Teo ha ventotto anni e tra sé e la sua adolescenza ha messo molti chilometri e altrettanti silenzi. Milano gli ha concesso l'anonimato, avventure sessuali e soprattutto la possibilità di dimenticare. Quando però due dei suoi migliori amici del liceo, Giorgio e Matilde, si sposano, decide di tornare a casa, nella città di provincia in cui è cresciuto, dopo quasi dieci anni di assenza. Qui ritrova il gruppo di amici dell' oltre agli sposi - monade a due teste fin dalla terza superiore - ci sono Sofia, il suo amore mancato, Tommaso, l'indomabile, e Marta, la più fragile e misteriosa del gruppo. Dal primo all'ultimo anno di liceo sono stati loro sempre insieme, visceralmente legati, inseparabili. Forse a tenerli uniti erano le ferite da cui ognuno dei sei, così giovane, era già segnato. Ma anche la sete di vita, amore, allegria sfrenata; in qualche modo, di futuro ("il futuro ci era stato promesso, ci avevano detto che sarebbe stato stupendo"). Finché, l'ultimo anno di liceo, un incidente non ha spezzato violentemente la loro insieme, hanno fatto qualcosa di irreparabile, e quell'evento ha scavato in ognuno di loro un'insaziabile voglia di fuggire. Che adulti sono diventati? Che fine hanno fatto i loro sogni? Lo scopriamo durante i tre giorni che precedono il matrimonio, perimetro e conto alla rovescia del romanzo, che si muove avanti e indietro nel tempo in modo sapiente e implacabile, fino a condurci al momento in cui tutti i fili si riannodano e le verità di ognuno vengono a galla. Appena trentenne, Mattia Insolia scrive questa storia da una posizione eccezionale, quella di chi ha il talento e l'esperienza per raccontare la sua generazione dal di dentro. Lo fa mettendo in scena sei ragazzi feriti e disperatamente vitali negli anni in cui sono più belli, irrisolti, incandescenti. E ci consegna un romanzo mondo, che si legge tutto d'un fiato.
Ho letto questo libro in pochi giorni, quasi senza accorgermene. È uno di quei romanzi che scorrono veloci ma lasciano una traccia più lunga di quanto ti aspetti. La scrittura è semplice, essenziale, ma non superficiale: riesce a raccontare la fragilità dell’essere giovani senza trasformarla in retorica. C’è una malinconia sottile che attraversa tutto il libro, insieme a quella sensazione di smarrimento che appartiene a certe età della vita, quando si è sospesi tra ciò che si è stati e ciò che si dovrebbe diventare. I personaggi sembrano veri proprio perché non cercano di esserlo a tutti i costi: sono imperfetti, contraddittori, a volte persino difficili da capire, ma sempre credibili. E forse è proprio questo il punto forte del romanzo: non offre risposte rassicuranti, ma restituisce emozioni autentiche. È una storia sulla giovinezza che non idealizza nulla, e proprio per questo colpisce. Finito il libro, resta addosso una sensazione quieta e un po’ nostalgica, come quando si ripensa a qualcosa che si è già perso mentre lo si stava vivendo.
mattia insolia è riuscito a raccontare perfettamente quella sensazione di quando la vita ti rotola addosso, e tu che provi a barcamenarti, cercando di essere te stesso o almeno di capirlo, chi sei. un romanzo stupendo, capace di farti sentire meno solo, nel dolore che tutti ci attraversa, e a cui forse dobbiamo solo sorridere.
Complimenti all'autore che è riuscito a farmi piangere. È stato in grado di farmi provare e sentire qualcosa in questa maledetta nebbia che mi ha tolto ogni emozione. Ho pianto soprattutto perché Matteo, il protagonista, ha trovato quello che io credo non riuscirò a trovare mai. Ed è proprio per questo che ho pianto, e cavolo quanto fa male. Beato Matteo, davvero. Deve essere bello sentirsi capace di essere fragile e compreso da chi si ama in modo puro e maturo. Deve essere bello davvero.
“Molti pensano che l'amore infelice sia quello non ricambia-to, mentre io credo che l'amore infelice sia quello inespresso.” . . . Che libro meraviglioso. Prima storia che leggo di Mattia e finisce tra i miei preferiti della vita. Mi sono ritrovato in queste pagine, ho pianto, ho riso, avrei abbracciato tutti i protagonisti. Ê una storia che ha richiesto il suo tempo per essere compresa ma poi mi ha completamente travolto.
“Che fine ha fatto tutto il tempo che avevamo? E che fine ha fatto l'amore, quello che abbiamo dato e abbiamo ricevuto? Che fine hanno fatto le persone che eravamo? E quelle che avremmo voluto o potuto essere? Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo?”