Nel corso dei secoli Sarajevo è stata ponte tra Oriente e Occidente, dove si mescolavano lingue e preghiere, mercati e alfabeti, e dove, per un momento, l’utopia jugoslava sembrò realizzarsi. Oggi la Bosnia ed Erzegovina resta divisa, la minaccia del conflitto continua a serpeggiare, ma Sarajevo sfugge a ogni geometria politica. Questo libro prova a raccontarla attraverso le voci di chi la abita.
Probabilmente il miglior libro italiano che abbia mai letto su Sarajevo. E ne ho letti tanti. Non è una guida turistica, ma ti accompagna passo passo per le strade della città e ti racconta i posti da vedere; non è un manuale di storia, ma ti spiega la storia di questa città meglio di tanti saggi accademici; non è un reportage, ma è pieno di interviste a cittadini sarajevesi che ti raccontano le loro esperienze, i loro sentimenti e le loro speranze. Il tutto tenuto insieme dal filo rosso della Haggadah di Sarajevo, il libro più prezioso della Bosnia Erzegovina, la cui storia rocambolesca è la metafora di Sarajevo: mille volte minacciata, mille volte salvata.