Con il rapimento di Maduro, gli Stati Uniti vogliono controllare il paese. Mentre rischiano di rimanerci. Washington tra sogni e incubi. Il grande azzardo. Trump nella trappola neocon. Prossima fermata Groenlandia. Caracas tra vita e morte. Il regime è decapitato. Viva il regime. Gli italiani s’affidano ai gringos. Senza Venezuela, Cuba rischia di morire. Gli ayatollah non hanno tempo né cuore per Caracas.
Dario Fabbri (1978) è un'analista geopolitico e giornalista italiano. E' direttore di Domino, rivista mensile di geopolitica e curatore di Scenari, mensile che tratta di geopolitica del quotidiano Domani. E' stato inoltre consigliere scientifico e coordinatore per l’America di Limes, rivista italiana di geopolitica. E' anche chief geopolitical analyst di Macrogeo, centro di ricerca geopolitico e macrofinanziario. È socio della Società italiana di storia militare. Si occupa principalmente di USA e Medio Oriente. È docente di geopolitica mediorientale presso la Scuola di formazione del DIS (Dipartimento per le informazioni di Sicurezza, della Presidenza del Consiglio) e di narrazione geopolitica presso la Scuola Holden di Torino.
Lo scopo della rivista, come sempre ricorda al lettore il sottotitolo in copertina è fornirgli una chiave di lettura diversa dall'ordinario su quanto avviene nel globo. Se assolvendo a questo compito gli articoli consentono anche di illuminare chi legge su una parte del globo di cui alle nostre latitudini si sa poco ha fatto bingo! Per l'appunto, nonostante i recenti eventi, tutto ciò che il sottoscritto sapeva sul Venezuela prima del volume odierno è che fosse uno Stato sull'orlo del fallimento se non già fallito, con l'inflazione in costante ed inesorabile aumento, con una Capitale pericolosissima in mano ai narcotrafficanti e un Governo socialcomunista verosimilmente corrotto, il tutto nonostante la più ampia riserva petrolifera del pianeta. Insomma, ciò che sa un europeo mediamente informato. Il perché di tutto ciò, e se tutto ciò corrispondesse alla realtà e alla narrazione delle nostre latitudini lo ignoravo allegramente. Studiando questo numero si può però esser trasportati nelle crepe che fin dalla sua nascita, lacerano il popolo venezuelano, tanto ciò che è rimasto in Patria quanto quello emigrato. Si possono apprendere ragioni storiche dell'impostazione e dell'attuale appoggio americano che francamente ritenevo da sempre, erroneamente, appartenente a Caracas. Si può infine avere uno sguardo diverso su un continente che è molto più cruciale di quanto Bruxelles e affini credano.