«Lo senti questo silenzio? È la fabbrica che sta morendo». L'ultimo operaio di Mirafiori sta per andare in pensione. L'ultimo che ha indossato la tuta blu, l'ultimo che ha visto l'Avvocato Agnelli e che ha tifato Juventus per riconoscenza. Non è piú Cipputi, perché è un operaio ancora piú disilluso e solo, essendo ormai uscito persino dalle parole del mondo. Se ne va in dissolvenza, testimone di un passaggio storico. Mirafiori era la piú grande fabbrica d'Europa. Oggi restano 4080 operai addetti alla produzione, ma sono quasi sempre in cassa integrazione. Fissano il vuoto dai palazzi costruiti per loro, che si stanno spopolando come la città che li aveva accolti.
Di quei sessantamila operai del 1971 ne restano oggi quattromilaottanta: l’età media è cinquantasette anni. La maggior parte è vicina alla pensione. Tutti sono in cassa integrazione da oltre quindici anni continuativamente, lavorano qualche giorno e poi basta, poi lavorano di nuovo, magari un mese intero, e vengono rimandati a casa. C’è qualcosa di piú frustrante?
...e io pago! come da 40 anni a questa parte. Gli Elkann si litigano le eredità, giocano con la finanza, e degli operai se ne sbattono
Uno dopo l’altro se ne stanno andando via senza essere sostituiti. La grande fabbrica si sta spegnendo. Intorno, un deserto: cinquecento aziende metalmeccaniche hanno chiuso negli ultimi quindici anni, trentacinquemila persone hanno perso il lavoro. Niente ricorda la Fabbrica Italiana Automobili Torino, nemmeno il nome. Il padrone è altrove: in Francia la sede del gruppo Stellantis, in Olanda la cassaforte degli eredi dell’avvocato Agnelli. Era il complesso industriale piú grande d’Europa, ma il perimetro di Mirafiori è diventato una pista ciclabile. Nel quartiere che incarnava la capitale dell’auto sono arrivati i cinghiali. [...] È stata un’agonia. Lenta e finale: aiuti di Stato e dismissioni, incentivi di Stato ed «esuberi». La chiamano «ristrutturazione aziendale»: quindicimila incentivi all’esodo nel 2023, altri seicentodieci lavoratori accompagnati alla porta nel 2025. Nel 2024 il gruppo Stellantis ha speso settecentosettantasette milioni in tutta Italia per chiudere rapporti di lavoro. Per mandare a casa operai e impiegati. Chi si ricorda un nuovo modello di Fiat che non sia la vecchia Panda o la 500? [...] ecco la storia dell’operaia Michela Sanfilippo che va a farsi un tatuaggio. Mentre armeggia con l’inchiostro, il giovane tatuatore domanda: «Che lavoro fai?» Lei risponde: «Operaia di Stellantis, ex Fiat». E il giovane tatuatore: «Cosa produce?»
Altro da aggiungere allo specchio della crisi industriale italiana? E pure il Made in Italy, checché ne dica il governo e il nuovo liceo(!), se lo stanno comprando cordate straniere. Produciamo turismo, cultura, parmigiano e pomodori, questi ultimi per mano di migranti sfruttati e mal pagati. SI può campare, così? Infatti siamo in stagnazione. Vabbè, basta, è un social di libri non di seghe mentali sulla brutta fine dell'Italia che lavora. Libro "obbligatorio" secondo me.
Lavorare stanca, il lavoro nobilita l'uomo, sciur padrun da li beli braghi bianchi... Il lavoro e' croce e delizia dell'animale Uomo, che sia catena o leva, alienazione o opportunita'. Quel che e' certo e' che per secoli o millenni non e' mai praticamente cambiato nulla nei ruoli assegnati. Dopo la rivoluzione indutriale, tutto il contrario. Si arriva ai nostri giorni, alla consunzione di tessuti sociali, ceti produttivi in colpevole disarmo, disinteresse strategico politico. Ci sarebbe da scrivere e parlare per ore ma questo piccolo-grande libricino compie la magia di racchiudere e descrivere un mondo, compie la magia di costringerti a pensare. Consigliatissimo.
«In reparto hanno chiuso due traverse su quattro, quindi anche i bagni di quelle traverse sono stati chiusi. Ogni bagno in meno comporta un risparmio sulle pulizie per l'azienda, ma anche piú strada per noi per andare a pisciare. Poi hanno chiuso gli spogliatoi: ormai sono lontanissimi dalle meccaniche. Ci metti venti minuti per andare, e venti minuti per tornare. Il che significa quasi un'ora al giorno solo per cambiarti, oltre al tempo in linea a lavorare. Ecco perché molti operai escono dai cancelli con la tuta addosso, salgono sul pullman ancora sporchi di grasso per tornare a casa. Lo fanno per non buttare via un altro pezzo della loro vita. E a me, vederli cosí mette tristezza. Perché quegli operai vestiti da operai in giro per la città sono il simbolo di quello che non c'è piú, la prova lampante del nostro fallimento.»
5 ⭐️ Niccolò torna a Torino per raccontare la storia dell’ultimo operaio di Mirafiori che sta per andare in pensione. È l’operaio stesso che racconta in prima persona la sua storia. Mirafiori era la più grande fabbrica d’Europa mentre oggi restano solo 4000 operai ma sempre in cassa integrazione. Lui è un riparatore delle macchine, ormai però non vogliono più riparare niente e stanno eliminando anche il reparto qualità: preferiscono i richiami delle auto dalle concessionarie. Incredibile. Gli operai ora devono controllare costantemente le ore di lavoro perché le risorse umane sono dislocate a nuova Delhi ed è un terminale che calcola tutto da solo e può sicuramente sbagliare: la preoccupazione aumenta. Più si va avanti nel tempo più arrivano brutti dati: peggior stabilimento di Stellantis in Italia, un anno nero, con la produzione giù del settanta per cento. È una fabbrica ormai di operai sotto scacco, in cassa integrazione, anzi in cassa da morto. Si può solo pregare e andare al discount: una vita al ribasso. Lui prega per i suoi figli, i suoi gemelli, che quando crescano trovino un impiego per conto proprio, pagato il giusto: il lavoro che non ha mai fatto lui nella sua vita. Ha pensato al suo futuro? Certo! Lui, sua moglie e la roulotte a dormire in pineta e a scoprire il mare: di certo stare a milletrecentotrentaquattro km da Torino.
Un libro che fa pensare molto, della nostra fabbrica Fiat, della nostra produzione ormai non esiste più niente, dei poveri operai licenziati e di quelli che son rimasti che non tirano a fine mese. Leggetelo… ma di sicuro vi arrabbierete…ma la storia dell’ultimo operaio, è la storia della nostra Italia.
È un libro triste e pieno d’amore. La Fiat, ma soprattutto la fine di quell’epoca, ci riguarda tutti. O almeno riguarda tanti. La classe operaia in questo libro trova una giusta e piccola salvezza. Ma ci sarebbe ancora tanto da fare, da scrivere. Molto bello. 4⭐️1/2
“Eravamo una fabbrica con molti diritti e molti doveri. Se una vite entrava storta e si sbucciava, doveva essere cambiata perché anche quella singola vite doveva essere perfetta. Pretendevano la qualità e ti davano il tempo necessario. È stato in quegli anni lì che una volta, quando ero all’anagrafe di quartiere, ho chiesto di specificare il mio mestiere. Davvero? Me lo sono fatto scrivere sulla carta d’identità. Mestiere: operaio”
"E se non funziona il futuro che avrebbe dovuto salvarti, allora devi inventartene un altro." Cartoline dalla morte della ex fabbrica più grande d'Europa, scritte con garbo, con dolente lucidità, e molta poesia.