L'odio è uno dei pochi tabù che non si riescono a infrangere, più del sesso o della morte. Eppure tutti lo proviamo. La tesi di Murgia è che l'odio possa essere una virtù, dipende da come lo pratichiamo. Per esempio, con Odio gli indifferenti Antonio Gramsci ha mostrato che, se riconosciuto e disciplinato, questo sentimento non è per forza distruttivo. Passando dalle maledizioni sarde ai salmi biblici, da Grazia Deledda alle lettere di san Paolo, Murgia smonta i nostri pregiudizi e rivendica il diritto di odiare – specialmente i prevaricatori, i prepotenti, tutti coloro che non credono nella responsabilità collettiva del bene. E compie così il miracolo di parlare ancora del nostro tempo, che dall'odio distruttivo è inquinato; sembra rivolgersi proprio a noi che continuiamo ad abitarlo, con la consueta ironia e la lucidità profetica di una voce che nulla potrà mai spegnere.
Michela Murgia è nata a Cabras nel 1972 ed è stata a lungo animatrice in Azione Cattolica. Ha fatto studi teologici ed è socia onoraria del Coordinamento teologhe italiane. Ha pubblicato nel 2006 Il mondo deve sapere che ha ispirato il film Tutta la vita davanti e nel 2009 il bestseller Accabadora, vincitore del Premio Campiello 2010.
Ritrovare la penna di Michela Murgia in questa raccolta postuma è un’esperienza che oscilla tra il conforto di una voce amica e lo schiaffo di una verità nuda. "Lezioni sull'odio" non è un manuale di cattiveria, ma un’analisi chirurgica, ironica e profondamente politica di un sentimento che abbiamo imparato a reprimere senza mai capire davvero. L’elemento che più colpisce è la capacità della Murgia di umanizzare l’odio, declinandolo nelle sue diverse sfaccettature. C’è l’odio che spaventa (quello sistemico e violento), ma c’è anche un odio che l'autrice eleva a strumento di consapevolezza attraverso alla tradizione popolare delle nonne con i frastimi sardi, ma soprattutto con la legittimazione dell'odio come forma di resistenza: impossibile non citare Gramsci e il suo iconico "Odio gli indifferenti", perché l'indifferenza non è virtù, ma complicità e odiare ciò che calpesta i valori in cui crediamo diventa, paradossalmente, un atto d’amore verso la libertà. Ho trovato estremamente interessante la rilettura teologica e letteraria della vendetta: perché qui che emerge anche la sua immensa e illuminata cultura religiosa. Analizzare il concetto di vendetta attraverso i passaggi biblici di San Paolo (parafrasando molto sinteticamente tratta bene il tuo nemico, ci pensa Dio) o scavare nella negazione delle origini di Grazia Deledda (il mio nome vi compra tutti, pensavate che valessi meno di voi) non è solo un esercizio di stile, ma un modo per ricondurre il sentimento "cattivo" alle sue radici antropologiche e letterarie. La scrittura è incredibilmente scorrevole, intessuta di quella retorica intelligente e sarcastica che era il suo marchio di fabbrica, riesce a farci sorridere mentre ci mette davanti allo specchio, usando l'ironia come un bisturi per scarnificare le nostre ipocrisie sociali. È un testamento emotivo potente. Ci manca la sua capacità di dare un nome alle cose senza giri di parole.
Michela Murgia manca, manca tanto! Manca il suo pensiero critico. Manca la sua voce fuori dal coro.
“Fare amicizia con l’odio, cioè apprendere rituali relazionali che chiamino le cose con il loro nome – anche quando non ci piacciono – è la sfida di queste lezioni. Guai agli improvvisatori in questo campo. A odiare davvero si impara.”
“Lezioni sull’odio” è un saggio breve, radicale e folgorante, pubblicato postumo a cura di Alessandro Giammei e nato da una serie di lezioni pubbliche tenute dall’autrice qualche anno prima della scomparsa. In poche pagine, Michela Murgia smonta uno degli ultimi grandi tabù contemporanei: l’odio.
«Io da due a sei volte alla settimana, e così spero di voi», scherza con la sua ironia tagliente, per poi dimostrare che questo sentimento, se riconosciuto e disciplinato, può trasformarsi in virtù civile e strumento di resistenza. Attraverso esempi potenti – da Odio gli indifferenti di Gramsci alle maledizioni sarde, dai salmi biblici alle lettere di san Paolo fino a Grazia Deledda – l’autrice rivendica il diritto di odiare i prevaricatori, i prepotenti e tutti coloro che negano la responsabilità collettiva del bene comune.
Con lucidità profetica e una penna affilata, Murgia trasforma un sentimento che viviamo in silenzio (perché «dobbiamo vivere come fuorilegge») in un atto politico necessario, opposto all’indifferenza e all’ipocrisia. Pubblicato in un’epoca in cui l’odio distruttivo inquina il dibattito pubblico, questo libro postumo è un regalo prezioso: la voce di Murgia continua a parlare al nostro presente con la stessa urgenza e intelligenza che l’hanno resa una delle intellettuali più luminose della cultura italiana. Breve, denso e irriverente, si legge d’un fiato e lascia un segno profondo, invitando a praticare l’odio con consapevolezza invece di reprimerlo o negarlo.
Un testo essenziale per chiunque voglia capire meglio il tempo che abitiamo.
“Agite l’odio con la stessa intelligenza con cui vi ho insegnato a pensarlo e a dirlo, perché solo cosí l’odio sortirà tutti i suoi costruttivi effetti di virtú. E siate pazienti. Perché l’odio non deve mai essere istinto, sempre organizzazione, altrimenti diventa uno strumento cieco nelle mani di chi vi vuole controllare. Mantene s’odiu, ca s’occasione no mancat. Vorrei che lo ripeteste con me, come un mantra, cosí l’odio lo collettivizziamo e diventa sostanza di una battaglia plurale, come è stato motore di tutti i cambiamenti rivoluzionari di tutti i tempi: Mantene s’odiu, ca s’occasione no mancat. Non manca mai, vedrete.”
E se in questo, prima del voto referendario, volete ancora la voce di una donna libera, dal libero pensiero, leggete queste pagine.
Un libro straordinario. L’autrice riesce a essere dissacrante, illuminante e ironica allo stesso tempo. Nei suoi romanzi c’è sempre tantissimo, e anche questo non fa eccezione: particolare e davvero meritevole di attenzione. Consigliato.
«L'odio esiste perché esistiamo noi. Tutti, nessuno escluso, lo proviamo almeno una volta nella vita. Credo che le persone piú consapevoli tra di noi lo provino almeno una volta al mese. Io da una a sei volte alla settimana.»
4 ⭐️ In queste lezioni, Michela Murgia spiega che l'odio è umano, perché odiare è naturale. Questo libro è nato per sfatare gli ingiusti pregiudizi sull’odio. Negare di provare odio equivale perciò a detenere un'arma senza dichiararne il possesso. Michela afferma anche che odiare presto è una forma di prevenzione, inoltre in Sardegna si usa il “frastimo” simile all’odio, che è più una forma di maledizione. Uno dei migliori testimonial di questo atteggiamento sull'odio è Antonio Gramsci, che fa una sua dichiarazione esplicita: «Odio gli indifferenti». Un’altra è anche Grazia Deledda, che afferma:
“Lei non sa cosa è l'odio? E l'amore sa cosa è? Passioni che nascono cosí, senza che noi ne sappiamo il perché. L'odio però è piú forte di tutte le passioni. Chi non ha odiato non è un uomo.”
Concludo con questa frase: tene s'odiu, ca s'occasione no mancat. Non manca mai, vedrete.
Breve ma incisivo, lascia parecchi spunti su cui riflettere.
E niente… dopo averlo letto posso dire di aver capito meglio l’odio e la sua importanza! Il “problema” è che ho anche aggiornato la lista delle persone che odio 😅 Grazie Michela 🩷
In questo divertente saggio tratto da alcune lezioni universitarie, Michela Murgia è al cento per cento la se stessa/persona letteraria. Piuttosto provocatoria, cede alla sfida intellettuale creando un lungo divertissement che sembra voler prendere molto sul serio. Tra le righe invece, un lettore attento può percepire l’ironia e il prendere l’argomento non troppo sul serio.
Come tipico dell’autrice, scende con piglio volutamente provocatorio in agone intellettuale con un argomento ostico, in cui le piace prendere la posizione meno scontata. Lo fa con argomentazioni che - da un punto di vista meramente universitario - mi paiono superficiali, tralasciando aspetti filosofici e culturali per dedicarsi a citazioni, momenti pop, discese nella cultura sarda già citate in altre occasioni.
Dal punto di vista del lettore amatoriale, invece, il testo è divertente e spiritoso, non manca di lanciare interessanti spunti di riflessione e allenare la mente al contraddittorio, alla visione laterale tipica di Murgia; al suo prendere le cose di petto, ma da una prospettiva non banale. Fortissima la visione in chiave cattolica, che può disturbare chi - come me - non ha questo tipo di lettura della realtà. Resta però una parte imprescindibile della formazione di Michela Murgia, e come tale me l’aspettavo.
Un po’ forzato, ma spiritoso e arguto; bello per ricordare la mente provocatoria di Michela e il suo modo di ragionare e argomentare, tagliente e circostanziato, che assorbe da un substrato nato da radici profonde nella regione cattolica e nell’attivismo.
Libro carino e mostra il tema dell'odio da un'angolazione differente. Bella la scelta di riprendere le lezioni universitarie svolte direttamente da lei.
Interessante, divertente, ma carente a mio avviso del discorso principale relativo all'odio che speravo di trovarci dentro: quando passare dall'odio all'azione è moralmente corretto? Quando si è oppressi? Quando ci si sente oppressi? È individuale o collettivo? Inoltre trovo che il discorso sull'amore sia volutamente fuorviante.
A quasi tre anni da quel 10 agosto 2023, Michela Murgia continua a far parlare di sé, a provocare le menti costringendo a riflessioni trasversali mai banali e a far sentire la propria mancanza a chi ne apprezzava la mente brillante.
In questo nuovo volume sono state raccolte le trascrizioni delle lezioni tenute da Murgia presso l’Università di Aristan nel 2012. Un punto fondamentale, a mio avviso, per approcciare Lezioni sull'odio: occorre infatti considerare che sono trascorsi quattordici anni da allora e che l'autrice non ha potuto rivederne il contenuto.
La scelta di Giammei, curatore e figlio d'anima dell'autrice, di restare fedele alla voce originale di Murgia è una scelta editoriale riuscita e apprezzabile. Le lezioni dal vivo furono, di fatto, performance orali il cui obiettivo non risiedeva nel rigore filologico, ma nella provocazione intellettuale e nella decostruzione.
Lo stile è brillante e divertente; il risultato è un testo onesto, intelligente e accessibile. Il valore simbolico e la forza di questa pubblicazione postuma risiedono nella capacità di Murgia di usare figure famose come archetipi per scuotere le coscienze e spingere a riflessioni scomode e paradossali.
Il paradosso smaschera le ipocrisie sociali e invita a non temere i sentimenti "scomodi", ma a usarli come una bussola il cui nord punti alla libertà individuale fatta di lucidità e scelta, invece che all'oppressione e al conformismo cui spesso conduce, ad esempio, l'idea comune dell'amore.
Il valore politico è centrale: l'invito a rivendicare l'odio come strumento di consapevolezza da agire contro gli oppressori, perché permette di vederli chiaramente. È un ribaltamento semantico in cui l'odio diventa linea di confine e atto di resistenza intellettuale.
No, non è un manuale di cattiveria, ma una guida di autodifesa emotiva e politica: non siamo obbligati ad amare chi ci calpesta e riconoscere questo rifiuto è l'inizio della libertà.
Pensavo che questo fosse un libro di riflessioni di Murgia CONTRO l’odio. Tuttavia Murgia sorprende sempre, la sua non sarà mai la posizione più prevedibile su un tema. Questo infatti è un’apologia dell’odio.
Questo libro raccoglie una serie di lezioni che Murgia aveva tenuto anni fa e che non erano rintracciabili online. In queste lezioni spiega come l’odio sia un sentimento umano, proprio come l’amore. Quanto sia stigmatizzato e quanto questo stima sia il problema che porta a escalation di violenza, più che l’odio in sé. La cosa grave è che non abbiamo gli strumenti per gestire l’odio che proviamo, non il fatto che lo proviamo. Odiare è umano, è impossibile non odiare.
Un dolcino, questo libro, ripieno dell’arguzia ironica ed elevatissima di una delle menti che hanno segnato e segneranno i nostri tempi. Pieno di amore nei confronti dell’umanità e intriso di folclore sardo.
Ho particolarmente amato i passaggi che raccontano il rapporto tra Grazia Deledda, autrice di cui Murgia ha spesso parlato con fortissima passione, e l’odio.
Sono molto felice che quest’altra piccola, grande testimonianza della magnifica donna che Murgia è stata, possa ora arrivare a chi quelle lezioni non le aveva esperenziate in prima persona.
Un saggio breve che racchiude tre lezioni universitarie che Michela Murgia ha dato su un tema originale quanto poco trattato con apertura e rispetto: l’odio. Un sentimento che tutte e tutti proviamo ma che tentiamo sempre di edulcorare, camuffare e negare. Michela Murgia esercita invece tutto il potere dell’odio, sentimento che merita di esistere e di essere esercitato. Passando dalle maledizioni sarde (originali e molto incisive) e da alcuni passi biblici, ma anche da autrici e autori come Grazia Deledda e Antonio Gramsci, che hanno esercitato a loro modo l’odio sia nella scrittura che nella vita, la scrittrice guida chi legge (e chi ascolta) nella scoperta di questo sentimento. Un testo molto lucido ma che ho trovato meno incisivo di altri lavori di Michela Murgia, forse per la brevità. In ogni caso emerge sempre un piglio tagliente e interessante, che fa comprendere quanto sia importante riconoscere (e riconoscersi) il diritto di odiare, specialmente i prevaricatori (come del resto lei ha fatto per gran parte della sua vita).
«Lezioni sull’odio» è un libro che raccoglie alcune lezioni che Michela Murgia aveva effettivamente tenuto all’incredibile Università di Aristan nell’anno accademico 2011/2012. Lezioni attorno al sentimento dell’odio, prima di tutto per normalizzarlo: tutti odiamo, esattamente come tutti amiamo. Non è un peccato odiare, anzi è molto salutare, e Murgia in questa trattazione dimostra perché, oltre a dimostrare anche che ci sono di modi corretti e determinati strumenti per odiare. Per odiare bisogna essere organizzati, non lasciarsi travolgere dalla passione del momento altrimenti si rischia di commettere sciocche e colpevoli violenze. Bisogna invece far evaporare l’odio con le maledizioni e con l’attesa, perché arriverà sempre un momento in cui l’odio troverà il suo sfogo. Quelle di Murgia sono lezioni ironiche, come sempre, ma anche molto precise e ricche. Si parla a lungo di Grazia Deledda, della Bibbia e di esempi incoraggianti di odio. Un libro che ho amato, altro che odiato. Da leggere, assolutamente!
Questo libro l’ho divorato. Il pensiero critico della Murgia mi ha sempre affascinato. Come letto dalla quarta di copertina, questo libro esprime la volontà di odiare e ne smonta i pregiudizi. Attraverso 3 lezioni tenute in università, si capisce come lei critica quell’odio che tende alla violenza e ci fa riflettere su quello che invece deve poi diventare una responsabilità collettiva.
Interessante libretto sul tema dell’odio. Riporta tre lezioni tenute all’università della Murgia, il testo è edito mantenendo questa origine, quindi a tratti non fluido come altri suoi libri. Tematica peró molto interessante e originale, ho apprezzato soprattutto la parte dedicata alle maledizioni.
"Lei non sa cosa è l'odio? E l'amore sa cosa è? Passioni che nascono così, senza che noi ne sappiamo il perché. L'odio però è più forte di tutte le passioni. Chi non ha odiato non è un uomo". Grazia Deledda, Odio vince, 1904
Difficilmente io dò 5 stelle, ma stavolta non posso non farlo. Il fatto non è che sia più o meno d’accordo, ma la capacità di argomentare in maniera didattica usando così tanti registri diversi è ammirevole 👏
Tre lezioni sull'odio che rimarcano quanto Michela ci manchi e quanto allo stesso tempo sia presente nel sostenerci. "L'odio ci pare sempre assoluto, ma io invece vi invito a modularlo con raziocinio, assegnando il malaugurio con spirito di giustizia."
Un saggio per rivalutare cosa significhi odiare nella nostra società, e sul perché sopprimiamo l’odio invece di educarci al renderlo parte integrante della nostra vita.