Maia ha vent’anni quando si innamora di Sergio, un uomo che – come si dice – potrebbe essere suo padre. Sergio è un pescatore, è sposato, ha due figli: la loro storia non potrà mai funzionare. Eppure quella ragazza che si mantiene dipingendo per strada e fantastica di diventare un’artista esercita su di lui una fascinazione a cui decide di abbandonarsi. Sulla loro relazione – strana, turbolenta, intensa – incomberanno la felicità e il naufragio. Niente potrà impedire alla barca di salpare, niente le permetterà di raggiungere la terraferma. Tra fantasie ricorrenti di un’isola misteriosa e una profonda amicizia con Louis – il ragazzo che la ospita nel suo bislacco appartamento e che diventerà il punto di riferimento della sua vita – Maia si vede lentamente sprofondare nell’amore e nella sua stessa mente, imprigionata in immagini, fantasticherie e ossessioni. Che cosa vogliono dirle i suoi sogni? Celano un avvertimento? Che cosa Maia non riesce a vedere? In una Venezia allucinata, il cui profilo si mescola a quello della straordinaria bellezza e delle opere d’arte che la popolano, Maia si troverà a confrontarsi con le ferite più profonde della sua infanzia – quelle da cui ci difendiamo con più forza – e proprio in quel conflitto troverà l’energia per diventare sé stessa, assecondando la sua natura più inquieta e profonda. Con una voce magnetica, unica nel panorama letterario italiano, Valentina Maini racconta una storia d’amore fragile e clandestina, e insieme la vicenda di una lunga e combattuta affermazione artistica, dando la parola all’inconscio, alle immagini che si annidano nella parte più nascosta e congelata dell’anima, impossibili da nominare.
Valentina Maini, born in Bologna in 1987, is an Italian writer and translator. She holds an International Doctorate in Comparative Literature (Bologna-Paris) and is the translator of several French and English authors, such as Sophie Lambda, Emma Clit, Emmanuelle Richard, Karen Taïeb and Louise Kennedy.
Valentina Maini is also the author of the novel La mischia (Bollati Boringhieri, 2020) and the collection of poems Casa rotta (Arcipelago Itaca, 2016) for which she won the Anna Osti prize. Her short stories have appeared in numerous Italian and foreign magazines and anthologies. She herself translated into French her report dedicated to obsessive-compulsive disorder, Généralement, ce qui s’altère en premier, ce sont les couleurs, published in October 2021 by Editions la Variation.
Her residency at the Cité internationale des arts is for her the opportunity to work on French comics, focusing on non-fiction titles capable of addressing complex themes such as feminism and mental health. In the context of this project, Valentina Maini intends to consider the unique capacity of comics to convey in an effective, accessible and entertaining way issues that tend to discourage many readers. Her ambition today is to find a title that can address these delicate subjects in an intelligent, moving and original way.
Valentina Maini is recipient of the Farnese Grant for young translators.
difficile reggere il confronto con il suo romanzo d’esordio, La mischia, che era anche lungo il doppio e aveva una forza nella scrittura e nella struttura impressionante. qui Maini non è da meno, mi ha fatto un effetto simile, seppur più smorzato: i personaggi dei libri possiedono un riverbero (squilibrato, contaminato, offuscato) che contamina e si riflette nella scrittura (colta, piena, barocca) e di conseguenza nel lettore. le trame, in questi libri, non sono importanti. le atmosfere create dall’autrice sono rarefatte, scivolano via, sembra di soffocare all’interno di un sogno, ci si sente come trasportare dalla veglia al sonno, ci troviamo in uno spazio di confine in una situazione senza confini. il modo di scrivere di Maini è impressionante, quasi fastidioso. La mischia l’ho letto in biblioteca e poi il suo ricordo continuava a infestarmi, allora l’ho acquistato tempo dopo, l’ho riletto e mi sento di dire questo: che i suoi libri sono impossibili da afferrare alla prima lettura, eppure, se li si rilegge, si perdono quei sentimenti di spaesamento e sopraffazione che si sentono al primo impatto. non sono libri per tutti ma io li consiglio, con cautela, perché hanno la potenza di entrarti sotto la pelle, sembrano delle vocine nella testa. non importa capire, basta farsi trascinare dalla corrente.
Sinceramente mi spiace dare una valutazione così bassa, ma avevo aspettative forse troppo alte. La Mischia fu un esordio strepitoso, ricco, pirotecnico. Maini sceglie intelligentemente di cambiare strada, di asciugare la narrazione, puntando tutto sulla scrittura. Il problema, per me, è che si ha la sensazione che tanto ci fosse nell'esordio quanto ben poco da raccontare ci sia qui. Si punta tutto su questa figura femminile, che vuol essere complessa e tormentata, ma alla lunga finisce per diventare un po' un cliché. E la scrittura da sola non sempre regge, ma spesso si carica e si addensa con un utilizzo di paragoni e metafore che mi hanno molto appesantito la lettura. Peccato, ma per me è un po' una delusione.
Mi dispiace scrivere questa recensione perché l'esordio dell'autrice mi era piaciuto molto, ma questo libro è stata una delusione davvero cocente e quindi eccoci qui... L'unica cosa che salvo di questo romanzo è la prosa; non si può certo dire che Maini non abbia talento nello scrivere, ma il resto per me è un grande boh. Mi è sembrato l'ennesimo romanzo su una ragazza che si affaccia all'età adulta che non sa bene qual è il suo posto nel mondo e che si ritrova ad intraprendere una relazione con un uomo più grande e che si sente diversa da tutte le altre ragazze della sua età; ovviamente la protagonista è un' anima tormentata dalla storia familiare difficile, vuole diventare un'artista però non sa bene come, passa le serate tra feste, alcol e relazioni complicate con gli uomini e altri cliché visti e rivisti. Lei si chiama Maia per fare il riferimento figo al velo di Maya di Schopenhauer e c'è questo gioco narrativo basato sull'alternanza del racconto di fatti reali e questi sogni che dovrebbero appartenere al suo inconscio ma poi le due dimensioni finiscono per sovrapporsi, immagino per dare una parvenza di profondità a questo romanzo che sinceramente ne ha molto poca per me, ma magari sono io che non ho colto il punto. Alcuni momenti mi hanno provocato anche un po' di imbarazzo; tutto troppo artificioso, troppo costruito e di sostanza poca onestamente. Veramente un grande no per me.
Prima volta che mi affaccio all’autrice. Di per sé, trovo la scrittura poetica e ricercata, e di questo le va dato atto; non si può però dire lo stesso di tutto il resto. La protagonista, Maia, risulta essere niente di più che il cliché della ragazza dal passato familiare tormentato che si affaccia all’età adulta in modo dissennato, non avendo avuto i giusti punti di riferimento. Ma, a parte questo, sarebbe potuto anche uscirne un buon libro, non fosse per la trama nebulosa, dove gli avvenimenti vengono inseriti senza un chiaro contesto. Ad esempio, l’incontro tra Maia e Sergio: lei sale in barca, lui le fa due battute, le lancia un pesce e, non si sa come, a una certa iniziano a fare l’amore. Magari il modo in cui si arriva da lì all’amore viene svelato successivamente e avrei dovuto continuare? Boh. Fatto sta che la vacuità del contesto mi ha annoiato fino ad arrivare a rendermi la lettura nauseante. Ho anche pensato che forse andasse presa come una lettura meditativa, alla Proust per intenderci, dando più peso ai singoli fatti che alla trama nel complesso, ma mi è stato davvero impossibile farlo.
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Di pancia avrei dato 2, ma razionalmente per me è un 3. L'idea centrale era suggestiva, la quintessenza delle relazioni tossiche, sospesa tra sogno e realtà. Tutto scritto benissimo, a patto di non lasciarsi infastidire da una ricerca quasi ossessiva della frase perfetta, prima di incartarsi inevitabilmente con il consueto gioco di specchi che qui, a differenza de La Mischia, non è riuscito a coinvolgermi. La componente artistica annacqua il romanzo e rende tutto molto rarefatto.