non so dove fossi, dove avessi la testa. A scuola ero sempre distratta, pensavo ai miei mondi da sognare, non avevo tempo per stare in quel luogo banale e che tanto ho odiato, se non col corpo, di cui potevo allora non curarmi.
E vedemmo un film. Ricordo una proiezione lunga, i miei compagni che parlottavano di altro e pensavano a flirt, amori e intrighi di classe (non c’erano cellulari né internet all’epoca, ma posso assicurare che il livello di distrazione era comunque alto). Io invece quel film lo guardai tutto, dall’inizio alla fine. Senza capire. Capivo, cioè, che era una storia drammatica e da questo ero affascinata. Ma non sapevo a cosa si riferisse tutto questo.

Nessuno dei miei compagni lo vide con attenzione, quel giorno, benché fossimo tutti al cinema. Nessuno ricordava di cosa parlasse.
“Ma come si chiamava il film che abbiamo visto oggi?”
“La balena, qualcosa così…”
Ci ho messo anni per ritrovare il nome di questo film.

Giona che visse nella balena, di Roberto Faenza, ispirato al libro di Jona Oberski, Anni d’infanzia.

A scuola non se ne parla mai. Sì, certo. Studiammo la guerra mondiale, ma la cosa viene sempre sorvolata in poche righe, crude anche quelle: sterminio di ebrei. Ma cosa tutto questo comportasse, io l’ho imparato da quel film, senza avere gli strumenti per associare questa storia al dato storico dei libri. Non so se riesco a rendere l’idea di quale sia il problema di tanta scuola italiana, oggi. Rara adesione tra teoria e realtà.
Uscita dal cinema ero così triste che mi ripromisi di non guardare più film su quell’argomento, lo ritenevo pesante, inutile, perché pensare a questo mondo lontano, che per me non aveva alcun inquadramento storico?

Ero ignorante. Come può esserlo una ragazzina di quindici, sedici anni al massimo. In un mondo che le cose non le chiama per nome e se possibile le sorvola.

Anni dopo, trasferitami in Inghilterra, sono venuta a contatto con la letteratura di guerra – che da loro vanta produzione vastissima – e ho scoperto di apprezzare tantissimo i libri sulla Shoah, sugli ebrei, i saggi, le testimonianze, le memorie. Ormai ne ho tantissimi e ancora altri mi aspettano per la lettura. Ho scoperto che non c’è scrittura più viva di questa, nel mondo dei libri. Che non c’è cosa più grande che un libro possa fare che non sia aiutare i sopravvissuti a tramandare i ricordi, gli storici a delineare i fatti nella loro concretezza, scevra il più possibile da forzature politiche.
Ma tutt’ora resto un po’ lontana dalla produzione cinematografica, l’ho sempre avvertita un po’ irreale, un po’ strana, forzata.
E ora, dopo aver terminato il libro di Liliana Segre scopro che anche lei – lei che può testimoniare di persona gli orrori di un campo di concentramento – la pensa così. Non le piacciono i film sulla Shoah, non le piace la Vita è bella, che anche io ho sempre trovato ridicolo, una fiaba impossibile. Mentre ha amato Se questo è un uomo di Levi, libro magistrale – del quale tempo fa ho fatto una recensione proprio nel blog – e del quale si sente, leggendolo, la forza del vero e del reale.

Così è anche il libro di Liliana Segre. Nessuno stupore nelle sue memorie. Un iter riscontrato in tanti altri romanzi di testimonianza, scritti da sopravvissuti. Una vita in famiglia, felice, laica: una distanza pressoché abissale dalle abitudini e consuetudini ebraiche. Una vita di fatto italiana al cento per cento. E poi le leggi razziali. La fuga da Milano, il tentativo fallito di scappare in Svizzera. La breve sosta al carcere di San Vittore e infine il treno della morte verso la Polonia e Auschwitz, assieme al padre.

Liliana Segre è rimasta relativamente poco in quel campo, rispetto a molti altri testimoni. Ma è sopravvissuta, diciamolo, per una serie di botte di culo allucinanti. Forse perché ragazzina, forse perché molto brava a non farsi notare troppo, discreta, sempre per conto suo con questo suo carattere molto dimesso e remissivo, è riuscita a sopravvivere non perché abbia fatto gesti eroici, ma perché è riuscita – ed è cosa terribile – a farsi trasparente in un mondo dove ogni nota di colore, dai capelli, alla malattia, alla stanchezza, al pianto diventavano un rischio di morte certa e immediata.

Ma Liliana non si ferma al campo di concentramento. Si libera, all’arrivo degli americani. E torna in Italia, tentando di riallacciare rapporti con chi è rimasto della sua famiglia, nel cuore l’assenza sempre presente del padre mai più ritrovato, grande figura mitica e adorata della sua esistenza.
Ed è in Italia, a guerra finita, che per Liliana inizia il momento peggiore. Sembra assurdo a dirsi, ma è così. Capisce che è impossibile essere capita da chi non ha vissuto quell’orrore, capisce che la gente poi non ha voglia di stare a sentire le sue tragedie, la gente vuole dimenticare la guerra, godersi la vita, la felicità. Così tace. Tace per anni. E si ammala, come era lecito aspettarsi, di depressione e di ulcere perché si teneva tutto dentro. Troppo.

Per fortuna ha incontrato l’amore, Alfredo. Un soldato italiano che poteva capirla. Si è creata una famiglia. Ha anche iniziato a lavorare, scoprendo la propria identità di donna e di persona al di fuori del contesto matrimoniale. E infine ha deciso di parlare, di raccontare, cosa che fa oggi benissimo con i suoi scritti, nelle scuole, negli incontri per celebrare il Giorno della Memoria. L’ultima comparsata che ho visto, proprio da Alberto Angela. Diventa Senatrice a Vita, nominata da Mattarella, e finalmente l’orrore vissuto trova un senso: raccontare, raccontarsi, regalarci le sue memorie a monito per il futuro.

Sto male al pensiero di come si sentirà ora, che in Italia fa tutto schifo, che al governo abbiamo questa specie di fascisti di bassa lega, ora che altri sono i bersagli e non più gli ebrei. Ora che ondate di assurdo antisemitismo si abbattono di nuovo sulla Germania, che lei dice di non aver purtroppo mai potuto perdonare.
I tedeschi di oggi non sono quelli di ieri, le direi. Ma in realtà la capisco, la paura resta ed è difficile non associarla a questi eventi. Io stessa, che pure non li ho vissuti, sono stata di recente a Berlino per un paio di giorni e ammetto di averci pensato di continuo. Tra reperti storici, musei e il corteo di pace contro il nazismo in cui mi sono imbattuta (assurdo, siamo nel 2018 e ancora si deve ribadire quanto possa fare schifo tutto questo), anche io come Liliana Segre, devo ammettere, ci ho pensato. Non ho ricordi tragici con cui fare i conti, ma sento di capire perché lei non riesce.

Mi chiedo come possa sentirsi una donna come lei, all’alba di tutto questo. Motivo per cui questo libro andrebbe letto, ma non solo, consigliato in scuole, in associazioni, club del libro. Assieme al libro di Primo Levi, per mostrare due possibili facce della realtà, di cosa voglia dire essere perseguitati, incarcerati, essere vittima della crudeltà umana. Nelle parole di Liliana mai rancore, mai odio, mai voglia di vendetta – avrebbe potuto, lo dice nel libro, in un momento di apparente catarsi, possibilità di sparare a un nazista, che l’avrebbe però consegnata a un destino di rimpianto – mai piegata al ricordo doloroso. Inno alla vita il suo. Però lucido, razionale. Mettiamola così: io non le credo sino in fondo quando dice che non ha provato odio, rancore, che ancora non ne prova. Una donna così arguta e intelligente ha saputo semplicemente trasformarlo, secondo me. In altro.

In cosa, lo scoprite semplicemente leggendola. Il suo messaggio è netto, non può sfuggire.
Profile Image for Irene.
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September 15, 2020
《Da anni, ogni volta che mi sento chiedere "come è potuto accadere tutto questo?", rispondo con una sola parola, sempre la stessa.
Indifferenza.
Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all'ombra di quella parola》.
Profile Image for Rosalba Mulas.
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January 24, 2020
Si. Finito. Anzi un inizio per una ulteriore ricerca sulla dimensione umana. Mio padre ha vissuto da militare quell 'esperienza. Il silenzio ha accompagnato la sua vita fino al mio viaggio a Dakau. Solo allora mio padre riuscì a parlare di quella parte della sua vita durata tre anni. Un abbraccio alla signora Segre.
Profile Image for Gaetano Laureanti.
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February 13, 2020
La storia di Liliana Segre, raccontata in prima persona da lei, arriva dritta dentro come un pugno nello stomaco.

La storia di una bambina di otto anni che non capisce perché debba essere espulsa dalla scuola e poi venga respinta, in fuga, alla frontiera svizzera e, per questo, di fatto condannata alla deportazione nei lager con tutto il resto della famiglia.

Sopravvissuta e rientrata, praticamente da sola, a 15 anni, in un lungo viaggio dalla Polonia a Milano, viene accolta alla fine da qualche parente sopravvissuto.

Purtroppo non sempre come avrebbe voluto:

Mia nonna, appena mi vide, il giorno stesso in cui tornai, mi chiese se ero ancora vergine. Mi offesi a morte e - per quanto l’amassi - non glielo perdonai mai. Avevo subito mille violenze, psicologiche e fisiche - le botte, il freddo, la fame -, e sapere che la donna che avevo sempre considerato un’ispirazione aveva come unica preoccupazione la mia verginità mi deluse profondamente. Le interessava solo che non fossi stata stuprata, che - per i canoni d’allora - fossi ancora «presentabile» in società. Io, poi, ero talmente ingenua da non sapere neanche cosa fosse uno stupro.

Liliana ha cercato di dimenticare, sorridendo dentro di se’ dinanzi a quelli che raccontavano le loro disavventure durante la guerra, neanche lontanamente paragonabili a quello che lei aveva visto e vissuto.

Poi fortunatamente si è resa conto che doveva testimoniare quello che era accaduto, perché il rischio è quello di dimenticarne l’orrore o, ancor peggio, di affrontarlo, con indifferenza.

Quello che raccontavo non era accaduto solo a me, c’erano gli altri lutti, terribili, quello di mio padre e dei miei nonni prima di tutti e di sei milioni di uomini, donne e bambini colpevoli solo di essere nati.

Quella bambina ebrea che quasi non sapeva di esserlo è diventata una donna ebrea che ha scelto di assumersi il peso e la responsabilità della memoria. Una memoria affidata purtroppo quasi solo ai sopravvissuti, alle vittime, sulle quali è pesato il dovere di difendere la verità.

Ho provato, col silenzio, a dimenticare di essere ebrea, ma oggi so che non è possibile. Non si può smettere di essere ebrei.


Oggi più che mai, da leggere e rileggere.
Profile Image for _nuovocapitolo_.
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August 7, 2023
Aveva solo 13 anni Liliana Segre quando fu deportata in un campo di concentramento.
Sopravvisse a torture, fame, stenti e alla “marcia della morte”, che vide esseri umani sfiancati e deboli attraversare a piedi l’Europa, quando i nazisti si resero conto della fine imminente e inevitabile che avrebbero fatto.
Sopravvisse restando umana, grazie alla sua capacità di continuare a meravigliarsi di quello che vedeva, quella capacità che è propria dell’infanzia.

Tornò per raccontare, anche se all’inizio faceva fatica a considerare gli altri “abbastanza” per un dolore e un orrore come quelli che lei aveva visto. Identità cancellate nel più lucido e metodico dei sistemi, vite spezzate, legami recisi, famiglie divise che non si ritroveranno mai più, rifiuti che costano morti. Uno sterminio che per quanto ormai sia provato e narrato sembra sempre incredibile.

E poi finito tutto quel ritorno tra i “normali”, quelli che la guerra è stata “solo” privazione, quelli che non ti capiscono, che non comprendono il problema di discriminare e perseguire una razza in quanto tale, senza occuparsi delle individualità, cancellando l’identità di ciascuno e sostituendola solo con un’etichetta. Questo facevano i numeri tatuati sul braccio, annientavano l’essere in quanto persona singola. Distruggere l’umanità, rendere l’uomo simile alla bestia, solo istinto primordiale di sopravvivenza.

“Ci fu anche chi per sopravvivere prevaricò sulle altre prigioniere, chi derubò gli altri. L’abbrutimento chiama abbrutimento, e del resto la nostra degradazione rientrava nel progetto di disumanizzazione impostoci dai nostri aguzzini”

Peggio delle torture fisiche c’erano quelle morali. Perseguitati senza colpa se non quella di essere nati, come Liliana Segre ha detto una volta in un discorso al Parlamento, dove ricopre la carica di Senatrice a vita, scelta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
In questo libro la testimonianza, lucida e semplice nella sua difficoltà, con una prefazione (splendida) di Enrico Mentana.

“Primo Levi scrisse che ‘la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo’ e io, per tutto l’anno che trascorsi ad Auschwitz, non ne trovai nessuna che desse voce ai sentimenti di pena e orrore che provavo”.

In tedesco Liliana imparò solo 10 parole: piangere, paura, schiaffo, neve, fame, pane, dolore, avanti!, sola, 75.190.
Profile Image for Alice Raffaele.
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March 20, 2022
“Ricordo di aver visto il capo del campo buttare la pistola per terra. Era un uomo terribile, crudele, che picchiava selvaggiamente le prigioniere, e in quel momento una parte di me avrebbe voluto raccogliere la pistola e ucciderlo. Fu un istante di vertigine, durante il quale mi sembrò che si fossero invertite le parti: forte io e debole lui. Guardavo l'arma, feci per prenderla convinta di potergli sparare, sicura che ne sarei stata capace. La vendetta mi sembrava a portata di mano. Ma di colpo capii che non avrei mai potuto farlo, che non avrei mai saputo ammazzare nessuno. Questo fu l'attimo straordinario che dimostrò la differenza tra me e il mio assassino. E da quel preciso istante fui libera. Veramente libera, perché ebbi la certezza di non essere come lui, di essere un'altra cosa: era un'altra l'etica che avevo imparato dalla mia famiglia, l'etica del rispetto, una cultura di vita, non di morte.” – Pag. 144

Anche se magari conoscete già - o pensate di conoscere - molti dettagli della storia e del vissuto di Liliana Segre, è sempre importante e doveroso rileggerli, rifletterci ancora, per non lasciare che la memoria si appanni e diventi poco vivida, sfocata, approssimata, rischiando di trasformarsi in qualcos'altro che non è la verità.
Liliana Segre è una donna che non ha mai smesso di interrogarsi e di evolversi. La sua memoria è qualcosa di prezioso che dovremmo conservare, custodire, tramandare, per educare. Ripercorrere i suoi ricordi attraverso la sua voce andrebbe fatto regolarmente (non solo quando si avvicina il 27 gennaio).
Profile Image for Ilaria Bersani.
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December 4, 2020
Una memoria passata e presente. Un libro che mostra come la storia è ciclica, e gli orrori dell'Olocausto si stanno riproponendo nell'Europa del 2020 con la morti dei migranti nel Mediterraneo.
Profile Image for Serena Giuliano.
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January 28, 2021
Una doverosa testimonianza di vita vera, niente di romanzato. Una bambina a cui è stata tolta la libertà di essere tale, di essere figlia, di essere donna. Un ritorno ancora più duro perché è impossibile cancellare il male.
Profile Image for Lisa Felisatti.
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December 16, 2019
La testimonianza di Liliana Segre, deportata nei campi di concentramento a soli tredici anni e sopravvissuta per caso, come lei si definisce, è una voce importante e da tenere bene a mente.
Narra della sua esperienza nei lager, ma anche del dopo, della difficoltà di reinserimento e di tornare a vivere come una persona "normale".
Un libro che tutti dovrebbero leggere. Una persona che tutti dovrebbero ascoltare. Per non dimenticare mai di cosa l'uomo è capace.
Profile Image for Arianna.
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February 23, 2019
Un pugno allo stomaco.
Così definisce Liliana Segre le sue testimonianze pubbliche per i suoi figli, ai quali non ha mai parlato apertamente di quello che vide e visse in prima persona ad Auschwitz. Una storia che però loro le dissero di aver sempre sentito raccontare da lei, non a parole, ma con gli sguardi, con i silenzi ...
Liliana Segre è una sopravvissuta "per caso", ma che per moltissimi anni ha voluto - forse sempre per quell'istinto alla sopravvivenza spontaneo sviluppato nel più famoso campo di concentramento - tacere delle atrocità vissute là e dell'indifferenza qui, in Italia, che il suo essere nata in una famiglia ebrea, ma quanto più non praticante possibile, l'hanno portata ad essere testimonianza diretta di un dramma enorme come quello dell'Olocausto.
Ma a differenza di molti, lei è davvero sopravvissuta ad Auschwitz; e per quanto impossibile perdonare i lutti, le sevizie fisiche e psicologiche, e la sua esperienza stessa di prigioniera, è riuscita ad andare oltre, grazie all'Amore.
E per quanto questo libro possa essere per chiunque lo legga un pugno allo stomaco, è, a mio parere, un inno d'amore: per i suoi nonni, per suo padre, per i milioni di uomini, donne e bambini vittime del genocidio nazista.
Perché l'unico modo per combattere l'indifferenza è continuare a ricordare.
Profile Image for Ily.
521 reviews
March 10, 2020
Ho ascoltato per la prima volta Liliana Segre, una donna di una dignità straordinaria, nel 2018, quando è stata ospite di una puntata a "Che tempo che fa", in occasione della Giornata della Memoria e la sua intervista mi è rimasta impressa. Ritengo che questo libro sia una grande ed importante testimonianza, una lettura imprescindibile, schietta ma molto profonda, anche se ti distrugge emotivamente e finisci col chiudere il libro piangendo. Leggetelo.

"Quel 1° maggio lungo la strada incontrammo gli americani. Sulle prime non capimmo neanche chi fossero, poi vedemmo questi visi sorridenti, allegri, belli, abbronzati. Lanciavano sulla gente del cibo, senza fare distinzione fra noi prigionieri e i tedeschi, civili o militari che fossero. Sulle nostre teste piovevano barrette di cioccolata e sigarette. Ricordo che riuscii a raccogliere solo un’albicocca secca, perché ero imbranata, incapace di farmi avanti, come in fondo sono rimasta. Da allora dico sempre che quello dell’albicocca è il sapore della libertà."
66 reviews
March 5, 2019
Trovo che la scrittura semplice, discorsiva, fredda, lucida e quasi distaccata, renda il racconto di questa terribile realtà ancora più incisivo e aberrante. In più di un'occasione ho ricevuto un pugno allo stomaco che mi ha fatto emozionare, rabbrividire e piangere incredula.
Ho apprezzato che nel racconto non sia escluso il "dopo"...il ritorno dei sopravvissuti alla vita che si dovrebbe supporre "normale" ha di normale molto poco... È facilmente intuibile ma quasi mai viene affrontato.
Grazie Liliana, "sopravvissuta per caso" e testimone e voce di un passato terribile per propria ed eroica scelta, grazie.
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