“Occidental Express” contrappone due dinamiche di spostamento: quella dell’Orient Express, il mitico treno emblema del lusso occidentale, e quella dell’Occidental Express, che non è propriamente un treno, ma un formicolante flusso migratorio di corpi e menti verso i più vicini epicentri del modello americano, i paesi della comunità europea. Descrivendo questa folla di identità sradicate e nuovi apolidi, Visniec compone un animato affresco dove appaiono prostitute e soldati, laureandi e professori, musicisti e attori, migranti e prigionieri. La pièce si articola in tredici scene prevalentemente autonome, ma aperte e concluse dalle peripezie di un vecchio cieco che proietta sugli scenari contemporanei l’ombra di Edipo e della sapienza tragica. Visniec osserva l’Occidente dal punto di vista dei paesi dell’Est, e rappresenta i paesi dell’Est nell’atto di perseguire il miraggio occidentale e svalutare i propri linguaggi nativi. In questa pièce, tutti sono minacciati e sul punto di affondare, in compenso, non ci sono zone di negatività assoluta. Con lievità e felice senso del grottesco, l’autore ritrae un’umanità quasi sfigurata dall’assimilazione di modelli e miraggi indotti, che tuttavia non ne cancellano né quel pensare piccolo, che aiuta a mantenersi a galla fra i rischi del vivere, né quel pensare visionario, che fa capire dove siamo e dove stiamo andando. Come tutto il teatro di Visniec, anche questa pièce è un agile e intenso manuale di sopravvivenza e “resistenza culturale”. “Occidental Express” viene qui edito per la prima volta. Alla lettura del testo è possibile affiancare la visione dell’allestimento con la regìa di Gianpiero Borgia dal link www.youtube.com/watch?v=ZHInEiDzyms.
From an early age, Matei Vişniec discovered literature as a space dedicated to freedom. He draws his strengths from Kafka, Dostoevsky, Poe, Lautréamont. He loves the Surrealists, the Dadaists, absurd and grotesque theatre, surrealist poetry, fantastic literature, magical realism, even the realist Anglo-Saxon theatre. He loves everything except Socialist Realism.
Vişniec studied philosophy at Bucharest University and became an active member of the so-called Eighties Generation, who left a clear stamp on the Romanian literature. He believes in cultural resistance, and in literature’s capacity to demolish totalitarianism. Above all, Matei Vişniec believes that theatre and poetry can denounce manipulation through "great ideas", as well as brainwashing through ideology.
Before 1987 Matei Vişniec had made a name for himself in Romania by his clear, lucid, bitter poetry. Starting with 1977, he wrote drama; the plays were much circulated in the literary milieus but were barred from staging. In September 1987, Vişniec left Romania for France, where he was granted political asylum. He started writing in French and began working for Radio France Internationale. At the present time, Vişniec has had many of his works staged in France, and some twenty of his plays written in French are published (Actes Sud-Papier, L'Harmattan, Lansman). His plays have been staged in more than 20 countries. In Romania, after the fall of Communism, Matei Vişniec has become one of the most frequently performed authors.
The work of Matei Vişniec has been represented in London by the performance "The Body of a Woman as a Battlefield in the Bosnian War", staged at the Young Vic Theatre, in November 2000. The play received rave reviews in the British newspapers and magazines, including The Guardian. "The Story of the Panda Bears told by a Saxophonist who has a Girlfriend in Frankfurt" has been performed at the Edinburgh Festival (August 2005). The production is by Rouge28 Theatre, London. In Unites States, the work of Matei Vişniec has been represented in New York, Chicago, New Jersey and Hollywood.
Un treno immaginario, simile all'Orient Express percorre la rotta verso l'Est al contrario. Non è un treno nel vero senso della parola, ma un flusso di migranti: ciascuno con le sue aspirazioni, le sue motivazioni e una caratteristica comune: l'idealizzazione dell'Occidente.
Vișniec preferisce l'accostamento di scene, in totale 13, all'unità della trama. Alcuni motivi si ripetono, alcuni personaggi compaiono in più scene (come l'anziano cieco che vuole toccare il treno Orient Express) o rappresentano tipi umani, come la prostituta, il soldato americano, lo studente dottorando dell'est.
Ma si racconta anche il dramma degli anonimi, di chi viaggia sperando di arrivare in un paese dell'Ovest con mezzi di fortuna, ma non è sicuro di avercela fatta, di chi viene arrestato, imprigionato e picchiato illegalmente dalle forze dell'ordine.
Il dramma, in breve, che toccò a molti paesi dell'Est prima di essere integrati nell'Unione Europea, e che adesso tocca a chi non proviene dalla comunità. In un circolo infinito la storia si ripete, e Vișniec è in grado di trasmettere, con questa sua rappresentazione, il flusso casuale, assurdo e contraddittorio di chi sogna di emigrare nella speranza di un futuro migliore.