Toriumi Ningyo ha il nome di un uccello marino, vive sola con la madre e ha un padre che aleggia su di lei come un temporale. Quando incontra il giovane Arashi, un innamoramento fragile – il primo – prende forma. Solo curare la madre le farà capire che a volte l’amore è come il mare, limpido e terribile, e che crescere significa accettarne la profondità.
Nel secondo breve romanzo che compone il libro, Santuario, a incontrarsi di notte su una spiaggia sono altre due vite quella di Tomoaki, segnato da un lutto che non riesce a superare, e quella di Kaoru, che ha perso tutto ciò che amava. Il loro legame diventerà insieme conforto e rivelazione – la possibilità, fragile ma reale, che la tenerezza salvi.
Uscito subito dopo il successo mondiale di Kitchen e pubblicato oggi per la prima volta in Italia, Come un miraggio riprende la tradizione degli shōjo manga, i fumetti per ragazze con cui Banana Yoshimoto è cresciuta e che per primi hanno ispirato la sua scrittura. Storie dove amore e dolore convivono e in cui a emergere nitido è, nelle parole dell’autrice, “lo scintillio dell’essere giovani e l’inquietudine di una età in cui non si sa niente di ciò che porterà il domani”.
“Se dovessi paragonare l’amore a qualcosa, sarebbe al fondo del mare. Seduta sulla distesa di sabbia, cullata dalla corrente, guardo incantata l’azzurro del cielo lontano che traspare attraverso l’acqua limpida.
Inutile chiudere gli occhi, fuggire, tentare di andare da tutt’altra la mia mente ritorna sempre lì.”
Banana Yoshimoto (よしもと ばなな or 吉本 ばなな) is the pen name of Mahoko Yoshimoto (吉本 真秀子), a Japanese contemporary writer. She writes her name in hiragana. (See also 吉本芭娜娜 (Chinese).)
Along with having a famous father, poet Takaaki Yoshimoto, Banana's sister, Haruno Yoiko, is a well-known cartoonist in Japan. Growing up in a liberal family, she learned the value of independence from a young age.
She graduated from Nihon University's Art College, majoring in Literature. During that time, she took the pseudonym "Banana" after her love of banana flowers, a name she recognizes as both "cute" and "purposefully androgynous."
Despite her success, Yoshimoto remains a down-to-earth and obscure figure. Whenever she appears in public she eschews make-up and dresses simply. She keeps her personal life guarded, and reveals little about her certified Rolfing practitioner, Hiroyoshi Tahata and son (born in 2003). Instead, she talks about her writing. Each day she takes half an hour to write at her computer, and she says, "I tend to feel guilty because I write these stories almost for fun."
Due racconti lunghi pubblicati nel 1988, subito dopo l’exploit di Kitchen. I giovani sono i protagonisti, l’amore, la dolce tristezza, il desiderio e il lutto sono i temi. Intensi e delicati. Un ritorno alle origini dell’universo letterario di Banana Yoshimoto.
« La solitudine si insinua nel cuore da un momento all'altro, senza che ce ne accorgiamo. È come quando ci si sveglia di colpo all'alba e dietro la finestra tutto è azzurro. Più tardi farà giorno, la notte il cielo potrà riempirsi di stelle, ma in qual che angolo del cuore rimarrà quell'azzurro limpido e silenzioso. Quando la mamma, dopo tutti gli anni in cui avevamo vissuto insieme, tutt'a un tratto è uscita dalla nostra routine quotidiana, ho capito quanto quell'azzurro fosse parte di me. L'immagine di Arashi è affiorata, chiara e nitida, dalla sua vita, probabilmente solitaria come la mia, con la forza che ci voleva per spazzare via la mia piccola malinconia.»
4 ⭐️ Due brevi romanzi compongono questo libro, il primo da cui deriva il titolo del libro e il secondo intitolato “Santuario”. Avevo scritto una lunga recensione per il primo romanzo che mi ha colpita, ma diventava una cosa troppo lunga. E sapete cosa c’è? Vi lascio scoprire il libro da soli. Vi dico solo che c’è amore, legame, amicizia, rapporto genitori-figli, insomma un po’ di tutto. Sono due racconti inediti del 1988 e si vede ancora, passatemi il termine, l’inesperienza di Banana. Però nel loro insieme mi sono piaciuti, mai quanto Kitchen ma questo è un discorso a parte.
Feltrinelli ha pubblicato per la prima volta in Italia questa raccolta di due racconti di Banana Yoshimoto, scritti nel 1988, subito dopo il successo planetario di Kitchen.
Due storie brevi, intense e luminose, che riportano alla Yoshimoto delle origini: quella capace di catturare lo scintillio inquieto della giovinezza, l’amore fragile e il dolore che lo accompagna, con la stessa delicatezza emozionale che ha conquistato milioni di lettori.
Nel primo racconto, Toriumi Ningyo (che porta il nome di un uccello marino) vive sola con la madre e un padre che aleggia su di lei come un temporale lontano. L’incontro con il giovane Arashi accende un innamoramento tenero e precario, il primo vero. Solo quando dovrà prendersi cura della madre, la ragazza capirà che l’amore è come il mare: limpido e terribile allo stesso tempo, e che crescere significa immergersi nella sua profondità senza fuggire.
Nel secondo, Santuario, due anime ferite (Tomoaki, schiacciato da un lutto che non riesce a elaborare, e Kaoru, che ha perso tutto ciò che amava) si incontrano di notte su una spiaggia deserta. Il loro legame notturno diventa rifugio, conforto e, forse, salvezza: la dimostrazione fragile ma potentissima che la tenerezza può ancora guarire.
“Non sapevo che il mare di notte potesse comunicare quel senso di infinito. Nel vedere il mare immerso nel buio, è strano, ma mi sono sentita addirittura felice. Fino a quando non sono ritornata a casa non me ne ero resa conto, ma, ogni volta che piangevo, nel ricordare il mare buio e il rumore delle onde mi sentivo più tranquilla. Era anche la prima volta che stavo seduta da sola in attesa del momento in cui avrei visto con chiarezza il mare di notte. Nonostante il dolore, ho ammirato la bellezza quasi spaventosa del paesaggio che avevo davanti: quell’acqua densa che le onde portavano a riva, e la spiaggia che si intravedeva nel buio.”
Banana Yoshimoto riprende la tradizione degli shōjo manga che l’ha formata: storie in cui amore e dolore convivono senza retorica, dove il soprannaturale sfiora appena la realtà e il vero protagonista resta il cuore umano.
Come scrive l’autrice stessa, nei ringraziamenti:
“Quando ho esordito come scrittrice, sono stati tirati in ballo gli shōjo manga (manga per ragazze) talmente spesso che alla fine mi sono detta: visto che a ripeterlo sono in tanti, proviamo a scriverne per davvero. È così che sono nati questi due brevi romanzi, in cui ho provato a entrare nel mondo di quei bellissimi shōjo manga nel quale ero cresciuta. La mia scrittura era ancora acerba, e anche il contenuto rivela come non sapessi bene in che direzione andare, ma credo che da essi emerga con chiarezza lo scintillio dell’essere giovani e l’inquietudine di un’età in cui non si sa niente di ciò che porterà il domani. Che questo libro sia pubblicato oggi in italiano, e nella traduzione di Giorgio Amitrano, è per me una specie di sogno. Vorrei potere abbracciare la me stessa di allora, insicura e sperduta, ma comunque decisa a impegnarsi al massimo delle sue possibilità, comunicandole questa mia gioia.”
Nessun libro di Banana Yoshimoto mi ha più colpita quanto Kitchen, e questo non fa eccezione..mi ha illusa il fatto che fossero due racconti del 1988, quasi contemporanei dei due che avevo amato, ma a malincuore devo dire che non reggono comunque il confronto. Piacevoli, ma nulla più
Due racconti che risalgono agli inizi della produzione dell'autrice, e ne conservano intatti lo slancio e la freschezza. Due storie d'amore, come sempre, in bilico e imperfette. E, come sempre, irrinunciabili. Impeccabile la traduzione di Giorgio Amitrano.
Che tenerezza leggere la postfazione che Banana Yoshimoto scriveva piú di 30 anni fa, quando si augurava di poter continuare a fare la scrittrice. Beh direi che c'é riuscita, anche se io non distinguo piú i suoi libri gli uni dagli altri ormai da un ventennio, peró continuo a leggerli tutti, quindi la considererei una win/win situation.
Non è Kitchen, ma nulla sarà mai Kitchen né potrebbe esserlo. Il secondo dei due racconti mi è piaciuto più del primo, è arrivato, per me, più nel profondo. Ho particolarmente apprezzato leggere la postfazione originale e confrontare l'autrice di allora con quella di oggi. In fondo, il suo augurio per sé stessa è quello che io rivolgo a me e alle persone a me vicine.
Libro che una volta letto pensi “ok la vita può essere una merda, però vale la pena viverla”
“Sai, da un po’ di tempo mi sento contenta. Sento che vale la pena essere vivi” “Di cose di cui essere contenta ne avrai ancora tante” disse Tomoaki, di slancio. Non sapeva neanche lui se voleva scoppiare a piangere o sorridere di gioia. Si mise invece a guardare fisso la luna che brillava sopra l’angolo di un edificio. Poi le parole sgorgarono da lui, fluide e sicure.
Si vede che è un romanzo giovanile della scrittrice giapponese. Ritorna in auge la sua empatia verso i personaggi che lascia molto a desiderate nei suoi ultimi libri
«Eppure, nel mio animo infantile, l’immagine di quel bambino che piangeva aggrappandosi al cancello, quella sensazione struggente si impresse in me nitida insieme agli altri ricordi di quel periodo.»
Due storie, due racconti, diverse solitudini a confronto. Toriumi Ningyo è una giovane donna che vive da sola con la madre. Verso quest’ultima ha un attaccamento molto forte e radicato, anche protettivo. Soprattutto se nella loro vita viene a subentrare la figura di quel padre da cui è cresciuta lontana seppur abiti in realtà non distante da lei. È un uomo rude, incostante, difficile da gestire per i modi e per la mentalità. Vive con Arashi, giovane uomo, che all’inizio crede poter essere suo fratello. In realtà tra i due non intercorre alcun legame di sangue, da qui nasce un amore tanto fragile quanto veritiero. Questo perché la madre della ragazza deciderà di seguire il padre in un paese di montagna del Nepal ove l’uomo ha intenzione di gestire un’attività. Il distacco dalla madre non è semplice per la figlia, l’incontro con Arashi sarà per lei una rivelazione sia in termini di umanità che di legami. La madre soffrirà molto di quel viaggio, ben presto si ammalerà e Arashi riuscirà, partendo a sua volta, a convincerla a tornare a casa. Qui Toriumi sarà chiamata a prendersi cura di lei. La madre che si ritrova davanti è un’anima sconfitta, triste, desolata, ha perso quella vitalità che prima la muoveva. Sarà prendendosi cura di lei che la giovane apprenderà delle tante sfumature dell’amore, che capirà l’intensità di questo sentimento che sa essere tanto dolce e pieno quanto difficile e complesso. Sarà chiamata a crescere e ad affrontare tante delle sue paure.
«[…] Amare qualcuno rende infinitamente tristi. Talmente tanto che si arriva a sentire tutta la tristezza anche delle cose che non c’entrano niente. Non c’è fine. Con Arashi ero triste, senza Arashi lo ero ancora di più. Il pensiero che un giorno avrei avuto un altro amore, il fatto di mangiare, perfino passeggiare, tutto era triste. E sapere che le stesse cose si potevano in un niente tramutare in felicità mi sembrava incredibile.»
“Santuario” è invece una storia che nasce dall’incontro di una notte. Una spiaggia e due vite ferite si incontrano in un luogo che è magia e perdizione. Tomoaki è segnato da un lutto che non è in grado di superare, Kaoru, ha perso tutto quel che amava. L’incontro li porterà a riconoscersi e a curarsi in una solitudine che è un baratro senza fine. Un legame che diventerà possibilità, conforto, rinascita, rivelazione. Una storia che prende per mano e che ci insegna che tutti abbiamo diritto a una seconda possibilità.
«[…] Era convinto che parlare davvero col cuore a una persona tormentata fosse il metodo migliore per farla tornare a sorridere.»
Pubblicato subito dopo “kitchen” e pubblicato per la prima volta in Italia lo scorso gennaio 2026 da Feltrinelli, “Come un miraggio” di Banana Yoshimoto è un testo che sa entrare nel cuore dei lettori e lasciare ai medesimi un senso di gratitudine e speranza. Riprende la tradizione degli shojo manga e da questi si muove in una dimensione che oscilla tra dolore e amore, tra rinascita e speranza. L’autrice ci ricorda che tutti siamo stati giovani, che tutti abbiamo vissuto un senso di inquietudine che ci ha accompagnato nel tempo anche nell’età adulta. Perché tutti abbiamo paura del domani, tutti abbiamo paura del tempo che verrà.
“Come un miraggio” e “Santuario” sono due scritti che si radicano nel lettore, che si aprono a lui con la dimensione del domani e con la speranza di un futuro migliore se con le persone giuste e se, soprattutto, ci diamo una possibilità.
Ci fanno inoltre ricordare una Yoshimoto più intimista e forse più acerba ma forte del suo volersi narrare ai lettori in modo chiaro e lucido. Da leggere e assaporare. Buona lettura!
Stupenda edizione Feltrinelli, quando l'ho vista sul tavolo delle uscite recenti non ho resistito e l'ho comprata impulsivamente. Non mi ero accorta fossero ben due storie, infatti mi è arrivato come uno schiaffo in faccia quando mi sono accorta che "Come un miraggio" fosse finito 🥲 Avrei voluto tanto continuasse per sapere come sarebbe proseguito. Ho sentito le stesse sensazioni positive simili a quando si guarda un vivace anime giapponese. Leggendo queste storie, mi sono immaginata le scene raccontate affezionandomi subito ai personaggi.
Questi racconti sono datati 1988...mi mamma aveva 8 anni! Pensare che questo libro, che racchiude due racconti differenti, sia uscito relativamente da poco mi emoziona. È come leggere nell'intimità del cuore dell'autrice, quando ancora era agli esordi. È come tornare al momento in cui la Banana Yoshimoto scrittrice è nata. I racconti sono leggeri e allo stesso tempo carichi di malinconia, come solo gli scrittori giapponesi riescono a esprimerla. Tratta comunque di tematiche davvero molto delicate con grande naturalezza. Una lettura poco impegnativa, ma preziosa...
Due lunghi racconti, acerbi nella scrittura, ma dalle sfumature tipiche della Banana Yoshimoto che ho amato sin da "Kitchen" e fino ad "Amrita". Un po' come tornare a casa facendo un viaggio indietro nel tempo: guardare a quei tempi con gli occhi adulti. Relazioni insolite, legami che hanno qualcosa di predestinato e rassicurante anche nell'inevitabile attraversamento del dolore. Mi ha intenerita. Piacevole lettura #libridaleggere
Devo essere sincero: in alcune parti dei due racconti mi stavo annoiando. Certo, ogni racconto affronta l’amore e il dolore in maniera diversa, però non so non mi ha tanto convinto. Non voglio essere pessimista, però ho letto altri libri di questa autrice e mi sono piaciuti di più rispetto a questo.
Due romanzi brevi di Banana Yoshimoto. Storie d'amore anticonvenzionali così come lo è lo stile dell'autrice. Una ragazza che si innamora del figliastro di suo padre, mai conosciuto se non dopo più di vent'anni, un uomo che si innamora di una vedova dopo aver perso lui stesso la sua amante suicidatasi.
Il mio primo di Banana Yoshimoto e purtroppo capisco perchè non ne ho letti altri. Niente contro di lei, la scrittura è anche esemplare, ma i contenuti sono - come lei dice - quieti, forse troppo. Per i miei gusti serve più emozione!
questo libro mi ha trovato quando ne avevo più bisogno. ha tutte le caratteristiche dello stile giovanile dell'autrice, che ho sempre apprezzato di più rispetto a quello maturo. bellissimo e commovente