Il lungo viaggio di due sorelle dal passato del mito a un presente su cui si allungano ombre di violenza che minacciano corpi e voci. Procne Machine è una macchina di associazioni e metamorfosi, come quella che trasforma Procne in una rondine e sua sorella Filomela, con la lingua tagliata, in un'usignola dal canto memorabile: «Ho immaginato di sentirle cantare, entrambe. Di seguirne nel bosco le tracce, le fughe, i nascondimenti». È anche un attraversamento della cultura occidentale guidati dal volo e dal canto degli uccelli: dal titolo che riecheggia l'Hamletmaschine di Heiner Müller a Eschilo e Coetzee, passando per Shakespeare, Keats, Eliot, fino a Laurie Anderson e Lou Reed. L'intima matrice autobiografica («Ho sempre avuto paura di voi») alimenta e fa proliferare l'immaginazione, animando una creatura ibrida che pensa e si ripensa, esplorando le possibilità della piú recente poesia contemporanea: a calibrati componimenti in versi seguono «microsaggi» in prosa, un poemetto dalle suggestioni leopardiane, libere traduzioni di testi classici, la descrizione analitica di un quadro surrealista di Ernst. Un viaggio sulle tracce di una storia che contiene altre storie, esercizi di violenza e compassione, ma anche la speranza di un canto a venire. A partire da una domanda: «Com'è possibile difendersi da ciò | che ci minaccia o ci reclama dall'alto».
Appare nella collana Poesia di Einaudi, ma in realtà è una piccola opera multimediale che attinge a fonti diverse per raccontare tra mitologia e realtà una storia di sorellanza e di rinascita. Poiché l'autrice non fa mistero di essere ornitofobica, ciò che filtra attraverso queste scarne pagine è una sorta di esorcismo per scacciare un'atavica paura, sublimandola attraverso la leggenda delle due sorelle che, trasformate rispettivamente in rondine e in usignolo, ci rammentano cosa significhi difendersi dalle minacce. Tema contemporaneo come nessun altro, in questo mondo che appartiene ai predatori. L'approccio stilistico di Gallo è talmente eterogeneo che non ci si deve stupire se, nel giro di poche pagine, appaiono Lou Reed e T.S. Eliot, Shakespeare e Eschilo. Talvolta, l'esercizio di stile sembra prevalere sul senso dell'opera. Non nascondo, tuttavia, che i rimandi eccellenti potrebbero inebriare le menti dall'intelletto e dalla memoria più acuta. Forse una rilettura con più calma ne accrescerebbe il piacere.
[Rondine, rondine, che voli verso sud, va’ da lei, posati sulla sua grondaia dorata, e dille, dille ciò che ti dico. Dille, rondine, tu che conosci entrambi, che splendido e fiero e volubile è il sud, e buio e vero e tenero è il nord.]