L'EST EXTRACOMUNITARIO
Un treno immaginario, simile all'Orient Express percorre la rotta verso l'Est al contrario. Non è un treno nel vero senso della parola, ma un flusso di migranti: ciascuno con le sue aspirazioni, le sue motivazioni e una caratteristica comune: l'idealizzazione dell'Occidente.
Vișniec preferisce l'accostamento di scene, in totale 13, all'unità della trama. Alcuni motivi si ripetono, alcuni personaggi compaiono in più scene (come l'anziano cieco che vuole toccare il treno Orient Express) o rappresentano tipi umani, come la prostituta, il soldato americano, lo studente dottorando dell'est.
Ma si racconta anche il dramma degli anonimi, di chi viaggia sperando di arrivare in un paese dell'Ovest con mezzi di fortuna, ma non è sicuro di avercela fatta, di chi viene arrestato, imprigionato e picchiato illegalmente dalle forze dell'ordine.
Il dramma, in breve, che toccò a molti paesi dell'Est prima di essere integrati nell'Unione Europea, e che adesso tocca a chi non proviene dalla comunità. In un circolo infinito la storia si ripete, e Vișniec è in grado di trasmettere, con questa sua rappresentazione, il flusso casuale, assurdo e contraddittorio di chi sogna di emigrare nella speranza di un futuro migliore.