“Quella che è presentata subdolamente come la riforma della giustizia è tutt’altra una rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell'autonomia dell’indipendenza della seconda” (Gustavo Zagrebelsky). “Il pm separato dal giudice sarà meno imparziale, più interessato ad accusare che a cercare la verità. Il lavoro del Csm lo faranno tre organismi, con un enorme e inutile aumento delle spese. Il sorteggio vale solo per i i politici continueranno a scegliersi chi vogliono. E tutte le ragioni del Sì sono bugie smentite dai dati. Per questo dobbiamo votare No” (Marco Travaglio). “Fino a 24 ore dal referendum, dirò No a questa controriforma che apre la strada al controllo del governo sul pm. Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia. Perché per noi magistrati dal lato pratico non cambia ciò che cambia, e in peggio, è il servizio giustizia per i cittadini” (Nicola Gratteri).
Nasce il 13 ottobre 1964 a Torino, dove tuttora vive. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. E’ giornalista professionista dal 1992.
Ha iniziato la sua carriera di giornalista al settimanale torinese Il Nostro Tempo. Ha lavorato a Il Giornale diretto da Indro Montanelli dal 1987 al 1994, quando è passato alla Voce, diretta sempre da Montanelli. Nel 1995, alla chiusura della Voce, ha collaborato come free-lance con diversi quotidiani e settimanali, fra i quali Il Giorno, L’Indipendente, Cuore, Il Messaggero, Il Borghese, Sette-Corriere della Sera; nonché con Il Fatto di Enzo Biagi su Rai1.
Nel 1998 è stato assunto a La Repubblica, dove tuttora lavora come collaboratore (sul sito repubblica.it cura la rubrica Carta Canta). Collabora anche con L’Espresso (rubrica Signornò), con Micromega, con L’Unità (dove tiene la rubrica Zorro), con Linus, con A e con Giudizio Universale. I suoi settori di specializzazione sono la cronaca giudiziaria e l’attualità politica.
Ha pubblicato molti libri. Gli ultimi sono La Scomparsa dei fatti (il Saggiatore, Milano 2006), Uliwood Party (Garzanti, 2007), Mani sporche, insieme a Gianni Barbacetto e Peter Gomez (Chiarelettere, 2007), Se li conosci li eviti, con Peter Gomez (Chiarelettere, 2008), Bavaglio, con Marco Lillo e Peter Gomez (Chiarelettere, 2008), Per chi suona la banana (Garzanti, 2008) e Italia Anno Zero, con Vauro e Beatrice Borromeo (Chiarelettere 2009).
Il libro è completo ed esamina tutti gli aspetti della riforma ma non ho trovato agevole la suddivisione degli argomenti separati tra sì e no. Personalmente avrei trovato più agevole dividerlo per punti della riforma ed esaminare, dati alla mano, le ragioni del sì e del no. Invece gli argomenti vengono ripresi più volte nei capitoli per il sì e per il no e quindi può essere necessario tornare indietro per rivedere alcuni punti. Provoca imbarazzo leggere il capitolo sui cambi di idea dei sostenitori del sì e del no perché ci si rende conto, una volta di più, di quanto è importante andare a spulciare il passato per comprendere l'utilitarietà di certe cambi di direzione. Utile ma non essenziale, in quanto riassuntivo dei contenuti precedenti, l'ultimo capitolo sul parere di Gratteri.
Un buon libro che ho letto in vista del referendum sulla magistratura e la politica del 22 e 23 marzo. L’autore espone in modo chiaro le ragioni del “no” e illustra i cambiamenti che si sarebbero verificati nell’ordinamento legale italiano in caso di vittoria del “sì”. Dò tre stelle perché, nonostante la qualità dei contenuti, la lettura risulta piuttosto impegnativa per chi non possiede già una minima preparazione sull’argomento.
Utilissimo per capire il contenuto del referendum di marzo; doveroso documentarsi. Interessanti anche i contributi di Gratteri e Zagrebelsky. Consigliato.