Padri e Figli
Raramente Thompson mi lascia indifferente, e anche in questa storia 'minore' è riuscito ad acchiapparmi; è questione di umore, non c'è niente da fare, e di un certo modo di proporre le cose le situazioni i personaggi.
Lui ci riesce, ci gioca, li mescola e li tira sul tavolo che è una bellezza. Vincere o perdere è secondario.
Il protagonista, il ragazzo Tom Carver, accusato di un omicidio che non ha commesso, non è che compia chissà quali casini come altri protagonisti di Thompson. È un ragazzo con la testa sulle spalle, l'unica corda che lo tiene al palo è la situazione familiare, specialmente suo padre, uomo dal carattere difficile. Infatti sarà quest'ultimo a metterlo nei guai.
Qui più che in altri romanzi dell'autore c'è una prima parte che, per quanto priva di veri e propri snodi narrativi, riesce a creare un'atmosfera sana e al tempo stesso malsana che mi ha ricordato il miglior Caldwell, quello di "Tobacco Road" e "Il piccolo campo", capace di far muovere le foglie anche senza vento.
Sarà questione di dialoghi, o forse di dialoghi in bocca ai personaggi giusti, o forse personaggi giusti in cerca di essere capiti, o forse... Be', insomma, avete capito, quando succede succede, non sto parlando di alta letteratura o ghirigori linguistici. Anzi, forse tutto il contrario, rendere semplici le cose semplici.
La seconda parte guadagna in avvenimenti ma perde un po' di intensità, diventa un meccanismo che vira verso un sentimento di vendetta, anche se non così scontato come può sembrare, o almeno non negli atteggiamenti di Tom.
Non è un capolavoro, me ne guardo bene da usare certi termini, e in fin dei conti chissenefrega, ma se vi piace l'autore, credo vi piacerà anche questo romanzo senza bisogno di strapparvi i capelli. Mica poco.