Un secolo dopo la grande epopea delle spedizioni polari, quando gli europei facevano a gara a chi per primo toccasse il Polo Nord, l’Artico è di nuovo di gran moda. Dai turisti «dell’ultima chance», che vogliono vedere i ghiacciai e gli orsi polari prima che sia troppo tardi, alle università e i nuovi corsi di laurea che attraggono studenti in cittadine altrimenti note solo per il clima inospitale, agli uffici di marketing che usano l’aggettivo «artico» per vendere una purezza più immaginata che reale, tutti sembrano volerne un pezzo. Gli Stati Uniti hanno mire espansionistiche sulla Groenlandia, la Cina si autoproclama uno stato «vicino all’Artico», la Russia potenzia la sua flotta di rompighiaccio, mentre le compagnie estrattive di mezzo mondo si leccano i baffi e l’agribusiness sogna nuove terre coltivabili. Il ghiaccio si scioglie rivelando una nuova terra (e mare) di opportunità minerarie, commerciali, militari e politiche per chi ha i soldi e i mezzi per sfruttarle – ma anche rischi planetari. L’Artico si scalda molto più rapidamente del resto del pianeta e con lui il permafrost sotto la tundra russa e canadese, che si scioglie rilasciando quantità di metano e CO2 in un circolo vizioso catastrofico. Come nelle prime ondate di colonizzazione, i nuovi imperialisti accecati da promesse di ricchezza vedono solo luoghi disabitati, dove le difficoltà sono tecnologiche, e quindi sormontabili. Ma l’Artico non è vergine né tantomeno vuoto. Tra quelli che hanno scelto di viverci – da tempo immemore o da poche generazioni – c’è chi accoglie i cambiamenti in atto confidando nelle nuove opportunità, c’è chi piange un mondo che si disgrega come banchi di ghiaccio al sole, c’è chi si organizza per fermare gli abusi più gravi. E come un secolo fa, quel paesaggio maestoso e terribile continua ad attrarre avventurieri e visionari, che rinunciano ai comfort di latitudini più miti per toccare con mano quella che rimane un’ultima frontiera.
Emilia Lodigiani fonda Iperborea nel 1987 con il preciso obiettivo di far conoscere la letteratura dell'area nord-europea in Italia. Una produzione di altissima qualità, che spazia da classici e premi Nobel, inediti o riproposti in nuove traduzioni; a voci di punta della narrativa contemporanea. Oltre ai paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia), Iperborea pubblica la narrativa dell'area nederlandese, estone, islandese (incluse le antiche saghe medioevali) e dal 1998 una collana di saggi letterari per offrire al lettore spunti di approfondimento. Nel 2010 lancia una nuova collana di gialli, "Ombre", alla base della quale rimangono le scelte che caratterizzano da sempre l'editore: l'attenzione alla scrittura, ai temi etici, sociali e politici del nostro tempo.
L'Artico non è una terra per turisti. Non è UNA terra. Il turismo ha la sua influenza economica (duh!), ma queste sono le terre dello sfruttamento minerario, del conflitto politico, di un'agricoltura che avanza mano a mano che spariscono i ghiacci ed il permafrost... 'Artico' è una zona che attraversa tante terre, tanti popoli, tante culture, dall'Alaska al Canada all'Europa e, quasi come fosse un memento che distrattamente riappare, la Groenlandia. Questo libro è un reportage che parte a bordo di una nave della marina Americana impegnata nel pattugliento e nelle rilevazioni scientifiche, continua attraverso racconti di giornalisti spaesati e di scrittori spaesati (si raccomanda l'articolo sul rapporto tra gli orsi polari e l'uomo di Frank Waterman), comunità di soli cacciatori (che se si estinguono ci fanno un piacere grazie), città spostate e violenze culturali, e termina tra un'esplorazione a vela che profuma di mare e poesia, e un approfondimento sul mushing. Non senza aggiungere briciole importanti di biologia e di mappamondo delle maggiori comunità locali. 'Artico' è qualcosa che va oltre la vista dell'Aurora Boreale 'almeno una volta nella vita'. E' un mondo che chiede di essere capito, visto e vissuto fino in fondo, un pellegrinaggio. Terra bellissima, seppur sporca, cicatrizzata dalle industrie, e con sempre più giovani che se ne vanno senza trasmettere la cultura in cui crebbero.
Interessante per gli appassionati del settore alla ricerca delle ultime vicende e degli ultimi equilibri (?) artici. Non c'è uno stile comune tra i vari interventi di diversi autori sul tema: alcuni li ho trovati avvincenti e ben scritti, mentre altri sembravano pagine di Wikipedia.
Reportage il più delle volte assai interessanti. Suggerisco in particolare quelli sulla città di Kiruna (ennesima conferma della pessima opinione che ho della Svezia) e quello intitolato "Notte A Siorapaluk".