Elfo è tornato. Contro la sua volontà. L’ex protagonista fantasy fuggito al proprio autore, capace di costruirsi la più banale delle esistenze pur di non finire mai più in una trama, deve fare i conti con il fatto che le storie non vogliono lasciarlo in pace. Neppure adesso, che si è esiliato ai confini più estremi della letteratura. Antonio Ferita, invece, è un ispettore di polizia. Un ispettore vero, reale, e come tutte le persone reali è costretto ogni giorno a scriversi da solo. Il suo sogno più grande è diventare il protagonista di qualche giallo estivo o l’eroe in una collana poliziesca. Magari una con un bel serial killer. Quando, in una città dove persone e personaggi letterari convivono, viene trovato per la prima volta il cadavere di un grande editore, Ferita decide di occuparsi del caso. Elfo decide di no. Purtroppo esistono forze letterarie a cui nessuno può opporsi, capaci di trascinare anche il più antinarrativo dei protagonisti, ancora una volta, dentro la trama. Una di queste forze si chiama sequel.
Quando un autore segnala persino sul retro di copertina che il suo sequel sarà (inevitabilmente!) più brutto dell'originale, ma poi in realtà il Sequel è persino più bello, cosa si deve fare?
Se amate i libri, se amate la lettura, se amate la letteratura, leggete le storie di Elfo. Non c'è altro da aggiungere.
Targhetta, col suo solito stile affilato come un rasoio, ci conduce attraverso un'altra avventura metaletteraria, una lotta senza esclusione di colpi tra i personaggi e i loro aguzzini più famelici.